Steven Kruijswijk in azione nella tappa di Bormio © Bettiniphoto
Steven Kruijswijk in azione nella tappa di Bormio © Bettiniphoto

Kruijswijk, una tenacia ammirevole

L’olandese unico tra i big a provarci da lontano nonostante una condizione non eccelsa

Il giorno in cui il Giro d’Italia affronta la sua tappa regina vive sempre di una magica fibrillazione, contraddistinta da quell’attesa spasmodica in cui la mente inizia a fantasticare sulle possibili tattiche di gara, sui propositi d’impresa leggendaria e su chi magari debba essere costretto a pagare dazio e a rinviare così i propri sogni di gloria. Nel menù della Rovetta-Bormio c’era tutto ciò che avrebbe potuto fare al caso del perfetto appassionato sognatore: il Mortirolo (seppur scalato dal più “facile” versante di Monno in partenza) come prima ascesa di giornata, quindi lo Stelvio (scampati i consueti rischi di taglio per via del meteo) come sublime Cima Coppi ed infine l’Umbrail Pass, che sostanzialmente è lo stesso Stelvio preso dal versante svizzero, come ultima, immensa fatica prima di planare a tutta velocità su Bormio.

Chi si sarebbe aspettato assalti all’arma bianca dei big della generale fin dalle prime rampe del Mortirolo sarà sicuramente rimasto deluso ma, se non altro, nel momento in cui ha visto formarsi l’azione buona con dentro diversi luogotenenti, avrà coltivato fondate speranze di assistere allo spettacolo epico sullo Stelvio, specie osservando lo spiegamento di forze attuato dalla Movistar. Invece anche ai 2758 metri della Cima Coppi è proseguito il sostanziale no contest, con conseguente aumento dello scoramento negli amanti dello spettacolo indimenticabile. Caso poi ha voluto che Dumoulin incappasse in un inconveniente del tutto inatteso e che Nibali infiammasse letteralmente gli ultimi chilometri, scendendo come un ossesso giù dall’Umbrail per andare a raggiungere Landa e prendersi una tappa che finalmente si colora d’Italia in questa centesima edizione.

Ma davvero nella tappa più attesa di questo Giro d’Italia nessuno di coloro che occupavano le prime dieci posizioni della classifica generale al mattino ha avuto il coraggio di tentare l’attacco folle fin dalla prima ascesa, per cercare innanzitutto di ambire legittimamente al successo parziale ma al contempo di dare una svolta concreta e notevole alla propria corsa? Se teniamo fuori dal discorso Andrey Amador, già capace di concludere in due occasioni il Giro nelle prime dieci posizioni ma invischiato nei giochi di squadra della Movistar (mentre Landa era già uscito di scena nella sventurata giornata del Blockhaus), l’unico nome che troviamo tra coloro che coltivavano concrete speranze di podio alla vigilia è quello di Steven Kruijswijk.

L’olandese, che lo scorso anno perse probabilmente la vera e propria occasione della vita cadendo malamente giù dal Colle dell’Agnello, si è trovato ad inseguire fin da subito in questa edizione ma, nonostante il suo distacco alla partenza da Rovetta ieri mattina rendesse molto difficile la rincorsa al podio, è riuscito a tirare fuori nuovamente la sua proverbiale tenacia, rendendosi protagonista di una giornata in cui non ha lesinato grinta e generosità, nonostante il risultato finale non abbia cambiato di molto le carte in tavola.

Kruijswijk, l’unico a pensare in grande fin dalle prime battute
Già nel corso della prima giornata a Olbia, l’atleta di Nuenen si era trovato a lasciar per strada una decina di secondi, prima di accusare distacchi molto più marcati soprattutto sull’arrivo secco del Blockhaus e nell’ostica cronometro del Sagrantino in Umbria. Nelle ultime ore è però emerso un particolare che ha spiegato in parte le prestazioni non eccelse del leader della LottoNL-Jumbo: nel corso della seconda tappa del Tour of Yorkshire, ultima gara di rifinitura prima del Giro d’Italia, Steven era finito a terra e la caduta gli aveva lasciato in dote l’incrinatura di una costola, che certamente non ha reso ottimale la respirazione soprattutto nella fase iniziale di questo Giro, in cui vi era stata anche una caduta senza conseguenze nella frazione dell’Etna.

Un’ennesima disdetta per un atleta che lo scorso anno sembrava poter toccare il cielo con un dito ma che vide poi naufragare tutte le proprie ambizioni nel violento schianto con un muro di neve, in cui oltre a botte ed escoriazioni varie una costola se la ruppe proprio. Giunto così alla vigilia della tappa regina con un giorno di riposo quanto mai salvifico e con una decima posizione a 7’03” da Dumoulin (e con il podio distante circa 4 minuti), un Kruijswijk rigenerato nelle forze e nel morale ha deciso di affrontare il tappone con lo spirito che meglio l’ha contraddistinto in queste ultime annate in cui ha disputato la corsa rosa: quello del guerriero disposto a vendere assolutamente cara la pelle prima, eventualmente, di alzare bandiera bianca.

