Tejay Van Garderen batte Mikel Landa a Ortisei © Bettiniphoto
Tejay Van Garderen batte Mikel Landa a Ortisei © Bettiniphoto

Tejay, un giorno da Van Superman

Van Garderen su Landa a Ortisei. Dumoulin-Quintana-Nibali, marcamento asfissiante e poi polemiche; e gli altri si avvicinano

Chi glielo toglie, il Giro, a Tom Dumoulin? Domanda di un certo rilievo dopo che anche il tappone/tappino dolomitico è passato senza che il Farfallone di Maastricht patisse alcunché. Anzi.

Non ci nascondiamo certo dietro a un dito, su queste colonne abbiamo ripetutamente professato scetticismo nei confronti delle possibilità del capitano Sunweb di portare a termine la gravosa impresa di essere il primo olandese della storia a conquistare il Giro d’Italia. E abbiamo anche scritto che il salto (all’indietro) in classifica per lui sarebbe potuto venire anche sull’ultima salita dell’ultima tappa di montagna, quindi sabato. Lo confermiamo.

Però allo stesso tempo dobbiamo fare cronaca, e riconoscere che oggi, a 72 ore dalla fine della corsa rosa, le probabilità di Major Tom sono molto più elevate e solide di ieri. Il bel Dumoulin è uscito in maniera clamorosa dalla frazione dolomitica, la Moena-Ortisei (137 km), diciottesima tappa del Giro100, comprendente una discreta sequela di salite (5 Gpm compreso quello nei pressi dell’arrivo). Non solo ha gestito alla grande gli attacchi subiti (con poca convinzione o – meglio – poca efficacia) da parte di Nairo Quintana e Vincenzo Nibali; ma nel finale si è concesso anche lo sberleffo di scattare lui in faccia ai suoi rivali, ricordando loro che la sua leadership è quantomai solida: si risparmino fatiche inutili, la rosa qui non cambia spalle.

Ma ancora: non solo ha gestito, non solo ha attaccato, ma ha pure voluto strafare nel foyer, a fine rappresentazione, bacchettando pesantemente i due contendenti principali; e questo forse è stato il secondo errore del suo Giro, perché andare a inzigare gente sportivamente suscettibile alquanto, come i due qui citati, potrebbe non riverarsi molto salutare, se quelli se la legheranno al dito e lo attaccheranno con inusitata veemenza domani e dopo: perché a volte si tratta in fondo anche di stimoli, e tra questi la rabbia (e Nibali ha già reagito rabbiosamente alle parole di Tom) ha un potenziale fantasmagorico.

 

Tejay, finalmente una gioia!
La tappa di Ortisei ha anche avuto un vincitore sul campo, perché quello di cui abbiamo fin qui narrato riguarda gli uomini di classifica. Al comando della corsa c’erano invece (e ci sono stati per tutto il giorno) dei corridori che in classifica sono lontanissimi, e che nonostante ciò hanno saputo (sanno) infiammare la corsa, e anche smuovere delle emozioni in chi guardava.

Perché come si fa a non essere un po’ toccati dal disarmante candore di Mikel Landa, che commenta il suo secondo secondo posto in pochi giorni (a Bormio lo bruciò Nibali, anche oggi sprint a due e sconfitta per il basco) giustificandosi con un “pensavo che il rettilineo d’arrivo fosse più lungo”? E soprattutto, oggi, come si fa a non empatizzare con Tejay Van Garderen, corridore che da tempo non ne imbroccava una, e che era entrato in una brutta spirale di simil-depressione, ma che oggi in Trentino si è scrollato di dosso tanto gravame, lasciandolo scorrere giù insieme a copiose lacrime di vera commozione e necessaria liberazione? La vittoria dell’americano (primo made in Usa a esultare da Taylor Phinney 2012) è un’altra bella immagine da copertina di questo Giro che ha trovato nell’internazionalità la sua più giusta e vera dimensione. E pazienza se, occasionalmente e incidentalmente, i successi italiani si son fatti così radi.

