Tom Dumoulin guarda il Trofeo Senza Fine conquistato al Giro d'Italia 2017 © Bettiniphoto
Tom Dumoulin guarda il Trofeo Senza Fine conquistato al Giro d'Italia 2017 © Bettiniphoto

La crescita di un campione

Dumoulin dimostra di essere in parabola ascendente, avrà già raggiunto l’apice? Intanto obiettivo Tour nel 2018

Anno 2010, Portogallo, Trofeo Ciudade da Guarda. Uno degli ultimi a partire è il ventenne olandese Tom Dumoulin, da Maastricht. Con la maglia della nazionale dei Paesi Bassi si è già ben difeso nella prima tappa, giungendo in un primo drappello regolato dal russo Arkimedes Argueyles, e parte quindi con grandi aspettative nella crono, che vince battendo il favorito padrone di casa, Nelson Oliveira. La vittoria dell’olandese, che lo pone in prima posizione finale, è fondamentale anche perché segna la prima vittoria in una corsa a tappe del giovane olandese. Da quel giorno, forse, Dumoulin ha iniziato a capire che avrebbe forse potuto giocarsi alcune chances in futuro nelle corse a tappe, come ha provato a fare già subito dal Giro d’Italia Dilettanti.

Le prime salite della corsa hanno respinto Tom, seppellito da alcuni problemi fisici e dalla potenza di fuoco della nazionale colombiana, che ha vinto con Carlos Betancur davanti a Edward Beltran (con Winner Anacona, Julián Arredondo e Carlos Quintero ad accompagnarli in top20). In ogni caso, per non smentirsi, è arrivata la vittoria nel giorno della cronometro, dal percorso non del tutto agevole ed adatto agli uomini completi. Le attitudini a crono sono state confermate dal prologo del Tour de l’Avenir e dalla crono mondiale under 23 di Geelong, chiuse entrambe in settima piazza. Nella stagione successiva la seconda vittoria di peso: al Triptyque des Monts est Châteaux è battuto dal solo Tosh Van Der Sande nella prima tappa, e riesce a vincere grazie all’ottavo posto a cronometro (sarà ottavo anche nella crono mondiale di Copenaghen).

Prime stagioni tra i pro da apripista, carriera in trasformazione?
Il passaggio da pro avviene nel 2012 con la Project1t4I, squadra tra le cui fila resterà fino ad oggi al netto dei cambi di denominazione (Team Argos-Shimano, Team Giant-Shimano, Team Giant-Alpecin, fino all’attuale Team Sunweb). Nelle prime stagioni si distingue nel trenino per le volate dei tedeschi Marcel Kittel e John Degenkolb, sacrificando le proprie ambizioni da uomo di classifica. Tra i principali risultati ricordiamo il decimo posto nella crono under 23 ai mondiali di Vakenburg 2012 ed il terzo posto ai campionati olandesi 2013, mentre nella prova in linea va ancor più forte ed è battuto dal solo Johnny Hoogerland.

Da ricordare anche la prova maiuscola nella tappa di Porto Sant’Elpidio della Tirreno-Adriatico. Il ragazzo dimostra di saperci fare eccome in salita, restando tutto il giorno in fuga con Damiano Cunego, nella tappa in cui Nibali ha ribaltato la Corsa dei Due Mari. Intanto fa il suo esordio alla Vuelta (2012) ed al Tour (2013) sempre in funzione dei velocisti teutonici.

Il primo salto di qualità, a cronometro cresce velocemente, ma non trascura la salita
La stagione 2014 vede un grandissimo miglioramento del passista neerlandese. Le cronometro inizia a vincerle, a partire dal Critérium International, in cui arriva la prima da professionista. La seconda vittoria è di maggior prestigio, con il primo campionato olandese a crono, e si ripete all’Eneco Tour, dove si difende alla grande sul pavé e sulle côtes chiudendo la corsa in terza posizione, mentre al Giro del Belgio è secondo nella crono e nella generale ed al Tour of Alberta vince il prologo arrivando ancora secondo in classifica. Il botto però arriva al mondiale di Ponferrada: i due favoriti sono Bradley Wiggins e Tony Martin, che se le suonano di santa ragione, ma dietro di loro arriva il giovane olandese, che nell’ordine si mette dietro gente come Vasil Kiryienka, Rohan Dennis ed Adriano Malori.

