Il podio dell'Amstel Gold Race 2017 © Bettiniphoto
Il podio dell'Amstel Gold Race 2017 © Bettiniphoto

Van Avermaet paladino, Valverde abulico

Le pagelle dell’Amstel Gold Race: Colbrelli fuori dai giochi, ma comunque meglio di Matthews. Albasini il corridore mimetico

Philippe Gilbert – 10
Kwiatkowski, povero illuso, pensava di metterlo nel sacco sul rettilineo finale. O forse ci sperava e basta. O forse… già solo il fatto che il polacco abbia tentato l’architettura, la dice lunga su quanto si sentisse battuto in quel finale a due. Poco da fare, il Gilbert di questo 2017 è su un altro pianeta rispetto a quasi chiunque altro. Ha vinto il Fiandre in maniera sublime, oggi ha dato spettacolo in Olanda e promette altrettanti spettacoli pirotecnici tra una settimana a Liegi. Che fortuna per il ciclismo aver ritrovato un campione del genere!

Michael Kwiatkowski – 9
L’azione con cui sul Keutenberg è rientrato sul gruppetto Gilbert è da applausi. Dopodiché, è parso subito chiaro che la sfida era tra lui e il vallone, con gli altri a molte misure di distanza. Ha perso, ma ha cercato ogni maniera per vincere. La magata finale non è riuscita perché l’avversario era troppo scafato per cascarci, ma ugualmente c’è mancato poco che gli riuscisse l’anticipo velenoso. Un grande delle classiche.

Greg Van Avermaet – 8
Oggi la distanza tra testa e gamba era abbastanza tangibile, altrimenti non si sarebbe mai fatto sfuggire (e non per una, ma per due volte!) il trenino buono. Comunque la corsa l’ha accesa lui con la sua squadra, e ha offerto una prestazione dignitosissima a sette giorni dalla memorabile Roubaix. E ogni segnale che vada contro l’iperspecializzazione e la picchizzazione spinta del ciclismo per noi merita solo applausi.

Alejandro Valverde – 5
Don Alejandro oggi è stato particolarmente abulico. Rimasto con Van Avermaet, non ha seguito Benoot e Gilbert, poi non ha avuto gambe per andare con Kwiatkowski. Presenza impalpabile, ma potrà rifarsi già mercoledì.

Fabio Felline – 6
Unico italiano tra i 15 che a un certo punto si stavano giocando la corsa (8 avanti e 7 dietro), al di là di questo dettaglio non ha avuto modo di mettersi particolarmente in luce. Dimostra comunque di poter recitare un ruolo in queste corse.

Sonny Colbrelli – 6
È inutile bocciarlo per aver perso i gruppetti che scattavano sulle rampe più dure della giornata. Le sue speranze si basavano su una corsa meno anarchica e più controllata, in quel caso avrebbe potuto farsi valere in volata. Come peraltro ha fatto vincendo il suo sprint: peccato che valesse solo per il nono posto.

Vincenzo Albanese – 7.5
Ha personalità, il ragazzo: alle prime uscite da pro’, per di più dopo un infortunio che l’ha molto limitato in questo avvio di 2017, centra la fuga in una corsa importante come l’Amstel. E inoltre, è tra gli ultimi a mollare, e piazza uno scatto (giusto per prendere confidenza con la cosa) sul Loorberg, rimanendo per un attimo solo al comando. Piccole soddisfazioni a cui un domani (quando avrà un palmarès – e ce l’avrà!) guarderà con tenerezza.

Tiesj Benoot – 5.5
Reduce da un periodo molto negativo, sta vedendo la luce in fondo al tunnel; dopo una discreta Freccia del Brabante, oggi è stato lui a dare il via agli attacchi negli ultimi 40 km. Poi però è stato il primo a non tenere le ruote di Gilbert e soci, sul Fromberg. Ha poi salvato la gamba, chiudendo nel gruppetto Van Avermaet. Piccoli passi, ma almeno sono in avanti.

Enrico Gasparotto – s.v.
È caduto quando avrebbe ancora avuto qualcosa da dire nella sua corsa preferita. Appuntamento all’Amstel 2018?

Sergio Luis Henao – 8
Pronto a entrare nell’azione buona con Gilbert, poi determinante nel tenere vivo quell’attacco quando pareva destinato a sfumare, infine prezioso nel coprire le sfuriate di Kwiatkowski nel finale. Ma un gregario di queste dimensioni chi se lo può permettere, oggi come oggi?

Nathan Haas – 6.5
Il simbolo del “vorrei ma non posso”: rientrato un po’ a fatica (ma comunque rientrato!) nel drappello buono, non è poi riuscito a tenere il ritmo di Kwia&Gilbert sul Bemelerberg. Ha provato poi a rientrare in un secondo momento, ma in maniera velleitaria. Infine, gli è sfuggito pure il podio. In ogni caso, molto volenteroso.

Michael Albasini – 6.5
Uno dei corridori più mimetici del gruppo, lo vedi di rado, ti dimentichi di lui, poi sbuca fuori all’improvviso e ti fa il piazzamento memorabile. Ci riuscì l’anno scorso a Liegi (fu secondo), si ripete oggi con un altro podio in una classica. Non riempie gli occhi, ma solidi come lui ce ne sono pochi.

Tim Wellens – 5
Sbaglia completamente i tempi delle sue mosse, ma ha la scusante del meteo: purtroppo per lui – noto amante dei diluvi in corsa – non è piovuto. Ci riproverà alla Doyenne.

Michael Matthews – 5
Da ormai diversi anni gravita nei quartieri alti degli ordini d’arrivo più prestigiosi. Eppure gli mancano sempre 10 lire per fare un milione. Oggi non ha avuto gambe per tenere gli attaccanti di giornata; ma ha trovato comunque il modo di farsi battere, nella volata per il nono posto. Fino a quando lo potremo definire un incompiuto?

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