Alberto Contador, Bjarne Riis e Oleg Tinkov in una foto del 2013 © Lapresse - Mark Allan
Alberto Contador, Bjarne Riis e Oleg Tinkov in una foto del 2013 © Lapresse - Mark Allan

Vent’anni di Riisate e qualche lacrima

Seconda parte del racconto della storia della formazione: l’esplosione di Schleck e la conferma di Cancellara, le vittorie di Contador e Sagan, l’arrivo di Tinkov e la fine

2009: Andy primo a Liège e sul podio al Tour, Cancellara vince in patria
Nonostante la conquista della Grande Boucle le strade di Sastre e del team si separano, con Riis deciso a voler concentrare tutte le attenzioni sulla stellina Schleck. Lo spagnolo fa armi e bagagli nella neonata Cervélo, squadra sponsorizzata dal fornitore della squadra danese sin dal 2003; per cui nel Team Saxo Bank 2009 gli atleti del sodalizio nordico pedalano su mezzi Specialized, che garantirà la fornitura sino al 2016. Il mercato, esclusa l’uscita del madrileno e i ritiri dei vecchi Blaudzun, Julich e McGee, non registra cambiamenti sostanziali, con l’arrivo delle promesse Jakob Fuglsang e Alex Rasmussen come ingressi principali.

Il bottino finale è come sempre cospicuo (si tocca quota quarantatré) e, come nelle precedenti tre stagioni, comprende una delle grandi classiche: dopo Francia e Italia il terreno di conquista è il Belgio, con la Liège-Bastogne-Liège vinta in maniera netta da Andy Schleck. Il lussemburghese porta in luglio l’assalto al Tour de France, ma Contador è insuperabile; un secondo posto con tanto di nuova maglia bianca è risultato più che accettabile; se poi si sommano tre vittorie di tappa (con Cancellara, Nicki Sørensen e Fränk Schleck), il bilancio è ancor più soddisfacente.

Un ulteriore momento importante è quello vissuto da Cancellara: l’elvetico riesce a vincere la classifica finale di un Tour de Suisse non indimenticabile (disegnato sulle sue caratteristiche, diciamolo pure) grazie alle due prove contro il tempo conquistate. Medesimo numero di esercizi individuali fatti suoi alla Vuelta a España, in una stagione invece complicata (nessun podio) nelle prove fiamminghe. Tra chi si è messo in luce vi è il giovane Fuglsang, che conquista il Tour de Slovenie e il Post Danmark Rundt, e l’australiano Matthew Harley Goss, primo alla Paris-Bruxelles e in due occasioni al Tour de Wallonie. Il maggior rimpianto è per Karsten Kroon, secondo all’Amstel Gold Race che avrebbe coronato la carriera.

Andy Schleck vince la Liège-Bastogne-Liège 2009 © Cor Vos
Andy Schleck vince la Liège-Bastogne-Liège 2009 © Cor Vos

2010: Festa Schleck con Fränk al Suisse e Andy al Tour (seppur in differita). E Cancellara domina il pavè
Per il 2010 il budget, già non tra i primissimi al mondo, diminuisce; in sede di mercato salutano alcune mezzepunte come Arvesen, Goss, Kolobnev e Kroon che fanno posto a un esperto (l’australiano Baden Cooke) e cinque neopro’. Fra di loro vi è l’australiano Richie Porte che viene subito spedito al Giro d’Italia dopo la sorprendente vittoria nella crono del Tour de Romandie: riuscito ad entrare nella fuga bidone de l’Aquila, il tasmaniano porta per tre giorni la maglia rosa, riuscendo a resistere in salita concludendo al settimo posto (e facendo sua la classifica dei giovani). Nella campagna italiana si registrano altre due gioie: il successo sul Terminillo di Chris Anker Sørensen e l’affermazione nella crono finale di Gustav Erik Larsson.

