Omar Fraile felice per la vittoria a Bagno di Romagna © Bettiniphoto
Omar Fraile felice per la vittoria a Bagno di Romagna © Bettiniphoto

Fermento, febbre, fuga e… Fraile!

Sugli Appennini il Giro vive una giornata di battaglia a tutto campo. Tappa allo spagnolo, Nibali punge, Dumoulin si difende bene

Il luogo comune del giorno è: “gli hanno misurato la febbre”. A Tom Dumoulin, s’intende. Cioè, hanno fatto quello che andava fatto, in misura forse un po’ timida, limitata alle possibilità che la tappa appenninica offriva nel finale, non avendo voluto rischiare di tenere lo scontro sul testa a testa tra capitani per 160 km (e in tal senso li capiamo).

I misuratori della febbre di Major Tom sono i suoi principali avversari di classifica. L’espressione indica la volontà di scoprire in che condizioni la maglia rosa si trovasse, all’indomani della fantastica crono del Sagrantino. E per oggi Dumoulin se l’è cavata brillantemente; e tutto sommato anche la sua squadra non è stata disprezzabile, anche se delle interessanti indicazioni sono venute fuori, e ci sarà tempo e modo per specularci un po’.

La vittoria a Bagno di Romagna è andata a uno dei fuggitivi di giornata, uno dei più forti tra quelli presenti nella mega-azione a 25 che ha caratterizzato la tappa: Omar Fraile. Già vincitore di un Giro dell’Appennino e per due volte della maglia di migliore scalatore alla Vuelta, lo spagnolo della Dimension Data aveva come obiettivo per la corsa rosa proprio un successo parziale. L’ha ottenuto, e si ritrova anche messo benissimo nella classifica dei Gpm, per cui proverà a portare avanti anche quella battaglia.

Oggi Fraile ha battuto un certo Rui Costa, ovvero uno che in uno sprint ristretto non vorresti mai alla ruota. Il 26enne di Santurtzi ne aveva proprio di più, visto che è stato dapprima in avanscoperta col solo Mikel Landa, poi ha resistito una volta sfumata quell’azione, infine è stato bravo a rientrare nel ristrettissimo novero di protagonisti che sono andati a giocarsi il successo romagnolo.

 

Ci si Consuma per andare in fuga
Andiamo con ordine: undicesima tappa del Giro d’Italia 2017, Firenze-Bagno di Romagna, 161 km, un prologo a Piazzale Michelangelo (poi dice che gli stranieri stravedono per la corsa rosa: certi scenari in quale altra gara li potrebbero trovare?) un passaggio simbolico a casa di Gino Bartali a Ponte a Ema dov’era situato il chilometro 0, e poi via verso il Passo della Consuma, prima ascesa di giornata su cui la lotta è stata accesissima, tra chi voleva andare in fuga, chi non voleva mandarla via, chi voleva entrarci, chi tirava per fare corsa dura e selezionare subito il gruppo. Un gran marasma.

Dumoulin ha subito perso praticamente tutti i compagni di squadra, a eccezione di un paio (di cui uno si è involato nella fuga, come vedremo); poi i Sunweb sono stati bravi a rientrare una volta che il ritmo è calato, e a fare il proprio dovere; ma se è bastata una Consuma per sfaldare il team dell’olandese… non aggiungiamo altro.

Dopo tanto sbattersi da parte soprattutto di Matteo Montaguti (AG2R La Mondiale), enfant du pays interessato a ben figurare nella sua Romagna, e di Rui Costa (UAE Emirates) che ambiva fortemente al successo di giornata. Tira qua che mollo là, a un certo punto della salita si sono avvantaggiati Laurens De Plus (Quick-Step Floors) e Igor Antón (Dimension Data), e sono transitati insieme al Gpm, ma poco dietro si è finalmente coagulato un nutritissimo drappello, che poi in discesa (esattamente a 119 km dal traguardo) ha raggiunto i due in avanscoperta.

Vediamo i 23 nel dettaglio: Matteo Montaguti e Hubert Dupont (AG2R), Tanel Kangert e Dario Cataldo (Astana), Giovanni Visconti (Bahrain Merida), Ben Hermans (BMC), Hugh Carthy, Davide Villella e Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), Ivan Rovny (Gazprom-Rusvélo), Omar Fraile (Dimension Data), Tomasz Marczynski e Maxime Monfort (Lotto Soudal), Rubén Plaza (Orica-Scott), Martijn Keizer (LottoNL-Jumbo), Laurens Ten Dam (Sunweb), Rui Costa e Simone Petilli (UAE), Mikel Landa e Philip Deignan (Sky) e Andrey Amador, Jesús Herrada e José Joaquín Rojas (Movistar). Di tutto, di più.

