Simone Consonni, Francesco Lamon e Liam Bertazzo festeggiano il bronzo mondiale © UCI
Simone Consonni, Francesco Lamon e Liam Bertazzo festeggiano il bronzo mondiale © UCI

Azzurri, un quartetto che suona heavy medal

Mondiali su pista, Ganna guida gli inseguitori al bronzo; la medaglia sfuma solo nel finale per le ragazze. Domani altri possibili fuochi d’artificio

Qualche decennio fa circolava un cartone animato di Hanna e Barbera intitolato “La Furia di Hong Kong”, e oggi ci viene sin troppo facile appiccicare questo nomignolo a Filippo Ganna. Non per sminuire il ruolo di Liam Bertazzo, Simone Consonni, Francesco Lamon (e Michele Scartezzini al primo turno), e del ct Marco Villa, ma semplicemente perché Ganna ai Mondiali su Pista di Hong Kong è stato in effetti questo: una furia.

Il 20enne della UAE Emirates ha condotto l’Italia dell’Inseguimento a squadre a una medaglia di bronzo che a tre-quattro giri dalla fine della finale per il terzo posto pareva ancora lontana. Del resto se nell’ultimo chilometro di gara gli azzurri hanno recuperato quasi due secondi agli avversari, e in quel frangente ha tirato più che altro Filippo, l’equazione è presto fatta.

Se la prova maschile si è conclusa con grandi sorrisi e pacche sulle spalle, tutto il contrario è accaduto nella corrispondente prova femminile: qui l’Italia è stata saldamente sul podio virtuale fino all’ultimo chilometro, poi però le ragazze di Salvoldi si sono del tutto disunite sul più bello e si sono viste superate dalla Nuova Zelanda, che si è aggiudicata il bronzo. Non è il caso di fare drammi, del resto è sempre il caso di ricordare da dove veniamo e dove eravamo ancora uno o due anni fa, ma un po’ di rammarico rimane, per una festa che poteva essere a 360° e a cui invece è mancato qualcosina. Nulla di irrecuperabile, per carità, ci saranno altri Mondiali, ci saranno le Olimpiadi prima o poi, e quel che conta è che ci siamo ormai stabilmente immessi in un percorso virtuoso che non potrà far altro che portare, in prospettiva, altre soddisfazioni. Abbiamo avuto pazienza per anni in cui non si è cavato un ragno dal buco, figurarsi se non possiamo averla adesso che i risultati finalmente arrivano numerosi.

 

Inseguimento di bronzo per Ganna e compagni
L’Italia degli inseguitori aveva chiuso il turno di qualifica al terzo posto, col tempo di 3’55″755 e con l’Oceania davanti a sé: Australia prima in classifica, Nuova Zelanda seconda. Proprio gli AllBlacks erano stati l’avversario degli azzurri al primo turno, sempre ieri. Marco Villa aveva schierato Michele Scartezzini al posto di Francesco Lamon, e il risultato stato perfettamente in linea con quello del mattino: 3’55″945, ma non sufficiente a far meglio dei neozelandesi, che avevano fermato il cronometro su 3’54″363, guadagnandosi così l’accesso alla finalissima (dove avrebbero incontrato l’Australia che si disfaceva agevolmente della Francia).

Il tempo del quartetto italiano era stato comunque il migliore degli “altri”, per cui l’ingresso alla finale per il bronzo era avvenuto dalla porta principale. Contrapposta agli azzurri (rientrato oggi Lamon a gareggiare con Filippo Ganna, Simone Consonni e Liam Bertazzo), la Gran Bretagna che un tempo ci avrebbe terrorizzati con lo sguardo, ma con la quale ormai ce la giochiamo: noi siamo cresciuti tantissimo, loro sono in una fase di transizione.

