Cinque cerchi, quattro azzurre, tre medaglie @ Bettiniphoto
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L’Italia sfida le corazzate Olanda e Usa

A Rio nella prova su strada donne Longo Borghini può puntare in alto, ma non è la favorita

Il ciclismo femminile è entrato a far parte dei Giochi Olimpici solo nel 1984 quando a Los Angeles a conquistare la medaglia d’oro fu l’allora 27enne Connie Carpenter che qualche anno dopo darà alla luce il talentuoso e sfortunato Taylor Phinney: quella di Rio de Janeiro sarà quindi la nona edizione della prova su strada femminile ai Giochi Olimpici e nel medagliere svetta senza sorpresa l’Olanda con tre medaglie d’oro ed un bronzo. Per tutti i tifosi l’appuntamento è fissato per domenica pomeriggio con partenza alle 17.15 ora italiana e arrivo in prima serata, poco prima delle 21.

Un percorso impegnativo
Le strade su cui si svolgerà la gara femminile sono le stesse che vedranno sfidarsi gli uomini il giorno precedente e l’opinione diffusa è che si tratta di un percorso molto impegnativo anche se la distanza complessiva per le donne sarà di 136.9 chilometri. La parte centrale del tracciato sarà caratterizzata da due tornate sul circuito di Grumari che presenta due salitelle che inizieranno subito a farsi sentite sulle gambe: la prima è la salita che da il nome al circuito e si tratta di un’ascesa di 1300 metri con una pendenza media del 9.4% e massima addirittura del 24%; la salita di Grota Funda invece è più lunga, 2130 metri totali, e con pendenze un po’ più costanti attorno al 7%.

Il punto chiave sarà però sull’ormai famosa salita di Vista Chinesa, 8.9 chilometri di strada con una pendenza media del 6.2%: questi dati però traggono in inganno perché l’ascesa sarà divisa in due, i primi 3900 metri verso Canoas avranno infatti una pendenza media del 10% poi, dopo un chilometro di discesa, inizierà la salita che porterà a Vista Chinesa, quattro chilometri molto più agevoli con pendenze al 6.5%. Arrivati in cima mancheranno all’arrivo 14.8 chilometri, sei di discesa abbastanza tecnica e il resto in pianura.

Italia a caccia del podio con Longo Borghini
In otto edizioni, l’Italia femminile non ha mai conquistato una medaglia d’oro nel ciclismo su strada, i migliori risultati sono stati quelli di Imelda Chiappa argento nel 1996 ad Atlata e Tatiana Guderzo che a Pechino nel 2008 conquistò il bronzo. Anche quest’anno le azzurre non partiranno come favorite, ma la squadra nel suo complesso è molto forte e competitiva: la punta di diamante sarà Elisa Longo Borghini che all’ultimo Giro Rosa ha dimostrato di non temere il confronto in salita con le migliori e che in più può vantare una grande abilità tecnica che le può permettere di guadagnare secondi in discesa rispetto a rivali che hanno diversi limiti. Per la 24enne ossolana il problema resta la volata dove, qui sì, partirebbe battuta da molte: per vincerà dovrà verosimilmente arrivare da sola al traguardo, nel 2015 al Fiandre ci riuscì e vedremo se in Brasile riuscirà a cogliere il momento giusto per attaccare.

Tatiana Guderzo quest’anno è tornata ad alti livelli dopo un paio di stagioni di anominato e la sua esperienza sarà fondamentale per la squadra: è la sua quarta partecipazione ai Giochi Olimpici, è già salita sul podio ed in salita può essere molto vicina a Elisa Longo Borghini e dare all’Italia una carta in più da giocarsi. Il ct Dino Salvoldi non ha rinunciato a portare anche due ruoti velocisti ma resistenti in salita: la classe di Giorgia Bronzini non la scopriamo certo oggi e quando è al 100% si difende bene in salita ma il tratto di Canoas sembra troppo duro per lei; Elena Cecchini invece è campionessa italiana in carica da tre anni, recentemente ha vinto in Giro di Turingia in Germania grazie ad un attacco da lontano e chissà che anche in Brasile non sia la pedina azzurra da muovere in anticipo.

Un dream team per Olanda e Usa
Il ruolo di principali favorite per la gara di domenica se lo divideranno due nazioni che hanno portato a Rio un quartetto stellare. Per l’Olanda non ci sarà solo la campionessa olimpica uscente Marianna Vos, rientrata quest’anno in gruppo dopo un anno travagliato tra vari problemi fisici, ma anche Anna Van der Breggen che forse al momento è anche più adatta al percorso brasiliano: la vincitrice del Giro Rosa 2015 ha incentrato la sua stagione proprio sui Giochi Olimpici, la Vos invece si è preparata in Italia senza però partecipare al Giro e probabilmente dovrà difendersi in salita per poi provare a rientrare in discesa puntando sullo sprint. Attenzione però che anche Ellen Van Dijk e Annemiek Van Vleuten non sono certo due atlete da sottovalutare, specie se dovessero attaccare a 40 o 50 chilometri dall’arrivo.