 

Un altro avvio di tappa a tutta
Qualcuno sperava che la tappa venisse presa subito ad alto ritmo, e così è stato: immediato attacco a 4 con Joey Rosskopf (BMC), Natnael Berhane (Dimension Data), Diego Rosa (Sky) e Manuele Boaro (Bahrain Merida). Sui quattro hanno provato a riportarsi in tanti, oltre trenta uomini, e tra questi c’erano l’immancabile Mikel Landa (Sky), altri due Bahrain (Giovanni Visconti e Franco Pellizotti) e due Movistar (Winner Anacona e Rory Sutherland). Come dire che le squadre di Vincenzo Nibali e Nairo Quintana prevedevano di dar battaglia sul serio alla maglia rosa Tom Dumoulin.

La Quick-Step Floors, assente da questo contrattacco, ha spinto per non far andare via l’azione, e ci è abbastanza riuscita, visto che sul Pordoi le posizioni si sono riassestate, col gruppo nuovamente compatto alle spalle dei 4 fuggitivi della prima ora. O meglio: non proprio compatto, il gruppo, visto che la selezione è stata abbastanza precoce, e lungo il Pordoi nel plotone non era composto da più di 40-50 elementi.

Boaro si è staccato dalla testa al km 21, quindi salendo verso il Gpm si sono avvicinati nuovamente dei contrattaccanti, e lungo la discesa e il fondovalle si è costituito al comando della corsa un drappello di 18 uomini: su Rosskopf, Berhane e Rosa sono rientrati via via in 15: Dario Cataldo (Astana), Kanstantsin Siutsou (Bahrain), Tejay Van Garderen (BMC), Pierre Rolland, Joe Dombrowski e Davide Villella (Cannondale-Drapac), Jan Hirt (CCC Sprandi Polkowice), Omar Fraile (Dimension Data), Alexander Foliforov (Gazprom-Rusvélo), Mads Pedersen e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Winner Anacona e Andrey Amador (Movistar), Philip Deignan e Mikel Landa (Sky) e Rubén Plaza (Orica-Scott).

 

Valparola e Gardena, la corsa entra nel vivo
Il gruppo, tirato sul Valparola dai Sunweb di Dumoulin (in diversi erano rientrati nel fondovalle approfittando di un fisiologico rallentamento) ha lasciato a questo punto un po’ di corda agli attaccanti, che hanno portato il loro vantaggio a circa 3′. Ma il ritmo lento del team tedesco non andava certo bene a Nibali, che ha messo i suoi a fare un’andatura più allegra. Ancor più frizzante è stato il passo imposto poco dopo dagli Orica, che hanno rilevato i Bahrain e hanno messo alla frusta il gruppo, selezionandolo nuovamente. Al Gpm (ai -80) Fraile ha anticipato Landa, e il plotone, composto da 32 unità, è transitato a 2’08”. Tra gli staccati, anche Jan Polanc, protagonista ieri e decimo della generale.

La fuga è stata tenuta viva soprattutto da Diego Rosa (a beneficio di Landa), poi nel successivo fondovalle (prima di Passo Gardena) la Movistar ha dato un buon contributo all’azione della Sky, e molto rapidamente si è approdati alla terza salita di giornata. E qui il drappello al comando si è frantumato, su un affondo di Dombrowski. Con l’americano sarebbero rimasti in cima solo Landa, Hirt, Rosa, Villella, Berhane (gran terza settimana per l’eritreo) e Van Garderen, tutti gli altri si sarebbero staccati, qualcuno però solo rialzato per aspettare i capitani: e sì, perché sul Gardena Nairo Quintana ha rotto la stasi e ha aperto la fase del tutti contro tutti.

 

L’attacco di Quintana – Volume primo
La Movistar ha preparato bene il terreno nei primi chilometri del Passo Gardena, con le trenate di José Herrada, Victor De La Parte e JJ Rojas. Un ritmo che è costato caro a Bob Jungels (staccato sin da inizio salita il capitano Quick-Step), e pure a Laurens Ten Dam (che ha mollato la presa, lasciando solo il compagno Dumoulin), e infine a Davide Formolo (in sofferenza e saltato quando è iniziata la battaglia).

A 55 km dal termine, e a 3 dal Gpm, dopo una tremenda trenata di Gorka Izagirre che aveva ridotto il gruppo maglia rosa ai minimi termini (circa 15 uomini), Nairo ha prodotto il suo scatto. Una bella fucilata, che gli ha permesso di guadagnare subito una ventina di secondi, e di mettersi rapidamente in scia di Amador e poi pure di Anacona, i due luogotenenti che si erano staccati dalla fuga e lo stavano aspettando per tirare per lui.