In una stagione da trentasette primi posti chi spicca è il solito Cancellara: dopo il digiuno dell’anno precedente, l’elvetico è intenzionato a primeggiare sulla concorrenza nel pavè. E vi riesce: prima fa sua la E3 Harelbeke, poi conquista (per la prima volta) la Ronde van Vlaanderen, infine torna al successo dopo quattro anni alla Paris-Roubaix. L’insaziabile Spartacus vive una stagione indimenticabile, anche per i suoi elevati standard: si impone nella crono mondiale, al Tour of Oman, nel prologo del Tour de Suisse e nelle due crono del Tour de France, indossando per sei giorni la maglia gialla.

Già, il Tour de France: mai Andy Schleck è arrivato così vicino a far sua la Grande Boucle. Vince a Morzine, veste di giallo per cinque giorni ma, complice un problema meccanico sul Port de Balès, cede la maglia a Contador; prova a riprendersela, ma la vittoria sul Tourmalet non basta, concludendo così al secondo posto. Un anno e mezzo dopo, però, il TAS squalifica il madrileno per la vicenda clembuterolo, con tanto di riassegnazione della corsa francese a Schleck, che così diventa il quarto lussemburghese a conquistare la prova.

L’altro esponente della famiglia si era presentato in Francia in ottima forma, reduce dal vittorioso Tour de Suisse ai danni di Armstrong (terzo l’altro Saxo Bank Fuglsang); tuttavia una caduta nella frazione del pavè costringe Fränk Schleck al ritiro. Nel resto della stagione buoni riscontri sono stati ottenuti da Matti Breschel, vincitore alla Dwars door Vlaanderen, dal solito Fuglsang, ancora primo al Post Danmark Rundt, e da Alex Rasmussen.

Cancellara s'invola sul Muur per vince il suo primo Fiandre @ Bettiniphoto
Cancellara s’invola sul Muur per vince il suo primo Fiandre @ Bettiniphoto

2011: la rivoluzione porta Contador, Nuyens, una Ronde inaspettata e un Giro cancellato
Poco prima del Tour rivelatosi vittorioso il ds Kim Andersen e l’addetto stampa Brian Nygaard annunciarono per l’anno seguente la creazione di una nuova compagine a forti tinte lussemburghese. In poche parole, un team Schleck; nel quale i fratelli sono prontamente emigrati assieme all’altro big Cancellara e a Fuglsang, Klemme, Lund, O’Grady e Voigt. Cambiarono squadra anche Breschel e Rasmussen mentre il veterano Høj smise.

Ecco, un sconquasso generale: come rendere allora la Saxo Bank-Sungard una compagine all’altezza? Comprando chi aveva vinto contro avversari, interni e no, il suo secondo Tour. Proprio quell’Alberto Contador contornato dal trio di amici Jesús Hernández, Daniel Navarro e Benjamin Noval. Assieme a giovani (come Manuele Boaro e Rafal Majka) ed esperti gregari (fra cui Matteo Tosatto), per sostituire Cancellara (e Breschel) la scelta, indubbiamente sulla carta peggiorativa, è caduta sul belga Nick Nuyens.

E il fiammingo come se ne esce? Vincendo prima la Dwars door Vlaanderen e poi, tra la sorpresa di molti, la Ronde van Vlaanderen, costringendo il transfugo Cancellara ad un amarissimo terzo posto. Buoni segnali giungono da Juan José Haedo che, finalmente, si impone nelle prime volate di peso alla Tirreno-Adriatico e alla Vuelta a España in una stagione che, complessivamente, porta solamente dieci vittorie.

E Contador? Con la discussa positività al clembuterolo, e la conseguente squalifica in sospeso, decide di allinearsi al Giro d’Italia, timoroso di un mancato gradimento da parte dei vertici di ASO nel rivederlo in Francia. Il madrileno si presenta in gran forma e domina sull’Etna e sul Nevegal, vincendo senza troppe difficoltà la Corsa Rosa. Che gli verrà tolta per la squalifica nel gennaio 2012, così come il quinto posto al Tour de France in cui, attardato già dalle prime giornate e con la fatica del Giro sulle gambe a differenza dei rivali, non riuscirà a far saltare il banco nonostante i ripetuti tentativi.

