Il Blockhaus ai piedi di Nairo Quintana © Bettiniphoto
Il Blockhaus ai piedi di Nairo Quintana © Bettiniphoto

Nairo Burning Down Blockhaus

Quintana regala spettacolo sul duro arrivo appenninico: vince ed è maglia rosa. Bene Dumoulin e Pinot, Nibali soffre nel finale. Caos moto-Sky-Yates

Il Giro è finito o il Giro è cominciato? Nairo l’ha già ucciso o il Blockhaus non è altro che il primo atto di una lotta che vedrà protagonisti alcuni dei favoriti della vigilia? Alcuni e non tutti, perché non possiamo sottacere il fatto che ben tre (forse quattro) contendenti al podio o comunque a una posizione di rilievo sono stati fatti fuori da un elemento estraneo alla corsa, una moto della polizia malamente ferma a bordo strada, in salita, dal lato sbagliato peraltro.

Incidente a parte, resta di questa nona tappa del Giro d’Italia 2017 un’impressionante esibizione di forza in montagna, l’immagine – che Nairo Quintana ha stampato nella mente di tutti – di uno scalatore che difficilmente potrà essere messo in difficoltà; e che probabilmente entra oggi, in via ufficiale, nella fase della più piena maturità atletica.

E nonostante ciò, possiamo dire che il Giro è ancora aperto, perché gli avversari sono staccati ma non lontani (alcuni, almeno), perché la crono umbra martedì rimescolerà ancora le carte e favorità altri corridori e non Quintana, perché, infine, tra gli sconfitti di oggi ci sono delle personalità molto baldanzose, c’è gente che non si accontenterà di finire ai margini della corsa, o del podio. Gente – perché no – come Vincenzo Nibali.

 

La complicata costruzione di una fuga
La nona tappa del Giro, da Montenero di Bisaccia al Blockhaus per un totale di 148 km, si è aperta al km 5 con la classica fuga. Nove gli uomini in avanscoperta: Matteo Montaguti (AG2R La Mondiale), Jan Tratnik (CCC Sprandi Polkowice), Matteo Busato (Wilier-Selle Italia), Luis León Sánchez (Astana), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Omar Fraile (Dimension Data), Alexey Tsatevich (Gazprom-Rusvélo), Iljo Keisse (Quick-Step Floors) e Marco Marcato (UAE Emirates).

Tutto ok? Manco per sogno. Prima la Bardiani-CSF, rimasta fuori dalla fuga, ha tirato per provare a lanciare un contrattacco dei suoi. Poi il contrattacco c’è stato, ma senza ombra dei verdarancio di Reverberi, bensì con Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), Sacha Modolo (UAE) e Tomasz Marczynski (Lotto Soudal). Il terzetto ha faticato parecchio per rimettersi in scia al gruppo dei nove, e anzi non ci è punto riuscito: dopo aver gravitato per una vita a mezzo minuto di distacco, si stava allontanando pure di più, quando Fabrizio Guidi, in ammiraglia Cannondale, ha avuto l’idea di mettere i suoi a tirare il gruppo: il margine è via via sceso dal limite massimo di 4’05” (ai -112) a meno di tre minuti, e alla fine i nove battistrada hanno capito che l’unica maniera per far smettere di tirare i Cannondale era di rallentare e far rientrare Rolland (e gli altri). Detto fatto, il rallentamento c’è stato, il rientro pure (ai -90), e lo spostamento dei losanghelini dalla testa del gruppo idem.

Finita qui? None! No perché appena la Cannondale si è fatta da parte, è emersa in maniera anche inattesa la Movistar, che è andata a tenere un’andatura alta, e tale andatura alta ha segato definitivamente i sogni degli attaccanti di giornata: il loro vantaggio non ha più smesso di calare, e la fuga è stata annullata sulle prime rampe del pre-Blockhaus, insomma su un falsopiano a 22 km dal traguardo.

