L'incontenibile gioia di Elia Viviani dopo l'oro nell'Omnium a Rio de Janeiro © Bettiniphoto
L'incontenibile gioia di Elia Viviani dopo l'oro nell'Omnium a Rio de Janeiro © Bettiniphoto

Eliaaaaaaaa! Viviani è d’oro, piangiamo di felicità

Omnium storico a Rio de Janeiro, il veronese vince le Olimpiadi su Cavendish e Hansen. Finale da brividi, poi la gioia incontenibile

Dove sono le parole? Le cerchiamo, vorremmo trovarne di più belle rispetto a sempre, di più roboanti magari, di più toccanti, ma siamo ingolfati, quasi schiacciati dall’improvviso liberarsi di tante emozioni represse per anni, tanta sofferenza nel vedere la pista italiana inadeguata ai tempi e agli avversari per una lunga notte oscura che finalmente esplode in un’alba vivida di rinascita.

Elia Viviani, quanto ti abbiamo aspettato, quanto abbiamo atteso insieme a te questo momento, attraverso anni di medaglie conquistate qua e là, di vittorie sfuggite spesso in maniera incredibile, di appuntamenti olimpici e mondiali sfumati a volte per un dettaglio, per un colpo di malasorte, per un attimo di distrazione.

E oggi, nel Velodromo Olimpico di Rio de Janeiro, arriva la ricompensa a tutti gli sforzi, a tutti i sacrifici, anche a tutta la pazienza necessaria per respingere le critiche, di quelli che “dovrebbe fare solo la strada”, “lasci perdere la pista”, “ma chi glielo fa fare”, e via pontificando. La vittoria più attesa, più importante, più magica, la vittoria delle vittorie, perché quando vinci le Olimpiadi non lo fai solo per te o per i tuoi cari o per il tuo movimento, quando vinci le Olimpiadi hai gli occhi di un Paese addosso, entri direttamente in un empireo, e dalla porta principale.

Che momento, ragazzi. La Corsa a Punti soffertissima, con una caduta, eppure condotta col piglio cattivo, giusto, con la volontà di non mollare mai, di non lasciare sfuggire gli avversari e con essi il risultato maturato attraverso le prime cinque prove dell’Omnium. E alla fine due sprint uno dietro all’altro, vinti, in faccia a tutti, a quel Cavendish che lo prenderesti quasi a schiaffi, perché ha (involontariamente, certo) innescato la caduta in cui Viviani quasi lasciava ogni speranza, a metà gara.

Perché, sì, è pure caduto, Elia, ma si è rialzato, ha proseguito un po’ ammaccato ma ancora più tenace, e alla fine ha vinto quell’oro, per poi abbandonarsi a calde, irrefrenabili, infinite lacrime in cui era condensato tutto, tutto, tutto. Troppo bello, troppo. Troppo indimenticabile. Troppo di qualsiasi cosa.

 

Elia subito fortissimo nel Chilometro
Che la giornata sarebbe stata foriera di momenti di gioia lo si è capito subito, sin dal mattutino Chilometro da fermo, che un tempo – al pari dell’Inseguimento – avrebbe respinto Viviani, ma che oggi rappresenta uno dei suoi… sei punti di forza. La prova l’ha vinta il neozelandese Dylan Kennett (tempo di 1’00″923, di valore assoluto) davanti all’australiano Glenn O’Shea (1’02″332), ma il veronese di Isola della Scala si è inserito al terzo posto, abbassando di tre decimi il suo personale (fino a 1’02″338).

Viviani si è lasciato alle spalle – O’Shea a parte – tutti i rivali di classifica, a partire da Fernando Gaviria (quarto) e proseguendo con Lasse Norman Hansen (quinto), Mark Cavendish (sesto), Roger Kluge (nono) e soprattutto Thomas Boudat: il francese guidava la graduatoria, ma ha chiuso il Chilometro soltanto all’undicesimo posto, lasciando così all’azzurro la strada aperta verso il primo posto generale.

140 i punti di Elia dopo la quarta prova, 126 quelli di Boudat e Cavendish, 118 per Hansen e Gaviria, 114 per Kluge e O’Shea, 110 per Kennett; tutti gli altri molto lontani. Da segnalare, tra l’altro, che già prima della della prova del Chilometro la classifica era variata rispetto a ieri: i giudici avevano infatti riesaminato il confuso finale dello Scratch, e avevano riposizionato Gaviria dal quinto all’ottavo posto, togliendogli 6 punti. Tutto remava in favore di Viviani.