Nick Nuyens vince la Ronde van Vlaanderen 2011 © Graham Watson
Nick Nuyens vince la Ronde van Vlaanderen 2011 © Graham Watson

2012: Contador sconta la squalifica ma torna con una magistrale Vuelta
Tutto ruota, inevitabilmente, attorno ad Alberto Contador: lo spagnolo viene squalificato dal TAS di Losanna in maniera retroattiva per due anni, con la perdita dei risultati conquistati da luglio 2010 e con uno stop fino al 5 agosto 2012. La botta è durissima per la squadra che, fra le altre cose, ha perso il cosponsor (e conseguente riduzione di budget); sul fronte mercato, saluta Porte, attratto dai soldi della Sky, e sei corridori di secondo piano mentre arrivano nove fra gregari e giovani.

Il risultato si vede in maniera lampante: sono tre le vittorie conquistate da inizio gennaio a fine luglio, tutte in corse non certo prioritarie vale a dire la doppietta dell’australiano Jonathan Cantwell al Tour de Taiwan e la volata vincente di Juan José Haedo al GP de Denain. Si suol dire che la fortuna è cieca mentre la sfiga ci vede benissimo; ecco, questo ben sintetizza la primavera del team con Nuyens fratturatosi l’anca prima delle gare sul pavè e Majka alle prese con problemi al ginocchio che gli impediscono la presenza al Giro d’Italia. L’unica luce arriva con il premio della combattività raccolto da Chris Anker Sørensen al Tour de France, ma è un palliativo.

La panacea, come detto, risponde al nome di Alberto Contador: rientra in gara all’Eneco Tour (dove è quarto) e si presenta desideroso di riscatto alla Vuelta a España. A cinque tappe dalla fine il madrileno insegue ad una trentina di secondi il leader Rodríguez, che pare avviato al successo; tutto si ribalta con un’azione da campione nella tappa di Fuente Dé quando el Pistolero attacca da lontano ribaltando l’esito della corsa, potendo salire sul gradino più alto del podio a Madrid. La stagione, che aveva visto anche una vittoria per Navarro, si chiude con l’affermazione del veterano Nicki Sørensen al GP Beghelli.

Alberto Contador esulta nella tappa di Fuente Dé alla Vuelta a España 2012 © Reuters - Miguel Vidal
Alberto Contador esulta nella tappa di Fuente Dé alla Vuelta a España 2012 © Reuters – Miguel Vidal

2013: mercato importante ma soddisfazioni poche. Contador stecca, Kreuziger primo all’Amstel
Già dalla vigilia del precedente Tour la squadra aveva potuto contare sull’arrivo, come secondo sponsor, della banca russa Tinkoff, già presente qualche anno prima con una propria squadra Professional, dalle cui ceneri è nato il Team Katusha. Con il nuovo patrocinatore il mercato si fa importante: arrivano nomi di spicco come Daniele Bennati, Roman Kreuziger, Nicolas Roche, Michael Rogers, il rientrante Matti Breschel e il vincitore del Giro di Lombardia Oliver Zaugg.

Tuttavia il numero complessivo di vittorie è addirittura minore rispetto al 2012: sono infatti solamente sette le affermazioni del team nel 2013. La principale ragione va ricercata nell’annata no di Contador che, dopo una bella vittoria al Tour de San Luis, deve accontentarsi dei piazzamenti. E al Tour de France, a cui aveva consacrato l’intera stagione, arriva un insufficiente quinto posto, dietro addirittura al compagno di squadra Kreuziger: tale risultato provoca la prima di molte esternazioni pubbliche del vulcanico cosponsor Oleg Tinkov.

Una delle note positive è proprio il corridore ceco: Kreuziger riesce ad imporsi con un’azzeccata mossa da lontano all’Amstel Gold Race per quella che sarà l’unica vittoria in una gara in linea dell’anno (oltre al titolo danese con Michael Mørkøv). Proprio il pistard sarà capace di imporsi in una tappa alla Vuelta a España, così come vi riesce l’irlandese Roche. Le restanti due affermazioni vengono da Breschel che fa doppietta al Post Danmark Rundt. Prosegue infine la crescita di Rafal Majka: il polacco è settimo al Giro d’Italia, terzo al Giro di Lombardia e secondo alla Milano-Torino.

