Un'immagine della prova preolimpica del 2015 © Graham Watson
Un'immagine della prova preolimpica del 2015 © Graham Watson

Nibali punta all’oro, missione non semplice

La presentazione della prova in linea maschile dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro: non sarà solo Italia contro Spagna

Sabato è il gran giorno; quello in cui, dopo la cerimonia di apertura della serata precedente, vengono messe in palio le prime medaglie dei XXXI Giochi Olimpici. A Rio de Janeiro si daranno battaglia oltre 11 mila atleti che cercheranno di conquistare i 308 titoli in palio nei sedici giorni di gara. Come ormai da tradizione, il primo appuntamento con gli allori a iniziare il proprio svolgimento è la prova in linea maschile del ciclismo su strada.

Tracciato molto selettivo, adatto a Vincenzo Nibali
Partenza alle ore 9.30 locali (le 14.30 ora italiana) che porteranno i 144 iscritti a sfidarsi lungo i 237.5 km previsti, con la conclusione fra le 20.15 e le 20.45 ora italiana. Percorso duro, molto duro quello scelto dal comitato organizzatore carioca, nel quale, dopo un iniziale tratto agevole di 37.5 km, verranno affrontati due differenti circuiti: il primo, denominato Grumari, da ripetere quattro volte. Il secondo, noto come Vista Chinesa sul quale disputare tre giri, con un gpm dalla cui vetta mancheranno circa 17 km tra discesa e pianura prima del traguardo.

Prova per uomini di resistenza e abili in montagna, dunque. Tra chi parte con i favori del pronostico c’è Vincenzo Nibali: il siciliano ha puntato tutta la stagione sull’obiettivo a cinque cerchi, disputando un Giro d’Italia non al massimo della condizione (ma riuscendo comunque a conquistarlo) e un Tour de France di preparazione in vista dell’avvenimento olimpico. Il tracciato gli si addice molto; se fosse stato per lui e per il ct Davide Cassani magari sarebbe stato minore il tratto pianeggiante finale, che comunque non bloccherà sul nascere i tentativi sorti in precedenza.

Con il prossimo capitano del Bahrain-Merida vi saranno quattro elementi di qualità che partiranno a supporto del messinese: a cominciare da Fabio Aru, ancora con un po’ abbacchiato dalla delusione alla Grande Boucle. Il sardo può rappresentare assieme all’altro isolano una delle coppie maggiormente pericolose in salita, potendo cercare il gioco di squadra in una gara in cui, giova ricordarlo, solo cinque nazioni schiereranno il contingente massimo di cinque elementi. Completano la selezione azzurra un faticatore come Diego Rosa, capace di condurre in salita un ritmo devastante per molti; il solido Damiano Caruso, uscito dal Tour con buone sensazioni; il fuggitivo Alessandro De Marchi, voluto fortemente dal selezionatore romagnolo e che sarà fondamentale soprattutto nei primi due terzi di gara.

Spagna tutta per Valverde, la Colombia punta sulla versatilità
Come l’Italia, anche la Spagna avrà un quintetto con un leader indiscusso, una spalla di qualità e tre uomini a totale supporto. Il capitano, non poteva che essere altrimenti, sarà Alejandro Valverde, alla quarta (e forse ultima) gita olimpica: reduce dalla solita stagione ad altissima qualità, il murciano cerca di cogliere una delle pochissime soddisfazioni che manca nella sua sterminata bacheca. È proprio el Embatido il maggior favorito della vigilia, forte anche di uno sprint superiore alla maggior parte dei rivali. Il vice capitano è Joaquim Rodríguez, in quella che potrebbe essere la sua ultima uscita della carriera: Purito si troverà a suo agio nelle arcigne pendenze delle salite, occupando un ruolo “alla Aru” in appoggio all’uomo Movistar. E proprio dal team di Eusebio Unzué giungono gli altri tre elementi, corridori dei quali Valverde si affida da anni: il più indicato per la salita è Ion Izagirre mentre Jonathan Castroviejo e Imanol Erviti saranno decisamente più utili nel cercare di tenere chiusa la corsa.

