Ion Izagirre (Movistar) felice e un po' incredulo al traguardo di Morzine © Bettiniphoto
Ion Izagirre (Movistar) felice e un po' incredulo al traguardo di Morzine © Bettiniphoto

Froome gradisce l’ultimo no contest

Tour, ancora nessuno attacca la maglia gialla. Va la fuga, buon Nibali ma vince Izagirre

Per 18 tappe il Tour de France 2016 non aveva visto alcuna vittoria dei paesi latini europei, poi ieri si era finalmente sbloccata la Francia con Romain Bardet mentre oggi è toccato alla Spagna con Ion Izagirre che in fuga ha messo la propria firma sull’ultima tappa di montagna: nonostante una corsa abbastanza anonima, la Movistar riesce a chiudere con un bottino di una vittoria di tappa ed un uomo sul podio, un risultato che qualche giorno sta sembrava praticamente impossibile da ottenere, mentre per Ion Izagirre questa è stata la quinta vittoria stagionale, la seconda in carriera in una grande corsa a tappe di tre settimane visto che nel 2012 in maglia Euskaltel riuscì a conquistare la tappa di Falzes al Giro d’Italia, sempre grazie ad un’azione da lontano.

Nella lotta di classifica, invece, purtroppo questa è stata la giornata del crollo di Fabio Aru che, senza aver dato alcun cenno evidente di difficoltà sulle prime tre salite tanto che era stata di nuovo l’Astana a mettersi a tirare, sullo Joux Plane è affondato senza riuscire minimamente a reagire: al traguardo il sardo ha perso più di 13′ dal gruppo maglia gialla, un ritardo che l’ha fatto precipitare fuori dalla top10 del Tour de France, il suo grande obiettivo di una stagione che a questo punto non si può non bollare come fallimentare. Per il resto tra gli altri uomini di classifica il copione è stato sempre il solito: la Sky ha controllato, nessuno ha attaccato e Chris Froome è ormai ad un passo dalla terza maglia gialla in carriera, gli basterà non cadere e farsi male domani verso Parigi; sorridono solo Joaquim Rodríguez e Roman Kreuziger, non a caso gli unici a tentare qualcosa di diverso.

Fuga numerosa, c’è Kreuziger
Nei primi 15 chilometri dopo la partenza da Megève, la tappa proponeva un percorso abbastanza ondulato che ha favorito gli scatti: dopo la caduta in discesa di ieri il primo a muoversi dopo il via ufficiale è stato addirittura Pierre Rolland che ha innescato una bella sequenza di attacchi e contrattacchi con Cesare Bendetti (Bora), Wilco Kelderman (LottoNL), Sylvain Chavanel (Direct Energie), Petr Vakoc (Etixx) e Nicolas Edet (Cofidis) che sono riusciti ad avvantaggiare di qualche secondo. La Sky ha sempre tenuto un ritmo regolare anche perché non si è mosso nessuno di veramente pericoloso, e così ai piedi del Col des Aravis si è formato un gruppo di trenta corridori con alcuni uomini che hanno fatto fatica addirittura a tenere il ritmo nei primi chilometri, altrimenti sarebbero potuti essere anche quasi una quarantina i battistrada.

Nel gruppo di testa il meglio posizionato in classifica generale era il ceco Roman Kreuziger, 12° a 9’45” da Chris Froome ma distante circa due minuti dalla top10, quello che era il suo obiettivo realistico per questa tappa. Il nuovo “capitano” della Tinkoff dopo il ritiro di Alberto Contador ha potuto contare su uno straordinario Peter Sagan al suo fianco che, come poi vedremo, risulterà ancora una volta fondamentale: il campione del mondo, qui in gara con la maglia verde della classifica a punti, alla fine è stato premiato come il supercombattivo del Tour de France, un riconoscimento meritatissimo anche in considerazione di quanto fece vedere alla Grande Boucle del 2015 quando invece la giuria gli preferì Romain Bardet.

Alla fine il primo a transitare sul Col des Aravis è stato Thomas De Gendt (Lotto Soudal) che aveva allungato per prendere i punti del gran premio della montagna e che poi in discesa si è fatto riprendere andando a riformare un gruppo di 30 battistrada: assieme al belga c’erano i già citati Kreuziger e Sagan, ma anche Cyril Gautier, Ben Gastauer e Alexis Gougeard (AG2R), Vincenzo Nibali e Jakob Fuglsang (Astana), Patrick Konrad (Bora), Pierre Rolland, Tom-Jelte Slagter e Dylan Van Baarle (Cannondale), Nicolas Edet (Cofidis), Sylvain Chavanel e Fabrice Jeandesboz (Direct Energie), Julian Alaphilippe (Etixx), Jarlinson Pantano (IAM), Ilnur Zakarin (Katusha), Rui Costa (Lampre), Tony Gallopin (Lotto Soudal), Imanol Erviti, Ion Izagirre e Nelson Oliveira (Movistar), Chris Juul Jensen e Michael Matthews (Orica), Sergio Henao (Sky), Wilco Kelderman e George Bennett (LottoNL), rank Schleck e Jasper Stuyven (Trek). Interessante anche la variazione tattica della Sky che per la prima volta ha messo un uomo, in questo caso il colombiano Henao, nella fuga del giorno per poi poterlo ritrovare molto utile più avanti.