Roman Kreuziger conquista l'Amstel Gold Race 2013 © AP Photo - Peter De Jong
Roman Kreuziger conquista l’Amstel Gold Race 2013 © AP Photo – Peter De Jong

2014: Tinkoff compra la baracca, Contador vince Tirreno, País Vasco e Vuelta
Dopo le parole poco cordiali nei confronti di Contador, Riis comunica di voler rinunciare all’ingombrante cosponsor russo. Ma Oleg Tinkov, come ben noto, non è uomo che si arrende facilmente: intenzionato ad avere il giocattolino ciclismo tra le mani compra dal team manager danese (per una cifra, si mormora, attorno ai 10 milioni di euro) la licenza e diventando così proprietario della Tinkoff-Saxo Bank.

Pur dopo un’annata no, il mercato vede sette partenze di secondo piano e l’arrivo di altrettanti atleti, fra giovani (come Michael Valgren) e gregari. Al Giro d’Italia Majka coglie la sesta piazza mentre l’eterno Rogers si impone in due occasioni; per entrambi anche il Tour de France è foriero di soddisfazioni, con il polacco che si porta a casa due tappe e la maglia à pois mentre l’australiano si “accontenta” di una tappa.

Ecco, il Tour: la Grande Boucle era l’obiettivo stagionale di Contador, autore di una prima parte di stagione più che ragguardevole. Il madrileno si porta a casa una tappa alla Volta ao Algarve, due tappe e la generale alla Tirreno Adriatico, una tappa e la generale alla Vuelta al País Vasco ed esce con un’ottima condizione dal Critérium du Dauphiné. In Francia lo spagnolo si presenta in gran forma e, con il prematuro abbandono di Froome, pare l’unico a poter insidiare il leader Nibali sulle montagne; ma nella decima frazione una caduta (causata dalla disattenzione) in discesa gli porta in dote la frattura della tibia, ed un forzato abbandono.

Non volendo chiudere la stagione a mani vuote l’iberico si presenta alla Vuelta a España con la dichiarata idea di conquistarla; e vi riesce, dando vita ad un gran duello con Froome e vincendo anche due frazioni. L’estate ha anche visto un ulteriore triplo colpo di Majka, che fa suo il Tour de Pologne aggiungendo due tappe al conto in un’annata da ventisei vittorie totali.

Alberto Contador esulta alla Vuelta a España 2014 © AFP
Alberto Contador esulta alla Vuelta a España 2014 © AFP

2015: Tinkov licenzia Riis. Sagan arriva e vince, Contador torna a vestirsi di rosa
Il budget per la stagione 2015 aumenta in maniera netta stante la volontà di patron Tinkov di diventare la squadra migliore al mondo. Complice la chiusura della Liquigas arrivano quattro elementi: dopo nove anni ritorna Ivan Basso a cui si sommano Maciej Bodnar, Juraj Sagan e soprattutto Peter Sagan, il golden boy del ciclismo moderno. A far spazio a loro e agli altri due acquisti (Pavel Brutt e Robert Kiserlovski) sono cinque elementi, i più noti Roche (diretto al Team Sky) e Nicki Sørensen (ritiratosi).

Nei primi mesi la squadra fatica, tanto che sono solo due le vittorie nei primi tre mesi (una tappa con Contador alla Vuelta a Andalucía e una con Sagan alla Tirreno-Adriatico). Per porre fine a questa situazione Tinkov decide di adottare una mossa inattesa: prima della Milano-Sanremo, nella quale Sagan sarà quarto, solleva dal proprio incarico Bjarne Riis e lo licenzia il 24 marzo, mandando via chi più di altri ha costruito la “creatura”.

Le tanto attese vittorie nelle classiche non arrivano, per cui il giro di boa viene identificato nel Giro d’Italia a cui prende parte, con l’intenzione di fare l’accoppiata Giro-Tour, Alberto Contador: pur protagonista involontario di una caduta, pur attorniato da una formazione non eccellente e che, il più delle volte, lo costringe a difendersi dalla morsa del duo Astana Aru-Landa e pur con un finale in calo, lo spagnolo è capace di conquistare un nuovo Trofeo Senza Fine, centrando finalmente l’obiettivo chiesto dal patron (che, per l’occasione, sfoggerà una criniera rosata).

