Quintana, Froome e Contador (con Valverde sull sfondo): questi i favoriti © AFP - Yuzuru Sunada
Quintana, Froome e Contador (con Valverde sull sfondo): questi i favoriti © AFP - Yuzuru Sunada

Lo smilzo, l’andino, il pistolero

Alla Vuelta a España si preannuncia un triello: ma Chaves e Kruijswijk vogliono scombinare le gerarchie

È la terza grande corsa a tappe dell’anno a livello temporale e, come da tradizione recente, la Vuelta a España potrà contare su alcuni nomi di altissimo livello (a cui fa da contraltare una fascia medio-alta non così indimenticabile) a giocarsi il successo finale in una corsa dal percorso decisamente rivedibile, per usare un eufemismo. Non vedere sul gradino più alto del podio uno dei tre campionissimi sarà una gran sorpresa.

Froome per la storica accoppiata, ma senza Landa ancora a supporto
Christopher Froome punta senza mezzi termini a ripetere quanto fatto nella storia solo da Jacques Anquetil nel 1963 e da Bernard Hinault nel 1978: portarsi a casa nel medesimo anno (ma all’epoca della Caravelle e del Tasso in Spagna si correva in primavera) l’accoppiata franco-spagnola. Già nel 2015 ci aveva provato ma complice una caduta nella frazione di Cortals d’Encamp aveva dovuto gettare la spugna.

Il percorso scelto è particolarmente adatto alle sue caratteristiche e, come sempre capita, ad accompagnarlo c’è un Team Sky competitivo: l’uomo più prezioso avrebbe dovuto essere Mikel Landa, che si sarebbe allineato anche all’ultimo grande giro del 2016. Ma il basco, che l’anno scorso fu fondamentale per il successo di Fabio Aru, ha dovuto alzare bandiera bianca a causa di un problema al fianco. Scudiero ancor più importante diventa dunque il ceco Leopold König, reduce da un’annata no e destinato a cambiare squadra. Altro nome che non ha reso come previsto è Michal Kwiatkowski, anche lui pronto a sacrificarsi in salita assieme al solido Ian Boswell e a David López, sostituto del connazionale.

Quintana per il successo, Valverde per il gran filotto
La formazione maggiormente indicata per dar filo da torcere si chiama, come spesso accade, Movistar Team. Il capitano è Nairo Quintana che deve riscattare un Tour de France insufficiente tanto dal punto di vista della forma quanto del risultato, per uno che aveva chiaramente dichiarato di puntare alla maglia gialla. Come per il rivale britannico, anche il colombiano aveva provato la vittoria nel 2015, dovendosi accomodare ai piedi del podio.

Non sarà di certo solo, l’andino. Lo scorterà Alejandro Valverde che vuole diventare raggiungere Raphaël Geminiani e Gastone Nencini nella speciale lista di quanti sono riusciti a terminare tutti i grandi giri di una stagione tra i migliori dieci. Gli altri muli nelle montagne della squadra navarra saranno Rubén Fernández, José Herrada, Daniel Moreno e Rory Sutherland, capaci di portare nelle migliori condizioni possibili il leader. Il quale dovrà dare quelle risposte mancate a luglio.

Contador: la sua classe e poco altro
Chi non ricorderà il mese passato fra i più gioiosi della carriera è Alberto Contador, che sul Tour aveva centrato la stagione togliendosi dai giochi già al primo giorno con una caduta da lui medesimo provocata. Come nel 2014 l’iberico inizialmente aveva inizialmente tergiversato sulla presenza alla corsa di casa; come allora sarà però della partita, ripetendo la sfida diretta con Froome e Quintana da lui conquistata.

Quello che gli farà quasi certamente difetto sarà il team: l’ultima esperienza in una corsa di tre settimane nella lunga e gloriosa storia della Tinkoff (e delle sue precedenti denominazioni) non verrà ricordata per la presenza di grandi nomi oltre al campione di Pinto. A dargli una mano in salita potranno esserci i soli Jesús Hernández, Robert Kiserlovski, Ivan Rovy e Yuri Trofimov. Non quanto di meglio possibile.

