Nairo Quintana, il più forte della Vuelta © Javier Belver
Nairo Quintana, il più forte della Vuelta © Javier Belver

Nairo quasi perfetto, Contador alla carriera

Le pagelle della Vuelta a España: il vincitore aiutato da una super Movistar. Chaves si conferma, Felline rinasce

Nairo Quintana – 9,5
Puntava senza mezzi termini al successo, e vi è riuscito, rimpolpando ancor più una bacheca che per un ventiseienne è di tutto rispetto. Dopo un Tour concluso sì sul podio ma senza essere mai in lotta per il titolo, il colombiano carbura con decisione da La Camperona dove risponde con decisione alle frullate di Froome, riuscendo a staccarlo così come avvenuto a Lagos de Covadonga dove conquista la sua unica affermazione. Perfetto nel capire le intenzioni di Contador nella giornata di Formigal, poi amministra agevolmente nell’ultima settimana pur con una crono non trascendentale. Il prossimo passo si deve per forza chiamare Tour de France.

Movistar Team – 9
Per il vincitore la squadra di gran lunga migliore: formazione rodata come poche (forse nessuna) a livello di grandi giri e che puntualmente sa accompagnare nel migliore dei modi il leader. Lavoro sporco in pianura soprattutto con Imanol Erviti e Rory Sutherland, accompagnati talvolta da José Herrada, forse l’elemento che meno ha svettato. Encomiabile José Joaquín Rojas, che purtroppo chiude anzitempo la corsa per colpe altrui con una tibia e un perone da risistemare. Fondamentali nella frazione di Formigal sono Jonathan Castroviejo e Rubén Fernández, la rivelazione e capace di vestirsi anche di rosso. Infine le garanzie: Daniel Moreno, capace di arrivare ottavo in classifica, e Alejandro Valverde, rimasto a galla per due terzi e poi diventato regista tattico. Quattordicesimo grande giro in cassaforte per il sodalizio navarro.

Christopher Froome – 8,5
Duro a morire, e lo si sapeva. Dopo il Tour vinto per ko tecnico sugli avversari il keniano bianco provava la doppietta Tour-Vuelta riuscita solo a Jacques Anquetil e a Bernard Hinault. La manca per bravura altrui, di colui che è l’unico attualmente a creargli seri grattacapi. Ha provato ad attaccare in salita, ma contro questo Quintana nulla da fare. Due successi, fra cui una cronometro spaziale. E la sensazione che, senza la solita squadra solida che lo accompagna in Francia a luglio (Team Sky qui preso a pallate dal Movistar Team), anche lui non sia irresistibile. Per guadagnare ancor più punti nella considerazione generale ci vorrebbe una capatina al Giro d’Italia, magari quello 2017, per dimostrare di poter vincere un grande giro anche fuori dall’Esagono.

Esteban Chaves – 8,5
Tre anni fa non sapeva se sarebbe potuto salire ancora su una bicicletta. 1000 giorni dopo monta su biciclette, salite e anche podi di grandi giri. Due in un anno per il sorriso più splendente del ciclismo, lui come i soli Froome e Quintana (certo, non vittorioso come i due testé menzionati). Discreto nella prima settimana, esce però prepotentemente alla distanza inventandosi con la squadra l’azione nel penultimo giorno che gli vale il meritato terzo gradino a Madrid. È definitivamente entrato in un’altra dimensione agonistica.

Alberto Contador – 7,5
Tanti sono i suoi tifosi, altrettanti sono i suoi detrattori. Quello che però è innegabile è che il madrileno sia il migliore (se non l’unico) a risultare determinante per i successi e le sconfitte, sia le proprie che quelle altrui. Nella tappa di Formigal si inventa un numero d’alta scuola mandando in frantumi il Team Sky e i sogni di Froome; a La Camperona non dispiace, mentre nelle altre frazioni in salita fatica. Quarto posto soffiato al penultimo giorno, prima Vuelta non vinta in carriera. Voleva la vittoria ma, in cuor suo, immaginava di aver a che fare con almeno due rivali più in palla di lui.

Andrew Talansky – 7,5
Alla soglia dei ventotto anni lo statunitense riesce ad arpionare la prima top 5 in un grande giro. Dopo i tanti flop al Tour de France il nativo di Manhattan ha orientato la stagione sulla corsa spagnola; il risultato gli dà ragione su tutta la linea. Non eccelle ma non crolla mai, meritandosi il piazzamento ottenuto. Che sia di auspicio per il futuro. In casa Cannondale-Drapac tante fughe ma nessuna gioia per Pierre Rolland che deve archiviare al più presto un’annata no.

