Nairo Quintana premiato dal console colombiano © LaPresse
Nairo Quintana premiato dal console colombiano © LaPresse

Quintana: «In alcune tappe avrei potuto far di più»

Le dichiarazioni della 21a tappa del Giro d’Italia. Nibali: «Le energie erano al lumicino». Dumoulin: «È un onore aver vinto»

TOM DUMOULIN (Team Sunweb)
«Quando ho attraversato la linea di arrivo, tutti si sono congratulati. Stavo festeggiando la mia vittoria, ma nella tenda ho visto che c’erano solo tre secondi di differenza con Nairo Quintana. Mi sono arrabbiato con tutti quelli che si sono congratulati. Ero molto nervoso. Ho vissuto il momento di maggior stress di tutta la mia vita. Non sei mai sicuro di vincere, tu dubiti sempre. Penso che tutti lo facciano. Non ero molto nervoso a colazione. Sono stato contento di come ho passato la notte prima di questa crono e di come ho gestito lo stress. La ricognizione è stata buona, avevo un materasso per rilassarmi sul retro del bus. A pranzo ero nervoso, il mio metabolismo era veramente alto. Sono comunque sempre rimasto concentrato. Ho fatto un sacco di prove contro il tempo sotto pressione in passato. L’esperienza ha pagato molto oggi. Non sono il primo cronoman che può fare bene in montagna. Miguel Indurain è cinque passi avanti a me. Ci sono corridori come Bradley Wiggins ad esempio, ma non voglio confrontarmi con nessuno. È solo una giornata incredibile. Sono veramente felice. Sono sempre stato un buon scalatore. Non mi sono mai allenato in montagna quando ero giovane. Non ci sono lunghe salite intorno a Maastricht. Ma adesso faccio altri tipi di allenamento in montagna a Tenerife e sulla Sierra Nevada. Ho anche fatto un cambio mentale: ora so soffrire di più. Non ho perso molto peso, sono forse due chili più leggero di quanto fossi tre anni fa. La tappa più difficile del Giro è stata tre giorni fa quando mi hanno attaccato in discesa. Dopo i problemi intestinali sapevo che avrei avuto dei problemi ad alimentarmi. La cosa buona è che in un giorno brutto come quello ho perso solo un minuto. Avevo perso molto di più alla Vuelta. Sono rimasto calmo e ho limitato le perdite questa volta. Tutto è successo molto velocemente dopo il traguardo, quindi non riesco a capire cosa stia succedendo nei Paesi Bassi, ma rimango sempre la stessa persona. Forse la gente mi avvicinerà in modo diverso, ma spero davvero di poter camminare a Maastricht senza essere trattato come un supereroe. Posso andare forte in bici ma voglio anche continuare a vivere una vita normale. È incredibile quando vedi tutti i nomi del Trofeo senza Fine. È un onore far parte di questa lunga lista di campioni. Non mi sento un campione, ma quasi quasi comincio a sentirmi tale quando vedo il mio nome sul trofeo. È molto speciale. Jan Janssen è stato il primo olandese a vincere il Tour e la Vuelta, sono il primo olandese a vincere il Giro. Spero ce ne saranno altri in futuro, ma adesso sono felice di essere qui. La vittoria al Giro non cambierà tutta la mia vita. Spero di restare la stessa persona con lo stesso carattere. Ho vinto una gara molto speciale. Non ho davvero eroi d’infanzia. Avevo circa 15 anni quando ho iniziato a correre e seguire il ciclismo. Michael Boogerd era famoso nei Paesi Bassi a quel tempo, quindi quando sono andato a guardare la nostra corsa di casa, la Amstel Gold Race con i miei genitori abbiamo tutti tifato per Boogerd»

NAIRO QUINTANA (Movistar Team)
«Un podio non è deludente. Non siamo macchine che confermano quanto previsto alla vigilia, e non tutte le volte ricevi il premio quando esegui un grande lavoro. Siamo contenti e soddisfatti. Il lavoro di squadra è stato perfetto e li ringrazio di cuore. Non so se avessi potuto fare qualcosa di meglio o di peggio, però sono sul podio ed è importante. Dumoulin non era il rivale principale ma è riuscito a batterci tutti. È stato molto forte nelle crono, ha saputo resistere in montagna e merita il trionfo. Continuo a crescere e a immagazzinare esperienze. Quella di oggi è una lezione per il futuro. Ci sono state tappe di montagna in cui forse avrei potuto fare di più. Le forze erano quelle che erano; ho passato alcuni giorni influenzato, riuscendo a salvarmi. Sapevamo che avrei dovuto possedere un vantaggio maggiore prima della crono: 70 km contro il tempo per me sono troppi in una sfida con specialisti come Tom, però credo di essermi difeso bene. Mi resta la soddisfazione di vedere la costanza in queste prove. Ringrazio tutti i tifosi specialmente in Colombia, per il loro appoggio e i messaggi. Fino alla fine ho provato a fare del mio meglio per renderli orgogliosi»

