Lauren Rembi e un giornalista troppo invadente © assia-hamdi-fr
Lauren Rembi e un giornalista troppo invadente © assia-hamdi-fr

Limiti e doveri del giornalismo, anche in Francia è caos

Protagonisti dell’intervista del momento un’atleta inconsolabile e un giornalista fin troppo zelante nel tentativo di consolarla

Lauren Rembi, spadaccina della nazionale francese di scherma, ha appena subito una sconfitta da parte della sua avversaria cinese, Sun Yiwen, nella finale per la medaglia di bronzo. Il suo sogno di salire sul podio olimpico e di sfoggiare l’agognata medaglia è appena svanito e la povera ragazza si lascia andare ad un pianto ininterrotto.

Richiamato dai singhiozzi dell’atleta transalpina, il suo connazionale di France Tv André Garcia non ha resistito. Il suo spirito da cavalier cortese pronto ad accorrere in soccorso di una fanciulla indifesa e in lacrime ha preso pieno possesso del suo corpo. Si è avvicinato così a Lauren, che stava tentando di tornarsene negli spogliatoi, per consolarla, per convincerla che in fondo il suo torneo olimpico non è andato poi così male. «Non c’è alcun motivo di essere triste» incalza il sedicente giornalista al passaggio della sua connazionale davanti alla postazione della stampa.

Fortunatamente per lui a Lauren hanno tolto la spada di mano. La ragazza lo guarda con occhi increduli, ancora inondati dai lucciconi, e cerca invano di allontanarsi dall’uomo col microfono in mano. Ma lui, ligio al dovere, non può di certo lasciarla andare. La trattiene per un braccio e continua a ripeterle che in fondo non può essere scontenta della sua prova olimpica. Poco importa se la fanciulla ha solo bisogno di andarsi a rifugiare in qualche angolo per smaltire la sua enorme delusione. L’intervistatore la guarda piangere e continua: «Questa mattina avresti mai pensato di arrivare fin qui? Capisco la delusione, ma hai ottenuto un quarto posto, non ne è valsa la pena».

La spadaccina, continuando a piangere (a questo punto viene da chiedersi se le lacrime sono per la delusione o per il giornalista che ha davanti), cerca di nascondersi alla telecamera, coprendosi il volto con le mani e cercando di girarsi dall’altra parte.

«È bello quello che hai fatto oggi» continua André nella sua missione consolatoria. «Volevo la medaglia e non ce l’ho. È tutto quello che posso dire» trova il modo di risponde la povera Rembi, tra un singhiozzo e l’altro. A questo punto, ci si aspetterebbe che il nostro giornalista la lasci andare a digerire la brutta batosta. E invece no. Perché lui è convinto della sua missione. Un quarto posto alle Olimpiadi, per lui, non è da buttare via. E insiste, tirandola verso la telecamera, nonostante la povera spadaccina cerchi in tutti i modi di sottrarsi al video e al microfono.

L’indignazione in patria è alle stelle. Si mette in dubbio la professionalità del povero André, perché non ha rispettato il momento di sconforto di un’atleta che si era preparata con sacrifici e tanto allenamento all’appuntamento più importante della sua vita sportiva. C’è chi si è chiesto che tipo di giornalista insiste nella tortura di una ragazza che ha appena subito una delusione di tal genere.

Poverino, non l’hanno proprio capito. Lui voleva fare una cosa carina e ora lo mettono in croce. È proprio vero che certi gesti sono destinati ad essere compresi solo postumi. Non ti preoccupare André, non sarai candidato per il premio di giornalista dell’anno, ma arriverà il giorno in cui il tuo grande gesto di generosità sarà ricordato negli annali del giornalismo.

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