Simon Yates – 7,5
La sua stagione è stata condizionata dalla positività risultante alla Paris-Nice per colpa di un errore nel carteggio medico. Da quando, a metà luglio, è tornato in sella, uno dei gemelli del ciclismo britannico ha raccolto piazzamenti uno in fila all’altro; e alla Vuelta arriva la vittoria a Luintra, la splendida azione nella tappa dell’Aubisque e un sesto posto in classifica. Ottimo elemento di una Orica-BikeExchange ai limiti della perfezione: vittorie parziali anche con Jens Keukeleire e Magnus Cort Nielsen (due), tattiche disegnate e realizzate come si deve. Un plauso a Damien Howson, fondamentale nella giornata di Aitana per far salire sul podio Chaves. Squadra che cresce anno dopo anno, con programmazione certosina e divertimento assicurato.

David De la Cruz – 8
Si è seduto sulla sella della prima bici da corsa a 18 anni; ora, dopo meno di due lustri, chiude settimo alla Vuelta vincendo una tappa e indossando per un giorno la maglia di capoclassifica. Si pensava che potesse essere un buon gregario; che vincesse in mondovisione, no. Per la Etixx-Quick Step, che in un anno riesce a entrare tra i migliori 10 in tutti i grandi giri (Jungels al Giro, Martin al Tour), anche tre ulteriori vittorie: due in volata con Gianni Meersman, una in salita con Gianluca Brambilla, altro elemento prepotentemente affermatosi in questo 2016.

Davide Formolo – 7
Fino a giugno la stagione del veronese era stata deludente; con il quarto posto al Giro di Polonia si era però capito che il ritiro monastico sulle Prealpi gli aveva dato le giuste risposte, mostrate poi anche alla Vuelta. Nono posto finale che, per uno sinora capace di arrivare trentunesimo nei precedenti grandi giri disputati, sono un miglioramento non da poco. È bravo a cogliere il momento giusto nella tappa di Formigal rimanendo davanti, fattore che gli regala un piazzamento che deve essere la base per il futuro. Nella formazione statunitense risposte positive anche dagli altri due italiani, Moreno Moser e Davide Villella, mentre è invisibile Joe Dombrowski.

Michele Scarponi – 5,5
Luogo: Lagos de Covadonga. Scenario: Contador e Quintana all’attacco. Sviluppo: un corridore riesce a riportarsi su di loro. Il nome è quello del marchigiano, che poi, ripreso da Froome e Valverde, riesce a rimanere con loro staccando Contador. Bene anche il giorno dopo a Peña Cabarga e a Formigal, dove solo Chaves lo supera fra gli uomini del gruppo. Paga invece con gli interessi sull’Aubisque e sull’Alto de Aitana, prove che con la cronometro lo fanno scivolare all’undicesimo posto. Per come si era messa, ci si attendeva qualcosa in più per un’Astana a secco di vittorie nonostante il valoroso Luis León Sánchez e sfortunata con il prematuro abbandono di Miguel Ángel López.

Fabio Felline – 8
I medici avevano paventato il ritiro dall’attività agonistica; meno di cinque mesi dal fattaccio sale sul podio finale di una corsa a tappe come vincitore della classifica a punti. Fabio Felline è sempre stato un talento del ciclismo italiano, che ha però raccolto meno di quanto avrebbe potuto e meritato. Il piemontese, dopo la drammatica caduta nel trasferimento dell’Amstel Gold Race, è tornato nel migliore dei modi in ballo correndo una Vuelta garibaldina con un secondo posto in volata, quattro terzi posti (due in salita, uno in volata e uno in gruppetto) e con la presenza in numerose fughe. Ottimo, non c’è che dire. Decisamente sotto la sufficienza invece il velocista della Trek-Segafredo Niccolò Bonifazio prematuramente ritirato e il capitano Haimar Zubeldia, per il quale il triplice fischio è suonato da un po’.

Darwin Atapuma – 7
L’emblema dell’attaccante sfortunato: vuoi per un motivo o per l’altro il colombiano si trova sempre qualcuno sulla sua strada che gli impedisce di gioire, così come era già accaduto al Giro. Nonostante tutto il ventottenne veste per quattro giorni le insegne del primato, una novità nei suoi grandi giri. Bilancio tutto sommato positivo per il BMC Racing Team che vince una tappa con Jempy Drucker e si porta a casa la classifica a squadre grazie alla maxifuga di Urdax. La nota negativa più importante riguarda la caduta di Samuel Sánchez nella cronometro, che ha costretto l’asturiano al ritiro mentre era ampiamente in top 10. Inesistente invece Tejay van Garderen, e purtroppo non è più una notizia.