VINCENZO NIBALI (Bahrain Merida)
«Più di questo davvero non potevo fare, le energie erano proprio al lumicino. In fondo le cronometro sono state l’ago della bilancia di questo Giro. Io purtroppo ho avuto due giornate no, sul Blockhaus e a Oropa, quando mi sono mancate le gambe e ho un po’ sbagliato la gestione. Questo è stato un Giro di un livello altissimo, dove tutti ci siamo trovati a lottare e a battagliare fino alla fine. Credo che sia giusto fare i complimenti a Dumoulin perché si è meritato la vittoria: abbiamo provato a distanziarlo ma ha sempre tenuto. Voglio citare ancora Michele Scarponi: il suo ricordo è ancora vivo e lo si è visto ogni giorno di questo Giro. La gente gli vuole bene e lui ha lasciato sorrisi nel cuore di ciascuno di noi. Il Tour? Non so ancora cosa farò: forse il Tour, forse la Vuelta, vedremo»

JOS VAN EMDEN (Team Lotto NL-Jumbo)
«Una vittoria in Classifica Generale è molto più grande ma per me è fantastico vincere una tappa al Giro. L’anno scorso ho sfiorato la Maglia Rosa nei Paesi Bassi e ho avuto un po’ di sfortuna, ma se non fossi caduto sarei stato al quarto o quinto posto. Questa volta ho avuto più forza nelle gambe. È il risultato più grande della mia carriera. È un grande giorno per il ciclismo olandese. È la prima volta nella storia che un olandese vince il Giro. Sono felice di essere parte di questo giorno speciale. Amo l’Italia, amo il Giro, ne ho corsi sei, ho anche avuto la Maglia Nera ma non sono specializzato nell’arrivare ultimo al Giro! Sono anche arrivato quinto in una cronometro in passato.  Avevo in mente un elenco di circa cinque persone che avrebbero potuto vincere oggi. Tre di loro stavano correndo più o meno quando ho finito io e sapevo che erano più lenti. Ho pensato che forse Bob Jungels avrebbe potuto battermi ma il principale rivale era Tom. Il mio sangue stava bollendo oggi. La delusione di perdere una cronometro nel finale è grande ma la gioia di vincere è ancora più grande. Credo di aver conosciuto Tom sei anni fa. Viviamo a 10 km l’uno dall’altro, vivo a Veldwezelt, in Belgio, appena oltre il confine. Non c’è concorrenza tra di noi. Sei settimane fa sono diventato padre. Ho visto mio figlio Bram solo due settimane prima di venire al Giro ma ho trovato una piccola Maglia Rosa che ho mandato a casa. Ieri sera ho inviato a Tom la foto di mio figlio vestito di rosa, dicendo che “la mia casa tifa per te”. Avrà ricevuto migliaia di messaggi, ma mi ha risposto subito, dicendo: ‘Spero di essere con te sul podio domani’. Apprezzo che si sia ricordato di me. Ha fatto grandi passi avanti come scalatore. È un grande successo, da specialista contro il tempo a vincitore di un grande giro. Il lavoro che ha fatto è impressionante»

FERNANDO GAVIRIA (Quick Step Floors)
«Non posso descrivere la gioia di questi successi nel mio primo grande giro. Arrivare a Milano con questo team è stato bellissimo: abbiamo mostrato un grande spirito, pedalando sempre in testa e lottando ogni giorni. Prima del via speravo di vincere una tappa, ma terminare con quattro successi, indossando la maglia rosa e vincendo la ciclamino, portata a casa dai migliori sprinter della storia come Cipollini, Petacchi e Cavendish, è oltre la mia immaginazione»

BOB JUNGELS (Quick Step Floors)
«La lotta per la maglia bianca è stata divertente. Sia io che Yates abbiamo avuto giorni buoni ed altri meno buoni e sono felice per essere riuscito ad impormi di nuovo nella graduatoria. Sono orgoglioso del mio team: i ragazzi sono stati spettacolari nell’avermi aiutato a raggiungere l’obiettivo. Abbiamo finito la corsa con tutti i nove corridori e questo dimostra la profondità del team. È stato un Giro molto duro e arrivare ottavo con la maglia bianca mi regala fiducia per il futuro»

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile