Chris Froome ha chiuso 12° a quasi tre minuti da Van Avermaet @ Bettiniphoto
Chris Froome ha chiuso 12° a quasi tre minuti da Van Avermaet @ Bettiniphoto

Le corse di un giorno non son roba di Froome

Le pagelle di Rio: Chris sbaglia tempi e modi. Alaphilippe fortissimo e sprecone, bravo Purito all’ultimo atto

Greg Van Avermaet – 10
Una gara praticamente perfetta per il fiammingo che dopo anni di piazzamenti riesce finalmente a conquistare la grande vittoria che si meritava. La nazionale del Belgio inizia a sgretolarsi già sul circuito di Grumari e lui così capisce di dover fare tutto da solo e si muove a ruota di Damiano Caruso quando mancano 72 chilometri all’arrivo: lì per lì sembra una mossa molto azzardata (anzi, lo era!) e al secondo passaggio sulla salita più dura è proprio lui uno dei corridori più in difficoltà. Nell’ultimo giro però il chilometraggio aumenta, altri calano più di lui e sul finire della salita è addirittura uno dei più brillanti all’inseguimento del terzetto di testa con Nibali, Henao e Majka. In discesa un incredibile colpo di fortuna (per lui), uno dei pochi della carriera, riapre una gara che sembrava chiusa: vanno giù Nibali e Henao, vanno giù Alaphilippe (che stava staccando tutti) e Thomas, e si torna a lottare per le medaglie. Nel gruppetto non c’è accordo ed è lui a trovare lo scatto giusto con Fuglsang: a quel punto il finale è fantastico, Majka è ripreso ai 1500 metri, nessuno ha più le gambe per forzare e in volata Greg riesce a far valere la sua superiorità. E dire che su un percorso del genere nessuno gli dava troppe chance…

Jakob Fuglsang – 8.5
Il danese è un corridore poco appariscente e nessuno lo avrebbe mai pronosticato sul podio olimpico oggi. Fuglsang è stato uno degli ultimi a riaccodarsi al gruppetto buono dopo l’allungo di Nibali in discesa, poi in salita è uno dei più generosi proprio assieme al suo compagno di squadra all’Astana: quando negli ultimi chilometri si riapre la lotta per il podio è uno dei pochi ad avere ancora gambe e riesce a staccare gli altri inseguitori assieme a Van Avermaet. A quel punto la certezza di una medaglia lo spinge a collaborare a tutta pur sapendo di essere battuto in un arrivo allo sprint: così è, ma l’essere riuscito a rientrare su Majka lo porta all’argento che è pur sempre meglio di un bronzo.

Rafal Majka – 8.5
Una gara disputata quasi tutta tenendo un atteggiamento difensivo, praticamente sempre sulle ruote senza mai esporsi più tanto: però nonostante ciò il polacco è stato bravissimo a farsi trovare sempre nel gruppo dei migliori ed a riuscire a rientrare in salita dopo le accelerazioni di Henao e Nibali. A 12 chilometri dall’arrivo riesce ad evitare per miracolo la doppia caduta dei due compagni di fuga e si ritrova solitario in testa alla corsa con un bottino di una ventina di secondi da difendere: se qualcuno degli inseguitori avesse chiuso subito su Van Avermaet e Fuglsang adesso sarebbe lui il nuovo campione olimpico, ma la medaglia di bronzo è comunque un grande risultato anche se rimarrà il rimpiato di essere arrivato a soli 1500 metri dal sogno.

Vincenzo Nibali – 8
Quella maledetta curva se la ricorderà per sempre come le ricoderemo noi tifosi: era in testa alla corsa, la medaglia era a portata di mano ed invece la sua gara è finita a 12 chilometri dalla fine e senza neanche la possibilità di provare a rifarsi mercoledì nella cronometro vista la frattura rimediata. Fatale è stata quella discesa già affrontata due volte in gara e chissà quante altre in allenamento i giorni scorsi: al precedente passaggio era stato proprio lì che aveva attaccato assieme a Fabio Aru realizzando un vero e proprio capolavoro tattico. Anche in salita poi Vincenzo ha dimostrato di essere uno dei più forti in gruppo: ha attaccato a ripetizione, ha fatto selezione e ha attaccato ancora. Ci sentiamo solo di dirgli bravo!

