Corridori della Wilier Triestina-Selle Italia prima della partenza della tappa di Reggio Calabria al Giro d'Italia © Bettiniphoto
Corridori della Wilier Triestina-Selle Italia prima della partenza della tappa di Reggio Calabria al Giro d'Italia © Bettiniphoto

Wilier, una fuga di rimpianti

Scinto s’infuria e mette i suoi a tirare ma gli esiti sono insoddisfacenti

Il Giro comincia a risalire la penisola e con una giornata tutta snodatasi sulla splendida costa tirrenica della Calabria ha offerto una nuova occasione per strizzar l’occhio ai temerari che avevano voglia ed energie per provare a scrivere un finale diverso da quello di una pressoché scontata volata di potenza alle Terme Luigiane, che in passato ha premiato vincitori di tutto rispetto. Del resto, col profumo di mare mescolato alle selve d’Aspromonte mirabilmente raccontate da Corrado Alvaro o anche con le prime propaggini della Sila che pure non erano distanti uno sproposito, lo spirito d’avventura aveva romanticamente di che essere stimolato, quasi ad evocare leggendarie storie di pastori e di briganti, giunte anche da quel tempo in cui l’Italia s’aveva da fare.

Occorreva quindi ancora una volta essere ben pronti allo sventolio della bandierina al km 0 per poter lanciarsi decisi e pimpanti, come in un assalto all’arma bianca. Appena un chilometro e via con due Trek (Stuyven e Pedersen), un Bardiani (Andreetta), un BMC (Dillier) e un Bora (Pöstlberger). A veder bene mancherebbe qualcosa, un quid in più a rendere movimentata una tappa già insidiosa nel finale e questa volta non ci riferiamo alla Gazprom o alla CCC, inesauribili finora nello sganciare un proprio uomo in quasi ogni azione di giornata. Con la fuga pronta a prendere il largo non si vedono pronte ad inserirsi maglie della Wilier Triestina e la cosa potrebbe sembrare inizialmente non così rilevante. Appurato che questa occasione non attende la verve esplosiva allo sprint di Jakub Mareczko, splendido secondo a Messina, si potrebbe pensare ad un Filippo Pozzato deciso a lasciare un primo segno della propria classe in questa edizione numero 100. Ripensando al finale però si è così convinti che il vicentino possa avere la forza necessaria per sprintare in un duello che coinvolge, inevitabilmente, anche i big della classifica? Ecco che quindi i connotati hanno cominciato ad essere più chiari, delineando quella che si è rivelata una vera e propria occasione persa.

La Wilier manca la fuga, Scinto è una furia

Premesso che non era comunque facile prevedere il buon esito di un’azione nata immediatamente con oltre 210 chilometri di tappa da percorrere e considerando anche che non tutte le formazioni dei principali favoriti avevano l’assillo di dover tirare alla morte per pensare ad un successo di tappa che nell’economia del Giro non avrebbe fatto una grande differenza, ecco che l’occasione si mostrava ben propizia per tutte quelle formazioni che fanno della corsa d’attacco la propria filosofia caratterizzante. Coinvolgendo quindi, in particolar modo, le formazioni Professional, per le quali un Giro d’Italia condotto a livelli eccelsi e con uno o più successi di tappa può costituire uno spartiacque importante per il futuro.

Se, come abbiamo detto, era possibile che Gazprom e CCC saltassero un turno, era ipotizzabile che una formazione come la Bardiani, pervasa da gran voglia di riscatto, si muovesse. Poteva dirsi lo stesso della Wilier? Conoscendo il proverbiale spirito battagliero di Luca Scinto le disposizioni date alla partenza potevano assolutamente far pensare ad una gara condotta all’attacco, con la possibilità di sperare anche in un eccellente risultato. Nessun atleta della formazione dalla casacca giallo fluo, rossa e nera è però riuscito ad inserirsi nel tentativo originatosi mentre si usciva da Reggio Calabria e così, quando il vantaggio dei primi è cresciuto a dismisura fino a lambire i 9 minuti, con la possibilità più che concreta di avere buon gioco, il ds toscano è divenuto una vera e propria furia, nient’affatto celata neppure ai microfoni Rai, in cui Scinto si è detto senza mezzi termini “incazzato nero”.