 

Un Giro Lanciato per lanciarsi definitivamente
La quinta gara in programma, il Giro Lanciato, era una di quelle in cui Viviani partiva tra i favoriti. Un Kennett coi retrorazzi, dopo aver già vinto il Chilometro, ha fatto sua anche questa prova, col tempo di 12″506. Ma alle sue spalle ecco la sagoma azzurra (anche se in maglia bianca) di Elia, che ha centrato un fondamentale secondo posto col tempo di 12″660.

Il piazzamento ha permesso al veneto di guadagnare ancora qualcosa sugli immediati inseguitori: Cavendish si è piazzato terzo, Hansen quarto, O’Shea sesto, Boudat nono, Gaviria decimo, Kluge undicesimo.

La classifica a questo punto era da sogno: 178 punti per Elia, ben 16 di vantaggio sul secondo, Cavendish (162), e 26 sul terzo, Hansen (152); ancor più indietro il rimontante Kennett e il calante Boudat (entrambi a 150), O’Shea (sesto a 144), Gaviria (settimo a 140) e Kluge (ottavo a 134). La lotta per l’oro sarebbe stata ridotta a questi otto pezzi da 90.

 

Nella Corsa a Punti tutti contro Elia
Fernando Gaviria, dovendo recuperare molti punti, è partito lancia in resta nella Corsa a Punti (160 giri in totale), scattando al fischio d’inizio per tentare di guadagnare subito un giro. La sua azione è stata frustrata dopo una decina di tornate, ma nel frattempo il colombiano si è assicurato i 5 punti del primo sprint, con Kennett (3), Cavendish (2) e Viviani (1) bravi a piazzarsi; il secondo sprint, ai -140 giri, è stato un capolavoro in rimonta di Viviani, ai danni proprio del principale rivale Cavendish: 5 punti per Elia contro i 3 di Mark, e allungo in classifica (184 contro i 167 di Cav).

Ai -134 è partito in caccia uno dei più temibili avversari, il danese Hansen, il quale ha impiegato 21 tornate per prendere il giro, approfittando strada facendo per vincere due sprint: un colpo da 30 punti (5+5+20 per il giro preso), e LNH è così piombato alle spalle di Viviani (che nei due sprint vinti dallo scandinavo ha guadagnato 2 punticini contro i 3 di Cavendish e Gaviria).

Mentre Hansen conquistava la tornata, a loro volta Kluge e poi Gaviria partivano in caccia, ed erano bravi e fortunati a conquistare rapidamente il giro (con tanto di 5 e 3 punti, rispettivamente, allo sprint); diciamo fortunati perché proprio mentre i due erano fuori, una caduta ha rallentato il gruppo. E chi è stato coinvolto nel capitombolo? Elia.

La dinamica: il coreano Park è incocciato in un improvviso cambio di traiettoria di Cavendish, andando giù pesantemente (e rimanendo seriamente colpito) e travolgendo appunto Viviani e pure O’Shea. La corsa, dopo poco, è stata sospesa per permettere i soccorsi allo sfortunato asiatico. L’azzurro, fortunatamente, non ha riportato grosse conseguenze.

 

Il finale indimenticabile: oro per Viviani!
La seconda parte della Corsa a Punti è stata uno stillicidio. I tentativi di guadagnare il giro sono stati tanti, ma il più delle volte solo accennati, eppure sempre temibili, perché quando si muovono Hansen o Gaviria, che fai, li prendi sottogamba?

Viviani ha controllato tutto, ha marcato da vicino proprio i più vicini, Hansen e Cavendish e Gaviria. Sprinta tu che sprinto io, il danese si è avvicinato fino a -2 dopo la decima volata (191 per Elia, 189 per Lasse), ma poi all’undicesima Viviani è uscito di forza (inseguendo Boudat che era in caccia), e ha preso tre punti che l’hanno rilanciato, stavolta definitivamente.

Le tornate passavano, la fine si avvicinava e con essa l’ansia degli avversari, chiamati a prendere un giro se volevano mettere in discussione la vittoria dell’azzurro. Perché scavalcarlo solo a suon di sprint non era possibile: il veronese era il più in palla nelle volate, prendeva quasi sempre punti, ne ha conquistati 3 alla 12esima (ma Cavendish nell’occasione 5), poi gli è sfuggita la 13esima (qui Hansen ne ha presi 2 e si è riavvicinato di nuovo: 197 Elia, 191 il danese).