Fabio Aru – 7
Lo scalatore sardo offre tanto alla causa azzurra più dal punto di vista tattico che di gambe. Aru ha attaccato con Nibali nella penultima discesa, poi ha dettato un po’ il ritmo in discesa: quando Nibali attacca lui perde contatto ma con grande caparbietà riesce a rientrare e poi nell’ultimo tratto della salita si mette a rompere i cambi nel gruppetto per proteggere la fuga di Vincenzo. Negli ultimi 10 chilometri si ritrova improvvisamente capitano ma a quel punto non c’era più né il terreno adatto, né le gambe per inventarsi qualcosa. Chiude al sesto posto, un piazzamento che non serve a rendere meno amaro l’esito finale.

Diego Rosa – 4
Il ragazzo piemontese ha talento, ma il suo grosso limite è la continuità: è capace di alternare prestazioni fantastiche ad altre terribili anche solo da un giorno all’altro e senza una reale motivazione. A Rio la vigilia un po’ tribolata (vedi la vicenda dei tre controlli mancati, poi risolta con l’annullamento di due di essi) può forse averlo un po’ condizionato, ma tra i nostri è stato di gran lunga quello con il rendimento peggiore: in testa al gruppo lo si è visto solo per qualche centinaio di metri all’inizio della prima salita di Vista Chinesa, poi più nulla.

Damiano Caruso – 8
Prestazione decisamente convincente per il siciliano che attacca sulle prime rampe di Vista Chinesa quando mancano poco più di 70 chilometri all’arrivo: è il suo allungo che crea la fuga in cui sono presenti anche Greg Van Avermaet e Sergio Henao. Nel secondo passaggio in salita è sembrato un po’ sofferente, ma quando da dietro rientrano Aru e Nibali si mette davanti al gruppetto di testa per fare una cronometro (solo Kwiatkowski riesce a dargli un paio di cambi prima di cedere) a tutta che dia ai capitani la possibilità di prendere la salita con il vantaggio più ampio possibile. Dopo essersi finito riesce comunque ad arrivare al traguardo al 40° posto.

Alessandro De Marchi – 8
Prova assolutamente maiuscola per il friulano che è il primo dell’Italia ad entrare in azione quando la fuga della prima ora inizia ad assumere proporzioni preoccupanti. Nel circuito di Grumari si porta dietro il gruppo per lunghi tratti ed il suo lavoro è importantissimo per recuperare terreno sui battistrada: alza bandiera bianca all’inizio della prima scalata di Vista Chinesa e nonostante tutto quello che ha speso in precedenza riesce addirittura al traguardo al traguardo in 63esima ed ultima posizione a venti minuti dalla medaglia d’oro: se si fosse ritirato la sua sarebbe comunque stata una prestazione eccezionale, così invece l’applauso glielo facciamo ancora più forte.

Sergio Henao – 8
Quando si muove Damiano Caruso sulla prima salita di Vista Chinesa il colombiano è pronto ad entrare in azione ed a chiudere il buco. Quando Vincenzo Nibali rientra e attacca in salita all’ultimo giro è di nuovo lui il più lesto a seguirlo ed è sempre lui a dare cambi al siciliano mentre Rafal Majka resta passivo a ruota in salita: e purtroppo è sempre lui ad andare per terra assieme a Nibali quando mancano 12 chilometri dall’arrivo e la medaglia sembra ormai quasi cosa fatta. Prima o poi in carriera dovrà togliersi una grande soddisfazione come risarcimento di tutta la sfortuna che lo ha colpito finora.

Joaquim Rodríguez – 7
L’ultima gara della carriera si chiude con un quinto posto e con il rammarico per aver mancato quell’azione in discesa dell’Italia che di fatto ha deciso la corsa: Purito ci aveva anche provato a chiudere il gap con Valverde, ma poi hanno dovuto aspettare quelli dietro. Con uno sforzo spettacolare Purito è riuscito a rientrare (con il bravo Louis Meintjes) sugli inseguitori di Nibali, Henao e Majka sull’ultima salita ma a quel punto il dispendio di energie era stato troppo elevato per potergli chiedere di più di quello che già ha fatto.

Alejandro Valverde – 4.5
Tanti lo indicavano come uno dei favoriti ma oggi non c’era il Valverde che conosciamo, forse per i tanti impegni stagionali (classiche, Giro, Tour) senza riposo o per una semplice giornata negativa. Bravo a mettersi a disposizione di Joaquim Rodríguez una volta capito che non ci sarebbe stato molto da fare: un paio di belle trenate in pianura hanno consentivo al gruppo di limitare il distacco. Molto rivedibile comunque tutta la tattica della Spagna, in ritardo su tutte le azioni più importanti della gara.

