Nibali sul podio finale © Bettiniphoto
Nibali sul podio finale © Bettiniphoto

Nibali impeccabile, il podio sa di vittoria

Le pagelle del Giro 2017: le rivelazioni Dumoulin e Gaviria, Quintana deludente. Greipel bastonato, Modolo fuori posto

Tom Dumoulin – 10
Ognuno è artefice del suo destino. La vittoria di Tom Dumoulin a questo Giro era senza dubbio inattesa alla vigilia, ma tutto può essere definita tranne che fortuna. Anzi, un aspetto sul quale non si è riflettuto finora è che la sfortuna si è accanita sul capitano della Sunweb, come l’anno scorso distrusse il povero Steven Kruijswijk (4,5, neanche l’ombra dello scalatore che fu: ha bisogno di arrivare alla perfezione e si è giocato l’anno buono, purtroppo), quasi a non voler permettere a un olandese di vincere il Giro. Ricordiamo come ha perso il suo unico gregario di spessore, Wilco Kelderman, nell’assurda caduta pre-Blockhaus; per non parlare del richiamo della natura nella tappa più dura, o dell’erroraccio dei suoi compagni a Sappada. Tutte situazioni alle quali Tom ha reagito da campione, di testa e di gambe. Signori, è nata una stella.

Nairo Quintana – 6
Partiva come l’uomo da battere, è stato battuto, e dall’avversario meno atteso: tanto basterebbe a considerare deludente il Giro di Nairo, che probabilmente pensava di trovarsi all’ultima settimana con la testa già al Tour de France. Niente di più sbagliato: non è la prima volta nella quale vediamo il colombiano non riuscire a dare il meglio di sé, pur finendo al secondo gradino del podio e con una pregevole vittoria al Blockhaus. Ma non tutto il male vien per nuocere: per uno come lui, il miglior allenamento per un GT è un altro GT, e la situazione vista con Tour e Vuelta 2016 potrebbe replicarsi. Froome, Porte e Contador stiano in guardia.

Vincenzo Nibali – 8,5
Nono podio in un GT per il più forte corridore italiano in circolazione, come Fausto Coppi. Il risultato di una delle corse più intelligenti da parte dello Squalo, dove partiva sfavorito e sapeva di pagare nella prima parte. Stavolta, nessun aiutino da parte del fato: la tappa di Bormio è stato un capolavoro tecnico e tattico, e anche nelle frazioni successive Nibali si è dimostrato il più brillante di tutti. Brucia solo il secondo posto mancato di 9″, ma è comunque un risultato grande quanto la vittoria dell’anno scorso.

Thibaut Pinot – 7,5
Finalmente il francese (molto atipico) ha l’opportunità di correre la corsa che ama da capitano, e fa senz’altro meglio di quanto avrebbe potuto fare insistendo sul Tour de France. Certo ci si aspettava un po’ più di brillantezza da parte sua sulle salite, dove non ha mai dimostrato di poter affondare un colpo, ma gli va dato atto di essersi difeso molto bene nelle giornate più difficili, specialmente a Oropa. Il sucesso ad Asiago è un premio ben gradito da Thibaut: speriamo di rivederlo l’anno prossimo.

Ilnur Zakarin – 7
Decisamente il più imprevedibile e incomprensibile (anche linguisticamente: ma almeno l’inglese lo vuoi imparare, Ilnur?) tra i contendenti al podio, ha dato l’impressione di essere capace di grandi prestazioni come di buttare tutto a carte quarantotto in un attimo. Fenomenale ad esempio ad Oropa, ultimo a staccarsi dalla ruota di Dumoulin, come sciupone ad Asiago, dove la mancata sinergia con gli altri big ha inceppato i meccanismi dell’attacco a Dumoulin. Il suo Giro finisce sicuramente meglio del precedente, soprattutto nel conteggio delle cadute e delle ossa rotte.

Domenico Pozzovivo – 7,5
Miglior GT della carriera del lucano? Forse sì, e dire che sembrava ormai entrato in una irreversibile fase discendente. Dei 6 pretendenti al successo è stato certamente quello più costante nelle prestazioni, ed è stato apprezzabile nelle fasi finali del Giro, per la volontà di attaccare e cercare, oltre al successo, di rientrare nei giochi. I suoi guizzi non l’hanno portato ad ottenere risultati pesanti, e questo lo condanna al sesto posto finale, ma la sensazione è quella di aver ritrovato l’atleta.

