Pierre Rolland solleva la sua Cannondale dopo la vittoria a Canazei © Bettiniphoto
Pierre Rolland solleva la sua Cannondale dopo la vittoria a Canazei © Bettiniphoto

Pierrot le fou, e chi lo prende più?

Maxifuga al Giro, Rolland azzecca il momento dello scatto e vince a Canazei. Tra i grandi c’è attesa per le Dolomiti

In mezzo alle montagne, la scampagnata. E ci sta, per carità, è anche comprensibile che dopo un doppio Stelvio la digestione sia lenta e faticosa (e ogni riferimento a problemi dell’apparato digerente di chicchessia è meramente non voluto). A Canazei ha vinto Pierre Rolland, quindi ha vinto la fuga, quindi ha vinto la non volontà degli uomini di classifica di farsi la guerra, di andare allo scontro, perché poi si sa che vengono quattro giorni uno più pesante e decisivo dell’altro, quindi risparmiare qualcosa oggi era probabilmente necessario per più d’uno.

Era destinato a restare deluso chi pensava che sulle prime due salite della Tirano-Canazei, 17esima tappa del Giro d’Italia 2017, qualcuno avrebbe potuto e forse dovuto andare a verificare personalmente le condizioni della maglia rosa Tom Dumoulin, impostando con la squadra un ritmo alto su Aprica e/o Tonale per vedere come avrebbe reagito l’olandese vittima ieri di un inatteso pit stop dettato da turbolenze interne.

Nessuno se l’è sentita, e pazienza, ogni discorso è rinviato a domani, e oggi fuga protagonista, e che protagonista!, e che fuga! 43 uomini all’attacco, in pratica un esodo più che una gara ciclistica. Alla fine, come abbiamo già scritto, abbiamo avuto la prima vittoria francese nel Giro100, e non dispiace perché proprio oltralpe quest’edizione della corsa rosa – sarà per la presenza di Thibaut Pinot in lotta per il podio? – sta godendo di attenzioni tutte particolari. Che festeggino anche i cugini, quindi.

 

In fuga oltre quaranta corridori
Onestamente non possiamo trasformare l’articolo in un elenco telefonico, per cui vi diciamo: fidatevi, erano in 40 quelli presenti nel gruppetto coagulatosi all’inseguimento di Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), Matej Mohoric (UAE Emirates) e Pavel Brutt (Gazprom-Rusvélo), partiti al km 0 della frazione 17. I tre sono transitati in quest’ordine al Gpm posto al km 15 dei 219 totali, il gruppo ha lasciato fare, e in mezzo ha iniziato a costituirsi il drappellone di contrattaccanti.

Il successivo Tonale non ha cambiato gli scenari, il terzetto al comando ha scollinato nel medesimo ordine del Gpm precedente, e i 40 sono passati a 2’35”, mentre il plotone veleggiava a quasi 9′, con la Sunweb di Tom Dumoulin che controllava senza spendere una pedalata di più del necessario.

In discesa Rolland si è staccato dagli altri due ed è stato poi riassorbito dai 40, e questo gruppone ha continuato a perdere terreno rispetto a Brutt-Mohoric fino a metà tappa, allorquando abbiamo avuto – al km 110 – un margine di 5’30” tra il duo e i 41. Solo a quel punto i caporioni del drappello hanno iniziato a trovare un modus convivendi, e le distanze hanno iniziato a essere ridotte. Non quelle del gruppo maglia rosa, che continuava invece a dormire, e l’avrebbe fatto almeno fino a 70 km dalla conclusione (quando ha avuto il distacco massimo di 13’50” dalla testa della corsa).

 

La grande giornata di Matej Mohoric
Tra i due al comando il più brillante era il giovane Mohoric, che infatti ha staccato Brutt sul Passo Giovo, terza scalata di giornata, ai -84. A questo punto possiamo pure dire che nel drappellone dei 41 c’era gente di tutto rispetto, ad esempio c’era Jan Polanc (compagno di Mohoric) che proprio in quei chilometri vestiva il rosa virtuale, dato che il suo distacco nella generale, alla vigilia, era di 12’13” da Dumoulin. E poi c’era l’altro compagno Rui Costa, e poi il 15esimo della generale Maxime Monfort (Lotto Soudal), e un redivivo Tejay Van Garderen (BMC), e il già vincitore di Peschici Gorka Izagirre (Movistar) e il già vincitore di Bagno di Romagna Omar Fraile (Dimension Data), e vari italiani come Valerio Agnoli (Bahrain Merida), Enrico Barbin e Lorenzo Rota (Bardiani-CSF), Manuel Senni (BMC), Kristian Sbaragli (Dimension Data), Salvatore Puccio (Sky), Valerio Conti (UAE) e Matteo Busato (Wilier-Selle Italia).

Nonostante gli sforzi e la bravura di Mohoric, era chiaro che alla lunga i 41 sarebbero rinvenuti su di lui, e in effetti lo sloveno è stato raggiunto prima (ai -60) da un’avanguardia uscita dal Giovo e comprendente tra gli altri Tejay, Conti, Rui Costa, Busato e l’immancabile Rolland, poi anche da altri fuoriusciti dal drappellone (su tutti Jan Polanc, interessatissimo a guadagnare in classifica, anche in chiave maglia bianca, ma anche Fraile e Barbin, Monfort e Puccio).

