Gianni Moscon durante la Parigi-Roubaix 2017 © Tim De Waele - Team Sky
Gianni Moscon durante la Parigi-Roubaix 2017 © Tim De Waele - Team Sky

Moscon on the rocks

Grande prova del trentino che chiude in top 5 una Roubaix da protagonista. Strepitoso Oss

Soltanto 7 giorni fa abbiamo parlato di una “New Wave” del ciclismo italiano pronta a spiccare il volo. Numerosi ragazzi tra i 20 ed i 23 anni si sono resi protagonisti da dilettanti e nelle prime annate da professionisti, portando a casa risultati di incredibile spessore: medaglie mondiali ed europee di categoria su strada e affermazioni di pari livello nei velodromi, senza trascurare la storica vittoria nella Coupe des Nations Under 23 del 2015, mai vinta dalla nazionale italiana prima della penultima annata. Tra tutti i protagonisti di questa nuova onda, colui che si sta mettendo in luce in queste settimane è senza dubbio Gianni Moscon, trentino classe ’94 in forza al Team Sky.

Prima annata da applausi, primi assaggi di nord
Il primo anno da professionista di Moscon, in una delle squadre più forti del World Tour, era per forza di cose privo di eccessive pretese. Eppure il giovane trentino ha sorpreso già ad inizio stagione nella Nokere Koerse, giungendo ottavo nello sprint finale ben destreggiandosi sul Nokereberg e facendo vedere di saper ben digerire il pavé. (A dire il vero ciò si era già visto nell’annata precedente, il magico 2015: un secondo posto al Fiandre U23 ed un quarto posto al mondiale di Richmond lavorando per Consonni argento finale).

Poi alla Settimana Coppi e Bartali uno splendido terzo posto, a soli 19 secondi dal vincitore Sergey Firsanov, ben piazzandosi in entrambe le tappe di montagna, mostrando di essere un corridore completo, dal possibile futuro anche nelle corse a tappe. Dopo tali prestazioni la formazione britannica interveniva anche sul calendario, spingendo Gianni verso le classiche più importanti; ed ecco ancora una grande performance, stavolta nella regina delle classiche, con un 38° posto a Roubaix dopo una gara disputata da protagonista e condizionata da un paio di cadute in momenti poco opportuni. L’animo da scalatore riemergeva poi prepotentemente ad agosto con la prima vittoria da pro: arrivo in solitaria nella tappa più dura dell’Arctic Race of Norway e conseguente vittoria nella classifica finale.

Fiandre e Roubaix d’autore, ma è solo l’inizio
Ma il principale campo di battaglia di Moscon (almeno in questa prima fase di carriera) restano le pietre. Il giovane corridore Sky ha disputato il primo Fiandre da protagonista, chiudendo quindicesimo dopo aver lavorato per Luke Rowe. Il gallese era destinato anche oggi ad esser il capitano al pari di Ian Stannard, con Moscon possibile alternativa. Ma durante la gara gli eventi han portato proprio quest’ultimo a giocarsi la vittoria, al fianco di grossi calibri quali Van Avermaet e Stybar.

Gianni, affaticato da un primo sforzo per rientrare in gruppo in seguito ad una caduta occorsagli nelle prime fasi di gara, lanciato più volte dalla propria squadra all’attacco da lontano, ha mantenuto le energie per seguire Van Avermaet e Stuyven nel momento decisivo, ritrovandosi in testa con Langeveld e Stybar (con loro anche Oss, che spenderà le sue ultime energie per GVA, e Roelandts, prossimo a staccarsi).

Il settore di Camphin-en-Pévèle è risultato fatale a Moscon e Stuyven, costretti a salutare il terzetto di testa. Ma proprio quando la corsa sembrava chiusa, ecco il colpo di scena: dopo un primo giro di Velodromo, i tre di testa han subito (a causa di una lunga fase di studio) il rientro degli inseguitori. Qui Moscon ha mostrato il suo carattere: invece di temporeggiare per un piazzamento, ha giocato il tutto per tutto, sfruttando l’impulso maggiore per sorprendere i rivali, venendo però subito ripreso e relegato in quinta piazza. Quinto posto che vuol dire molto per il palmares e moltissimo per il futuro, regalandoci il tanto agognato “roubelista”, in attesa che Filippo Ganna si concentri sulla strada.

Moscon futuro campione? Intanto Oss è campione dei gregari
Un corridore di carattere il giovane Moscon, che ha quindi mostrato doti tecniche e mentali non indifferenti ed indispensabili a queste latitudini. Ma non dimentichiamo anche le doti in salita del trentino, che da alcune indiscrezioni dovrebbe correre come prossime gare Flèche Wallonne e Liège-Bastogne-Liège, in un percorso di crescita da rockstar del ciclismo futuro.

A proposito di rocker, tale aggettivo fa venire in mente un solo ciclista (corregionale di Moscon, fra l’altro). Ossia Daniel Oss. Per il quale, oggi, non ci sono parole per descriverne la prestazione. Gregario fondamentale per Van Avermaet, lo è sempre. Oggi ha rivestito anche un ruolo meno consueto nell’ultimo periodo, ossia quello di arma tattica. Il valsuganotto lanciato all’attacco ha permesso al fiammingo di restare a ruota e di tenere le energie per la fase caldissima.

Tutto è andato alla perfezione per il BMC Racing Team. E, come detto, una parte non indifferente nel trionfo dell’ex calciatore è propria di Oss. Il quale, ormai possiamo dirlo, rappresenta assieme al covalligiano Matteo Trentin (oggi meno brillante di domenica scorsa) il miglior gregario sulla piazza per questo tipo di corse. I due, che potrebbero tranquillamente essere leader in altre compagini, preferiscono per ora continuare su questa strada. Ci piacerebbe vederli un giorno poter disputare la corsa per se stessi, prima che sia troppo tardi.

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