La Colombia presenta una squadra a trazione montagnosa; ma a mancare, per un forfait dovuto all’affaticamento mostrato al Tour, è chi era indicato come leader designato, vale a dire Nairo Quintana. Il suo posto viene preso da Jarlinson Pantano che può risultare tra i più interessanti outsider. Il compito di guidare la selezione escarabaja toccherà a Esteban Chaves e Rigoberto Urán; da non sottovalutare neppure Sergio Luis Henao e il giovane Miguel Ángel López. Squadra aperta a tante combinazioni e senza una stella definita ma guai a prendere sottogamba i latinoamericani, soprattutto a latitudini a loro note.

Gran Bretagna con Froome, ma correrà? Gilbert-Van Avermaet per il belgio, ma occhio a Wellens
Cinque uomini per la Gran Bretagna, uno dei quali è il recente vincitore del Tour de France. Ma Christopher Froome dovrebbe giusto fare atto di presenza nella prova in linea: il keniano bianco ha lasciato intendere di prendersi, è proprio il caso di dirlo, un giorno sabbatico, ritenendo più probabile ottenere una medaglia nella cronometro di mercoledì 10. A puntare quindi nella gara iniziale è Adam Yates, rivelazione del mese di luglio e già capace in passato di ben figurare negli appuntamenti in linea. Con lui un altro che alla Grande Boucle si è distinto, vale a dire Stephen Cummings: per le fughe il suo sarà un nome da guardare con particolare attenzione. Completano poi la squadra Ian Stannard e Geraint Thomas, con quest’ultimo che ha le potenzialità ma non pare nella forma della vita.

Diversamente dai colleghi delle altre formazioni, il commissario tecnico del Belgio, l’ex professionista Kevin De Weert, ha deciso di privilegiare corridori da classiche piuttosto che scalatori puri (anche perché il panorama ciclistico del paese non è così popolato da arrampicatori di livello). Spazio ai soliti noti Philippe Gilbert e Greg Van Avermaet con il fiammingo apparso in miglior condizione rispetto al vallone. Il jolly, e che jolly, risponde al nome di Tim Wellens, uomo che non ha paura di attaccare da lontano e che, in una giornata invernale (anche se temperata) come quella che potrebbe accompagnare la corsa, emerge ancor più. Presenti infine il giovanissimo Laurens De Plus, che al primo anno tra i pro’ gareggia subito con la nazionale, e il regolare Serge Pauwels.

Talento a iosa per Francia e Paesi Bassi: arriveranno i risultati?
Pur se con quattro elementi la Francia ha le carte in regola per provare a raccogliere il bersaglio grosso, come fatto un anno fa nella prova preolimpica (seppur modesta, come livello complessivo). A vincere fu Alexis Vuillermoz, presente anche quest’anno grazie al forfait di Thibaut Pinot. “Pikachu” – così è soprannominato – sarà di supporto al trio Julian Alaphilippe, Romain Bardet e Warren Barguil, con il primo dotato di uno spunto veloce inferiore a pochi dei partenti. Il secondo del Tour de France, oltre che essere caricato a molla per tale risultato, ha dalla sua una condizione eccellente e delle doti da discesista non comuni. Attenzione ai galletti dunque che non riescono a mettere le mani sull’oro a cinque cerchi dal lontanissimo 1948 e che si “permettono” di lasciare a casa uno come Tony Gallopin, non di certo l’ultimo arrivato. Che sia la volta buona?

Altra nazionale di talento ma alla quale spesso manca il classico centesimo per fare l’euro è quella dei Paesi Bassi: quattro gli oranje, tutti di livello elevatissimo. Ci sarà Tom Dumoulin, ma anche a seguito della caduta del Tour, non dovrebbe risultare un fattore nella prova in linea; ben diverso il possibile rendimento dei restanti tre, vale a dire Steven Kruijswijk, Bauke Mollema e Wout Poels, tutti alla miglior stagione della carriera. L’atleta del Team LottoNl-Jumbo dopo la beffa del Giro si è totalmente dedicato all’obiettivo a cinque cerchi; il portacolori della Trek-Segafredo si è ripreso dopo la tremenda due giorni che al Tour lo ha portato dal podio ai margini della top 10 vincendo e convincendo alla Clásica di San Sebastián. Il corridore del Team Sky è il detentore della Liegi e alla Grande Boucle si è dimostrato il gregario più forte di tutti. Tre capitani in cerca di medaglia per provare, almeno una volta, a non sfigurare rispetto all’armata delle connazionali in gonnella.