Robert Gesink – 7,5
Ben ritrovato al batavo, corridore di classe ma bersagliato dalla sfortuna, fra fratture e problemi fisici in continuazione. Corre una Vuelta coraggiosa, con tanti attacchi centrati, che lo premiano proprio nel tappone dell’Aubisque dove riesce a vincere la sua prima tappa in un grande giro. Vale anche per lui il discorso del trampolino di lancio verso una nuova parte di carriera. In casa Team LottoNl-Jumbo subito ko Steven Kruijswijk, che non era però parso lo stesso del Giro; sugli scudi dunque George Bennett che cresce con il passare dei giorni andando a chiudere la top 10, primo neozelandese a riuscirvi nella storia.

Valerio Conti – 7
Che avesse talento, lo si sapeva. Che fosse bravo a cogliere il momento adatto, anche. Il laziale ha miscelato le due doti conquistando una superba frazione a Urdax, timbrando a ventitré anni il cartellino nei grandi giri e facendo felice la Lampre-Merida che presentava come capitano Louis Meintjes, giunto però senza forze dall’eccellente Tour de France.

Omar Fraile – 7
Per il secondo anno di fila il basco conquista la maglia a pois di miglior scalatore della corsa. Stavolta vi riesce per un solo punto su Elissonde, in una sfida decisasi nell’ultimo giorno utile. In casa Dimension Data poco altro da segnalare, se non la sfortuna, stavolta sottoforma di problema gastrointestinale, che ha costretto al ritiro un Igor Antón partito bene e la minor resa di Kristian Sbaragli rispetto all’edizione precedente.

Kenny Elissonde – 6,5
Dal punto di vista dell’impegno, nulla da dire. Ma il minuto scalatore della FDJ corre in maniera troppo sconclusionata e la colpa della mancata vittoria della classifica degli scalatori è solo sua; in futuro, che sia con il team di Madiot o altrove, ci potrà riprovare. Per i francesi una tappa con Alexandre Geniez e pochissimo altro.

Mathias Fränk – 7
Chi invece ha salutato al meglio l’ultimo grande giro della storia è l’IAM Cycling. Nelle salite Mathias Fränk è stato spesso protagonista da lontano riuscendo finalmente a vincere a Penyagolosa mentre Jonas Vangenechten aveva gioito in precedenza a Puebla de Sanabria. Sempre in azione anche Dries Devenyns, in una formazione finalmente degna del World Tour.

Pierre Latour – 7
Il francesino cresce, seppur sia ancora acerbo per far classifica. Vince sull’Alto de Aitana con la sua pedalata tutto fuorché ortodossa, e tanto basta. In In casa AG2R La Mondiale volitivo Jan Bakelants mentre si chiude la breve carriera professionistica di Jean-Christophe Péraud con un tredicesimo posto finale.

Sergey Lagutin – 7
Da consumato volpone l’ex uzbeko fa sua la tappa di La Camperona dando una lezione ai più giovani ed arrembanti rivali. Lo si rivede in fuga, così come fa il giovane Matvey Mamykin, nome da appuntare sul taccuino. Segnali di rinascita per Egor Silin, quindicesimo in classifica; un buon modo di cercare una nuova squadra visto il mancato rinnovo del Team Katusha.

Nikias Arndt – 4,5
Era l’unico velocista capace in passato di vincere in un grande giro e, considerato il desolante blasone dei rivali, lo si attendeva sul pezzo. Invece, fra errori e occasioni mancate, chiude senza vittorie; anche se una, in effetti, ci sarebbe, visto che è sua la ipotetica maglia nera a 5h07’40” da Nairo Quintana.

Caja Rural-Seguros RGA: 4,5
È l’appuntamento della loro stagione ma i verdi hanno totalmente bucato la corsa di casa. Nessuna tappa (come un anno fa), nessuna maglia (dopo la pois di Fraile nel 2015), nessuno in classifica (il migliore ). Nessun podio di giornata (rispetto ai tre di dodici mesi prima). Tre top 10 con Pello Bilbao e una a testa con José Gonçalves e Jaime Rosón. Totalmente invisibile Hugh Carthy. forse vincitore della palma di maggior delusione della corsa. Una macchia pesante su una stagione sino ad agosto più che buona.

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