Il motivo per cui Sagan ha vinto e Kristoff ha perso © ASO - Gautier Demouveaux
Il motivo per cui Sagan ha vinto e Kristoff ha perso © ASO - Gautier Demouveaux

Sagan e il Bernoccolo della vittoria

Tour de France, il campione del mondo centra il terzo successo con un gran colpo di reni, Kristoff beffato. Domani riposo, mercoledì le Alpi

98 giorni di tappe in linea (più tre cronometro a squadre) in carriera al Tour de France: 44 piazzamenti tra il primo e il quinto posto. Vale a dire che Peter Sagan si è giocato la vittoria di giornata nel 45% delle volte che ha attaccato un numero sulla schiena nel luglio francese. Tre quinti posti, otto quarti posti, nove terzi posti, diciassette secondi posti e, con oggi, sette primi posti. Stavolta al campione del mondo è servito sfoggiare un perfetto colpo di reni in quel di Berna, a differenza dell’ingenuo finale non completato alla perfezione dal rivale diretto Alexander Kristoff. Il quale, dopo aver superato problemi al soprassella che ne hanno condizionato la prima parte di Tour, sta emergendo con il passare dei giorni. Ma sulla sua strada ha trovato un rivale che è in forma dalla partenza di Mont Saint-Michel e che resterà così fino ai Campi Elisi.

Alaphilippe e Martin in versione Trofeo Baracchi
Nuovo sconfinamento oltreconfine per il Tour de France: dopo Spagna e Andorra il terzo paese toccato dall’edizione 2016 della Grande Boucle è la Svizzera. E la sede dell’arrivo scelta è proprio la capitale della Confederazione, in una giornata partita alle 12.55 da Moirans-en-Montagne. 209 i km in gara, non complicati ad eccezione dello strappetto all’ultimo km di Papiermülhestrasse. Dopo il km 0 i primi minuti in gruppo sono volati via senza alcun attacco, con il solo Romain Bardet (AG2R La Mondiale) leggermente attardato per una foratura.

Si è dovuto attendere il km 13 per il primo movimento di giornata: sorprendentemente i due coraggiosi sono portacolori della medesima formazione, la Etixx-Quick Step. Si tratta del francese Julian Alaphilippe e del tedesco Tony Martin che evadono senza che alcun altro avversario riesca a restare con loro. Data l’identità dei due il gruppo cerca di riprenderli immediatamente: al km 20 i battistrada possiedono solamente 18″, che si trasformano in 1′ al km 30. Sono due i corridori che cercano, in momenti diversi, di lanciarsi all’inseguimento: prima è Bertjan Lindeman (Team LottoNl-Jumbo), poi è Pierre-Luc Périchon (Fortuneo-Vital Concept). Per entrambi tutto si risolve con un nulla di fatto.

Quattro cercano il ricongiungimento ma non c’è nulla da fare
Al km 40 si fa più interessante il margine dei due al comando visto che possono vantare 1’35” sul gruppo, margine che sale ai 2′ dopo la prima ora nella quale sono stati percorsi la bellezza di 49.5 km. Cercano di andare a far compagnia dei due corridori di Patrick Lefevere quattro atleti: sono Vegard Breen (Fortuneo-Vital Concept), Lawson Craddock (Cannondale-Drapac), Nicolas Edet (Cofidis Solutions Crédits) e Timo Roosen (Team LottoNl-Jumbo) che riescono a riavvicinarsi sino a 1’45” di distanza attorno al km 70, proprio mentre il gruppo è a 5’05”. Gap che aumenta ancora nelle fasi seguenti, arrivando al picco di 5’45” al km 80.

Dei due davanti la gran parte, per non dire la totalità, del lavoro viene fatta dal tedesco che si porta letteralmente a spasso il povero compagno di squadra, aggrappato alla sua ruota e incapace di mantenere la medesima andatura nei suoi brevissimi tratti in testa. Desistono i quattro inseguitori che si lasciano rimontare dal plotone prima di metà gara; le squadre di chi punta al successo di tappa sono giustamente impaurite dalla qualità di chi è al comando, per cui decidono di iniziare a tirare ad alta velocità. Cofidis, Dimension Data, Direct Énergie, IAM Cycling, Team Katusha e Tinkoff sono tra le più attive in questa fase.

Alaphilippe non ce la fa, idem Martin. Entrambi sono numero rosso
Il gruppo, come detto, non può dormire sonni tranquilli se davanti a menare le danze c’è un tre volte iridato a cronometro; in una giornata vissuta a tutta (47.1 km/h la media finale) anche la solitamente tranquilla fase centrale di tappa vede il gruppo in fila indiana. Questo provoca la riduzione del margine dei battistrada che passano dai 4′ ai meno 95 km (quando la corsa entra in Svizzera) ai 3′ ai meno 6 km. Al traguardo volante di Ins (km 167.5) Alaphilippe passa davanti a Martin mentre nel gruppo, che viaggia a 1’30” di ritardo, Sagan passa agevolmente in terza posizione con Cavendish e Coquard che lo seguono senza contestare lo sprint.

