Gesink in vetta all'Aubisque © Bettiniphoto
Gesink in vetta all'Aubisque © Bettiniphoto

Sembra un pollo ma non è!

Gesink vince sull’ultimo traguardo dell’ex-compagno Rasmussen. Gli Orica guadagnano su Quintana-Froome, crolla Valverde

Il Col d’Aubisque evoca ricordi agrodolci per il ciclismo olandese: l’ultimo arrivo del Tour de France su questa mitica vetta coincide anche con l’ultima gara, e l’ultimo successo in maglia Rabobank, di Michael Rasmussen: “il pollo” vinse su quella cima la concorrenza di Alberto Contador  il 25 luglio 2007, dimostrando chi fosse il più forte in salita durante quel Tour de France. Peccato che su di lui pesassero voci insistenti riguardanti controlli saltati prima della corsa a francese, che veniva dai disastri dell’Operazione Puerto e di Landis: la dirigenza lo mandò a casa in maglia gialla, cosa più unica che rara nella storia del Tour, accaduta solo per Fiorenzo Magni nel 1950, in circostanze assai diverse. Di quel gruppo non è rimasto più nessuno, se non Robert Gesink: eterna promessa del ciclismo olandese, a 21 anni già volava alto, ma tra incidenti, problemi cardiaci e di famiglia, non è mai riuscito a decollare come avrebbe voluto. A 30 anni, si toglie la soddisfazione di un trionfo su un traguardo importante, il più importante per la sua carriera, sebbene non si tratti del Tour, ma della Vuelta a España che ha pensato bene di cercare percorsi duri e spettacolo oltre i confini francesi.

E possiamo dire che la 14esima tappa, da Urdatx al Col d’Aubisque, con le sue 4 salite pirenaiche, non ha deluso le attese di chi voleva vedere qualcosa di diverso dagli scattini all’ultimo chilometro su rampe al 20%. Una tappa viva e animata, specie dagli ardimentosi Orica che hanno portato Chaves e Yates in zona podio, che ha cambiato qualcosina in classifica e che potrebbe lasciare i segni nelle gambe in vista di domani, con un’altra tappa pirenaica molto più contratta e molto meno ortodossa.

Robert Gesink e i 40 ladroni
Nelle prime battute di tappa sono in tanti a voler allungare per una fuga, forse troppi: accade così che sullo strappo in località Louhossoa, dopo 15 km, il gruppo si frazioni e 41 atleti si ritrovino in testa dopo la discesina, coi più sacrificabili di ogni squadra a tirare in doppia fila come se non ci fosse un domani. Daniel Moreno per la Movistar è presente nel tentativo, e i suoi 5’38” di ritardo dal capitano Quintana costringono la Sky a prendere il controllo serrato della tappa per tutto il tempo.
I 41 sono Rúben Fernandez, Dani Moreno e José Joaquin Rojas (Movistar), Daniele Bennati (Tinkoff), David Lopez (Team Sky), Tejay Van Garderen (BMC), George Bennett, Victor Campenaerts e Robert Gesink (Lotto NL Jumbo), Simon Gerrans, Jens Keukeleire and Magnus Cort Nielsen (Orica – BikeExchange), Dario Cataldo (Astana), Kenny Elissonde, Odd Christian Eiking and Alexandre Geniez (FDJ), Haimar Zubeldia e Julien Bernard (Trek – Segafredo), Jan Bakelants and Quentin Jauregui (AG2R – La Mondiale), Alberto Losada ed Egor Silin (Katusha), Bart De Clercq e Sander Armée (Lotto Soudal), Gianni Meersman (Etixx – Quick Step), Moreno Moser, Pierre Rolland e Davide Villella (Cannondale – Drapac), Omar Fraile e Jacques Janse van Rensburg (Dimension Data), Mathias Frank e Larry Warbasse (IAM Cycling), Mattia Cattaneo (Lampre – Merida), Romain Hardy e Rudy Molard (Cofidis), Christoph Pfingsten (Bora-Argon 18), Pello Bilbao e Sergio Pardilla (Caja Rural-Seguros RGA), Romain Sicard, Lillian Calmejane e Pierrig Quemeneur (Direct Énergie).
L’unica squadra fuori dalla fuga è la Giant-Alpecin: fossero stati diretti da Reverberi sarebbero stati messi in blocco a tirare come muli per punizione rischiando il tempo massimo; ma per loro fortuna queste non sono tradizioni olandesi.

Inharpu e Soudet, si lotta solo per i GPM. Abbandona Gilbert
Sulle prime due salite la corsa scivola via relativamente tranquilla, coi fuggitivi che vengono tenuti dagli uomini Sky tra i 4′ e i 6′; anche gli uomini davanti non si dannano troppo l’anima, sapendo che il consumo di energie essendo in così tanti è limitato. Gli unici a darsi battaglia sono gli uomini interessati alla classifica di miglior scalatore, ossia Omar Fraile e Alexandre Geniez. il campione uscente, che scollina per primo sull’inedito Col Inharpu: ascesa abbastanza dura e interessante, ma le dimensioni da mulattiera della strada rendono la discesa una bella insidia: ne fa le spese Jacques Janse Van Rensburg, che arriverà poi con molta fatica al traguardo (clavicola rotta!) a 40 minuti dal primo, e anche Geniez rischia un bel volo nella scarpata poco dopo il GPM.
Qui si evidenzia anche chi non ce la fa: in cinque si staccano e abbandonano la corsa. Ritiri abbastanza inaspettati, su tutti quello di Philippe Gilbert, ma anche Angel Madrazo (Caja) e Davide Malacarne (Astana). Più attendibili quelli di Johan Le Bon (FDJ) e Kenneth Vanbilsen (Cofidis), quest’ultimo tradito dall’intestino.
Anche sull’eterno Col de Soudet lo spagnolo scollina per primo, stavolta tallonato da Elissonde che deve far le veci del compagno FDJ ormai spompato; ma non forza per il primo posto, ed i fatti gli daranno ragione: difatti sul Marie Blanque Fraile cederà, riaprendo il discorso GPM agii altri fuggitivi.