Mohoric ha continuato instancabile a tirare i fuggitivi (quella ventina rimasti al comando), sia per favorire le ambizioni di Polanc, sia per aiutare Rui in una possibile vittoria di tappa. Il gruppo, uscito dal letargo, ha visto all’opera in questa fase la Quick-Step Floors di Bob Jungels e la LottoNL-Jumbo di Steven Kruijswijk, ovvero due corridori che vedevano direttamente minacciata la loro posizione in classifica dalla rimonta di Polanc (anzi, Jungels si vedeva minacciato anche nella classifica dei giovani).

Quando a 17 km dalla fine Mohoric ha esaurito le duracell, il vantaggio sul gruppo ammontava ancora a otto minuti, ma da lì in poi tale dato sarebbe crollato, perché davanti non si è più andati in fila dietro al locomotore, bensì si è proceduto tra uno scatto e l’altro.

 

Tanti scatti, quello buono è di Pierre Rolland
Il primo a muoversi dopo la fine del ritmo Mohoric è stato Fraile, rintuzzato da Conti. Poi ci ha provato Barbin, e ha chiuso Rolland; quindi ai -15 è partito Conti, e di nuovo Pierrot ha chiuso. Per un attimo ci ha provato Polanc, poi Izagirre, quindi di nuovo Valerio Conti, con convinzione. A questo punto è stato Rory Sutherland, compagno di Izagirre, a vestire i panni dello stopper, ed è rientrato sul tenacissimo laziale insieme a Busato e a Michael Woods (Cannondale), ai -12; subito dopo si son rifatti sotto pure Rui Costa, Van Garderen e Izagirre, e poco più avanti (dopo un nuovo breve allungo di Conti) son rientrati anche in un’altra decina.

Tra questi ultimi è partito in contropiede Julian Amézqueta (Wilier) ai -9, ma è stato subito raggiunto da Fraile, Rolland, Sutherland e Felix Grossschartner (CCC Sprandi Polkowice); ai -8 è stata la volta di Dries Devenyns (Quick-Step Floors), e ancora Sutherland ha annullato l’azione. Quando però ai 7.8 km è partito Pierre Rolland, nessuno ha più avuto la prontezza o la forza di bloccarne l’abbrivio.

Il francese ha subito guadagnato una decina di secondi, mentre dietro il suo compagno Woods aveva buon gioco a rompere i cambi degli altri, permettendo così alla lepre di guadagnare ancora terreno, tanto da arrivare ad avere, a 4 km dalla conclusione, ben mezzo minuto di vantaggio. A quel punto era chiaro che a esultare sarebbe stato l’uomo solo al comando.

Solo a 2 km dalla fine i Movistar e i Quick-Step presenti nel gruppettino hanno tentato di forzare alla disperata, ma a quel punto era tardi e Rolland stava già pensando a come avrebbe potuto esultare per questa sua prima vittoria in carriera al Giro d’Italia, lui che nella corsa rosa vanta un quarto posto assoluto nel 2014. Un trentenne che qualche anno fa fu un enfant terrible del ciclismo transalpino, che poi non ha certo mantenuto in ragione di quanto aveva promesso, ma che ha comunque sempre pedalato fedele a un’idea: quella di dare spettacolo. Anche oggi ci è riuscito, e in più ha vinto: la sua giornata perfetta.

 

E Jan Polanc risale la classifica fino al decimo posto
Rolland ha tagliato il traguardo di Canazei ben felice, e poi ha sollevato la sua bici al cielo, un gesto liberatorio e sempre molto scenografico. A 24″ è giunto il drappello inseguitore, con Rui Costa che ha conquistato la seconda piazza d’onore in questo Giro, dopo quella presa a Bagno di Romagna; terzo ha chiuso Izagirre, poi Sutherland, Busato, Devenyns, Grossschartner, Fraile, Woods e Julien Bernard (Trek-Segafredo). Più staccati Conti (15esimo), Barbin (17esimo), Puccio (24esimo); Polanc ha chiuso 21esimo a 2’14” dal vincitore, il gruppo è arrivato a 7’54” da Pierrot, quindi lo sloveno della UAE ha guadagnato ben 5’40” sui suoi rivali di classifica.

Eccola allora la classifica aggiornata, aggiornata si fa per dire, visto che per le prime nove posizioni è la stessa di ieri: Tom Dumoulin è in rosa, Nairo Quintana insegue a 31″ e Vincenzo Nibali a 1’12”; poi troviamo Thibaut Pinot a 2’38”, Ilnur Zakarin a 2’40”, Domenico Pozzovivo a 3’05”, Bauke Mollema a 3’49”, Bob Jungels a 4’35”, Steven Kruijswijk a 6’20”. Polanc si insedia in decima posizione a 6’33”, davanti ad Adam Yates (che paga 7′ tondi), Monfort (7’16”) e  Davide Formolo, che perde due posizioni e ora è 13esimo a 7’17”. Dario Cataldo è 15esimo a 13’26”.

Domani ovviamente cambierà tutto, perché non è pensabile che una simile situazione di equilibrio non inviti qualcuno a provarci, nel tappone dolomitico: da Moena a Ortisei saranno 137 km appena, ma con la sequenza Pordoi-Valparola-Gardena-Pinei-Pontives… poi le discese… le pendenze non saranno quelle di un Mortirolo, le lunghezze e le altezze non quelle di uno Stelvio, ma le energie in gruppo scemano, qualcuno salterà di per sé, e qualcuno potrebbe scrivere una pagina (un’altra?) di notevole interesse storico-ciclistico.

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