Se nella “semifinale” di ieri l’Italia era partita bene, rimanendo in testa per il primo terzo di gara prima di farsi sopravanzare dalla Nuova Zelanda, l’andamento della finalina è stato esattamente opposto: sotto per i primi tre chilometri, con un gap oscillante tra il mezzo secondo e gli otto decimi, gli azzurri sono emersi nell’ultimo quarto, con un Ganna scintillante, in grado di tirare un boost di tre giri eccezionale prima di staccarsi nel finale.

Al traguardo, 3’56″935 per l’Italia, 3’58″566 per la Gibierre. Seconda medaglia in due giorni dopo l’oro di Rachele Barbieri nello Scratch, e la conferma di essere sulla buona strada per tornare ai livelli di 20 anni fa: sì, 20 anni, tanti son passati dall’ultima medaglia nell’Inseguimento a squadre per noi.

La gara si è conclusa con la finale tra Australia e Nuova Zelanda, e qui gli aussie non hanno fatto sconti, e dopo una leggera flessione alla fine del terzo chilometro (quando sono andati sotto per un giro), hanno chiuso con uno spettacolare crescendo che li ha portati a trionfare col tempo di 3’51″503 contro il 3’53″979 degli avversari. Ennesimo titolo per Cameron Meyer, tornato in pianta più o meno stabile alla pista dopo l’esperienza da professionista stradista, e in gara a Hong Kong insieme a Sam Welsford, Alex Porter e Nicolas Yallouris.

 

Le ragazze si fermano a un passo dall’impresa
Al bronzo dei ragazzi – pensavamo – avrebbe fatto eco quello conquistabile dalle fanciulle nella serata asiatica. Difficile ipotizzare qualcosa di più, perché l’ostacolo da affrontare in “semi” era troppo ostico: gli Stati Uniti. Invece va detto che contro le americane le nostre hanno dato il meglio che hanno potuto: con Tatiana Guderzo al posto di Francesca Pattaro, e poi con Silvia Valsecchi, Simona Frapporti ed Elisa Balsamo, il quartetto di Salvoldi ha guidato nella fase centrale di gara, anche con un margine di tutto rispetto, mentre le USA rimanevano presto in tre.

Quando iniziavamo a sperare in un colpaccio, il team a stelle e strisce è emerso prepotente, prendendosi la scena ma non riuscendo a zittire del tutto le azzurre. Le quali, un po’ a sorpresa, si sono rifatte sotto, risalendo da oltre un secondo di distacco fino ai tre decimi toccati a tre giri dalla fine. Al clamoroso ribaltone abbiamo creduto per un attimo, ma poi Chloe Dygert si è messa a far buriana con delle trenate impressionanti nelle ultime tornate, e ha rimesso le cose in sesto per la sua squadra.

Il 4’19″958 (ancora sotto i 4’20”) delle azzurre (4’18″716 le americane) ha permesso comunque loro un trionfale ingresso nella finale per il bronzo, col miglior tempo, contrapposte anche loro (come i maschietti) alla Nuova Zelanda.

Onestamente, non pareva esserci gara: le oceaniche avevano fatto peggio delle nostre nei primi due turni, e per tre quarti di finalina l’andamento è stato il medesimo, con Balsamo e compagne (era rientrata la Pattaro al posto di Tatiana) a guidare senza problemi, e le altre – ontologicamente – a inseguire. Ma quella che per tremila metri era stata la gara perfetta (più un secondo di margine alla fine del terzo chilometro) si è di colpo tramutata in un piccolo incubo allorquando – già staccata come da copione la Frapporti – Pattaro e Valsecchi hanno perso contatto da Balsamo, con la prima che ha fatto il buco alla seconda, e l’altra – che era in testa – che non ha potuto o saputo rallentare per far rimettere in scia le compagne.

