David De La Cruz (Etixx-Quick Step), nuova maglia rossa della Vuelta 2016 © Bettiniphoto
David De La Cruz (Etixx-Quick Step), nuova maglia rossa della Vuelta 2016 © Bettiniphoto

De La Cruz e delizia, quando la fuga si colora di rosso

Cambio al vertice della Vuelta: David vince al Naranco e conquista la leadership. Moser buon terzo di giornata

A forza di lasciar andare via fughe di comprimari – uso che da diverso tempo caratterizza i grandi giri – può capitare di lasciarsene sfuggire una al cui interno ci sono corridori che non troppo a sorpresa possono poi recitare ruoli da protagonisti. È esattamente quanto accaduto oggi a Oviedo – o meglio, sull’Alto del Naranco, la salita della città asturiana – con David De La Cruz: andato in fuga con altri 11, riuscito a trovare spazio malgrado la sua vicinanza in classifica (partiva dalla 15esima posizione a 2’46” da Nairo Quintana) e infine vincitore in solitaria e conquistatore della maglia rossa.

Se a 27 anni (tanti ne ha) cercava ancora il giorno perfetto in una carriera di discrete promesse ma fin qui avara di risultati di grido, l’ha decisamente trovato: prima vittoria in carriera, prima leadership in un GT, e tutto un mondo che gli si dischiude davanti agli occhi. Non è un Froome o un Quintana, ma in salita si sa difendere, e anche se magari domani saluterà già la roja su ai Laghi di Covadonga, non è detto che non possa lottare fino alla fine per salvare una top ten o magari anche una top five.

Torniamo – prima di entrare nella cronaca – al discorso sulle fughe che raggiungono la meta: nelle tappe di montagna dei grandi giri questa modalità è ormai un must. Al Giro 6 volte in 9 tappe importanti l’hanno spuntata gli attaccanti da lontano (uniche eccezioni: Chaves a Corvara, Valverde ad Andalo e Nibali a Risoul); al Tour è successo 7 volte su 9 (fuori dal novero Froome a Bagnères-de-Luchon e Bardet a Saint-Gervais); alla Vuelta siamo già a 4 arrivi in salita su 4. Vedremo chi riuscirà a interrompere la serie; di sicuro questa tendenza conferma la scarsa propensione dei big a darsi battaglia all’infuori degli ultimissimi chilometri di tappa. Urgono provvedimenti.

 

Anche Moreno Moser nella fuga del giorno
Un solo italiano nell’attacco a 12 che ha caratterizzato la nona tappa della Vuelta a España 2016, la Cistierna-Alto del Naranco di 164.5 km: si tratta di Moreno  Moser (Cannondale), partito sulla prima rampetta di giornata (appena iniziata la frazione) con Jan Bakelants (AG2R), Luis León Sánchez (Astana), Dylan Teuns (BMC), Bartosz Huzarski (Bora), Pello Bilbao (Caja Rural), Simon Clarke (Cannondale), David De La Cruz (Etixx), Alexandre Geniez (FDJ), Dries Devenyns e Mathias Fränk (IAM) e Thomas De Gendt (Lotto Soudal).

Il gruppo, proprio per la presenza di De La Cruz (da qui in avanti: DDLC) nella fuga ha tentennato parecchio prima di convincersi a dare il via libera all’azione: a lungo gli attaccanti sono stati tenuti entro il minuto di distacco dalla Movistar che tirava il plotone; fatto che ha permesso alla media di schizzare in alto (prima ora a 47 km/h). Dopodiché i fuggitivi si son presi il margine che necessitava loro, hanno toccato un vantaggio di 4’55” al km 50, poi hanno perso qualcosa prima di riprendere spazio (5’15” nuovo vantaggio massimo a 40 km dalla fine).

Nel frattempo De Gendt faceva collezione di punti Gpm (alla fine avrebbe raggiunto quota 19, strappando a Lagutin il simbolo del primato; Geniez promette altra battaglia, visto che anche lui stasera si ritrova 19 punti); non contento, il belga condiva i suoi scatti ai traguardi intermedi con veri e propri allunghi successivi. Un paio di volte ha tentato di andarsene in questo modo.