Peter Sagan monumentale per Roman Kreuziger
Sulla seconda salita, il Col de la Colombière, sono rientrati sulla testa della corsa Daniel Teklehaimanot (Dimension Data) e Warren Barguil (Giant-Alpecin) ma è qui che è iniziato lo show di Peter Sagan che si è messo davanti al gruppo dei fuggitivi per favorire il compagno di squadra Roman Kreuziger e ha iniziato a guadagnare secondi su secondi: al gran premio della montagna il gruppo maglia gialla accusava già un ritardo di 4’50” con Kreuziger che virtualmente era già quinto nella classifica generale, davanti anche a Fabio Aru e Richie Porte. In discesa, approfittando della strada bagnata per la pioggia, Sagan ha continuato a fare il diavolo a quattro ed il gruppo di testa s’è frantumanto: dietro alla maglia verde sono rimasti solamente Kreuziger, Nibali, Rui Costa, Alaphilippe, Pantano, Izagirre e Gougeard e il vantaggio ha continuato a salire fino a toccare i 6’20”.

A metà dei 146 chilometri previsti in questa 20a tappa del Tour de France, Roman Kreuziger si è trovato quindi virtualmente al secondo posto in classifica generale con il Team Sky che ha continuato a fare un ritmo regolare senza farsi impesirire più di tanto dalla scalata del campione nazionale di Repubblica Ceca. Chi invece ha reagito per prima è stata l’Astana che ha messo Grivko e Tiralongo a tirare in gruppo per contenere il distacco e allo stesso tempo per dare a Vincenzo Nibali la possibilità di restare passivo nel gruppo di testa che intanto aveva iniziato la scalata del Col de la Ramaz, la penultima salita della Grande Boucle.

L’Astana tira, Mollema si stacca
Chi si aspettava della bagarre in gruppo sul Col de la Ramaz, una salita lunga quasi 14 chilometri e con una pendenza media superiore al 7%, è come sempre in questo Tour rimasto deluso: il lavoro dell’Astana e una brevissima fiammata dell’AG2R hanno ridotto il gap dalla testa della corsa, per il resto l’unico nome di rilievo a perdere contatto dal gruppo dei favoriti è stato l’olandese Bauke Mollema che comunque è stato bravo a limitare i danni a circa un minuto e mezzo, un ritardo che è poi riuscito ad annullare nella successiva discesa. In testa alla corsa invece sulla Ramaz sono rientrati alcuni corridori dopo che Peter Sagan ha alzato bandiera bianca: come suo solito, Thomas De Gendt non ne ha voluto sapere di restare tranquillo lì nel gruppetto buono ma è stato di nuovo lui ad allungare tutto solo per andare a passare per primo sul gran premio della montagna con circa 35″ di vantaggio su tutti gli altri inseguitori.

Alaphilippe e Pantano volano in discesa
Come già accaduto sul Col de la Colombière, la discesa bagnata ha riscritto completamente la situazione tra gli uomini al comando: De Gendt è stato ripreso, mentre sono emerse le grandissime qualità tecniche di Julian Alaphilippe e Jarlinson Pantano che sono riusciti a fare il vuoto alle loro spalle guadagnando subito 40″ e poi arrivando addirittura ad avere 1’50” ai piedi dello Joux Plane grazie all’ottimo accordo con cui hanno pedalato nei 13 chilometri di pianura e falsopiano che separavano la fine della discesa del Col de la Ramaz dall’inizio della salita successiva. Nel gruppo maglia gialla intanto oltre all’Astana si sono messe a tirare maglie di AG2R e Orica che hanno ridotto il distacco dalla testa della corsa a 5’30”, quinto a meno di quattro minuto da Kreuziger che ha iniziato a fare molta meno paura.

Crisi Aru sul Joux Plane, bel Nibali in salita
Sulle prime rampe del Col de Joux Plane è arrivata subito la mazzata per i tifosi italiani: Fabio Aru ha iniziato a perdere contatto dal gruppo dei migliori senza riuscire neanche ad accennare una reazione nonostante la vicinanza dei compagni di squadra Diego Rosa, Tanel Kangert, Luis León Sánchez e Alexey Lutsenko. A sorprendere ancora di più è stato il fatto che proprio mentre il sardo dell’Astana crollava, nel gruppetto c’era l’attacco di Bauke Mollema che pur sulla salita precedente si era staccato mentre Aru non aveva dato alcun segno di cedimento: l’olandese della Trek, comunque, non è stato capace di guadagnare più di 15″ e poi anche lui è stato ripreso e staccato finendo con il perdere la top10 della generale quando appena due giorni fa era secondo.