Così, proprio lungo le rampe del Mortirolo, Steven si è infilato nell’azione di oltre venti atleti che comprendeva eccellenti pedalatori e che, con una buona collaborazione unita ad un eccesso di attendismo del plotone, poteva senz’altro portare al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il vantaggio, infatti, ad un certo punto aveva raggiunto e superato i 3 minuti, consentendo all’olandese di riavvicinarsi alla top 5, e quindi di poter rientrare così nel novero dei protagonisti nelle giornate più attese. Scalato in maniera intelligente lo Stelvio, senza profondere sforzi eccessivi che sarebbero poi stati pagati in seguito, Kruijswijk ha poi dato nuova linfa al tentativo di fuga (dopo aver ripreso Landa al termine della discesa) nell’insidioso tratto di fondovalle che precedeva la scalata all’Umbrail Pass, in cui l’onere di mantenere a distanza di sicurezza il gruppo inseguitore è spettato quasi tutto a lui, con notevoli trenate in testa al drappello.

Sull’Umbrail una nuova accelerazione
Giunti poi alla fase calda, è stato proprio Steven ad accendere la miccia sulle prime rampe dell’Umbrail, portandosi dietro Landa e Hirt. Giunti però a metà ascesa il ritmo del basco della Sky si è fatto troppo sostenuto e da dietro il gruppo dei migliori, sotto l’impulso di Nibali, stava pian piano recuperando, fino a riprenderlo e staccarlo quando alla vetta mancavano ormai solo un paio di chilometri. Kruijswijk però non è andato, a quel punto, alla deriva, riuscendo a restare agganciato al drappello comprendente i vari Pinot, Mollema, Jungels e Formolo e giungendo con essi all’arrivo: il distacco di 1’35” accusato al traguardo da Nibali ma senza sostanzialmente accumulare ulteriore distacco da molti avversari diretti, ha lasciato pressoché intatte le speranze di concludere la corsa rosa nelle prime dieci posizioni: in considerazione della defaillance di Dumoulin e del prevedibile distacco di Amador, ora Kruijswijk occupa la nona posizione con un ritardo di 6’20”.

Più di questi meri dati statistici a colpire positivamente è stata la verve messa ancora una volta in mostra dall’olandese, che in virtù di una forma che per forza di cose non poteva essere quella ottimale, non ha esitato a mettersi in gioco per cercare innanzitutto di giungere ad un possibile successo di tappa e, in seconda battuta, migliorare anche la propria posizione in classifica. Il proposito non è andato a buon fine ma non si può non dare atto a Kruijswijk di averci messo cuore e gambe, lì dove ci si sarebbe aspettati un po’ più di coraggio da qualcuno (e qui il nome di Nairo Quintana è probabilmente il primo della lista) che questo Giro d’Italia sta lottando concretamente per vincerlo.

Altre occasioni per riprovarci, qualcuno seguirà l’esempio?

Le prossime giornate, in particolar modo quella di domani e di venerdì, lasciano ancora spazio alla fantasia e possono stuzzicare senza dubbio coloro che un posto sul podio vorranno conquistarselo, in virtù anche della temuta tappa a cronometro di domenica che chiuderà i giochi. È quindi ipotizzabile che lo stesso Kruijswijk possa cercare nuovamente l’azione da lontano per rinnovare i propositi già messi in atto verso Bormio e lo stesso potrebbero fare corridori come Adam Yates, che fin qui non ha risparmiato la propria squadra nella speranza di un buon risultato in grado di raddrizzare un Giro compromesso sul Blockhaus. O magari come Davide Formolo che, interessato anche alla possibilità d’insidiare Jungels nella classifica di miglior giovane, già nella discesa dell’Umbrail ha coraggiosamente provato ad attaccare, riuscendo a precedere di alcuni secondi il proprio drappello (d’altronde avevamo già anticipato i buoni propositi che potevano esserci per il veronese).

Siamo però sicuri che atleti come Bauke Mollema o Thibaut Pinot vogliano rischiare di trascinarsi passivamente nella lotta per il podio, in considerazione anche di un Ilnur Zakarin che, a dispetto di non eccelse qualità di discesista, si sta mostrando molto solido in salita, dove pure sta facendo molto bene anche Domenico Pozzovivo? Le risposte potremo averle tra poche ore ma di certo l’occasione non sfruttata del tutto nel tappone del Mortirolo e dello Stelvio potrebbe stimolare a cercare d’inventare qualche soluzione alternativa ad un canovaccio altrimenti fin troppo scontato. Gambe e condizione permettendo naturalmente.

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