Rui Costa e Daniel Martin più che mine vaganti; alla ricerca di un buon Kwiatkowski
Ha una squadra costruita attorno a lui, è in un più che buon momento di forma e sa come vincere negli appuntamenti prestigiosi. Alberto Rui Costa ha accantonato le ambizioni di piazzamento al Tour cercando di aumentare la propria forma con il passare dei giorni. E l’iridato di Firenze vi è riuscito, dimostrandosi uno dei più pimpanti nelle tappe finali in Francia; non ha paura di attaccare, in salita tiene, in discesa va e in volata si difende egregiamente. Un occhio (e anche più) d’attenzione su di lui è stato posto da molti dei rivali che lo considerano tra i favoriti per il podio.

Altro ex campione del mondo è Michal Kwiatkowski, ma il polacco non è al top della forma e sta attraversando un’annata decisamente incolore. Lui e il connazionale Rafal Majka guidano una Polonia interessante ma che non dovrebbe, a meno di sorprese (che nel ciclismo sono sempre all’ordine del giorno), poter sognare il primo posto. Ragionamento simile per la Norvegia, con un Edvald Boasson Hagen forse poco adatto per tale tracciato; ci proverà Lars Petter Nordhaug, ma sarà dura. Ben più alte le chance dei cugini irlandesi Daniel Martin e Nicolas Roche: il primo ha (finalmente) disputato un grande giro senza problemi e può certamente provare a portarsi a casa una medaglia, con l’aiuto del più esperto parente.

Dura per Cancellara, Porte che farà? Amador, Fuglsang, Geschke e Stybar possono provarci
L’Australia, che deve giocoforza fare a meno di Simon Gerrans, scommette su Richie Porte ma il tasmaniano non è mai stato un fulmine di guerra nelle prove di un giorno; Simon Clarke può essere una valida pedina, ma per il podio non è semplice. Discorso che vale per la Svizzera dove il vecchio leone Fabian Cancellara dovrà trovare la giornata perfetta per lottare per il successo; qualche possibilità in più le ha il sempre poco considerato Michael Albasini. Interessante la coppia che schiererà il Sudafrica, con Daryl Impey rivelatosi più bravo del previsto in salita al Tour e Louis Meintjes, rimasto sempre attaccato alle ruote dei migliori.

Tra le nazioni di un certo livello c’è anche la Germania con Simon Geschke come punta e con Emanuel Buchmann e Tony Martin per provare a far saltare il banco. Intrigante la coppia estone con Tanel Kangert e Rein Taaramäe, due possibili outsider capaci di attaccare e resistere al ritorno del gruppo. Slovenia con quattro elementi ma fra Matej Mohoric, Jan Polanc, Primoz Roglic e Simon Spilak non dovrebbe uscire il nome di un medagliato. Quattro anche per la Repubblica Ceca ma fra Zdenek Stybar e Petr Vakoc qualche chance in più c’è; da non sottovalutare neppure Jakob Fuglsang che con la Danimarca potrà (finalmente) correre da capitano, e l’ex biker è uno che raramente esce dai primissimi.

Correrà da solo, fattore che di certo non aiuta: dopo il Giro Andrey Amador si è preparato per l’appuntamento di sabato ma, nonostante le indubbie capacità, difficilmente riuscirà a portare una leggendaria medaglia al Costa Rica. Percorso difficile per Ramunas Navardauskas ma il lituano, che negli appuntamenti importanti si ridesta dal torpore, non deve mai essere sottostimato. Poche chance per i vari George Bennett (Nuova Zelanda), Georg Preidler (Austria) e Kanstantsin Sivtsov (Bielorussia); ancora meno per tutti gli altri partenti, molti dei quali avranno difficoltà a concludere l’evento olimpico.

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