Valerio Conti prima del via della Molveno-Cassano d'Adda al Giro d'Italia 2016 © Bettiniphoto
Valerio Conti prima del via della Molveno-Cassano d'Adda al Giro d'Italia 2016 © Bettiniphoto

Valerio fa bene i Conti

Intervista al talento romano, uno dei giovani azzurri più interessanti per il futuro

È una delle speranze del ciclismo tricolore, visto che a ventitré anni può vantare nel suo palmares il Gp Beghelli (al primo anno da pro’), una vittoria di tappa alla Vuelta a España oltre ad ottime prove realizzate fra Giro d’Italia, Critérium du Dauphiné e classiche italiane. Lui è Valerio Conti, membro di una famiglia che vive ha ciclismo nel sangue visto che suo zio Noè è stato gregario (ma capace di vincere la Coppa Bernocchi 1959) di Fausto Coppi mentre suo papà Franco, professionista per otto stagioni, si impose nel Giro Dilettanti 1976.

Un biennio tra gli under 23 con la Mastromarco e arriva la chiamata dal professionismo, con la Lampre-Merida che si accaparra le prestazioni del romano. Il quale ripaga al meglio le attese tanto che, ad inizio settembre, firma un nuovo contratto biennale con la squadra di Beppe Saronni. Con l’inizio sempre più imminente della nuova stagione lo abbiamo contattato.

Buongiorno Valerio, come va la tua preparazione? Ormai siamo alle porte del 2017, hai già un calendario di massima per l’inizio di stagione?
«Diciamo che la preparazione vera e propria devo ancora iniziarla poiché ancora non posso andare su strada fino a che non mi rimuovono il sistema “epibloc” al polso a causa di un incidente (frattura scomposta pluriframmentaria di radio ed ulna, ndr) occorsomi in MTB. Dobbiamo dunque ancora decidere il programma per via del l’infortunio»

Parlando più in generale, in quali grandi corse senti di poter dire la tua in un futuro più o meno prossimo? Qual è la corsa dei tuoi sogni?
«Realisticamente mi sento portato per le brevi corse a tappe e per conquistare tappe nei grandi giri; inoltre sto valutando se puntare alle grandi classiche. Se devo sognare, da italiano ovviamente dico Giro d’Italia»

Stai prendendo lezioni di cinese? Scherzi a parte, cosa ne pensi dell’eventuale ingresso del gruppo TJ Sport nel tuo team? Sei preoccupato per il ritardo nell’assegnazione della licenza World Tour?
«Del cinese conosco solo come si dice ciao (ride, ndr). Non sono preoccupato per la licenza, la mia squadra, con Giuseppe Saronni in testa, sa come muoversi e essendo molto in gamba. A breve avremo notizie positive»

Torniamo un momento alla stagione 2016, e partiamo dalla Corsa Rosa. abbiamo visto un ottimo Valerio Conti in versione gregario al fianco di Diego Ulissi. Sembrava esserci una discreta intesa fra voi due: com’è correre accanto ad Ulissi? Avete in programma di correre assieme in altre occasioni?
«Con Diego si è instaurato un buon rapporto e c’è un buon feeling. Io sono fiero di lavorare per un mio capitano perché sono passaggi importanti per un giovane: apprendere dai capitani è essenziale. Durante le tante gare del 2017 ci sarà sicuramente l’occasione per fare belle cose assieme»

Analizziamo invece la Vuelta a España, dove hai conquistato la prima vittoria pesante al termine di una splendida azione solitaria nata da una fuga. A quanto dal traguardo hai capito di avere conquistato la tappa?
«In quell’occasione ho capito di poter vincere quando avevo raggiunto i 50 secondi di vantaggio. Lì ho visto che gli avversari non riuscivano a diminuire il distacco ed ho iniziato a crederci»

Parlando della prova spagnola, pare che tu abbia un legame particolare con questa corsa, a partire dal 2014 in cui corresti con il numero 1 (in luogo dell’assente Chris Horner, ndr) mettendoti in evidenza con azioni da lontano. Più in particolare sembri rendere particolarmente bene nel finale di stagione, c’è un motivo per questo?
«Sì, fin dal mio esordio la Vuelta mi porta fortuna. Effettivamente nei finali di stagione mi trovo bene forse perché mi trovo più a mio agio con il caldo che con il meteo primaverile»

Le festività sono alle porte: come si comporta un corridore nelle vacanze natalizie? Cosa ci si può concedere adesso che con le corse in Oceania e Sud America il calendario inizia a gennaio?
«Durante le feste natalizie credo che anche un professionista possa lasciarsi andare e rilassarsi con la famiglia, serve anche per ricaricare la batteria e staccare un po’ dalla consueta concentrazione. Chi inizia molto presto a gennaio deve rimanere più concentrato nel mese di dicembre ed è probabile che il Natale lo passi in qualche paese caldo per prepararsi al meglio»

So che ti piace molto girare in MTB nella stagione invernale: cosa ne penso della multidisciplinarietà nel ciclismo? Quanto è importante svolgere un’attività parallela alla strada?
«Mi piace molto la MTB ma non ho un ricordo piacevole perché è proprio in tale circostanza che mi sono fratturato. Comunque fare dell’alternativo durante l’inverno è importante perché ti aiuta a rimanere un minimo in forma e poi spezzare la solita routine è divertente e benefico».

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