In testa alla corsa invece Alaphilippe e Pantano hanno iniziato a farsi la guerra con il francese che per due volte ha provato a scattare ma il colombiano è riuscito sempre a riportarsi sotto in maniera graduale senza sprecare troppe energie. Tra gli inseguitori invece il primo a rompere gli indugi è stato proprio Vincenzo Nibali che si è messo a caccia dei due uomini di testa quando questi avevano ancora più un minuti di vantaggio: il siciliano dell’Astana ha iniziato a rimontare tutto solo e alla fine è riuscito a riprendere Alaphilippe e Pantano quando mancavano poco più di tre chilometri al gran premio della montagna. Nibali ha subito provato ad attaccare e nessuno è stato in grado di seguirlo, ma proprio a 1000 metri dallo scollinamento da dietro è tornato sotto lo spagnolo Ion Izagirre che si è portato dietro un indomito Jarlinson Pantano mentre Julian Alaphilippe era stato definitivamente costretto ad alzare bandiera bianca.

Nel gruppo maglia gialla l’unico sussulto è stato lo scatto di Joaquim Rodríguez che in classifica generale questa mattina occupata l’undicesima posizione: il catalano della Katusha si è mosso quando davanti c’era ancora Bauke Mollema, ha ripreso e staccato l’olandese e poi in salita ha trovato la collaborazione del compagno di squadra Ilnur Zakarin che gli ha permesso di tenere intorno ai 40″ il vantaggio sul gruppo degli altri uomini di classifica condotto dal solito trenino del Team Sky in cui, per la prima volta di questo Tour, si è visto finalmente in azione il gallese Geraint Thomas. Ad eccezione di Purito, nessuno degli altri ha provato anche solo un minimo scatto, tutti sono rimasti sempre assieme e si sono lasciati tirare fino al traguardo.

Ion Izagirre si invola in discesa
Per la vittoria di tappa è stata decisiva la tecnica discesa dello Joux Plane con Ion Izagirre che si è messo subito a forzare l’andatura per testare i due rivali: a 8.5 chilometri dall’arrivo Jarlinson Pantano è andato lungo in una curva a sinistra e qui lo spagnolo della Movistar ha creato il buco che gli ha permesso poi di arrivare tutto solo al traguardo di Morzine. Vincenzo Nibali invece non si è preso alcun rischio in discesa e ha finito col perdere metri ad ogni curva rallentando anche Pantano che ha impiegato troppo tempo a superarlo: al traguardo Ion Izagirre è arrivato con 19″ su Jarlinson Pantano e 42″ su Vincenzo Nibali che per poco non è stato ripreso anche da Julian Alaphilippe, quarto a 49″. Grazie al suo attacco Joaquim Rodríguez ha conquistato l’ottavo posto di giornata a 3’24” da Izagirre mentre sull’ultima rampetta ci sono state piccole differenze tra il gruppo dei migliori con Martin, Bardet e Quintana a 4’12” e tutti gli altri dietro con ritardi da 2″ a 6″, niente di clamoroso o di particolarmente indicativo.

Chris Froome festeggia il suo terzo Tour
L’ennesima giornata senza attacchi ha quindi regalato a Chris Froome il suo terzo Tour de France in quattro anni, una corsa in cui ha costruito buona parte del suo vantaggio grazie alle cronometro e ad un paio di invenzioni che hanno sorpreso i rivali: Froome ha portato a casa la maglia gialla con la forza sua e di una squadra che impaurito tutto gli avversari e che anche oggi al traguardo aveva ben cinque elementi (Poels, Thomas, Henao e Nieve oltre a Froome) nel gruppo buono. Romain Bardet è secondo a 4’05”, Nairo Quintana tiene il suo terzo posto in tre partecipazioni a 4’21”, Adam Yates quarto a 4’42” si consola con la conquista della maglia bianca mentre a seguire ci sono Richie Porte (a 5’17”) ed il solito sempre presente Alejandro Valverde (a 6’16”).

Curioso il caso di Joaquim Rodríguez e Louis Meintjes che dopo 20 tappe si trovano appaiati con lo stesso identico tempo in classifica generale: la settima posizione è però del capitano della Katusha per il conto dei centesimi delle due cronometro, il calcolo dice 29 a 70 per lo spagnolo che quindi guadagna un posto in classifica per l’inezia di 41 centesimi di secondo a discapito del giovane della Lampre-Merida che comunque diventare il primo africano della storia a concludere un Tour de France nelle prime 10 posizioni della generale. Obiettivo top10 centrato anche per Daniel Martin e Roman Kreuziger, distanti appena 6″ e 13″ rispettivamente dal settimo posto di Rodríguez: attenzione perché domani sui Campi Elisi potrebbe bastare un piccolo buco in volata per far cambiare qualche posizione in classifica e anche Bardet e Quintana dovranno tenere gli occhi ben aperti.

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