 

La stoccata decisiva di De La Cruz
In particolare, De Gendt ha tentato di evadere in cima all’Alto de Santo Emiliano (ai -47), dopo l’Alto de San Tirso (ai -29), e sulla salita di El Padrún ai -23. In quest’ultima occasione Devenyns è partito in contrattacco con Bakelants, e la coppia ha resistito al comando fino all’Alto de Manzaneda ai -15: lì prima Teuns, poi tutti gli altri (a eccezione di Clarke, Bilbao e di un ormai esaurito De Gendt) sono rientrati, e dopo il Gpm (vinto stavolta da Geniez) Devenyns ci ha riprovato.

Mancavano 11 km e spiccioli al traguardo, col belga si è mosso De La Cruz, e stavolta l’azione è risultata essere quella giusta. 15″ di margine, poi 30″, poi 40″, poi quasi un minuto sugli ex compagni di fuga che non riuscivano a trovare un accordo per inseguire le due lepri, fiaccandosi in vicendevoli scatti destinati a non risolvere alcunché.

Sulla salita conclusiva Devenyns e DDLC hanno proceduto in ottimo accordo fino ai 700 metri all’arrivo, ovvero finché lo spagnolo non ha piazzato uno scatto nei denti al collega, andando a prendersi la meritata vittoria e tutti gli annessi e connessi; intanto da dietro un ottimo Moser saliva fortissimo, tanto da arrivare a sfiorare il ricongiungimento con Devenyns, che ha comunque salvato la piazza d’onore a 27″ dal vincitore. MoMo ha chiuso a 33″, poi sono arrivati alla spicciolata LL Sánchez e Fränk a 51″, Geniez a 53″, Huzarski a 58″, De Gendt e Bilbao a 1’04”, Teuns a 1’10” e Bakelants a 1’26” (unico fuggitivo a essere stato ripreso dal gruppo, Clarke).

 

Per i big un giorno da no contest
I big della generale, quelli che ieri si erano brevemente scornati sulle ultime rampe della Camperona, oggi hanno optato per una giornata di studio, lasciando che fosse la Movistar a fare il ritmo, e non portando alcun attacco alla maglia rossa di Quintana.

Giusto a poco più di 2 km dal traguardo abbiamo visto un allungo di Peter Kennaugh (Sky) con Omar Fraile (Dimension Data), ma i due sono stati ripresi ai 500 metri, contestualmente a uno scatto di Samuel Sánchez (BMC) e Gianluca Brambilla (Etixx); l’italiano è poi riuscito a tenere un margine risicatissimo (1″) fino al traguardo, dove ha chiuso in 12esima posizione a 2’55” da DDLC; alle spalle di Brambilla (a 2’56”) Alejandro Valverde, SSG, Chris Froome, Quintana, Esteban Chaves, Alberto Contador, Michele Scarponi, Leopold König, Simon Yates, Pierre Latour e Andrew Talansky; poco dietro un altro drappello comprendente tra gli altri Davide Formolo e Fabio Felline. Non l’abbiamo ancora scritto, ma un possibile protagonista (della vigilia), Igor Antón, che pure non stava andando malaccio nei giorni scorsi, non era partito stamattina da Cistierna per problemi gastrointestinali; nel corso della tappa ritiri per Enrico Battaglin, Tony Hurel e Yoann Bagot.

La classifica è quindi ora nel segno di David De La Cruz: Quintana lo segue a 22″, Valverde a 41″, Froome a 49″, Chaves a 1’19”, König a 1’38”, Contador a 2’01”, Darwin Atapuma a 2’06”, Brambilla a 2’07”, Samu Sánchez a 2’08”, Yates a 2’09”, Dani Moreno (unico a perdere terreno oggi) è sceso dall’ottava alla 12esima posizione a 2’14”; Scarponi e Formolo conservano il loro posto in top 20 (rispettivamente 14esimo a 2’58” e 16esimo a 3’28”).

Domani grande appuntamento ai Lagos de Covadonga: la decima tappa parte da Lugones, sviluppa 188.7 km di lunghezza e si conclude sulla mitica salita; a 40 km dal traguardo scollina un’altro colle di 1a categoria (il Mirador del Fito), ma c’è da scommettere che tutto sarà demandato alla scalata che porterà al traguardo. Per una volta – data la lunghezza dell’ascesa (più o meno 14 km) – diciamo che può andare anche bene così.

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