Nessuno si è incaricato di inseguire il colombiano, e allora è toccato direttamente a Dumoulin andare a guidare il gruppetto. Vincenzo Nibali ha atteso un attimo, si è fatto sfilare e poi dalle retrovie è partito a sua volta, a un paio di chilometri dalla vetta. Lo Squalo ha trovato l’ex compagno di squadra Dario Cataldo, che gli ha dato una mano, e nei pressi della vetta ha chiuso sul gruppetto di Quintana. Il problema per i due attaccanti era che anche Dumoulin, in forma smagliante in questa fase di corsa, salendo con un ritmo sempre più efficace, si è riportato sotto, e al Gpm si era di fatto di nuovo tutti insieme.

Major Tom ha mostrato di avere tanta gamba anche sulla successiva discesa verso Ortisei: nella prima parte della picchiata è stato Plaza (altro uomo trovato strada facendo) a fare il ritmo per Yates, con Quintana aggregato alla coppia Orica (un terzetto che per diversi chilometri ha avuto metri di margine sugli altri uomini di classifica); ma la maglia rosa ha fatto capire che non era aria di evasioni, andando a chiudere in prima persona, e segnalando anche a Nibali che poteva scordarsi di guadagnargli terreno in discesa, stavolta.

 

L’attacco di Quintana – Volume secondo
Sulla salita di Pinei, che interrompeva la lunga picchiata da Passo Gardena a Ponte Gardena, le polveri sono risultate piuttosto bagnate, e non è successo praticamente nulla, a parte il fatto che un generosissimo Rosa, dopo aver dato tutto per il suo capitano, ha perso contatto dal gruppetto di testa.

Nel resto della discesa, larga e velocissima, Landa e Van Garderen hanno staccato Hirt, Villella, Dombrowski e Berhane, mentre tra gli uomini di classifica è stato Yates ad accennare un allungo che però si è risolto in un nulla di fatto.

Si è giunti così ai piedi dell’ultima ascesa di giornata, e a tirare erano sempre i soliti: Plaza per la Orica, e la Movistar per Quintana. Non un gran ritmo, tanto che il vantaggio dei battistrada restava inchiodato al minuto, secondo più secondo meno. Landa e Tejay hanno continuato costantemente a guadagnare sugli altri fuggitivi, rimasti intercalati, e almeno fino ai -7 dall’arrivo il drappello dei grandi non emetteva che stentati miagolii.

A quel punto la Movistar ha aumentato un po’ l’andatura, Anacona ha preso qualche metro di vantaggio, e infine Nairo è partito, per il secondo scatto della giornata. La progressione del colombiano è avvenuta sul tratto più duro della salita, a 3 km del Gpm (sarà curioso, ma la stessa distanza dalla vetta del suo attacco sul Gardena). Quintana si è portato in fretta su Anacona, che è rimasto davanti a imporre il ritmo. Ma non si è scavata differenza: il gruppetto veniva trainato da Sébastien Reichenbach al lavoro per Thibaut Pinot, e tanto è bastato perché Nairo non prendesse il largo. Un po’ scarsino come affondo, sì.

Ai 6 km Quintana ha mollato il connazionale e coéquipier e ha tentato la carta personale, ma ancora una volta non ha fatto che pochi metri di differenza, e ancora Reichenbach lo teneva a tiro, e allora a questo punto il ragazzo ha desistito, si è rialzato e fatto riprendere. Un attacco rintuzzato in maniera così plateale (e senza doversi sporcare le mani) non poteva che mettere le ali ai piedi della fiducia in se stesso per Tom Dumoulin.

E infatti quando Reichenbach non ne ha potuto più e si è spostato, chi è andato ad attaccare? Major Tom in prima persona!

 

Dumoulin in totale controllo
Dumoulin è scattato sì, una volta, e poi due, e poi tre, nel giro di 200 metri, ai -5. Scatti dimostrativi, perché poi si rialzava, non insisteva, sembrava quel pugile lì, lo Stallone italiano, quando invitava l’ivandrago di turno a colpirlo: “Non fa male! Non fa male!”. Il drago della situazione, qui, era proprio Tom. Fissato una volta per tutte (almeno oggi) il concetto che il più forte in strada era lui, l’olandese si è un attimo messo da parte, e ha lasciato che fossero gli altri a scornarsi.

