Mariana Pajón, ancora vincitrice nella BMX per la Colombia © Getty Images - Ryan Pierse
Mariana Pajón, ancora vincitrice nella BMX per la Colombia © Getty Images - Ryan Pierse

Medagliere, quanti balzi inattesi!

Nella sommatoria delle medaglie di Rio de Janeiro c’è chi ride e chi piange

Manca un solo giorno al termine della XXXI edizione dei Giochi Olimpici estivi ed inizia ad essere tempo di bilanci. Il metodo più rapido per tirare le somme è quello di buttare un’occhiata al medagliere, elenco dei podi conquistati dalle singole nazioni che, pur non avendo alcuna valenza (il CIO non lo contempla all’interno del suo statuto), è sempre atteso da tifosi, media e anche protagonisti dello sport.

Da Rio de Janeiro saluta con il sorriso il Giappone che si porta dai 7 ori (e altre 31 medaglie) di Londra 2012, che fruttarono un mediocre dodicesimo posto, ai 12 ori (e altre 28 medaglie) di Rio 2016 che portano al sesto posto nel medagliere (posizione che potrebbe diventare la settima in caso di triplo oro finale per la Francia, eventualità non remota). Il percorso verso Tokyo 2020 non poteva partire in modo migliore.

Gaudio maximo per la Croazia che, pur non confermando l’oro nella pallanuoto maschile, raccoglie 5 ori e altre quattro medaglie. La miglior spedizione fu quella di quattro anni fa, quando le medaglie furono 6, metà delle quali ori; per un paese di 4 milioni di abitanti un successo senza pari. Ottimo bottino per la Colombia che si porta a casa 3 ori; nelle precedenti diciotto edizioni i Cafeteros avevano portato a casa solo 2 ori, rispettivamente a Sydney 2000 e a Londra 2012.

Tra chi esce con l’amaro in bocca c’è la Cina: ma come, la terza nel medagliere è insufficiente? Sì, perché leggendo i risultati si capisce come l’onda lunga di Pechino 2008 si sia affievolita. Nell’edizione casalinga i cinesi riuscirono nell’impresa di togliere il primo posto agli Stati Uniti grazie a 51 ori e ulteriori 49 medaglie. A Londra 2012 un comprensibile calo, con le medaglie d’oro scese a 38 a cui si sono accompagnate altro 50 medaglie. A Rio de Janeiro 2016, invece, il disastro: 24 gli ori (che al massimo possono diventare 26) e altre 42 medaglie. Nel Partito non saranno certamente felici e pretenderanno sicuramente un cambio di rotta nel prossimo quadriennio; perché sfigurare in casa del nemico giapponese non è un’eventualità presa in considerazione.

È l’edizione più ricca ma il Brasile non è contento di come è andata, dal punto di vista delle medaglie, l’Olimpiade casalinga: 6 gli ori finora, numero mai raggiunto in passato. Ma medaglie che dovrebbero toccare quota 18, solo una in più di Londra 2012 e due in più di Pechino 2008. Il boost solitamente derivante dall’appuntamento in patria non è stato sfruttato anche per qualche delusione di troppo (volley femminile, beach volley femminile, nuoto). Solo il Messico nel 1968, il Canada nel 1976 e la Grecia nel 2004 hanno ottenuto un piazzamento finale meno soddisfacente.

Sono 4 gli ori (terzo miglior risultato) e 13 le ulteriori medaglie, cifra mai toccata. Ma la Nuova Zelanda si aspettava decisamente di più; alla vigilia era accreditata di 7/8 medaglie d’oro e da Palazzo H (sede del CONI) si temeva che proprio i kiwi fossero gli acerrimi rivali dell’Italia per la decima ed ultima piazza del medagliere. Così non è stato e il popolo maori dovrà accontentarsi di un piazzamento attorno al ventesimo.

Flop per due paesi vicini dell’Est Europa: l’Ucraina si limita a 2 ori e ad altre 6 medaglie, il risultato di gran lunga peggiore della storia. Emblematico il dato relativo al totale delle medaglie: 23 ad Atlanta, 21 a Sydney, 22 ad Atene, 27 a Pechino, 19 a Londra e, come detto, 8 a Rio de Janeiro. Male anche la Bielorussia, altro peggior risultato della breve storia e pure in questo caso è utile il riepilogo storico delle medaglie: 15 ad Atlanta, 17 a Sydney, 13 ad Atene, 18 a Pechino, 12 a Londra e 7 a Rio. Passano da 4 a 1 gli ori della Repubblica Ceca, passano da 9 a 4 le medaglie della Romania. Uno oro e altre 14 medaglie per l’Azerbaigian, cinque in più di Londra; solo cinque però i podi di nativi azerbaigiani, il resto proviene da naturalizzati.

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