Bersagli dell’invettiva alcuni atleti della propria squadra, colpevoli di essere arrivati al Giro d’Italia con grandi ambizioni ma di non aver mostrato sufficiente mordente e voglia di dare l’anima in un’occasione come questa. Chi sono quindi i maggiori indiziati del veemente rimbrotto? Posto che Mareczko era inadatto ad un finale come quello delle Terme Luigiane, posto che lo stesso Pozzato ce lo si poteva attendere eventuale protagonista negli ultimi chilometri, posto che alcuni atleti o si erano già spesi parecchio nelle scorse giornate (su tutti l’albanese Zhupa) oppure sono chiamati a compiti di mero gregariato (l’abruzzese Fonzi sembra già divenuto uno degli angeli custodi di Mareczko), la sparata sembrava essere rivolta principalmente a quei corridori dotati di caratteristiche tali da superare senza intoppi le breve ma insidiose asperità del tracciato e di poter dire magari la propria in un finale che tirava decisamente all’insù.

Se lo spagnolo Amezqueta, atteso in alcune frazioni altimetricamente più impegnative, poteva non rientrare in questa logica, un corridore spesso battagliero come Matteo Busato poteva rispondere perfettamente ai requisiti citati, così come il bielorusso Koshevoy, già visto buon protagonista verso Tortolì e in possesso di doti sul passo che ben si sposavano con l’azione di giornata. Teoricamente anche lo spagnolo Rodríguez avrebbe potuto essere della partita mentre il giovanissimo colombiano Martinez necessita probabilmente di dover carburare ancora per poter provare un’azione nelle prossime giornate (d’altronde a 21 anni appena compiuti è già alla seconda partecipazione).

La latitanza nell’azione rivelatasi decisiva non è andata giù a Scinto, famoso in passato per punzecchiature a fin di bene che avevano perfettamente colto nel segno (su tutte lo sprone ad Andrea Guardini nel 2012, che ebbe come conseguenza una fantastica vittoria in quel di Vedelago), tanto che, per non lasciare improduttiva la giornata, il “Pitone” ha pensato di risolverla nella più classica maniera punitiva: squadra messa a tirare per decine di chilometri in testa al gruppo nella prospettiva di un recupero e di un finale da reinventare sul momento.

Le tirate non hanno effetto e Pozzato molla la presa

È così iniziato un lungo braccio di ferro tra la Wilier, che avrebbe sperato nell’aiuto di qualche altra formazione interessata ad annullare la fuga e a giocarsi la tappa, e i fuggitivi, che nel mentre continuavano a mantenere un vantaggio più che rassicurante. In una situazione tale tutto ciò si poteva facilmente rivelare controproducente, con la formazione a consumare energie preziose che non avrebbero raggiunto l’intento di giornata ed il conseguente “e ora che si fa?” che sarebbe scaturito nel momento in cui la sorte della frazione sarebbe risultata ormai segnata.

L’emblematica risposta è giunta dopo lo scollinamento al Gran Premio della Montagna di Fuscaldo e dopo che il gruppo affrontava gli ultimi strappi prima del finale per superare Acquappesa: proprio lì Filippo Pozzato ha deciso di mollare la presa dal gruppo, decidendo di risparmiare la gamba per le giornate successive e così la formazione veneta si è praticamente ritrovata a veleggiare in un limbo che ha reso ulteriori tinte opache alla giornata. Risultato: il miglior Wilier classificato nell’ordine d’arrivo è stato lo spagnolo Cristian Rodríguez, classificatosi al 60esimo posto con un ritardo di 1’16” dal vincitore Dillier. A parziale consolazione si può tenere conto della notevole visibilità che un corridore come Pozzato, nonostante sia mancato nel finale, continua a portare in dote in termini d’immagine, visto che continua ad essere uno degli atleti più gettonati dal pubblico e le cui ospitate nel “Processo alla tappa” sono una vera e propria manna sotto questo punto di vista. L’occasione persa però rimane e possiamo star certi che nelle prossime giornate ci saranno anche gli Scinto boys a dire la loro per movimentare le acque. Sempre che prima il talento di Mareczko non riesca a regalare qualche gioia insperata.

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