Cant schianta Vos e conquista il suo primo mondiale © Bettiniphoto
Cant schianta Vos e conquista il suo primo mondiale © Bettiniphoto

Did She lose? No, She Cant

Mondiali CX: Vos sconfitta dopo un imprevisto. Worst (donne under 23) e Pidcock (juniores uomini) gli altri titoli. Italiani deludenti

Tra molti anni, Sanne Cant potrà raccontare a chi oggi non c’era, o a chi non ricorderà, che c’è stata nella sua carriera una vittoria alla quale tiene più delle tante altre che ha ottenuto, sui circuiti belgi e non solo. La vittoria più importante di tutte, certo, visto che stiamo parlando del campionato mondiale, ma a renderla più speciale è stata la grande occasione che il Karma le ha dato, di poter avere una seconda possibilità, ed essere artefice del suo destino. Quel Karma che in realtà non è altro che la dura legge del ciclocross, in vigore solo quando l’inverno è degno di questo nome, che infligge penalità a chiunque quando pecca di presunzione e molla un attimo la concentrazione, credendo di aver vinto. Chiunque, possa pure trattarsi della regina incontrastata di questo sport, Marianne Vos.

Un percorso infido, anche la Arzuffi nella trappola
Il percorso di Bieles è, come preannunciato nei giorni scorsi, piuttosto esigente, oltre che lungo: altimetricamente impegnativo, reso scivoloso da tratti di ghiaccio misto a fango, con la neve dei giorni precedenti che va lentamente a sciogliersi (e domani potrebbe essere un bell’acquitrino). Marianne Vos ha pensato bene di battere subito forte sui pedali, mentre dietro di lei una serie di outsider finivano anzitempo la loro gara collassando sulle trappole del circuito: bici inutilizzabile per Pavla Havlikova e Maud Kaptehijns, caduta per Alice Arzuffi che, già partita malissimo, è finita a terra in discesa per una caduta di fronte a lei, ed è stata ferita allo zigomo, probabilmente dal freno a disco della ruota anteriore della americana Amanda Miller. In latere, si ritreranno anche la vincitrice della Coppa del Mondo Sophie De Boer, in giornata no, e Katie Compton, fuori gara al penultimo dei 5 giri previsti.

Vos implacabile, schianta Eva Lechner
Ad ingaggiare il duello con la Vos, nientemeno che Eva Lechner, a suo agio su questo tipo di terreno e tra le migliori nel tracciare le linee; ma non è la migliore Eva di sempre, quest’anno, e alla prima accelerata pesante di Marianne, alla fine del secondo giro, proverà a tenere pagando dazio, e finendo fuori dalla lotta per il podio.
Alla prima sfuriata della Vos riesce a rispondere prontamente Sanne Cant, preparatasi a puntino per questo mondiale e in ottime condizioni; anche Lucinda Brand riesce ad essere della partita, mentre Katerina Nash, altra favorita in queste condizioni, annaspa con la Lechner. Il terzo giro fila liscio, poi durante il quarto Marianne attacca ancora, intenzionato a farlo definitivamente; prima Brand cede il passo, poi Sanne Cant scivola nel corso del quarto giro, perdendo le ruote di Marianne. Intanto la Nash riprende lena e aggancia Brand per lottare per il terzo posto. La corsa per l’oro sembra ormai decisa.

Il contrattempo di Marianne, la grinta di Sanne
Un contrattempo però annulla all’inizio dell’ultimo giro il vantaggio che la Vos era riuscita a conseguire, ormai attorno ai 10″: in curva inciampa, finisce in avanti e fa saltare la catena, dovendo fermarsi. Riparte con la Cant affiancata, e gasata dalla seconda possibilità ottenuta. S’ingaggia un bel duello tra le due atlete, con la belga che fa valere tutta la sua tecnica e mettere in difficoltà un’atleta che è più abituata a mettere in difficoltà le altre. L’ultimo attacco nei metri finali è decisivo: la Vos non ha più le energie per sprintare ed è dunque Sanne Cant a laurearsi campionessa del mondo. Un titolo storico, l’unico che mancava alla 26enne già due volte vincitrice della Coppa del Mondo e del titolo Europeo; storico per il Belgio che, strano ma vero, non aveva mai vinto un titolo al femminile, complice l’incontrastato dominio settennale della Vos.
Anche per il bronzo si risolve allo sprint, con Katerina Nash a 20″ che regola Lucinda Brand e torna sul podio, a 6 anni da Sankt Wendel. Al quinto posto la sorpresa di giornata, la canadese Maghalie Rochette, a 36″, che stacca Eva Lechner, sesta finale a 53″. Settima si classifica la beniamina di casa, Christine Majerus, a 1’21”, vogliosa di far bene nei primi giri ma non ancora capace di essere al livello delle big; seguono Ellen Van Loy (1’25”), Nikki Brammeier (1’31”) e Katlin Antonneau (1’46”). L’ultima classificata, al 37esimo posto, è quella giovinetta di Suzie Godart, che ha voluto concludere così, col mondiale di casa, una carriera cominciata tardi, a 32 anni, e conclusa ancor più in ritardo, a 54(!!!).