Per gli Stati Uniti nel ruolo di capitana ci sarà Megan Guarnier, vincitrice dell’ultimo Giro Rosa e leader della classifica stagionale del Women’s World Tour: per la 31enne dello Stato di New York è un’occasione forse irripetibile, in salita è tra le migliori ed in più ha un discreto spunto veloce che può favorirla per conquistare l’obiettivo minimo del podio; ma visto il rendimento del 2016 è difficile pensare che possa accontentarsi di un argento o un bronzo. Con Kristin Armstrong che punterà tutto sulla cronometro, domenica bisognerà stare attenti anche a Evelyn Stevens e Mara Abbott: la prima ha vinto ben tre tappe al Giro ed è un’alternativa molto pericolosa, la scalatrice pura della Wiggle High5 invece non ha grandi trascorsi in gare di un giorno e ha grossi in limiti in discesa che spesso le fanno vanificare quanto di buono fatto sul suo terreno preferito.

Lizzie Armitstead, avvicinamento difficile
Grande protagonista della vigilia è stata, suo malgrado, la britannica Elizabeth Armitstead che ha attirato su di sé tutte le attenzioni mediatiche per la vicenda dei tre controlli antidoping mancati: la campionessa del mondo in carica era stata sorpresa lo scorso 11 luglio senza la voce di spargesse, poi con il ricorso vittorioso al TAS è arrivato il via libera per la partecipazione ma le reazioni dell’opinione pubblica, e di tante colleghe, non sono state tenere. Questa vicenda, che forse condizionerà un po’ l’immagine dell’atleta per tutta la sua carriera, non deve certo aver semplificato l’avvicinamento di Armitstead ai Giochi Olimpici: è fortissima, ma su un tratto in salita di quattro chilometri al 10% già avrebbe avuto i suoi problemi a seguire le più forti, così sarà ancora più difficile.

Per la Gran Bretagna l’alternativa si chiama Emma Pooley tornata in gruppo proprio quest’anno in prospettiva olimpica, facendo storcere il naso ad alcune connazionali, ma mirando più che altro alla prova a cronometro: certo è che a parte aver scollinato in seconda posizione sul Mortirolo, nelle poche gare disputate la Pooley non ha dato anche il più minimo segnale di poter essere in gioco per una medaglia a Rio de Janeiro. Se si è nascosta, lo ha fatto bene.

Pericoli da Francia, Polonia e Sudafrica
Nel lotto delle favorite è molto ricca anche la seconda fila e almeno tre atlete vanno tenute in grossa considerazione. Una è la sudafricana Ashleigh Moolman che per prepararsi al meglio ha addirittura deciso di saltare il Giro Rosa: in Germania ha fatto vede di essere in ottime condizioni di forma ed il percorso è perfetto per le sue caratteristiche; la Moolman avrà una sola compagna di squadra in gara, sicuramente un piccolo svantaggio e dovrà saper leggere bene la corsa dal punto di vista tattico in ogni momento. Una sola gregaria anche per l’ex iridata Pauline Ferrand-Prévot che sembra essersi ripresa dai problemi al nervo sciatico che l’hanno condizionata parecchio nella prima parte del 2016: a Rio ci arriva senza molti confronti diretti stagionali con le rivali più accreditate, ma se fosse al 100% sarebbe senza dubbio una delle favorire per una medaglia.

La Polonia invece avrà in gara tre elementi, ma più che su Jasinska e Plichta, comunque due validissime atlete, bisogna tenere i fari puntati della giovane Katarzyna Niewiadoma che a soli 21 anni ha già messo in mostra grandissime qualità: quest’anno ha vinto il Festival Elsy Jacobs e il Giro del Trentino, ha fatto seconda alla Strade Bianche, quarta alla Freccia Vallone e settima sia al Giro Rosa che al Trofeo Binda, questo dovrebbe bastare a far capire che si sta parlando di un’atleta che si questi percorsi ci si trova a meraviglia.

Le altre outsider
La lista di atlete da tenere d’occhio però non è finita qui. In ogni gara in cui è presente, infatti, non si può non dare considerazione anche alla svedese Emma Johansson che ha già annunciato il ritiro al termine della stagione: la 32enne della Wiggle High5 è meno scalatrice di altre, specie su certe pendenze, ma in un modo o nell’altro è riesce sempre ad essere protagonista. Un’atleta capace di sorprendere invece è la bielorussa Alena Amialiusik che l’anno scorso a Baku vinse la prima edizione dei Giochi Europei: il suo 2016 non è stato particolarmente brillante finora ma qualche lampo lo ha fatto, specie quando ha incontrato percorsi impegnativi. La le atlete da tenere in seria considerazione ci sono anche la 23enne elvetica Jolanda Neff, che è una stella della MTB ma che potrebbe tranquillamente esserlo anche su strada se ci si dedicasse con più regolarità, la canadese Leah Kirchmann o la lussemburghese Christine Majerus.

Chiudiamo la panoramica con Australia e Germania, due nazioni che possono entrambe vantare quattro atlete al via tutti di buon valore ma senza una che, almeno sulla carta, spicchi sopra a tutte altre per possibilità di lottare contro le favorite: per l’Australia ci potrebbe provare Katrin Garfoot, che però è molto meglio per la cronometro, con Rachel Neyland che è stata argento al Mondiale 2012; per la Germania, che in questa gara ha portato a casa tre argenti ed un bronzo, attenzione a Claudia Lichtenberg che reduce da un buon Giro ma mai in carriera è entrata nella top10 in una grande competizione per nazionali.

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