Un primo piano di Davide Formolo, capitano della Cannondale-Drapac © Bettiniphoto
Un primo piano di Davide Formolo, capitano della Cannondale-Drapac © Bettiniphoto

Cannondale, missione concretezza

Rolland generoso ma non abbastanza incisivo, per Formolo si guarda alla top ten

A ritmi veramente serrati il Giro d’Italia ha raggiunto la Lombardia, attraverso una giornata vissuta letteralmente pancia a terra nella prima parte dopo la partenza da Valdengo, scivolata via ben oltre i cinquanta chilometri orari di media prima delle ascese concentrate nel finale che rendevano stuzzicante (come poi si è rivelato) il finale di Bergamo.

Una tappa in cui la fuga numerosa in grado di svilupparsi fin dai primi chilometri rappresentava una delle opzioni più gettonate ma che alla fine è andata a cozzare con la notevole frenesia di un gruppo, deciso a vivere più che intensamente la giornata precedente l’ultimo riposo di questa edizione e in attesa dei veri e propri fuochi d’artificio attesi sulle Alpi. Tra andature elevate, inconvenienti improvvisi, cadute rovinose per gli uomini di classifica, tutti ben presenti nelle posizioni d’avanguardia, si è rivelata una giornata stressante si ma sostanzialmente di no contest, nella speranza che la corsa possa infiammarsi in maniera altamente spettacolare fin dal Mortirolo tra ventiquattrore.

Se quindi da un lato, seppur con un po’ di fiatone, i maggiori protagonisti hanno potuto chiudere la giornata con meno patemi del previsto, ben diverso è stato l’umore di chi confidava in una simile frazione in una ghiotta occasione per far finalmente propria una tappa in questo Giro d’Italia. Soprattutto per quelle formazioni che, col conforto di una vittoria parziale, darebbero nuova linfa anche alla parte conclusiva di questa centesima edizione della corsa rosa. Emblema perfetto di questa considerazione che ci apprestiamo ad enunciare non può che essere la Cannondale-Drapac, formazione che, a dispetto di un ottimo potenziale a disposizione, sta faticando oltremodo nel riuscire a finalizzare i grandi sforzi profusi.

Tanto che finora sono state appena due le vittorie ottenute in questa stagione; la seconda delle quali, giunta ad opera di Andrew Talansky, solamente di pochi giorni fa al Tour of California, interrompe il digiuno nelle corse inserite nel World Tour che perdurava addirittura dal maggio 2015 grazie allo splendido assolo firmato da Davide Formolo proprio al Giro d’Italia, nella frazione conclusasi a La Spezia. Anche il veronese sarà chiamato da domani a importanti conferme nelle tappe che sulla carta dovrebbero addirsi maggiormente alle sue caratteristiche.

Cannondale: Rolland e soci generosi ma ancora non basta

Colui che sta affrontando il Giro d’Italia con il chiaro intento di riuscire a lasciare il segno almeno in una tappa è senza dubbio il francese Pierre Rolland, che dopo ottime prestazioni nelle scorse stagioni (compreso il podio sfiorato nel 2014 proprio al Giro, quando ancora vestiva la casacca dell’Europcar) ha definitivamente accantonato i propositi di classifica per entrare nella dimensione del cacciatore di tappe o comunque di traguardi parziali (leggasi tentativo di concorrere alla conquista della maglia di miglior scalatore). Così, dopo i primi minuti lasciati per strada verso Cagliari e una discreta prova sull’Etna, il corridore transalpino ha accumulato ulteriore ritardo nelle seguenti tappe nella speranza di allontanarsi sempre più dalle posizioni buone della generale e iniziare a mettere in atto i primi propositi battaglieri.

Andato a vuoto il primo tentativo nella Montenero di Bisaccia-Blockhaus, in cui il gruppo l’ha riassorbito proprio sulla salita che da San Valentino in Abruzzo Citeriore conduceva a Roccamorice, ecco che l’occasione propizia sembrava presentarsi nell’ostica tappa appenninica da Firenze a Bagno di Romagna, in cui Rolland sembrava uno dei corridori che meglio potessero interpretare il finale. La bella stoccata operata sul Fumaiolo sembrava poterlo lanciare al meglio, prima che in prossimità dello scollinamento piombassero su di lui atleti del calibro di Fraile e Rui Costa, sicuramente gli ossi più duri di cui tener conto nel finale. Nei chilometri conclusivi, in una situazione che allo sprint l’avrebbe visto sicuramente sconfitto, Rolland aveva provato a sorprendere tutti con un colpo da finisseur, trovando però la pronta risposta degli altri compagni d’avventura, con in più un Kangert che da dietro era ormai rientrato di gran carriera. Risultato: tanta generosità, dopo essersi avvalso per tutto il giorno del gran sostegno di Hugh Carthy e Davide Villella ma alla fine solamente la terza posizione.