Chaves e Kruijswijk, non solo outsider
Bene, esclusi i tre campionissimi chi ci sarà? Molto atteso è Esteban Chaves, che proprio un anno fa fece sensazione con due tappe vinte e un quinto posto finale. Per colui che al Giro 2016 ha compiuto un ulteriore, importante miglioramento, non sarà semplice salire sul secondo podio dell’anno; in caso di (possibile) debacle altrui, Chavito promette di essere della partita, aiutato nella Orica-BikeExchange da Damien Howson e Simon Yates.

Chi vuole prendersi una rivincita dopo l’ultimo fine settimana del Giro d’Italia da incubo è Steven Kruijswijk: l’olandese, dominatore della Corsa rosa fino alla caduta fatale nella discesa del Colle dell’Agnello. Il rosso olandese vuole dimostrare di essere un nome di spicco per i prossimi anni nelle corse a tappe, vincendo la concorrenza interna di Robert Gesink che lo accompagnerà nella prova spagnola, così come faranno Enrico Battaglin e George Bennett per un Team LottoNl-Jumbo che punta a stupire.

López al debutto, gli spagnoli giocano la carta dell’esperienza
Tra gli outsider, particolare curiosità desta Miguel Ángel López. Il talentuoso baby colombiano, al primo grande giro in carriera, ha vinto quest’anno il Giro di Svizzera (con un parco partenti non irresistibile, va detto) e verrà condotto dai più esperti Dario Cataldo e Michele Scarponi. Il sudamericano dell’Astana Pro Team non dovrebbe risultare un fattore in classifica ma, con uno dalle sue qualità, meglio non escludere nulla.

Ben più esperto è Samuel Sánchez, alla nona partecipazione di cui due (2007 e 2008) terminate sul podio. Il trentottenne asturiano sarà al vertice di un interessante terzetto del BMC Racing Team composto anche da Darwin Atapuma e Tejay van Garderen. Ex compagno di squadra del campione olimpico di Pechino è Haimar Zubeldia, eterno contender per la top 10 così come questo può essere l’obiettivo per un terzo ex Euskaltel, ossia Igor Antón, affiancato nella Dimension Data dal giovane Merhawi Kudus.

Brambilla tiene alta la bandiera italiana, Meintjes quella dell’Africa
La miglior speranza italiana, detto comunque che Scarponi non è mai da mettere fuorigioco in partenza, è Gianluca Brambilla: il vicentino è alla miglior stagione della carriera, gli manca un piazzamento di qualità nelle corse di tre settimane per essere ancor più un corridore di primissimo livello. La sua Etixx-Quick Step non lo lascia solo visto che potrà fare affidamento su Maxime Bouet, David De la Cruz e Pieter Serry. Un anno fa l’azzurro fu tredicesimo, ora può migliorare.

Corre per una squadra tricolore Louis Meintjes, rivelazione assoluta del Tour de France. Il sudafricano della Lampre-Merida può essere il jolly, vista la sua capacità di resistere nelle salite con pendenze a doppia cifra come quelle caratteristiche della Vuelta. Sarà spesso solo, ma non è un problema, come visto nello splendido luglio francese.

Ultimo ballo di Péraud, Geniez e Barguil di qualità. Enigma Talansky
In quella che dovrebbe essere la sua ultima gara della carriera, Jean-Christophe Péraud può essere un nome valido per la top 10, lui che nell’AG2R La Mondiale dividerà il ruolo di capitano con Pierre Latour, debuttante in questo tipo di gare. Sempre in Francia, per la FDJ c’è Alexandre Geniez che nel 2017 si trasferirà proprio all’AG2R; top 10 decisamente alla sua portata. Non dovrebbe invece riuscirvi Romain Sicard, leader della Direct Énergie.

Ha fatto della Vuelta il suo obiettivo di stagione Andrew Talansky; il capitano della Cannondale-Drapac (che schiera anche Joe Dombrowski e il nostro Davide Formolo) è uno dei corridori più enigmatici del plotone. Altrettanto vale per i suoi risultati: sarà della partita per la top 5, per la top 10 o infilerà un nuovo flop? Può far bene Warren Barguil, due anni fa ottavo, ma visto il Team Giant-Alpecin dovrà arrangiarsi.

Altri nomi che possono ambire alla top 10 sono quelli di Mathias Fränk (IAM Cycling), Tiago Machado e Rein Taaramäe (Team Katusha), Maxime Monfort (Lotto Soudal) e Sergio Pardilla (Caja Rural-Seguros RGA), quest’ultimo chioccia del giovane britannico Hugh Carthy.

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