Thibaut Pinot, uno dei protagonisti del Giro 2017 © Bettiniphoto
Thibaut Pinot, uno dei protagonisti del Giro 2017 © Bettiniphoto

Il Blockhaus spacca il Giro in mille pezzi

Analisi della giornata per gli uomini di classifica: vincono Quintana, Dumoulin e Pinot, perdono Kruijswijk, Zakarin e Jungels

Una signora salita, talmente signora che s’ignora come diamine sia possibile che questo versante non venga proposto un anno sì e uno no al Giro d’Italia. Il Blockhaus l’ha spaccato in mille pezzi, il Giro, ha lanciato in maglia rosa il favorito naturale della vigilia, ha respinto diversi grossi nomi e alcuni li ha proprio abbattuti (ah no, lì è stata una moto della polizia, la montagna non c’entra).

Nairo ha danzato sulle durissime rampe abruzzesi, ha demolito uno dopo l’altro tutti gli avversari, è arrivato da solo al traguardo e ha vestito la maglia rosa. Poi la perderà probabilmente già martedì nella crono umbra, ma il segnale lanciato dal colombiano è fragoroso: io ci sono, sto benissimo, sulle Alpi non ce ne sarà per nessuno. Di sicuro l’eventuale rimbalzo di leadership renderà più appassionante la lotta per il successo nel Giro100.

L’uomo deputato a togliere la rosa a Quintana è Tom Dumoulin, quello uscito meglio (insieme al capitano della Movistar) dalla nona tappa del Giro d’Italia 2017, in quanto quello da cui non necessariamente ci si attendeva una prestazione così efficace. L’olandese è salito con eleganza ed efficienza, ha ribadito dal canto suo che le ambizioni di classifica non erano per nulla campate in aria, e si propone come uno dei top contender da qui a Milano. Cresciuto davvero tanto da due anni in qua, Tom.

 

Gente che sale, gente che scende
L’altro olandese d’alta classifica non è il pur atteso Steven Kruijswijk, bensì Bauke Mollema, che dopo una giornata così così sull’Etna, oggi è tornato ai suoi livelli. Che non sono di eccellenza assoluta, ma gli possono certo permettere di lottare per il podio. Tantopiù che tre papabili sono stati fatti fuori dall’incredibile incidente con la moto della polizia: Mikel Landa lo aspettavamo con curiosità proprio oggi, ma è arrivato a mezz’ora e forse neanche proseguirà, a causa delle botte subite.

Geraint Thomas era giustamente più che scazzato perché perdere così una corsa fa effettivamente girare le scatole. Certo, bisogna dire che per il gallese non tutto è necessariamente finito, dato che potrebbe recuperare a crono, e poi non lo vieta il medico di inventare qualche azione creativa per far saltare il banco quando meno Nairo se l’aspetta.

Adam Yates ha pure lui perso tanto per la moto (4’40”, secondo più secondo meno), ma se il suo obiettivo era la maglia bianca si può consolare perché i principali rivali della classifica dei giovani non sono andati benissimo: Davide Formolo è stato il più vicino a Quintana, e ha pur pagato oltre due minuti e mezzo. Un minuto di più è finito sul groppone di Bob Jungels, che cede la maglia rosa risultando tra l’altro uno dei primi uomini di classifica a staccarsi quando la Movistar imponeva il proprio ritmo, ancor prima degli attacchi di Nairo, quindi: non benissimo il lussemburghese.

Il punto è che Yates, sotto sotto, puntava pure lui al podio, anche se la versione ufficiale era improntata a un più basso profilo. Ne ha fatti di danni quella moto!

 

Delusione Kruijswijk e Zakarin
Tra le delusioni di giornata vanno annoverati Tejay Van Garderen (il quale però non sorprende nella débâcle: azzecca un grande giro su dieci…) e soprattutto Steven Kruijswijk e Ilnur Zakarin. Il russo della Katusha è saltato abbastanza presto, insieme a Formolo, e dire che dopo l’Etna era accreditato come uno dei più in forma. La sua stralunatezza (si dice?) lo porta a un andamento incostante, e oggi si era evidentemente nella fascia bassa della sinusoide.

Kruijswijk, da che mondo è mondo (o meglio: da un paio di Giri in qua) esce potentissimo alla distanza, quindi non disperiamo per lui, peraltro abituato a rimontare grossi svantaggi in graduatoria. Resta il fatto che non potrà essere l’uomo faro quest’anno: gli andrà già bene se riuscirà a scalare il podio, perché i 2’44” lasciati in Abruzzo a Quintana non sono bruscolini; soprattutto, non sono bruscolini gli 11 corridori che gli sono finiti davanti al Blockhaus.

 

Che bel protagonista Pinot! E Nibali salirà
Detto dei due gregari meglio piazzati oggi (Reichenbach nono e Amador undicesimo), detto della media prestazione (quindi: nella media!) di Domenico Pozzovivo e Tanel Kangert, due che continueremo a vedere nel gruppetto dei più forti, ma che difficilmente faranno la differenza da qui a Milano, non rimangono da citare in questa disamina che i due uomini che hanno condiviso con Quintana la prima parte del suo attacco al Blockhaus. Thibaut Pinot e Vincenzo Nibali.

Il francese ha confermato in pieno la validità della sua candidatura a un posto al sole anche al Giro, dopo il podio al Tour 2014. La corsa italiana potrebbe addirittura essere il GT d’elezione del transalpino, che com’è noto non ama troppo la Grande Boucle. Se così sarà, sarà certo un bene per la corsa rosa, ma intanto, nell’attesa di scoprirlo in futuro, dobbiamo ammettere di aver trovato con lui un gran bell’interprete: se continuerà a essere presente e battagliero come oggi, il podio di Milano non sarà un sogno.

Vincenzo, invece: se dovessimo basarci sulla sua storia recente nei grandi giri, diciamo su quanto egli ha fatto al Tour 2015 e al Giro 2016, non ci preoccuperemmo per nulla: la rimonta nella terza settimana è un must per lui. Il punto è che stavolta, a differenza di 12 mesi fa, non deve snidare una squadra raccogliticcia come la LottoNL 2016. Di fronte c’è una corazzata, guidata da un ammiraglio inscalfibile e imperturbabile: ci vorrà il miglior Nibali. In pratica, quello che abbiamo visto fino a 4-5 km dalla vetta del Blockhaus. Ci sarà, questo miglior Nibali? Crediamo di sì.

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