Un epilogo di disunione che non ha reso giustizia al bel percorso fatto fin lì dalle ragazze, ma che non cambia di una virgola lo “storico” del nostro quartetto femminile, che continua a marciare di gran lena verso soddisfazioni sempre più grandi. E pazienza se oggi la Nuova Zelanda ne ha approfittato, andando a vincere il bronzo (4’21″778 il tempo finale contro il 4’26″562 delle azzurre in rotta). Ci saranno tante e pesanti rivincite, su questo possiamo scommettere.

La finalissima, molto combattuta, ha visto il successo degli Stati Uniti: partite forte nel primo chilometro, poi passate dietro nei due chilometri centrali, infine riemerse ancora nei giri finali, le americane (con la Dygert hanno festeggiato Kelly Catlin, Kimberly Geist e Jennifer Valente) hanno chiuso in 4’19″413, le australiane hanno fatto 4’19″830 e si accontentano dell’argento.

 

Dalla gioia di Azizulhasni alle speranze azzurre per domani
Francesco Castegnaro è stato autore di un bello Scratch: il giovane azzurro è stato molto presente negli attacchi che hanno caratterizzato la fase centrale della gara, in particolare in occasione di un tentativo col belga Kenny De Ketele e col francese Morgan Kneisky, ma nessuno è riuscito a fare la differenza fino ai -5 giri dalla conclusione. Qui il polacco Adrian Teklinski, uscito un paio di giri prima all’inseguimento del portoghese Joao Matias, si è letteralmente involato, andando a vincere l’oro, mentre il tedesco Lucas Liss, emerso nelle ultime due tornate in rimonta sullo svizzero Gael Suter, ha conquistato l’argento precedendo la volata del gruppo, vinta dal britannico Per Latham (bronzo). Per Castegnaro alla fine un decimo posto da non disprezzare, soprattutto alla luce della gara disputata.

Nel Keirin Francesco Ceci è stato eliminato nella batteria da cui sono passati il neozelandese Edward Dawkins e il ceco Tomas Babek, poi nei ripescaggi è arrivato ultimo nella batteria vinta dall’ucraino Andrii Vynokurov, e il suo torneo è finito lì. Nel prosieguo abbiamo assistito a due semifinali combattute (pure troppo, col campione uscente Joachim Eilers – tedesco – declassato nella prima batteria, e il francese François Pervis nella seconda), e a una finale che ha riempito di gioia tutti gli appassionati, visto che a vincere è stato l’amatissimo Azizulhasni Awang, anche noto come Pocket Rocket, al primo titolo iridato dopo 10 anni di tentativi e piazzamenti.

Il malese ha preceduto il colombiano Fabian Puerta e Babek, e ha potuto poi esprimere tutta la sua felicità nel dopogara, coinvolgendo anche il pubblico (tutto dalla sua parte, e non solo per prossimità geografica) col proprio entusiasmo.

Infine, dai primi turni della Velocità femminile sono emerse le seguenti semifinali: Stephanie Morton (Australia) contro Simona Krupeckaite (Lituania) e Kristina Vogel (Germania) contro la beniamina di casa Wai Sze Lee. Ha destato sensazione l’eliminazione di Anastasia Voinova, andata male in qualifica e incappata ai quarti nella Morton.

Domani semifinali e finali Sprint, e ovviamente ci sarà anche tanto altro: inizierà il torneo della Velocità maschile, e poi si disputeranno l’Inseguimento e la Corsa a punti maschile, e l’Omnium femminile.

Tanta, tanta, tanta Italia per cui tifare ancora: nell’Inseguimento il campione uscente Filippo Ganna metterà in palio il titolo, e gareggeranno pure Liam Bertazzo e Carloalberto Giordani; spazio a Michele Scartezzini nella Corsa a punti, quindi riflettori puntati su Elisa Balsamo nell’Omnium, disciplina per la quale Salvoldi l’ha preferita alla pur competitiva (vedasi la Coppa del Mondo a Cali in febbraio) Rachele Barbieri. Comunque vada, speriamo che sia un successo (o quasi)!

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La vignetta di Pellegrini

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