Un momento della gara con Rachele Barbieri grande protagonista © Twitter
Un momento della gara con Rachele Barbieri grande protagonista © Twitter

Rachele Barbieri, l’oggi è assai meglio di ieri

Terzo posto nell’omnium per la giovanissima azzurra al debutto in Coppa del Mondo

Dopo anni in cui eravamo spesso comparse (se non del tutto assenti), fatta eccezione per campioni come Giorgia Bronzini ed Elia Viviani, il ciclismo italiano sta tornando ad essere buon protagonista in tutto il settore endurance della pista (per quello della velocità siamo ancora all’anno zero, o quasi, nonostante la buona volontà degli atleti e delle atlete che si impegnano nelle gare più rapide).

E quello che più convince è la molteplicità dei protagonisti: non è più il campione di turno che raccoglie la medaglia e, in caso di assenza, si torna nel torpore. Finalmente c’è un gruppo di ragazzi e ragazze (molti dei quali in giovane età) discretamente ampio, che può coprire con risultati sempre sopra la sufficienza prove come gli inseguimenti (individuali e a squadre), corse a punti, scratch, madison e omnium.

Omnium con la debuttante Barbieri, che dimostra di saperci fare
Proprio nella prova multipla arrivano le prime buone nuove dalla seconda tappa della Coppa del Mondo su pista 2016-2017: ad Apeldoorn, nel velodromo che a maggio ha dato il via al Giro d’Italia 2016, erano di scena le donne. Per l’Italia, dopo il buon esordio di una settimana fa di Simona Frapporti (quinta a soli otto punti dall’oro), è la volta di Rachele Barbieri, diciannovenne oro europeo in carica nello scratch.

La modenese parte subito molto bene nella prova iniziale, che manco a farlo apposta è lo scratch: nella volata generale al termine dei 30 giri l’azzurra è terza, dietro a due scafate protagoniste della specialità come la francese Laurie Berthon e l’olandese Kirsten Wild che la superano allo sprint.

Molto buona anche la prestazione nella tempo race, gara introdotta a partire dallo scorso mese e che consiste in uno sprint al giro (che garantisce un punto a chi lo vince) ed eventuali quattro punti se si conquista il giro. L’emiliana non fa sua alcuna mini volata ma è bravissima prendere il giro di vantaggio assieme ad altre sette colleghe: vince la Wild, forte di ben otto sprint conquistati, davanti alla britannica Emily Kay (cinque sprint per lei), alla polacca Justyna Kaczkowska, alla giapponese Yumi Kajihara, alla bielorussa Tatsiana Sharakova, alla cinese Luo Xiaoling e alla lituana Ausrine Trebaite. Il rammarico per la modenese è di aver concluso l’ultimo sprint alle spalle dell’asiatica e della baltica: in caso contrario l’ottavo posto sarebbe divenuto un sesto.

Il patatrac arriva nell’eliminazione: la Barbieri cade nei meandri della prova dove occorre la maggior astuzia. Viene eliminata per terza, cogliendo così un negativo diciassettesimo posto. A vincere è la belga Lotte Kopecky, che ha la meglio sulla Luo e sulla Wild; proprio quest’ultima comanda la classifica prima della corsa a punti decisiva. 114 i punti dell’olandese contro i 104 della Kay e i 96 della coppia Kopecky e Luo. Per la Barbieri una provvisoria settima piazza con 70 punti.

Corsa a punti super per la Barbieri, ed è bronzo!
Il capolavoro arriva però nella corsa a punti: parte subito nel migliore dei modi, andando a guadagnare il giro (e i conseguenti 20 punti) poco dopo il primo sprint, dove si piazza seconda. Ventitré punti conquistati in un battibaleno la pongono immediatamente in lotta per le medaglie: assieme a lei prendono il giro anche Sharakova, la norvegese Anna Stenberg e l’irlandese Lydia Boylan.

La Barbieri si ripropone bene nel terzo sprint giungendo terza e addirittura vincendo il quinto (il secondo è andato alla Kaczkowska, il quarto alla Berthon). Davanti la Wild si limita a controllare la Key, marcandola e disinteressandosi delle restanti rivali, tanto che il sesto ed il settimo sprint vanno all’ucraina Tetyana Klimchenko, lontanissima in graduatoria.

Tutte si preparano all’ottava e conclusiva volata, che assegna punteggio doppio: vince la Kaczkowska ma, notizia più importante, seconda è la Barbieri che riesce a battere due veterane come Kopecky e Wild. Proprio quest’ultima fa esultare il pubblico di casa andando a vincere con 122 punti; seconda a 107 la Kay, che si mantiene sul podio dopo la vittoria in Scozia.