Si riduce vieppiù il margine degli uomini di avanti che devono affrontare l’unico gpm di giornata, la Côte de Mühleberg (km 183.5). Ed è su queste rampe che Alaphilippe non ce la fa più e si rialza, mentre Martin passa in vetta con 12″ di vantaggio residuo; l’azione del tedesco termina definitivamente ai meno 22.5 km. Non si conclude invece il tête-à-tête fra i due compagni di squadra, visto che giungeranno sul traguardo per ultimi a 12’20” dal vincitore. A suggellare la loro liason ci pensa anche la giuria delegata all’attribuzione del numero rosso, in uno dei pochi casi mai avvenuti di attribuzione a due elementi del premio di combattivo del giorno (l’ultimo episodio risale al 2011, quando Flecha e Hoogerland vennero premiati ex aequo nella giornata che li vide falciati da una macchina dell’organizzazione).

Rui Costa tenta da lontano, Navardauskas e Vanmarcke da vicino
Anche a un altro Etixx fanno male i 1200 metri in pendenza; è Marcel Kittel, che perde irrimediabilmente contatto e che non riuscirà più a rientrare. Poco prima di lui aveva gettato la spugna un deludente (e probabilmente delusissimo) Tony Gallopin, che oggi ha avuto l’ulteriore conferma di non volare a Rio de Janeiro (al posto dell’indisponibile Pinot la Francia schiererà Alexis Vuillermoz). Tornando davanti, non appena Panzerwagen viene riassorbito cercano il contrattacco Alexey Lutsenko (Astana Pro Team) e Thomas Voeckler (Direct Énergie), ma hanno vita breve. Ben diversa è la durata di uno che tra i Cantoni ha sempre dato filo da torcere.

Alberto Rui Costa (Lampre-Merida) allunga in un tratto di breve falsopiano poco prima dei meno 20 km al traguardo; il portoghese resta in testa mantenendo sempre un margine attorno ai 15″, venendo ripreso ai meno 4.5 km, quando la corsa è già arrivata nel centro di Berna. Desiderosa di ben comportarsi nell’appuntamento di casa, giusto dopo aver appena vinto per la prima al Tour, l’IAM Cycling si incarica di entrare nel breve ma insidioso muro di pavé davanti; a farne le spese è Bryan Coquard (Direct Énergie) che si stacca irrimediabilmente. In cima allo stappetto ci prova uno che con le pietre ha un feeling speciale, ossia Sep Vanmarcke (Team LottoNl-Jumbo), seguito da Ramunas Navardauskas (Cannondale-Drapac). Durano poco, visto che vengono ripresi ai meno 1500 metri.

Kristoff contro Sagan, il più giovane è il più scaltro
Ad entrare in testa all’ultimo km è Warren Barguil (Team Giant-Alpecin), oggi sacrificato per la causa Degenkolb; ad impostare però lo sprint ai meno 550 metri è Julien Vermote (Etixx-Quick Step) che deve scortare Maximiliano Richeze, il quale però si perde; c’è un tentennamento attorno ai meno 300 metri del quale prova ad approfittare uno che velocista non è, ma che non va male in nessun tipo di terreno. Sul lato sinistro della carreggiata si lancia Alejandro Valverde seguito da Sep Vanmarcke; a superare il murciano attorno ai meno 110 metri ci riesce Alexander Kristoff che mulina il rapporto duro a lui consueto. Il norvegese viene subito affiancato sulla destra da Peter Sagan, e i due disputano una volata parallela fino alla linea bianca.

Che, per il norvegese, arriva troppo presto: nel dopotappa ammetterà di aver fatto un errore da principiante ritenendo che il traguardo fosse più distante. Non altrettanto ha ipotizzato Sagan, che si esibisce in un colpo di reni magistrale che gli permette di cogliere un nuovo successo e di varcare quota 400 nella graduatoria per la maglia verde (ora è a 405, Cavendish lo insegue – si fa per dire – a 291). Secondo dunque un arrabbiato Alexander Kristoff (Team Katusha) che precede il connazionale Sondre Holst Enger (IAM Cycling), che si candida ad essere una delle rivelazioni del Tour e uno dei nomi da tenere d’occhio nel prossimo ciclomercato.

I big senza patemi; domani riposo, poi salita dura
Completano la top 10 il tedesco John Degenkolb (Team Giant-Alpecin), finalmente ritrovato; quindi a seguire l’australiano Michael Matthews (Orica-BikeExchange), il padrone di casa Fabian Cancellara (Trek-Segafredo), il belga Sep Vanmarcke (Team LottoNl-Jumbo), l’argentino Maximiliano Richeze (Etixx-Quick Step), il norvegese Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) e il belga Greg Van Avermaet (BMC Racing Team).

Nonostante i numerosi buchi nel finale non cambia nulla in classifica generale: Christopher Froome (Team Sky) guida sempre con 1’47” su Bauke Mollema (Trek-Segafredo), 2’45” su Adam Yates (Orica-BikeExchange), 2’59” su Nairo Quintana (Movistar Team), 3’17” su Alejandro Valverde (Movistar Team), 4’04” su Romain Bardet (AG2R La Mondiale), 4’27” su Richie Porte (BMC Racing Team), 4’47” su Tejay van Garderen (BMC Racing Team), 5’03” su Daniel Martin (Etixx-Quick Step) e 5’16” su Fabio Aru (Astana Pro Team). Domani giorno di riposo prima di un quartetto di frazioni dove si deciderà il Tour: mercoledì la Berna-Finahut Emosson di 184.5 km si disputerà tutta in territorio elvetico, con il difficile arrivo in vetta che certamente sgranerà gli uomini interessati alla generale.

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