 

Una moto cambia completamente lo scenario
A questo punto del racconto, il gruppo aveva già iniziato a perdere pezzi. Il ritmo della Movistar mieteva vittime, metteva in croce le gambe di più di qualcuno, ma soprattutto annunciava le bellicose intenzioni di capitan Nairo Quintana. Tali intenti, uniti alla difficoltà delle rampe del Blockhaus, lasciavano presagire sganassoni volanti.

Nulla avrebbe però permesso di prevedere quanto sarebbe accaduto a 14 km dalla vetta, appena iniziata ufficialmente la salita conclusiva: una moto della polizia, ferma sul lato sinistro della strada (anziché sul destro), ha rappresentato un ostacolo inatteso per il gruppo, e in particolare per Wilco Kelderman (Sunweb), che è finito addosso al mezzo, e poi cadendo ha trascinato giù altri corridori, in una carambola che – schivando miracolosamente un paio di Bahrain e di Astana – è andata ad abbattere per intero il Team Sky. (No, era un’iperbole: son caduti solo 7 Sky su 9…).

La corsa è corsa e lo era già in quel momento, con la Movistar a trenare, per cui la squadra spagnola ha continuato a fare quel che stava facendo. Tra i caduti, Mikel Landa si è rialzato prima di altri, ma solo per scoprire che non ce la faceva quasi a proseguire, per dolori a una gamba e chissà dove ancora. Geraint Thomas invece è rimasto molto più a lungo per terra (mentre Diego Rosa insultava il poliziotto), con una spalla lussata, prima che il medico gliela rimettesse a posto, e rimettesse in sella lui, per una rimonta da subito apparsa parecchio complicata (quasi 3′ da recuperare per il gallese).

Anche Adam Yates è finito per terra, e anche lui, dopo essere stato anche solo a poche decine di secondi dalla coda del gruppo nel tentativo di rientrare, sarebbe rimbalzato indietro. Kelderman, ritirato con un dito rotto. Altri, ammaccati. Davvero un brutto episodio.

 

Quintana passeggia sulle macerie lasciate dalla Movistar
La corsa è proseguita, quindi. Com’era ovvio che fosse. Meno ovvio era che “bastasse” il ritmo di Winner Anacona per disintegrare il gruppo già prima che lo Sciamano si degnasse di andare all’attacco. Il luogotenente di Nairo ha prima ridotto ai minimi termini le squadre avversarie, poi con le sue andature ha impedito che i caduti si riavvicinassero troppo, infine ha iniziato a setacciare anche un bel po’ del “panorama big”.

Il primo a cadere nella rete di Winner è stato un pesciolone bello grosso, nientemeno che la maglia rosa Bob Jungels, che pensava sì che si sarebbe dovuto difendere, ma non metteva certo in conto di andare gambe in croce già ai -9. Ai -8.5 sono saltati i due Astana Tanel Kangert e Dario Cataldo (l’estone si sarebbe poi ripreso discretamente); ai -8 ecco che cede Tejay Van Garderen (BMC), poi il lussemburghese della Quick-Step Floors è pure andato a prenderlo, e coi due s’è trovato Franco Pellizotti, che era stato l’ultimo uomo di Nibali, in casa Bahrain Merida.

Ai 7.5 km un botto forte, con Davide Formolo (Cannondale) e Ilnur Zakarin (Katusha) a staccarsi insieme. Erano rimasti in appena 9, e tre di questi erano Movistar: Nairo, Winner e pure Andrey Amador a guardare le spalle del capitano. Poi c’erano Nibali e Pinot, Mollema e Dumoulin, Kruijswijk e Pozzovivo.

È in questo scenario che Quintana ha dato la prima secca rasoiata, a 6.7 km dal traguardo.

 

Quintana-Nibali-Pinot, lotta a tre
Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot hanno risposto agevolmente all’attacco di Quintana, lo Squalo addirittura è rientrato con le braccia protese in avanti sul manubrio, come in una cronometro, a suggerire grande facilità. Pinot invece non si è accontentato di aver chiuso su Quintana, ma è pure controscattato, e qui Nibali per un attimo ha patito il cambio di ritmo; nulla di preoccupante, in ogni caso.