La avvincente sfida per il terzo posto vede prevalere nientemeno che la Barbieri: 106 i punti dell’italiana, gli stessi della Kopecky ma, dato che fa fede in caso di parità il piazzamento finale, ecco che la belga rimane ai piedi del podio. Una prestazione inaspettata a tali livelli per la modenese, che si è dimostrata prontissima a competere ad un simile livello. E l’ennesimo tassello che sta mantenendo le promesse mostrate a livello giovanile.

A seguire si sono poi classificate la cinese Luo a 101, la francese Berthon (dalla quale ci si attendeva di più) e la bielorussa Sharakova a 96, la norvegese Stenberg a 93, l’irlandese Boylan a 86 e la polacca Kaczkowska a 81.

Giornata no nell’inseguimento maschile. Quarti thrilling e finale a sorpresa
Meno bene del solito l’inseguimento a squadre maschile: nel primo pomeriggio, impegnati nella sesta batteria, gli azzurri Alex Buttazzoni, Simone Consonni, Francesco Lamon e Davide Plebani hanno perso lo scontro diretto contro gli oranje Dion Beukeboom, Roy Eefting, Roy Pieters e Wim Stroetinga, particolarmente intenzionati a ben figurare davanti al competente pubblico di casa.

La solita partenza letargica (al termine del primo giro sedicesimi ed ultimi) degli azzurri li porta ad inseguire a metà gara ad quasi due secondi e mezzo. Forse anche meglio del solito invece la progressione finale, con gli ultimi due km disputati a 59″2 che permette loro di far segnare un tempo di 4’04″079″ che varrà loro il sesto posto nelle qualificazioni. Davanti a tutti la solita Francia con 4’02″055 che precede Paesi Bassi, Belgio, Canada, Gran Bretagna (qui con le riserve delle riserve), Italia, Russia e Polonia: queste le nazioni che avanzano alla fase degli scontri diretti.

Per l’Italia la sfida è quindi con la Russia, e il risultato è in controtendenza con l’andamento recente: partenza di poco migliore rispetto ai rivali ed equilibrio fino a tre quarti di gara, quando gli azzurri inseguono a tre decimi. L’ultimo km è invece una sofferenza: le gambe non girano più e, pur essendo ancora tutti e quattro assieme, il parziale di 1’03″1 (quasi 4″ in più rispetto a tre ore prima), ben sintetizza la spossatezza del quartetto, che chiude con un modesto 4’09″035, a oltre 3″ dai russi.

La giornata di Apeldoorn si presta però a sorprese continue: nel secondo quarto la Polonia, che sta piano piano scalando le gerarchie, si sbarazza della Gran Bretagna battendola per sette decimi e andando a conquistare un posto nella finale per il bronzo. La sfida più pazza da lungo tempo a questa parte è quella che vede contrapposte Belgio e Paesi Bassi: i primi, sempre in testa, subiscono un crollo verticale nell’ultimo km con un 1’03″3. Ma per loro fortuna i cugini orientali sono ancor più allo sbando: se il terzo km li ha visto far segnare un 1’03″4, nei 1000 metri conclusivi sono addirittura capaci di naufragare in 1’06″3. Va così in finale per l’oro il Belgio con 4’07″014: se fatto in batteria avrebbe consegnato il tredicesimo tempo e l’eliminazione immediata.

Di ben altro spessore il quarto conclusivo fra Canada e Francia: pur restando quasi sempre a contatto, la sfida si risolve nel finale. A prevalere sono i nordamericani, qui presenti con un quartetto di ventenni ma che, come dimostrato una settimana fa a Glasgow (dove furono terzi), stanno diventando una piacevole costante ai livelli più alti. Pur con un ultimo km di sofferenza (parziale di 1’00″3), i canucks hanno la meglio con 4’02″706 sui galletti, che si devono accontentare di 4’03″415. Appuntamento a domani per le finali: per l’oro Belgio contro Canada, per il bronzo Francia contro Polonia; settimo posto come sette giorni fa per l‘Italia, stavolta meno convincente.

Velocità senza storia con le spagnole. Italia nona con rammarico
Nella velocità a squadre femminile le azzurre sono le prime a scendere in pista: il primo giro delle giovanissime Gloria Manzoni e Miriam Vece è oltre ogni aspettativa, posizionandole ad un virtuale sesto posto. Il secondo ed ultimo giro è invece deficitario, di gran lunga il peggiore fra le undici coppie al via: il risultato complessivo è 35″901 che le porta al nono posto, a quasi sette decimi dall’ottavo del Giappone che sarebbe valso un sorprendente passaggio al turno successivo. A vincere la batteria è la Spagna delle arrembanti Tania Calvo e Helena Casas, davanti a Cina, Paesi Bassi, Russia, Gran Bretagna, Germania, Australia e, come detto, Giappone.