Le fatiche del Giro si fanno sentire e Contador non sarà protagonista al Tour, dove chiuderà al quinto posto; neppure Sagan terminerà la Grande Boucle come sperato, dato che, accanto alla maglia verde d’ordinanza, non può contare alcuna tappa vinta (ben cinque i piazzamenti d’onore). Uno è invece il successo del solito Majka, sempre più una garanzia: il polacco sarà al via della Vuelta a España (come Sagan, che vince una tappa prima di doversi ritirare causa caduta per colpa di una moto) riuscendo a classificarsi in terza posizione, conquistando il primo podio in carriera in un grande giro. In totale sono ventisette i successi, un terzo dei quali portati a casa dal fenomeno di Zilina.

Alberto Contador solleva il Trofeo Senza Fine al Giro d’Italia 2015 © Bettiniphoto
Alberto Contador solleva il Trofeo Senza Fine al Giro d’Italia 2015 © Bettiniphoto

2016: Tinkov si stufa del giocattolo e molla tutto. Sagan superstar
La stagione 2016 inizia a dicembre 2015: in un’intervista Oleg Tinkov dichiara di essersi stancato del mondo del ciclismo e di chi lo popola, annunciando di chiudere il team al termine dell’annata. Non certo il miglior viatico per iniziare un’annata. Parlando del mercato, la squadra saluta otto elementi fra cui Basso e tutti i danesi rimasti in rosa (tranne Hansen e Valgren, aventi un contratto in essere) e ne accoglie cinque, con Oscar Gatto prezioso rinforzo per le classiche.

Sono trentadue i successi stagionali, dodici dei quali di Peter Sagan (a cui lo slovacco aggiunge Europeo e Mondiale): riesce a vincere alla Gent-Wevelgem, ripetendosi una settimana più tardi alla Ronde van Vlaanderen, cogliendo finalmente la prima grande classica della carriera. Dopo due tappe al Tour of California e due al Tour de Suisse ne arrivano ben tre al Tour de France, in cui corre da mattatore assoluto (e la canonica maglia verde arriva comodamente). Torna a vincere al di là dell’Atlantico, facendo sua il GP de Québec, per poi aggiungere due frazioni dell’Eneco Tour.

Chi, invece, non centra l’obiettivo è Alberto Contador; il Tour de France gli volta di nuovo le spalle, con una caduta al primo giorno che lo metterà definitivamente fuori gioco prima di metà corsa. Cerca rivincita alla Vuelta a España ma, pur dando tutto sé stesso, è costretto al quarto posto finale. E dire che la stagione era iniziata molto bene, con una tappa alla Volta ao Algarve, la vittoria di tappa e classifica alla Vuelta al País Vasco e la cronoscalata al Critérium du Dauphiné.

Peter Sagan vittorioso sul traguardo di Oudenaarde © Ronde Van Vlaanderen
Peter Sagan vittorioso sul traguardo di Oudenaarde © Ronde Van Vlaanderen

Il bilancio: quasi 500 successi in diciannove stagioni
L’ultima corsa del team nella storia lunga diciannove è l’Abu Dhabi Tour, disputato a fine ottobre. Il contavittorie totale segna l’astronomica cifra di 482 (sì, quattrocentoottantadue): sono compresi due Tour de France (con ventinove tappe), due Giri d’Italia (con quattordici tappe) e due Vuelta a España (con dodici tappe). E ancora, tre Ronde van Vlaanderen, tre Paris-Roubaix, due Liège-Bastogne-Liège, una Milano-Sanremo (stregato solo il Giro di Lombardia), due Amstel Gold Race, due Clásica de San Sebastián, due E3 Harelbeke, una Gent-Wevelgem, una Paris-Tours, due Paris-Nice, due Tirreno-Adriatico, due Vuelta al País Vasco, due Tour de Suisse, un Tour de Romandie e cinquantasei titoli nazionali, curiosamente divisi in maniera equa fra linea e cronometro.

Sì, sentiremo la loro mancanza.

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La vignetta di Pellegrini

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