Alle spalle del terzetto di testa si formavano altri drappelli: Dumoulin era con Mollema e Pozzovivo, Kruijswijk più indietro con Amador.

Ai 5.9 km il secondo scatto di Quintana, e di nuovo Nibali è andato a chiudere col franzoso a ruota. E allora Nairo ci ha riprovato (e tre) ai 5.3 km, e di nuovo non ha fatto la differenza. A questo punto Quintana ha sparato lo scatto del giorno, ai 4.7 km, e stavolta sì che si è tolto di ruota i due avversari. E ai 4.5, a un ennesimo accenno di progressione di Nibali alle sue spalle, il colombiano è scattato per la quinta volta, per allontanarsi definitivamente e colpire i rivali nell’amor proprio oltre che nell’acido lattico.

Solo a questo punto, a buoi già in via di fuga dalla stalla, Pinot si è degnato di dare dei cambi a Nibali. La situazione era in evoluzione, Dumoulin dietro accelerava e faceva perdere le tracce di Pozzovivo, ma soprattutto si avvicinava (con Mollema) alla coppia italo-francese.

 

La risalita di uno scatenato Dumoulin, la vittoria di Nairo
Ai 3.5 km, il momento che qualche tifoso italiano temeva: Nibali è andato in panne, e Pinot l’ha inesorabilmente staccato, su un tornante. O forse la causalità delle azioni è inversa. Sia come sia, a Nibali è salita la pressione della sconfitta, e l’appannamento conseguente ha fatto sì che venisse ripreso da Dumoulin e Mollema. Ripreso e staccato.

I due olandesi non si sono certo fermati lì, e hanno messo nel mirino pure Pinot, su cui sono piombati ai 2.6 km. A quel punto della contesa Quintana era sempre per fatti suoi, davanti a tutti, con mezzo minuto di vantaggio sui primi inseguitori.

Il mai domo Pinot ha respirato un attimo alla ruota degli olandesi, e ai 2.2 è ripartito, e solo Dumoulin (davvero straordinario oggi Tom) ha chiuso su di lui, mentre Mollema restava a boccheggiare più indietro. Thibaut ha provato a scaricare il capitano della Sunweb con un altro scatto ai 1800 metri, ma non c’è stato verso. Ha dovuto aspettare la volata del secondo posto per prevalere sull’avversario. Quando i due hanno tagliato il traguardo, erano passati 24″ dal transito di Nairo, che subito dopo la linea d’arrivo (non prima) ha festeggiato in maniera sobria, indicando la propria bici e la M sulla maglia.

Al quarto posto Mollema ha chiuso a 40″ da Quintana, Nibali è stato quinto a un minuto tondo. Sesto Pozzovivo a 1’18”, settimo Kangert a 2’02”, ottavo Zakarin a 2’14”, nono l’ottimo gregario Sébastien Reichenbach (FDJ) a 2’28”, decimo Formolo a 2’35”. Appena fuori dai dieci Amador e Kruijswijk a 2’43”; Jungels si è ritrovato sul groppone 3’30”, Van Garderen 3’46”; i poveri Yates e Thomas hanno pagato rispettivamente 4’39” e 5’08”. Non parliamo poi di Landa, arrivato nelle ultime posizioni a quasi 27 minuti.

Oltre due minuti e mezzo di distacco dati al decimo della tappa. Un minuto al quinto. Quella di Quintana è un’impresa di vaglia, e il suo autore ha ottenuto da questa tappa praticamente il massimo che poteva ottenere. Ora avrà tempo e modo di rivivere la vittoria di oggi nel secondo lunedì di riposo del Giro, domani. Perché poi dopodomani avrà da pensare solo a una cosa: alla decima tappa, al secolo Cronometro del Sagrantino, 39.8 km da Foligno a Montefalco: e sarà, di nuovo, tutta un’altra classifica.

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