Tony Martin stringe a sé maglia iridata e medaglia d'oro © Bettiniphoto
Tony Martin stringe a sé maglia iridata e medaglia d'oro © Bettiniphoto

Un Panzer nel deserto

Tony Martin domina la crono mondiale e conquista la quarta maglia iridata: con lui sul podio a Doha salgono Kiryienka e Castroviejo, lontano Quinziato

In definitiva contumacia di Fabian Cancellara, il suo era il nome più indicato; vuoi per il palmares inferiore solo all’elvetico e vuoi per la buona forma mostrata nella cronosquadre domenicale. Ma il ruolino di marcia del Tony Martin cronoman versione 2016 non era il medesimo di quello registrato negli anni d’oro: in nove esercizi pianeggianti da febbraio a settembre l’alfiere della Etixx-Quick Step era riuscito a prevalere solo nel campionato nazionale e al Tour of Britain, con il dodicesimo posto da mani nei capelli nella prova olimpica.

Ma i campioni, si sa, prima o poi tornano ad emergere. Ed è quanto è riuscito oggi a Panzerwagen, dominatore dall’inizio alla fine della cronometro iridata del Campionato del Mondo di Doha. Quarta vittoria dopo il tris conquistato fra 2011, 2012 e 2013, diventando il plurititolato della storia alla pari dello storico rivale bernese; e, curiosità, come lui sono sette i piazzamenti totali sul podio e nove quelli complessivi tra i migliori 10. Numeri facilmente migliorabili a partire dal 2017.

Haddi scatta per primo, Mullen sorprende tutti
Il primo a partire lungo i 40 km del percorso, identico a quello visto domenica nelle due cronometro a squadre, è stato il marocchino Soufiane Haddi poco prima delle 13.30 locali, in una giornata calda (che novità!) e che, come le giornate precedenti (ma non in maniera così netta), ha visto sorprese ai fini della graduatoria nel corso delle due ore di gara. Fra albanesi, azeri, eritrei, indiani e pakistani il primo tempo interessante è quello fatto registrare da Andriy Grivko: l’ucraino dell’Astana Pro Team termina il proprio esercizio in 47’17”.

Ma la leadership dell’est europeo dura lo spazio di qualche secondo: questo perché, 90″ dopo di lui, è scattato Ryan Mullen, ventiduenne irlandese della Cannondale-Drapac reduce da un primo anno nel World Tour particolarmente negativo con un solo risultato tra i migliori 10, ossia la cronometro del Tour of Britain chiusa al nono posto. Il giovane, già beffardamente secondo nel 2014 nella prova iridata under 23 (battuto per 48 centesimi dal desaparecido Campbell Flakemore), migliora prepotentemente i parziali del rivale e conclude con un eccellente 46’04” a oltre 52 km/h.

Bene van Emden e Lampaert, delude Sütterlin
Cinque minuti dopo l’irlandese entra in gara Reto Hollenstein: lo svizzero dell’IAM Cycling, nella prossima stagione con il Team Katusha-Alpecin, si esprime con 46’34”, tempo migliore del leader a partire dal primo intertempo, quando l’elvetico pagava 35″. Confermano o vanno sotto le aspettative lo statunitense Vegard Stake Laengen (47’27”), Alexey Vermeulen (47’57”), il francese Jérémy Roy (48’11”) e il tedesco Jasha Sütterlin (48’09”); buona invece la prova del polacco Marcin Bialoblocki con 46’58” lui che, specialista come pochi della disciplina, che si inserisce al terzo posto provvisorio.

Ma non fa neppure in tempo a sedersi sulla sedia dedicata che giunge Jos van Emden: l’olandese, dato tra gli outsider, è davanti per 2″ a Mullen dopo il secondo intertempo. Il portacolori del Team LottoNl-Jumbo perde però nella fase conclusiva, terminando con 46’28“. Dopo il trentunenne batavo bisogna attendere a lungo prima di assistere a parziali interessanti. Delude il bielorusso Kanstantsin Siutsou (48’08”), piace invece Yves Lampaert: il belga della Etixx-Quick Step disputa una prova costante e riesce a piazzarsi in seconda posizione con 46’28”, riuscendo a far meglio dell’olandese per tre decimi.

Quinziato fuori dai 20, Dowsett e Küng non incidono
Sottotono il britannico Stephen Cummings (47’31”), non rubano l’occhio due potenziali outsider come l’australiano Luke Durbridge (47’11”) e lo sloveno Primoz Roglic (47’29”) mentre non dispiace il russo Anton Vorobyev, ancora in cerca di contratto per il 2017, che conclude con 47’05”. Gara sotto a quanto ci si aspettava per Manuel Quinziato: il bolzanino, unico azzurro al via, è tredicesimo al primo intertempo per poi diventare ventitreesimo al secondo e ventiduesimo all’arrivo, dove termina con 47’22”.