Chris Froome – 4.5
Sull’ultima salita Chris Froome ci ha provato, in grande ritardo ma comunque uno scatto lo ha piazzato: il percorso brasiliano però lo ha respinto malamente tanto che è stato ripreso e superato sia da Alaphilippe (poi rientrato davanti) che da Rui Costa. Nel complesso prestazione generosa per i corridori britannici, in particolar modo Ian Stannard e Stephen Cummings che hanno tirato tanto sul circuito di Grumari, ma la sensazione è che nel finale non avessero ben chiaro l’uomo per cui lavorare: nonostante tutto Geraint Thomas avrebbe potuto lottare per il podio senza la caduta in discesa.

Julian Alaphilippe – 6-
Il giovane talento transalpino era molto probabilmente il corridore più forte in gara oggi ma è riuscito a sbagliare tutto quello che poteva sbagliare, complici anche dei compagni di squadra decisamente sottotono e sempre passivi: si fa sorprendere dall’attacco italiano in discesa, si muove in netto ritardo sull’ultima salita, sbaglia in discesa e poi perde l’attimo anche nel momento dell’allungo decisivo di Van Avermaet e Fuglsang. Le gambe c’erano, il quarto posto al traguardo non fa altro che aumentare i rimpianti.

Andrey Zeis – 7.5
Grande sorpresa di giornata è stato il kazako Andrey Zeits che con grande personalità ha lottato fianco a fianco con i migliori pur essendo stato convocato solo ad una settimana dalla gara: non è riuscito a riportare il Kazakistan sul podio, ma l’ottavo posto finale è un risultato davvero inaspettato.

Olanda – 4
Alla vigilia gli orange facevano una gran paura a tutti con Bauke Mollema fresco vincitore a San Sebastián, Wout Poels fenomenale al Tour de France, Steven Kruijswijk che al Giro era fortissimo e Tom Dumoulin. La realtà invece è che l’Olanda ha deluso, e non poco: Dumoulin ha fatto 10 chilometri e si è ritirato per precauzione in vista della cronometro, Poels si è staccato ancora prima di arrivare alla salita decisiva, Kruijswijk mai visto e Mollema idem pur essendo stato il primo dei suoi al traguardo a 3’31” dalla medaglia d’oro.

Daniel Martin – 4.5
Già alla Clásica di San Sebastián era venuto il sospetto che non fosse uscito proprio bene dal Tour de France: la conferma è stata questa gara anonima a Rio chiusa a quasi tre minuti da Greg Van Avermaet.

Rigoberto Urán – 4
L’argento di Londra 2012 è una delle delusioni maggiori della gara di oggi: Rigoberto non si è mai visto, ha perso contatto dal gruppo appena il gioco si è fatto duro e si è ritirato. Per la Colombia non ha brillato anche il giovane Miguel Ángel López, Jarlinson Pantano non era quello del Tour (è arrivato a Rio solo giovedì) ma almeno si è visto in fuga, l’unico a raggiungere il traguardo è stato Esteban Chaves, 21° a 3’34”.

Richie Porte – s.v.
Sul pavé in quattro passaggi gli salta due volte la catena ed è costretto ad inseguire, poi in discesa cade al penultimo giro nella stessa curva che sarà fatale anche a Vincenzo Nibali: la sua gara finisce con una visita all’ospedale per una sospetta frattura della clavicola.

Pavel Kochetkov, Michal Kwiatkowski – 8.5
Il russo e il polacco sono stati i più forti della fuga che ha caratterizzato buona parte della corsa e che ha visto come protagonisti anche Sven Erik Bystrøm, Jarlinson Pantano, Michael Albasini e Simon Geschke. Kochetkov è stata una vera sorpresa pur essendo campione nazionale in carica, Kwiatkowski invece si è rivisto a buoni livelli dopo un periodo molto opaco.

Peter Sagan – 4
Giudica il percorso troppo duro e così pur di essere alle Olimpiadi sceglie di iscriversi alla MTB. Vedendo vincere Van Avermaet forse si sarà mangiato le mani per l’incredibile occasione sprecata. Incassa e porta a casa (ma speriamo che dia comunque spettacolo nelle ruote grasse).

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