Uomini da fughe, ma soprattutto tanti corridori da più o meno alta classifica, a partire dai due Astana, proseguendo con Monfort o Amador. Ecco, Amador: cosa significava la sua presenza nell’attacco? Un tentativo della Movistar di mettere pressione al team della maglia rosa? Pare evidente che fosse così. Così come la presenza di importanti luogotenenti di capitani interessati alla lotta per il podio lasciava presagire che la battaglia potesse accendersi violenta nel finale.

 

L’orgoglio di Mikel Landa
Il gruppo, che sulla Consuma era rimasto con appena una quarantina di unità, si è via via rinfoltito. La Sunweb ha controllato, la fuga ha preso 5′, e al suo interno c’è stato un ulteriore contrattacco, non appena si è giunti al Passo della Calla: sono stati Landa e Fraile ad avvantaggiarsi sugli altri fuggitivi. I due spagnoli hanno fatto tutta la salita insieme, Fraile è transitato in testa al Gpm, e i 23 sono passati dopo 2’20” (mancavano 97 km alla fine), col gruppo sempre a cinque minuti.

In discesa caduta per Franco Pellizotti (Barhain), senza consegue; e per Laurent Didier (Trek-Segafredo), con conseguenze: il lussemburghese si è ritirato, come aveva fatto in partenza Nathan Haas (Dimension Data), mentre non avevano proprio preso il via Giacomo Nizzolo (Trek), alle prese con problemi fisici, e ovviamente Matteo Pelucchi (Bora-Hansgrohe), finito fuori tempo massimo ieri nella crono.

Sul terzo colle di giornata, il Passo del Carnaio, ci ha provato Montaguti, ma il suo contropiede non ha avuto esito. Il drappello dei 23 ha cominciato a perdere pezzi (Carthy, Keizer, Rovny), mentre al Gpm (sempre Fraile primo) la coppia pareva ancora imprendibile, con due minuti di vantaggio (ai -59). Bella prova d’orgoglio per Mikel Landa dopo la disfatta che ha dovuto subire (non per colpe proprie) sul Blockhaus.

Tra i 23 si è deciso a questo punto che non era più il caso di cincischiare, e – Movistar in testa – l’inseguimento alla diarchia iberica ha cambiato marcia. Al contempo, in gruppo la Sunweb trovava alleati: prima la FDJ di Thibaut Pinot, poi pure la Trek di Bauke Mollema. Necessità di non lasciare troppo spazio ad Amador (che in classifica partiva dal nono posto a 4’39” da Dumoulin) o volontà di preparare il campo per il Monte Fumaiolo, ultimo Gpm di giornata?

 

Fraile batte Rui Costa, Rolland e Kangert
A 40 km dalla fine, sul falsopiano in ascesa prima del Fumaiolo, Landa e Fraile sono stati raggiunti. Mikel ha insistito con un ulteriore contrattacco di 3 km, ma non era destinato ad avere spazio. Il gruppo era a poco più di 3′ a questo punto, e tra i fuggitivi altri uomini perdevano contatto, da Herrada a Marczynski, da Antón a Villella (il primo e il quarto dei citati avevano lavorato parecchio per i rispettivi compagni).

Si è dovuto però aspettare il punto più duro della salita, a poco più di 3 km dalla vetta (e a 29 dalla fine) per assistere alla riapertura delle ostilità: è stato De Plus il primo a scattare, su lui è rinvenuto Rui Costa, mentre Kangert tentava di tener su il gruppetto. Poi in contropiede se n’è andato Rolland, e solo al Gpm è rinvenuto su di lui Fraile, passando per primo pure a questo traguardo intermedio. Avevamo di nuovo una coppia al comando.

Fraile ha preso metri in discesa, poi ha correttamente aspettato il francese, e i due hanno proseguito ottimamente (fino a 20″ di margine sugli altri attaccanti) per una quindicina abbondante di chilometri, cioè fino a quando Rui Costa – uscito ai -14 con bello spunto preparato opportunamente da un lavoro di Petilli – non si è riportato su di loro.

Non è stato l’ultimo, il portoghese: in un continuo scattare dal drappello, con Visconti tra i più attivi (stoppato però da Amador più di una volta, cosa che ha causato una certa qual incomprensione tra i due), è stato Kangert a indovinare la mossa giusta, uscendo forte ai 2.7 km, e rientrando sui tre ai 1400 metri.

Come si può intuire dal poco tempo occorso all’estone per riportarsi sulla testa della corsa, il margine fra inseguiti e inseguitori era ormai risicatissimo. Tanto che sull’abbrivio della volata finale, presa lunghissima, Visconti è riuscito a mettersi in scia al quartetto, transitando però solo quinto, davanti a Hermans, Cataldo e Petilli. A 3″ cronometrati Monfort, De Plus, Amador e Dupont. Tutti gli altri erano stati risucchiati dal gruppo maglia rosa, giunto a 1’37”.

