Il momento in cui Yves Lampaert (Quick-Step Floors) si invola verso il successo nella Dwars Door Vlaanderen © Bettiniphoto
Il momento in cui Yves Lampaert (Quick-Step Floors) si invola verso il successo nella Dwars Door Vlaanderen © Bettiniphoto

Lamp-heart, un cuore grande così!

Quick-Step sugli scudi e vittoria di Yves Lampaert nella Dwars Door Vlaanderen. Gilbert ispira l’attacco e chiude secondo

Il 26enne Yves Lampaert era fino a oggi famoso per essere stato vittima di uno dei più grotteschi incidenti mai capitati a un ciclista: azzoppato da un carrello della spesa uscito dal controllo della sua compagna, un anno fa. Un intoppo financo ridicolo, ma che ebbe risvolti seri quando si riscontrò un infortunio alla caviglia del corridore, con conseguente impossibilità per lui a partecipare all’intera campagna del Nord. Una vera disdetta, per uno che muri e pavé ce li ha nel sangue, e che l’anno prima (2015) aveva ben impressionato con un settimo posto alla Parigi-Roubaix ottenuto all’età di 24 anni.

Poi c’è quell’altro discorso, ovvero il sovraffollamento che c’è in Quick-Step per questo tipo di corse (e Matteo Trentin potrebbe scrivere un trattatello sulla questione). Non è facile, in questo specifico settore, emergere nel team di Pat Lefévère; d’altro canto se la giornata buona di una mezzapunta corrisponde a un marcamento stretto degli avversari su una punta, può capitare che la mezzapunta in questione riesca a fare il colpaccio. Stijn Devolder vinse più o meno in questo modo giusto un paio di Fiandre (grazie zio Tom!). Oggi Lampaert ha fatto la stessa cosa: ha approfittato degli sforzi degli avversari che cercavano di contenere Philippe Gilbert, e ha piazzato lui la stoccata giusta a 7.5 km dal traguardo.

Certo non era il Giro delle Fiandre, ma una più abbordabile Dwars Door Vlaanderen; ma si tratta comunque di una vittoria di peso. Intanto perché parliamo pur sempre di una corsa World Tour; e poi perché Lampaert, per vincere, ha corso davvero bene, ritagliandosi un ruolo da protagonista assoluto già prima dell’allungo buono. Pensavamo che con tutto il suo trenare sui vari muri di giornata si rendesse massimamente utile per il suo capitano Gilbert, e invece ha finito col favorire proprio se stesso. E in fondo è anche un esito giusto, se vogliamo.

 

Dalla fuga del mattino all’attacco di Gilbert
Sole primaverile, 203 km da percorrere, 12 muri da superare, questa in sintesi la giornata che attendeva il gruppo impegnato nella Dwars Door Vlaanderen. La fuga è partita intorno al km 15 con Kenneth Vanbilsen (Cofidis), Lawrence Naesen (WB Veranclassic Aqua Protect), Michael Goolaerts (Vérandas Willems-Crelan), Ben Perry (Israel Cycling Academy) e Ivan Savitskiy (Gazprom-RusVelo); 5’20” il vantaggio massimo al km 60, poi il recupero del gruppo tirato dalla Quick-Step.

Un primo contropiede promosso a metà gara da Jelle Wallays (Lotto Soudal) insieme ad altri quattro uomini non ha sortito effetti; molto più efficace è risultata l’azione di Philippe Gilbert (Quick-Step) sul Berendries, a 77 km dalla conclusione. Intorno al campione nazionale belga si è coagulato un corposo gruppetto, 15 uomini in totale che sono andati a chiudere rapidamente sui fuggitivi.

Dal drappellone di 21 che si è andato a formare, alcuni si sono presto fatti da parte: su un affondo di Yves Lampaert sull’Eikenberg sono saltati tutti i fuggitivi, e inoltre Alex Kirsch (Veranclassic) e Sacha Modolo (UAE Emirates), vittima di una foratura.

Sono così rimasti davanti Lampaert e Gilbert, e poi Dylan Groenewegen e Amund Jansen (LottoNL-Jumbo), Loïc Vliegen e Dylan Teuns (BMC), Mathew Hayman e Luke Durbridge (Orica-Scott), Jelle Wallays (Lotto Soudal), Matti Breschel e Alexey Lutsenko (Astana), Mike Teunissen (Sunweb), Cyril Lemoine (Cofidis), Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe) e pure un italiano, Marco Marcato (UAE).