Eccellente l’esperto danese Mark Toft Madsen, trentunenne corridore di una piccola Continental nordica (Team Almeborg-Bornholm), che va davanti a molti avversari blasonati con 46’54”. Lo scandinavo precede, ad esempio, lo svizzero Stefan Küng che conclude con 47’08” mentre il britannico Alex Dowsett supera il sorprendente MTM per 34 centesimi, comunque insufficienti per far diventare l’atleta del Movistar Team un pretendente per le posizioni di rilievo.

Phinney e Campenaerts sotto le attese, Bodnar e Castroviejo consuete garanzie
Parte bene Taylor Phinney: lo statunitense, argento nel 2012, va però in calando e chiude con 47’04” a 1′ da Mullen, che sta iniziando a fare qualche pensierino proibito al mattino. Molto male Edvald Boasson Hagen, che sarà solo trentanovesimo con 48’33” così come è oltremodo insufficiente la sfida di Victor Campenaerts: il belga, argento europeo meno di un mese fa, è solamente ventiseiesimo con 47’33”. Ancora peggiore chi è partito dopo di lui, il francese Johan Le Bon, trentacinquesimo con 48’12”.

Così così il lussemburghese Bob Jungels con 46’39, decisamente male il portoghese Nelson Oliveira, papabile outsider di giornata, che sarà solo ventesimo con 47’18”. Di chi, invece, si parla sempre troppo poco è Maciej Bodnar: il polacco, partito in sordina, emerge con il passare dei km e riesce, grazie ad un eccellente tratto finale, a scavalcare Mullen con un parziale di 45’59”. La sua gioia dura molto poco perché chi lo segue, Jonathan Castroviejo, con un esercizio più regolare, lo batte con 45’53” dando continuità all’oro europeo di Plumelec.

Tony Martin spazza via tutti. Dennis stecca, Dumoulin sprofonda
A sua volta lo spagnolo esulta per una manciata di secondi perché chi è partito dopo di lui non è uno qualunque. Sin dal primo intertempo si capisce che, quella odierna, è una giornata in cui Tony Martin si è alzato dal letto col piede giusto, intenzionato a far capire al mondo chi sia il più forte della specialità. Al primo intertempo supera Mullen di 3″, al secondo distanzia van Emden di 34″ e al traguardo disintegra quanto appena compiuto da Castroviejo: primo con 44’42″99, con lo sfizio di aver risparmiato un centesimo.

Non può nulla Rohan Dennis, che ancora una volta non fa la crono della vita quando in palio ci sono le medaglie; si insedia al quinto posto con 46’10”. La maggiore delusione risponde però al nome di Tom Dumoulin; l’olandese, forse ritenuto ancor più di Martin il favorito, deve sin da subito inseguire e non riesce a cambiare il ritmo. Il suo tempo di 46’44” a oltre 2′ dal teutonico è una mazzata non indifferente per chi sentiva di essere giunto al momento giusto per mostrare di meritarsi la corona.

Garanzia Kiryienka, è argento; Castroviejo con lui sul podio. Domani spazio agli Under 23
Chi invece la maglia l’ha già vinta a sorpresa nel 2015 non era ritenuto tra i favoriti; questo perché il 2016 di Vasil Kiryienka è stato ampiamente insufficiente, senza alcuna vittoria in saccoccia. Ma il bielorusso, come spesso gli capita, sa esaltarsi nella rassegna iridata; e al primo riferimento cronometrico è l’unico a tenere l’andatura forsennata di Martin, rendendogli solo 2″. Il copione cambia però nel secondo intertempo: il tedesco accelera e il gregarione del Team Sky passa con 22″ di ritardo. Nel terzo settore è impossibile ripetere il tempo del poliziotto di Cottbus e così il simpatico Kiryienka, con un più che buono 45’28”, conquista la medaglia d’argento con ampio margine su chi gli sta dietro.

Dominio dunque del teutonico Tony Martin che sale sul podio con Vasil Kiryienka e Jonathan Castroviejo, ai quali ha rifilato rispettivamente 45″ e 1’10”. La top 10 vede poi quarto a 1’16” il polacco Maciej Bodnar, quinto il sorprendente irlandese Ryan Mullen a 1’21” quindi a seguire l’australiano Rohan Dennis a 1’27”, il belga Yves Lampaert a 1’45”, l’olandese Jos van Emden a 1’45”, lo svizzero Reto Hollenstein a 1’51 e il lussemburghese Bob Jungels a 1’56”.

A differenza del passato domani niente giorno di riposo ma si apre il calendario delle prove in linea: onore che spetta agli under 23, che si sfideranno a partire dalle 12 ora locale su un percorso di 166 km. Italia che punta a qualcosa di importante, con un sestetto formato da Vincenzo Albanese, Davide Ballerini, Simone Consonni, Filippo Ganna, Jakub Mareczko e Riccardo Minali competitivo come pochi altri.

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