Si è giunti così alla tappa di ieri, in cui la prima azione vera e propria si è sviluppata con grande ritardo e dove Rolland è riuscito a riportarsi solamente dopo l’ascesa al Miragolo San Salvatore, approfittando anche della verve di Luis León Sánchez, validissimo alleato in una circostanza simile. L’azione sul Selvino sembrava poter indicare entrambi come i più brillanti per eventualmente giocarsi le proprie chances in vista dell’ultimo strappo verso Bergamo alta ma il ritorno inesorabile del gruppo ha vanificato anche questa possibilità.

Cosa continua a mancare quindi alla Cannondale per poter riuscire a centrare il risultato pieno? Senza dubbio la voglia di provarci non sembra mancare a Rolland, che però forse andrebbe assecondato meglio nei suoi tentativi e, allo stesso modo, non bisogna commettere l’errore di addossare completamente sul francese le speranze di successo parziale. Un corridore come Davide Villella, ad esempio, molto adatto ai percorsi misti e dotato di un ottimo spunto veloce in caso di arrivo allo sprint, andrebbe giocato in maniera convinta in tappe come quella di ieri o come quella di mercoledì prossimo verso Canazei. Come pure sarebbe una carta interessante da giocare anche il canadese Michael Woods, finora capace di racimolare con qualche rimpianto due quinti posti alle Terme Luigiane e a Peschici. Senza dimenticare atleti come Dombrowski, Slagter e Carthy, qualora non fossero chiamati a compiti di mero gregariato, potrebbero rappresentare ottime pedine da muovere nelle restanti tappe impegnative e, al contempo, diventare anche interessanti teste di ponte per i compagni che volessero muoversi dal gruppo, compreso il leader per la classifica Davide Formolo.

Per Formolo obiettivo top ten. E quella maglia bianca…

Proprio sul veronese sono riposte le speranze di buona classifica della formazione guidata in ammiraglia da Fabrizio Guidi e che alla fine può tirare un sospiro di sollievo nell’aver limitato a soli 14” il distacco nel complicato finale di Bergamo, a cui Davide era giunto dopo una caduta patita giù dal Selvino, che fortunatamente non ha avuto conseguenze serie. Per Formolo questo Giro d’Italia rappresenta una nuova tappa fondamentale di crescita: sicuramente c’è chi come Ivan Basso, uno che sul come si vince un Giro d’Italia se ne intende eccome, preconizza di vederlo protagonista per il successo finale entro pochi anni ma senz’altro per la “roccia scaligera” sarebbe importante avere dalla sua il conforto del primo piazzamento nei primi dieci in carriera nella corsa rosa, che andrebbe ad appaiare il nono posto conquistato nell’ultima Vuelta.

Lo scorso anno infatti, dopo la bellissima vittoria del 2015 già ricordata in precedenza, le cose non andarono nel modo sperato e il poter essere a lottare per un buon piazzamento potrebbe far si che nel veronese si attivi una rinnovata fiducia nei propri mezzi, in vista di una crescita ulteriore nelle successive stagioni. Inevitabilmente la tappa di domani costituirà uno snodo cruciale da questo punto di vista: un Formolo in grado di superare brillantemente il tappone con Mortirolo e doppio Stelvio potrebbe sicuramente pensare di dire la propria anche per un successo di tappa, approfittando magari di un eventuale marcamento dei big e potrebbe sensibilmente rientrare in gioco anche per la conquista della maglia bianca di miglior giovane.

Attenzione però: allo stato attuale il veronese parte decisamente sfavorito sotto questo punto di vista sia nei confronti di Jungels che di Adam Yates, atleti che hanno già dimostrato una notevole solidità sia al Giro che al Tour e che vantano caratteristiche nettamente migliori sul passo, che li pone in una condizione decisamente più favorevole in vista della cronometro conclusiva di Milano, in considerazione anche del pesante distacco accusato contro il tempo da Formolo nella prova contro il tempo in Umbria. Dovessero accusare però passaggi a vuoto nelle successive giornate e dovesse Davide rispondere in maniera molto convincente, ci troveremmo senza dubbio in una situazione completamente riaperta. Al momento una posizione nella top ten rimane l’opzione più probabile ma con una squadra in grado di muoversi bene anche da lontano gli scenari potrebbero mutare. Per ora sono solo ipotesi, da domani ne sapremo sicuramente di più.

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