E poi, 14esimo e 15esimo sprint, un capolavoro dietro l’altro, due splendide vittorie per Elia, la prima delle quali proprio simbolica, perché ottenuta battendo nettamente Cavendish, Gaviria e Hansen. A quel punto, con 10 punti di margine su LNH e Cav, la vittoria era quasi in carniere. Non contento, Elia è ripartito con l’olandese Veldt e il kazako Zakharov, guadagnando metri sugli altri, e andando a prendersi pure i 5 punti del 15esimo sprint, e a quel punto era chiaro che nessuno l’avrebbe più raggiunto.

Ci hanno provato ancora, Gaviria con Boudat e Kluge, a prendere un giro all’ultimo respiro, ma era tardi, non c’era più niente da fare per loro. Né per l’oro.

Vittoria storica, straordinaria, strepitosa per Viviani, 207 punti totali, Cavendish secondo a 194, il campione uscente Hansen terzo a 192, il bicampione del mondo Gaviria quarto a 181. Cioè ragazzi, rendiamoci conto della nobiltà che oggi Elia si è lasciato alle spalle. Grande, grande, grandissimo!

 

Nell’Omnium donne Laura Trott continua a dominare
Alternato alle emozionanti sfide decisive dell’Omnium maschile, si è svolto anche quello femminile, limitatamente alle prime tre prove. Inutile dire che i pronostici sono stati ampiamente rispettati, con la britannica Laura Trott e l’americana  Sarah Hammer a battagliare ai massimi livelli (e con l’inserimento tra loro della belga Jolien D’Hoore).

Nello Scratch si è imposta la bielorussa Tatsiana Sharakova, brava a sorprendere tutte guadagnando – lei sola – un giro di vantaggio; la volata per il secondo posto è stata appannaggio della Trott davanti alla D’Hoore, alla Hammer, alla neozelandese Lauren Ellis, all’australiana Annette Edmondson, alla danese Amalie Dideriksen e alla francese Laurie Berthon; solo nona l’olandese Kirsten Wild, al di sotto delle attese.

L’Inseguimento è stato dominato dalla Trott col tempo di 3’25″054 (addirittura rallentando nel finale), davanti alla Hammer (3’26″988), alla D’Hoore (3’30″202) e alla Dideriksen (3’30″264), e la britannica ha subito preso margine in classifica, visto il contestuale nono posto della Sharakova.

L’Eliminazione, manco a dirlo, ha visto di nuovo imporsi l’incredibile bitrecciolona britannica, una Trott incontenibile che ha piegato nell’ordine D’Hoore, Hammer, Wild, Edmondson, Dideriksen e Sharakova. La classifica a metà gara vede Laura prima con 118 punti, contro i 110 della D’Hoore, i 108 della Hammer, i 92 della Dideriksen, i 90 di Sharakova, Wild ed Edmondson. Teoricamente la contesa è limitata a queste cicliste, con le altre abbastanza più lontane. Nella realtà, la contesa è limitata solo a Laura. Amen.

 

Nella Velocità si chiude un’epoca per Anna Meares
Tra le donne c’è stato anche un turno (ottavi di finale) del torneo della Velocità individuale, con annesso ripescaggio. Nessuna sorpresa, semmai la conferma che l’australiana Anna Meares (eliminata) è alla fine del suo magnifico ciclo di campionessa. I quarti di finale domani vedranno contrapposte Rebecca James (Gran Bretagna)-Tianshi Zhong (Cina), Katy Marchant (Gran Bretagna)-Simona Krupeckaite (Lituania), Wai Sze Lee (Hong Kong)-Kristina Vogel (Germania), Elis Ligtlee (Olanda)-Anastasiia Voinova (Russia).

Domani, ultima delle sei giornate di gara del ciclismo su pista a Rio, si completerà appunto il torneo della Velocità femminile, così come si completerà l’Omnium delle ragazze; nel corso della serata si svilupperà poi il torneo del Keirin maschile. Doppia sessione come oggi, dalle 15 alle 17 e dalle 21 alle 23.30 (tutti orari italiani).

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