L’Olanda sorride comunque con Annemarie Worst; male la Teocchi
Nonostante la gara femminile piuttosto beffarda, l’Olanda può concludere questa giornata con un senso di soddisfazione, grazie alla grande prova di Annemarie Worst, campionessa mondiale tra le Under 23. Le protagoniste indiscusse della prova sono state lei e l’americana Ellen Noble, vincitrice della Coppa del Mondo di categoria; staccata la campionessa in carica, la britannica Evi Richards poi bronzo finale, il duello finale ha visto prevalere al Worst, rivelazione delle ultime gare di Coppa del Mondo, superiore dal punto di vista tecnico e brava ad approfittare degli errori della Noble per allungare; un’altra atleta che va ad aggiungersi allo squadrone che l’Olanda al femminile allestisce, di anno in anno.

Azzurrini sotto le aspettative, cosa è successo?
La prova under 23 femminile era quella, invero, dalla quale ci attendevamo di più per le medaglie, visto il precedente dell’Europeo; ma Chiara Teocchi ha proprio mostrato di non essere in giornata, partendo in testa e perdendo inesorabilmente posizioni, fino a concludere 13esima, a 3’31”. Ed in generale, tutte le azzurrine e gli azzurrini si sono comportati al di sotto delle aspettative (con l’eccezione di Silvia Persico, in top ten fino all’ultimo giro e poi scivolata, letteralmente, fino alla ventesima posizione); Sara Casasola 23esima, Nicole Fede 27esima e Francesca Baroni 39esima. Tra gli juniores è andata anche peggio, benchè le ambizioni fossero più limitate; il migliore è stato Leonardo Cover, 35esimo. I più quotati, Filippo Fontana e Bruno Marchetti, reduci da ottime prove in coppa del mondo, hanno concluso in calando dopo aver viaggiato tra la decima e la ventesima posizione, con Fontana 45esimo e Marchetti 49esimo; concludono il quadro Nicola Taffarel 39esimo e  Alberto Brancati 47esimo.
Una controprestazione che imporrà al Ct Scotti una riflessione, visto che è difficile imputare una tale controprestazione generalizzata solo al caso, piuttosto che a un problema meccanico o di preparazione all’evento. Cosa che invece i tecnici britannici devono aver azeccato alla perfezione, per aver piazzato tutti e 3 i propri atleti sul podio: il vincitore è Thomas Pidcock, già dominatore all’Europeo e uno dei talenti più vividi per il futuro della disciplina, sul podio salgono Daniel Tulett e Ben Turner.

Torna il duello Van Der Poel/ Van Aert, vigilia “infiammata”
Le gare di oggi, assieme a quella degli under 23 prevista domani alle 11 (attenzione a Gioele Bertolini, sperando abbia recuperato dal virus influenzale della scorsa settimana), fanno da preludio ovviamente al grande appuntamento: ed è difficile immaginare che qualcuno possa inserirsi nel duello tra Mathieu Van Der Poel, dalle condizioni un po’ incerte (ad Hoogerheide non è che abbia brillato, dopo gli ultimi 2 successi), e il campione del mondo e favorito numero 1 Wout Van Aert, reduce invece da un’infiammazione al ginocchio per la quale ha saltato l’ultima tappa di Coppa. Su questo misterioso infortunio ruota la (stucchevole, a dir la verità) polemica delle ultime ore, con Kevin Pauwels e Van Der Poel che hanno pubblicato gli esiti del loro ultimo controllo antidoping online e spinto i colleghi a fare altrettanto, ricevendo un secco no da Van Aert; più una strategia per caricare la sfida che un reale problema, anche se Van Aert non sembra proprio il tipo che si lasci innervosire per così poco.

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