È la sua prima medaglia mondiale, giunta al primo tentativo da pro (nel 2013 aveva fatto solo la cronosquadre). I miglioramenti si vedono anche in salita: ad inizio 2015 è quinto sulla collina di Willunga al Tour Down Under, mentre in primavera vince la crono alla Vuelta al País Vasco, tradizionalmente non adatta ai puri passisti. Il capolavoro arriva però al Tour de Suisse: vincitore del prologo (battendo un certo Fabian Cancellara), si difende egregiamente sulle (poche) salite, rimanendo a tiro nella generale. Poi si supera nella crono finale di Berna, battendo nuovamente il succitato Cancellara, favorito e padrone di casa, e chiudendo con un prestigiosissimo terzo posto nella generale. Paga le fatiche svizzere al campionato nazionale e nel prologo del Tour (quarto), ma poi una caduta lo costringe a chiudere anzitempo la Grande Boucle.

Secondo salto di qualità: futuro nei GT?
Riprende a correre direttamente alla Vuelta a Espana, dove parte in cerca di un successo parziale. La condizione è ottima, e nelle prime tappe, con arrivo secco in salita, Dumoulin fa valere anche il suo discreto spunto, arrivando secondo a Caminito del Rey, e battendo addirittura Chris Froome sul traguardo di Cumbre del Sol. I favoriti, a partire da Fabio Aru, che sembra il più in palla, sottovalutano quasi Dumoulin, che infatti perde quasi due minuti dal sardo ad Andorra.Una gran crono però proietta il neerlandese in testa alla generale, ed adesso tutti, Aru in primis, capiscono la consistenza di Dumoulin, che però risponde bene a tutti gli attacchi fino alla tappa numero 20, unico tappone di montagna, in cui l’Astana lo mette in mezzo, e lui crolla fino in sesta piazza, mentre sarà solo quinto al mondiale, ancora affaticato dalla Vuelta.

Nella stagione 2016 poi trascura le grandi corse a tappe, dedicandosi a preparare la crono olimpica. Al Giro d’Italia parte vincendo la prima crono e prendendo la Maglia Rosa. A parole non cura la generale, ma poi si difende con i denti a Roccaraso, dove addirittura mette in difficoltà tutti i big. Deve poi cedere sullo sterrato dell’Alpe di Poti, a causa anche di un problema al soprasella, che lo porta al ritiro. Dopo il secondo titolo olandese a crono, al Tour è ancora più in palla: uscito volontariamente di classifica, vince due splendide tappe: l’arrivo in salita di Andorra e la prima crono. A Rio poi viene battuto da uno splendido Cancellara al canto del cigno, portando comunque una medaglia d’argento a casa.

Terzo salto di qualità avvenuto: può migliorare?
Il resto è storia recente: al Giro 2017 arriva per la prima volta con l’obiettivo dichiarato di far classifica. Bene sull’Etna e splendido in recupero sul Blockhaus, dove cede pochissimo a Quintana, è autore di una seconda settimana perfetta: è imprendibile nella crono del Sagrantino, ed in Maglia Rosa schianta letteralmente tutti i suoi rivali ad Oropa. Nel finale di Giro l’olandese mantiene fino al terzultimo giorno, ma si riprende e vince il Giro con il secondo posto nella crono finale, battendo nella generale Nairo Quintana e Vincenzo Nibali. Sono lontani i tempi in cui i colombiani lo lasciavano dietro al GiroBio, più vicini cronologicamente ma ancora molto lontani sembrano anche i tempi in cui l’olandese sembrava non poter proprio reggere più salite importanti in serie (Vuelta 2015).

Ma potrebbe arrivare anche un quarto salto di qualità: vanno infatti limati alcuni piccoli ma fondamentali dettagli. Non ci si può sempre permettere di sindacare le tattiche altrui, soprattutto se “altrui” son due corridori che con questo Giro raggiungono quota 15 podi totali nei Grandi Giri. Non si può rischiare di perdere una corsa a tappe di tre settimane per un’alimentazione non corretta (leggasi pitstop pre Umbrail), o perché ci si è fatti sorprendere in coda al gruppo in cima ad una discesa nel cuore di una delle tappe decisive. D’altronde è opinione comune che è forse il Tour de France la corsa più adatta all’olandese, ma per vincere la corsa francese bisogna esser perfetti e cancellare i propri difetti. Effettuare quindi un ulteriore salto di qualità al quale, a nostro parere, Tom Dumoulin sta già pensando.

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