La volata dei quattro è stata preceduta dal tentativo di Kangert di sorprendere i colleghi nel momento del suo rientro ai 1400 metri, ma Rolland ha chiuso per primo, e poi Rui e Fraile. Ancora Kangert ha lanciato la volata, ma mancavano più di 300 metri dalla linea del traguardo, e il capitano dell’Astana è rimbalzato, proprio mentre Omar Fraile invece usciva prepotente sull’altro lato della strada. Rui Costa era alla ruota dello spagnolo, ma non è riuscito a superarlo, dovendosi così accontentare del secondo posto. Per lo spagnolo della Dimension Data tanta gioia dopo l’arrivo, una gioia contagiosa.

 

Nibali e Pinot stuzzicano Dumoulin sul Fumaiolo
Avevamo lasciato però il racconto a metà per quanto riguarda la corsa degli uomini di classifica. Col lavoro congiunto di Sunweb, FDJ e Trek sul Fumaiolo, il distacco dai battistrada era stato abbattuto a un minuto e mezzo (abbondante). Il cambio di marcia l’ha imposto Pellizotti, che ha proposto un forcing prodromico all’attacco di Vincenzo Nibali.

Lo Squalo non ha mancato di onorare la propria fama, è partito a 28 km dalla fine, e la sua azione ha fatto fuori Steven Kruijswijk (LottoNL) e Geraint Thomas (Sky): tanto per dare un’altra sfoltita all’alta classifica. Dumoulin ha risposto bene, senza troppi patemi. Lo Sciamano è rimasto immobile e imperscrutabile come una sfinge (lo Sciamano è Nairo). Pinot invece, pungolato dal buon ascendente di Nibali, è andato al contrattacco a 500 metri dalla vetta.

Non l’azione che poteva ribaltare il Giro, ma un ennesimo segnale della confidenza che il transalpino ha preso con la corsa rosa. Il corridore della FDJ ha preso 10″, poi in discesa ha capito che non sarebbe stato saggio sfinirsi per guadagnare qualche pistacchietto, e si è rialzato. E niente: a quel punto la corsa delle vedette è più o meno finita con un pari&patta tra tutti quelli del gruppetto arrivato a Bagno di Romagna a 1’37” dal vincitore. Ovvero tra tutti meno: Kruijswijk e Thomas, che hanno chiuso a 2’25” (Deignan, dalla fuga, si era pure fermato per dare una mano al gallese negli ultimi 10 km); Tejay Van Garderen, che citiamo più per folklore che per altro, visto che l’americano della BMC si era staccato già sulla Consuma e al traguardo ha lasciato 21’20”; ma non sarebbe neanche corretto considerare TJVG ancora un uomo di classifica: non lo è almeno da un biennio.

 

Un po’ di calcoli per la classifica
La generale cambia un po’ aspetto, non per le prime 5 posizioni (Dumoulin è in rosa con 2’23” su Quintana, 2’38” su Mollema, 2’40” su Pinot e 2’47” su Nibali) ma per quelle subito dietro: Amador sale dal nono al sesto posto a 3’05”, e scavalca Bob Jungels  (settimo a 3’56”); Kangert sale dal dodicesimo all’ottavo posto a 3’59” e supera Domenico Pozzovivo (nono a 4’05”) e Ilnur Zakarin (decimo a 4’17”), questi superati pure da Amador; Kangert si lascia alle spalle pure Kruijswijk, ora dodicesimo (era decimo) a 6’07” e superato anche da Dario Cataldo, undicesimo a 5’19”. Davide Formolo resta al 13esimo posto a 6’19”, Thomas scende dall’undicesimo al 14esimo a 6’21”, poi troviamo al 15esimo Rui Costa (a 6’29”), al 16esimo Adam Yates (a 6’58”), al 17esimo Monfort (a 7’22”), al 18esimo Jan Polanc (a 7’39”, in discesa), al 19esimo Hermans a 8’12” e al 20esimo Petilli a 13’23”.

Dopo gli appuntamenti capitali di Blockhaus e Montefalco e quello – insidioso e stressante – di oggi, verranno due frazioni adatte alle ruote veloci. La prima è la Forlì-Reggio Emilia di domani, 229 km, un paio di salitelle, un passaggio sull’autostrada A1 (tratto di Barberino del Mugello, oggi soppiantato per il traffico veicolare dalla variante di valico), e poi tutti di corsa verso lo sprint generale. Un’occasione per gli altoclassificati per iniziare a tirare un po’ il fiato in vista di un’ultima settimana da tremarella.

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