L’azione corale degli Orica per Simon Yates
Mentre nella discesa del Soudet la fuga tocca il vantaggio massimo di 6′, alcuni movimenti degli Orica tra  una salita e l’altra lasciano intendere che gli australiani abbiano in mente qualcosa: Gerrans, Cort Nielsen e Keukeleire si mettono in testa alla fuga per tenere alto il vantaggio. La spiegazione è sul Marie-Blanque: scatta prima il neoprofessionista Jack Haig, poi a 3 km dalla vetta posta a 38 km dal termine si riporta su di lui Simon Yates, secondo in classifica. Il britannico comincia a guadagnare sul gruppo inerme ed in breve ritrova i compagni di squadra in fuga, che gli danno una mano in discesa e nel tratto di piano che porta fino all’Aubisque: Yates comincerà la salita finale con un minuto e mezzo di vantaggio sul resto del gruppo, proiettandolo dal settimo posto alla zona podio.

Rimontone di Gesink per la tappa
Nel frattempo Kenny Elissonde andava a prendersi i 10 punti del Marie-Blanque (che lo porteranno ad indossare la maglia di miglior scalatore) e tirava dritto, sviluppando in discesa un’azione importante con Bernard, Bennett, Silin, Bakelants e De Clercq. Gli altri si facevano sorprendere, perdendo una quarantina di secondi. Tra i sei di testa non regna però la collaborazione ed Ellissonde a -10 km prova già a ridurre il numero dei contendenti piegando Bernard e De Clercq. Non ha fatto i conti però con un indomito Robert Gesink, che tutto solo riesce a riportarsi sui 4 uomini rimasti davanti, attaccando poi a 7 km dalla vetta. Solo Elissonde riesce a star dietro al ritmo dell’olandese, voglioso di riscatto per la sconfitta di Covadonga, ma un bravissimo Egor Silin riesce a rientrare alla Flamme Rouge, rendendo più intrigante il discorso della vittoria finale. In realtà praticamente non ci sarà volata, con Robert che toglierà di ruota Ellissoide e Silin, lasciandoli rispettivamente a 7″ e 9″. Bennett giunge quarto a 31″, col fiato sul collo di uno spettacolare Simon Yates che giunge a 39″, superando anche Haimar Zubeldia (a 49″) e Jan Bakelants a 1’11”.

Attacca anche Chaves, Froome non lascia Quintana
Nel gruppo maglia rossa cambiando gli equilibri a seguito dell’attacco di Yates: anche Movistar e Tinkoff si prendono in carico una parte dell’inseguimento. Dopo la prima metà della salita francese, emerge però che Froome e Quintana penseranno solo a marcarsi, infischiandosene degli altri. E così dopo metà salita prima la BMC scimmiotta la Orica, con Hermans che fa da testa di ponte per Samuel Sánchez, poi allungano Talansky e König, infine Esteban Chaves scatta deciso. In questa fase Alejandro Valverde crolla nettamente, arrivando ad accusare 10’56” al traguardo e dicendo addio al sogno di far classifica in 3 GT in un anno: peccato. Invece Quintana, ben sapendo che non può accontentarsi di un minuto di margine su Froome, tenta diversi scatti, ma non riesce stavolta a togliersi il britannico di ruota. In compenso, molla ancora Contador, che si “suicida” attaccando, senza poi poter reggere il contropiede del colombiano.
All’arrivo, i primi dal gruppo maglia rossa a giungere sono Talansky e Chaves a 1’14”, tallonati da König a 1’16”; Quintana e Froome arrivano appaiati a 1’47”, col colombiano che tenta fino all’ultimo di staccare il britannico. Da loro, perde solo 3″ Samuel Sánchez, 20″ Contador, 37″ un discreto Formolo, 1’03” Latour e 2’03” Michele Scarponi, in giornata no rispetto a quanto fatto vedere finora alla Vuelta.

I due Orica in zona podio. Domani chi attacca?
La classifica cambia dunque fisionomia, anche se non radicalmente: restano i 54″ tra Quintana e Froome, e si accende la lotta per il terzo posto, con Chaves a 2’01”, Yates a 2’18” e Konig che zitto zitto è salito sino in quinta piazza, a 2’38”. Contador scende in sesta a 3’28” e dovrà inventarsi qualcosa di molto particolare per rientrare nella lotta al podio, salgono Samuel Sánchez a 3’59” e Talansky a 4’30”, Scarponi finisce al nono posto a 5’37” e Daniel Moreno grazie alla fuga entra in top ten a 5’52”, ma è tallonato da Formolo undicesimo a 6’21”.
La tappa di domani è di quelle enigmatiche e difficili da interpretare, 118 km da Sabiñanigo ad Aramon Formigal, un arrivo in salita di prima categoria preceduto da un GPM di terza e uno di seconda con ben poca pianura. Sulla carta, una tappa da imboscate e sorprese, che potrebbe stimolare la reazione di un Contador ad esempio. E un’altra possibilità per Quintana di incrementare il margine, piuttosto che puntare tutto sull’Alto de Aitana della penultima tappa.

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