Lampaert ha nuovamente tirato il collo a tutti sul Taaienberg (-54), mentre anche il gruppo – tirato a lungo dalla FDJ di Arnaud Démare, e poi dal Bahrain Merida di Sonny Colbrelli – si selezionava in seguito a un breve tentativo di Edward Theuns (Trek-Segafredo). Il margine per gli attaccanti restava in ogni caso orbitante intorno ai 40″.

 

Tra Oude-Kwaremont e Paterberg la corsa si indirizza
Sia sull’Oude-Kwaremont, ai -37, che sul Paterberg (-33), Lampaert ha continuato il solito andazzo fatto di trenate pesanti da digerire. Sul secondo dei muri citati, la tattica Quick-Step ha trovato la svolta, impressa da Gilbert che in cima ha attaccato. Alla ruota del Vallone Aerostatico hanno resistito solo Lutsenko e Durbridge, oltre che – manco a dirlo – Lampaert.

Intanto dietro la situazione si evolveva: dopo un paio di tentativi di Sep Vanmarcke (Cannondale-Drapac) e poi Tiesj Benoot (Lotto Soudal) sul Kwaremont, era emerso prepotentemente sul Paterberg Zdenek Stybar, subito raggiunto dal compagno Niki Terpstra: una nuova coppia Quick-Step era così in viaggio per andare a chiudere sui contrattaccanti staccati dal quartetto Gilbert (aggancio riuscito ai -27, sul pavé di Varent).

In ogni caso il destino di questi corridori era di essere riagguantati dal gruppo, evento effettivamente verificatosi sul Vossenhol, decimo muro di giornata ai -21. Il plotone non trovava però il verso di ridurre il margine dai primi: anzi, in questa fase il quartetto aumentava e aumentava il proprio vantaggio, fino ad andare a sfiorare il minuto.

 

L’attacco decisivo di Lampaert
I quattro ormai imprendibili, non restava che attendere il prevedibile gioco a tenaglia dei due Quick-Step presenti davanti. La quarantesima trenata di Lampaert, stavolta sul Nokereberg, ultimo muro ai -10, ha preparato il terreno per l’affondo di Gilbert, puntualmente andato in scena in cima alla salitella.

Durbridge, sempre più forte in questo tipo di corse, ha tenuto relativamente bene sull’azione di Philippe, ma evidentemente ha speso nell’occasione più di quanto potesse permettersi. Nel giro di un paio di chilometri è rientrato pure l’infaticabile Lutsenko (che aveva già lavorato tanto sui muri di metà corsa), e chi c’era alla sua ruota? Lampaert, ancor più inesauribile del kazako.

Ai -7.5 è stata allora la volta di Lampaert. Probabilmente i due belgi si aspettavano che Durbo andasse nuovamente a chiudere, di modo che poi fosse Gilbert a chiudere il valzer nel finale. E invece l’azione di Yves è stata davvero ficcante, e il potente australiano – già provato dalla precedente azione, come accennato poco sopra – non ha potuto opporre nulla ad essa: ci ha provato, ha tirato con le ultime energie rimastegli, ma sul breve tratto in pavé di Herlegemstraat, ai -7, Lampaert ha definitivamente preso il volo.

Chiudendo sull’onda di un crescente entusiasmo, il 26enne di Izegem ha progressivamente aumentato il proprio margine, andando a chiudere – festante e gaudente – con 39″ di vantaggio su Gilbert-Lutsenko-Durbridge, transitati in quest’ordine sotto lo striscione d’arrivo. Inutile dire che pure Gilbert, molto cameratescamente, ha esultato al traguardo.

A 1’03” Dylan Groenewegen ha vinto la volata per il quinto posto davanti a Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Benoot, Dylan Van Baarle (Cannondale-Drapac), Mitchell Docker (Orica-Scott) e Florian Sénéchal (Cofidis). Per l’Italia alla fine solo un ventesimo posto, col bravo Marcato. Modolo e Colbrelli (nonché Oscar Gatto dell’Astana, unico italiano ad aver mai vinto questa corsa) hanno chiuso in un gruppone a 1’54” dal vincitore.

Domani sarà giornata di scarico, poi venerdì si torna a rollare tra muri e pavé, con l’attesa E3 di Harelbeke. Torneranno anche diversi protagonisti assenti oggi (un nome su tutti: Peter Sagan). Lo spettacolo nelle Fiandre quindi continua: e continuerà ancora per due settimane e mezza.

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