Le quattro sfide del primo turno vedono uscire vittoriose la Russia sulla Gran Bretagna (formata da Becky James e Katy Marchant, non le ultime due della lista), i Paesi Bassi sugli Stati Uniti, la Cina sull’Australia e la Spagna sul Giappone. Le iberiche confermano il loro stato di grazia accedendo alla finale per l’oro con un tempo di 33″690; a sfidarle le olandesi, capaci di terminare con 33″807. Il premio per la maggior sfortuna va alla Cina, che rispetto alle padrone di casa fa peggio per l’inezia di un millesimo. Il loro 33″808 le lascia dunque in lizza per il bronzo contro le russe.

La finalina vede una bella lotta fra le cinesi e le russe: a prevalere sono le prime (Han Jun e Liu Lili) per 104 millesimi rispetto alle seconde (Natalya Antonova e Tatiana Kisteleva). Decisamente più fluido lo svolgimento della finale principale: le spagnole dominano ancor più del solito e con 33″442 stampano il miglior tempo di giornata. In questo momento le iberiche sono di un altro pianeta rispetto alla concorrenza; le olandesi, nella fattispecie Kyra Lamberink e Shanne Braspennickx, beccano oltre mezzo secondo.

I teenager britannici sono ancora i più veloci di tutti
Assente invece l’Italia dalla velocità a squadre maschile: nelle batterie la più rapida è la giovanissima (59 anni in tre) Gran Bretagna con Jack Carlin, Ryan Owens e Joseph Truman a distanziare di due decimi le più esperte Germania e Francia. Sorprendentemente rimangono subito fuori l’Australia (qui in versione raffazzonata) e la Nuova Zelanda, che patisce un problema nei due giri iniziali e alla quale non basta l’ultima tornata più veloce di tutte per tornare a galla: gli aussie sono decimi, gli all blacks dodicesimi e penultimi.

Ai quarti grande delusione per gli olandesi, che vengono buttati fuori dagli spagnoli. Vittoria semplice per la Francia sulla Repubblica Ceca mentre è più risicata l’affermazione della Germania sulla Russia. Semplice semplice infine la supremazia della Gran Bretagna nei confronti della Bielorussia: proprio i britannici volano in finale contro i francesi, mentre per il bronzo appuntamento fra tedeschi e spagnoli.

Si decide già nella prima tornata la finalina: la Spagna (José Moreno, Alejandro Martínez e Juan Peralta) si attarda immediatamente e per la Germania (Eric Engler, Robert Forstemann e Tobias Wachter) è tutto facile. Combattuta invece la battaglia per l’oro: nel primo giro i britannici guidano per quattordici millesimi, che diventano centoquarantuno al termine del secondo. I baby brits continuano nell’incedere, mentre i transalpini (Benjamin Edelin, Quentin Lafargue e Sébastien Vigier) si perdono: oltre 1″2 il gap a favore degli albionici, che ripetono l’oro casalingo di Glasgow.

Lo scratch sorride a Ramanau, Castegnaro nel gruppone
Oggi era in programma un unico appuntamento singolo delle discipline endurance, ossia lo scratch maschile: in una gara popolatissima di atleti (ben ventitré i partenti, a cui aggiungere il francese Morgan Kneisky che ha preferito non partecipare dopo lo sforzo dell’inseguimento a squadre) a vincere è stato un corridore ancora giovane ma scafatissimo nel capire al meglio le dinamiche delle prove su pista.

Il ventiduenne Raman Ramanau è stato l’unico della compagnia a guadagnare un giro su tutti i rivali, andando così a conquistare il primo successo in carriera in Coppa del Mondo. Alle spalle del bielorusso salgono sul podio il britannico Christopher Latham e il belga Moreno De Pauw. Dodicesimo e primo fra gli atleti con due giri di ritardo dal vincitore l’azzurro in gara, vale a dire il veronese Francesco Castegnaro.

Domani il menu prevede un doppio appuntamento, con la sessione meridiana (dalle 12.30 alle 16) ad anticipare quella serale (dalle 18.30 alle 21.30), nella quale sono in programma cinque finali. Faranno compagnia all’inseguimento a squadre maschile già partito oggi la velocità individuale maschile (presente Davide Ceci), la corsa a punti maschile (con Alex Buttazzoni), i 500 metri femminili (spazio a Miriam Vece) e il keirin femminile (Gloria Manzoni è in credito con la fortuna dopo la brutta caduta di Glasgow).

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