Un momento dell'attacco di Vincenzo Nibali a Rio de Janeiro @ Bettiniphoto
Un momento dell'attacco di Vincenzo Nibali a Rio de Janeiro @ Bettiniphoto

Tutta l’Italia va giù con Vincenzo Nibali

Gli azzurri si muovono bene, ma l’avventura olimpica si chiude male: Nibali caduto (e fratturato) sul più bello, Aru sesto all’arrivo

Vincenzo, Vincenzo, Vincenzo. A un passo dal sogno tutto sfuma, basta una caduta e puff, volano via mesi di attese, di lavoro solitario per allenarsi in vista del grande obiettivo stagionale. Quell’obiettivo a cui hai sacrificato molto, di sicuro qualche ambizione di fare un Tour de France all’altezza delle tue qualità, del tuo lignaggio, delle tue potenzialità.

Ma oggi ci sentiremmo un po’ vigliacchi ad affondare il colpo, a riportare le critiche che ti abbiamo già espresso nelle scorse settimane; la Grande Boucle è andata come è andata, in maniera incomprensibile (a voler essere generosi), ma oggi era Rio, erano Giochi Olimpici, erano tutta un’altra storia, e tu speravi di poter voltare pagina e ripartire da capo.

Regalare all’Italia la prima medaglia delle Olimpiadi 2016, regalare a te stesso un successo, o almeno un podio che desse ulteriore sostanza a una carriera luminosa, regalare ai tuoi tifosi un’ennesima soddisfazione. La squadra ha girato bene, a parte uno stranamente impalpabile Diego Rosa, gli altri hanno fatto per intero il proprio. Alessandro De Marchi tirando per decine di chilometri, Damiano Caruso promuovendo l’azione che poi – paradossalmente – sarebbe risultata decisiva, visto che ci si è accodato Greg Van Avermaet. Poi negli ultimi due giri Fabio Aru, entrando in scena nel ruolo di stopper delle altrui istanze, e di innesco dell’attacco fine di mondo da parte degli azzurri, prima di conquistare il miglior piazzamento per la squadra, sesto all’arrivo.

 

Italia positiva, Cassani da promuovere
Possiamo opinare che la prima fuga, quella già interessante con Kwiatkowski e Pantano, Albasini e Bystrøm, Geschke e Kochetkov, meritasse forse l’inserimento di un italiano; ma quell’uomo che si sarebbe speso nella fuga, si è speso per tenere sotto controllo la pericolosa azione. In fondo, 0-0 algebrico.

Anche se, a posteriori, potremmo dire che Diego Rosa in quell’azione poteva entrarci, visto che poi dopo non ha contribuito alla causa. Averlo in quella prima fuga sarebbe stato un atout notevolissimo per l’Italia. Però nel mattino brasiliano non si immaginava che il piemontese fosse tanto giù di corda, possiamo (non in questo caso) muovere delle critiche al ct Davide Cassani ma certo non quella di non avere la sfera di cristallo in ammiraglia.

Perché quel che conta è che poi nel momento in cui la corsa è entrata nel vivo l’Italia era ben piantata al centro della scena. Ha lanciato il primo serio contrattacco con Damiano Caruso a 72 km dal traguardo, e il siciliano si è comportato benissimo, tirando la carretta per due giri e poi dando un contributo determinante nel momento dell’attacco del suo capitano, finendosi per tirare sul piano e permettere all’azione di prendere e difendere un bel margine sui temibili inseguitori.

Quell’azione che era partita con Aru ad aprire il varco a Nibali, sulla difficile picchiata da Vista Chinesa, e che si sarebbe potuta concludere con una medaglia, se solo…

 

Il quid che è mancato
A quel punto, nell’ultimo giro della corsa olimpica, se si è seminato bene tocca poi all’individualità raccogliere. Nibali si è mosso bene in salita ma forse un po’ meno di quanto avrebbe sperato. Non ha fatto il vuoto, non ha scollinato da solo, si è ritrovato alle calcagna due clienti a dir poco tignosi, Rafal Majka e Sergio Henao. Il primo si era mosso in parallelo con Vincenzo in discesa, il secondo era reduce dell’attacco di Caruso.

Avevamo detto, alla vigilia: Nibali deve staccare tutti, altrimenti rischia di farsi uccellare in volata. Sarebbe stato meglio farlo in salita, per non dover poi rischiare l’osso del collo in discesa; non ci è riuscito, e a quel punto era naturale prendersi dei rischi nella picchiata. Gli è andata male.

Non è il caso di recriminare (noi da casa, s’intende; lui lo farà tanto da qui in avanti), perché le cadute fanno parte del gioco, e un giorno te ne ritrovi avvantaggiato (Kruijswijk che si stampa sul costone ghiacciato al Giro), un altro giorno paghi lo scotto quando sei (forse di poco) il più forte.

 

Vincenzo, l’obbligo di guardare avanti
Guardare avanti dopo una delusione tanto bruciante non sarà la cosa più immediata del mondo, per Nibali.  Tantopiù alla luce del danno provocato dalla caduta: lo Squalo è andato in ospedale per accertamenti dopo la corsa, è stata riscontrata una frattura alla clavicola che lo mette fuori causa in vista della crono olimpica, e che potrebbe anche rappresentare il sipario sull’intera stagione.

Più facile a questo punto mentalizzarsi direttamente sul 2017, sulla nuova avventura nella squadra del Bahrein, su una nuova stagione da costruire da zero. Guardare avanti. Dopo la caduta, progettare di rialzarsi.

Archivio

La vignetta di Pellegrini