Wayde Van Niekerk taglia il traguardo dei 400 metri © Getty Images - Ian Walton
Wayde Van Niekerk taglia il traguardo dei 400 metri © Getty Images - Ian Walton

Addio Rio

I personaggi che hanno brillato ai Giochi Olimpici brasiliani

Con Serbia-Stati Uniti di pallacanestro maschile (inciso: se avessero voluto tenere viva l’attenzione fino all’ultimo momento, forse si sarebbe potuta compiere una scelta diversa, vista la poca incertezza che regnava sull’assegnazione di tale titolo) si sono chiuse le competizioni alla trentunesima edizione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Edizione nella media, forse tendente al basso: certamente non verrà ricordata con piacere come Londra 2012 (o ancor più Sydney 2000), ma non è nemmeno stato un flop clamoroso come Atlanta 1996.

Ognuno degli sport presenti ha offerto emozioni e sorprese, ha confermato attese e ha mostrato rivelazioni. Questi, in breve sintesi, quello che maggiormente rimane dalle gare disputate fra le zone di Barra, Copacabana, Deodoro e Maracanã.

Atletica: Nella regina dell’olimpismo (pur se a rischio detronizzazione), che non ha regalato emozioni come altre volte. Si è ammirato (per l’ultima volta?) l’immenso Usain Bolt, si sono confermati campioni come Ashton Eaton, Mo Farah, David Rudisha e Christian Taylor fra gli uomini e Caterine Ibargüen e Sandra Perkovic tra le donne. Piacevoli anche le sfide nel salto con l’asta maschile (sorprendente vittoria per il brasiliano Thiago Braz), i 400 femminili (con la bahamense Shaunae Miller lanciatasi sul traguardo per battere Allison Felix) e il salto in lungo femminile (bellissima sfida a tre fra le statunitensi Tianna Bartoletta e Britney Reese e la serba Ivana Spanovic). Grandi prestazioni, che sono valse rispettivi record del mondo, per Almaz Ayana nei 10000 metri e per Anita Wlodarczyk nel martello femminile. Il terzo nuovo primato mondiale è però quello che si è preso la scena non solo della disciplina, ma dell’intera edizione dei Giochi: il pazzesco 43.03 fatto registrare dal sudafricano Wayde Van Niekerk nei 400 metri che, dalla corsia 8, ha tolto dalla paginata dei recordman del mondo Michael Johnson (che mantiene ancora il primato nell’ibrida prova dei 300 metri, ma Bolt e Van Niekerk vorrebbero scippargli anche tale gioia).

Badminton: sport solitamente dominato dai paesi asiatici, in particolare dalla Cina. Ma la nazione più popolata al mondo si è dovuta accontentare solo di vittorie nel campo maschile, perché altrove hanno regnato Giappone, Indonesia e la sorprendentissima Spagna (con Carolina Marín). Proprio lei si è però macchiata di un episodio spiacevole: in semifinale ha accusato la cinese Li Xuerui, campionessa olimpica in carica, di simulare un infortunio e di condotta antisportiva. Solo che la poveretta ha patito la rottura di un legamento, non un’unghia incarnita.

Ciclismo: Rassegna olimpica francamente magnifica per le amate due ruote. Le prove in linea emozionanti come poche altre nella stagione, così come le cronometro sono state avvincenti e hanno meritatamente premiato due terribili vecchietti. La pista è stata dominata dalla Gran Bretagna ma è impossibile dimenticare la prova di Kristina Vogel nella velocità. Nella BMX il solito spettacolo e le consuete cadute hanno comunque premiato i più forti, nella MTB percorsi accattivanti e difficili, e anche qui due campioni che salgono sul podio più alto. Ma il personaggio non può che essere colui che ha regalato al disastrato movimento di tal paese, in una gara dal livello fantastico, un oro bello, bello, bello. Grazie Elia Viviani.

Nuoto: Se l’atletica è la regina, il nuoto, vuoi anche per la molteplicità di medaglie e per la globalizzazione che possiede, è la reginetta. Tanti (troppi?) record del mondo caduti, ben nove per merito di fenomeni come Katie Ledecky, Adam Peaty e Sarah Sjöström. Sono stati gli ultimi Giochi di Michael Phelps che aumenta la sterminata bacheca con 5 ori e 1 argento; il Kid di Baltimora ha guidato il dominante team a stelle e strisce dove si sono distinti in positivo anche Anthony Earvin (oro olimpico nei 50 stile a distanza di 16 anni!) e Ryan Murphy e in negativo Ryan Lochte, adatto al ruolo di Jim Carrey in Bugiardo Bugiardo. La dominatrice è però magiara e risponde al nome di Katinka Hosszú: non ha l’eleganza di Kristina Egerszegi ma la Lady di ferro ha fatto suonare per tre volte l’inno nazionale (e un quarto, nei 200 dorso, è sfumato per soli 6 centesimi). Avercene di campionesse come lei.

Pallacanestro: Dominio a stelle e strisce doveva essere e così è stato. Il torneo maschile non ha mostrato la miglior edizione del Dream Team mentre ha messo in luce una bellissima Australia, fermatasi ad un soffio dal terzo posto. Si è giocato un basket di bel livello con il tiratissimo incontro-scontro tra Argentina e Brasile come capolavoro; nell’albiceleste la rassegna in patria degli odiati cugini verdeoro ha segnato la fine della Generación Dorada capace di vincere l’oro olimpico (davanti all’Italia) ad Atene. Dicono addio alla nazionale Carlos Delfino, Andres Nocioni, Luis Scola e soprattutto Emmanuel Ginobili, diventato leggenda dovunque è passato.

Pallanuoto: Competizioni, come di norma, di alto livello. Serbia vincitrice per la prima volta tra gli uomini e diventa contemporaneamente detentrice dei titoli olimpico, mondiale ed europeo. Seconda la Croazia, terza l’Italia; proprio il Belpaese è l’unico a salire su entrambi i podi, con il Setterosa battuto dalle fortissime statunitensi e con le russe sul gradino più basso. La scena se la prende, meritatamente, colei che è stata la più grande pallanotista di un paese dalla gloriosa storia: Tania Di Mario, guida prima ancora che campionessa, che chiude la sua carriera lunga ventidue anni con una medaglia d’argento segnando l’ultima rete della partita. Lei che ad Atene 2004 c’era, con tanto di gol in finale, assist decisivo e premio come miglior giocatrice del torneo. Ora una carriera dirigente, per provare a trovare delle altre TdM7 lungo la Penisola.

Pugilato: La nobile arte è in coma irreversibile, con giurati prezzolati che vergognosamente e impunemente rovinano lo sport. Ci vorrebbe un periodo di esclusione dalla famiglia olimpica per dare una sterzata alla corruzione imperante. Ma, purtroppo, non sarà così. Dal punto di vista agonistico, festa grande per Cuba e Uzbekistan con 3 ori a testa. La palma di migliori spetta però ai giudici, indubbi dominatori della scena.

Tiro con l’Arco: Quattro ori su quattro per la Corea del Sud, giunti anche senza troppo penare. E allora una menzione per Lucilla Boari, Claudia Mandia e Guendalina Sartori, dette da qualcuno “le cicciottelle”; che però sono andate ad un’incollatura da affrontare le maestre sudcoreane in finale. Un errore della Sartori ha impedito il sogno, poi non raggiunto nella finalina per il bronzo. È comunque il miglior risultato di sempre per l’arco femminile italiano, e noi le ringraziamo di cuore.

Tuffi: Voleva fare finalmente filotto, ma anche stavolta la Cina deve accontentarsi (beati loro) di “soli” 7 ori sugli 8 disponibili. A mancare all’appello è stata la prova sincro del trampolino maschile dove ad approfittare della controprestazione cinese sono stati i britannici Chris Mears e Jack Laugher; sempre tra i sudditi di Sua Maestà grossa delusione da Thomas Daley nella piattaforma. Voto negativo per la Russia, incapace di salire sul podio (si prevedono purghe nello staff tecnico e tra gli atleti). È stata, finalmente, l’Olimpiade di Tania Cagnotto che, dopo i bocconi amari di Londra, è riuscita a conquistare un argento (con Francesca Dallapè) e un bronzo. Il personaggio è stato però un altro, ossia chi, in compagnia di Cao Yuan (che quantomeno si è ripreso con l’oro nel trampolino), ha impedito il grande slam al gigante asiatico. Qin Kai è entrato nelle case di tutto il mondo per aver chiesto la mano dell’amata He Zi: dopo sei anni di fidanzamento la compagna ha ceduto e lui ha potuto prendersi una popolarità mai toccata in occasione dei due precedenti ori olimpici.

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