E gli altri non si sono fatti pregare: al Gpm Pinot è partito, ben tenuto da Domenico Pozzovivo. Mancavano 4 km all’arrivo, e tanto doveva ancora succedere. Poco dopo si è mosso anche Steven Kruijswijk, e Bauke Mollema con lui. Poi se n’è andato pure Ilnur Zakarin, ai -2.5. Quindi ai 1500 metri è rientrato Adam Yates, che si era staccato nel corso della salita. E quei tre, Tom-Nairo-Vincenzo, a guardarsi, a balzellarsi intorno l’un l’altro, a non prendere iniziative, con la maglia rosa che finiva con l’andare a tirare (per modo di dire), ma col fare indispettito di chi non concepiva che gli altri due potessero esimersi dal farlo.

“Perdono il podio, così!”, pensava Dumoulin (con stupore che avrebbe ben evidenziato nelle interviste dopogara), ma senza considerare un fattore: a un Nibali o a un Quintana, già plurivincitori di GT, un podio potrebbe interessare relativamente. Non hanno ancora rinunciato, i due, all’idea di ribaltare l’olandese. E la sfida lanciata da quest’ultimo ai microfoni di Ortisei sicuramente darà loro un motivo in più per crederci e provarci.

 

Festa per Pinot, Pozzovivo, Zakarin… oltre che per Van Garderen
Landa e Van Garderen hanno continuato a pedalare insieme per tutta la salita, tranne un breve passaggio, ai 6 km, in cui Tejay ha tentato di lasciare sul posto l’avversario. Ma lo spagnolo della Sky ha chiuso, e i due hanno proseguito senza più sussulti, certo di buon ritmo, sufficiente a tenersi dietro gli inseguitori, che pure – nell’ultimo tratto di salita – si stavano sensibilmente avvicinando.

La volata a due che ha deciso la frazione ci ha proprio ricordato quella di martedì a Bormio: anche qui una curva nel finale, anche qui Landa la prende larga, anche qui si fa infilare. Ci sia consentito però gioire (con buona pace del simpatico Mikel) per la vittoria di Van Garderen, la sua reazione ci piace molto, e pure il pensiero che questo successo possa aiutarlo a mollare finalmente un po’ di fantasmini interiori.

A soli 8″ è arrivato Pinot (4″ di abbuono, pure) con Pozzovivo nella scia, a 11″ Hirt, un altro dei valorosi superstiti della fuga; a 24″ ha tagliato il traguardo Zakarin, bravo a raggiungere e superare nel finale Kruijswijk e Mollema (rispettivamente settimo e ottavo a 34″); a 1’06” ecco Dumoulin-Quintana-Nibali, poco dietro (1’12”) Yates e Reichenbach, poi a 1’48” Dario Cataldo e Davide Formolo (quest’ultimo, staccatosi sul Passo Gardena, ha poi limitato benissimo i danni). Bob Jungels ha pagato 3’55”, Jan Polanc 6’57”.

Per una classifica che, a tre giorni dalla fine, presenta Tom Dumoulin più che mai in rosa, con 31″ su Nairo Quintana e 1’12” su Vincenzo Nibali. Poi le novità, in tanti si avvicinano: Pinot è quarto a 1’36”, Zakarin quinto a 1’58”, Pozzovivo sesto a 2’07”, Mollema settimo a 3’17”, Kruijswijk ottavo a 5’48”; entra in top ten (nono, nonché nuova maglia bianca) Yates, a 7’06”, davanti a Jungels che ora paga 7’34”; un passo indietro, undicesimo, è Formolo a 7’59”; poi un bel buco e il dodicesimo (Maxime Monfort) dista 11’16” dalla maglia rosa; a seguire, Polanc (caduto dalla decima alla tredicesima posizione) a 12’24” e Cataldo a 14’08”; nei 20 c’è pure Franco Pellizotti, proprio 20esimo a 36’49”.

Domani sarà di nuovo sfida all’arma bianca: 19esima tappa, San Candido-Piancavallo, 191 km con qualche salita sparsa nella prima metà, e soprattutto con l’ultimo arrivo in quota del Giro100. Voleranno sganassoni. Solo metaforici, s’intende!

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La vignetta di Pellegrini

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