Bauke Mollema – 5,5
È tornato il Mollema anonimo pre-Tour 2016, quello che si piega senza crollare e alla fine un GT lo conclude al settimo posto (in Trek Zubeldia fa proseliti, evidentemente). Con l’ottima prova sul Blockhaus aveva lasciato intendere la possibilità di rimanere nel vivo della lotta, ma Oropa l’ha presto riportato coi piedi per terra e da allora, ha cercato solo di perdere meno terreno possibile.

Bob Jungels – 7,5
Corridore bello, bello come il sole, l’eleganza in bicicletta: la speranza è quella di vederlo fare lo stesso salto di qualità fatto da Dumoulin. Intanto, è maglia bianca per il secondo anno di fila, cosa riuscita prima di lui soltanto alla meteora Pulnikov e a Pavel Tonkov. A Cagliari ci ha estasiato con un’azione sublime che ha portato al ventaglio, ha dato la sensazione di essere il miglior passista al Giro, a Bergamo ha fatto vedere che può essere capace di vincere anche un Lombardia: la sua dimensione naturale è però il Tour de France, bisogna vedere quando la Quick Step avrà il coraggio di portarcelo da capitano. Un corridore completo come pochi al mondo, non è da chiedersi se colpirà ma solo dove.

Adam Yates – 6,5
Il britannico recrimina, e non poco, per la caduta pre-Blockhaus, senza la quale la maglia bianca l’avrebbe vinta, piuttosto che limitarsi a indossarla nella passerella di Milano. Va anche detto che non ha impressionato particolarmente e anzi, è un po’ mancato nei finali di tappa, dove si attendeva una qualche sua zampata: emblematico è il caso di Bergamo dove ha fatto lavorare tutto il giorno la squadra per un quarto posto. Se ne apprezza comunque la costanza, data la giovane età, e la reazione dimostrata dopo la sopra citata caduta, inoltre è già il secondo GT concluso in top ten.

Davide Formolo – 6
Passi avanti per il giovane veronese, che due anni fa ci incantò, e un po’ ci illuse, con la vittoria spezzina (che resta il suo unico successo tra i professionisti): i miglioramenti registrati durante questa stagione sono innegabili (ricordate la Liegi) ed il Giro non ha fatto che confermarli, tuttavia non sembra tagliato per i GT: ottimo nella tappa più difficile a Bormio, poi ha pagato molto nelle ultime tre tappe di montagna. Più effervescente  Jan Polanc (7), sottovalutato nella tappa dell’Etna, che ha fatto rivedere le buone cose in salita mostrate da dilettante: il corridore sta lentamente venendo fuori, qualcuno già lo starà addocchiando come gregario di lusso.

Tejay Van Garderen – 6,5
Come atleta lo abbiamo spesso preso per i fondelli, per la sua sistematica incapacità nel correre un GT come capitano, nonostante i grandi mezzi fisici; come uomo, non possiamo che applaudire al modo nel quale ha affrontato le sue fragilità stavolta, ossia in maniera positiva, reagendo, fino a conquistare una tappa, quella di Ortisei, che segna il suo più importante successo in carriera, e che probabilmente gli farà dimenticare le balorde idee di ritiro emerse la scorsa settimana. Forza Tejay, non vincerai mai il Tour ma questo non fa di te uno sfigato.

Mikel Landa – 8
E a proposito di reazioni energiche: beh, il basco dopo la tappa del Blockhaus sembrava condannato a tornare a casa. Invece i suoi dolori, a differenza di Geraint Thomas (s.v.) , si sono sopiti, ed è automaticamente diventato lo scalatore più forte in corsa al Giro d’Italia: scontata a quel punto la vittoria nella classifica della maglia azzurra, persa di un soffio nel 2015. Senza l’incidente, sarebbe stato il settimo contendente al podio? Probabilmente sì. Sarebbe stato in grado di staccare Dumoulin meglio degli altri? Già più difficile. Fatto sta che le corse di Mikel Landa non seguono mai il percorso preventivato, e questo non fa che aggiungere tasselli malformati a una delle più sghembe carriere degli ultimi anni.

Omar Fraile – 7
Landa non è stato l’unico basco in evidenza al Giro d’Italia. Questo Fraile, emerso alle cronache vincendo il Giro dell’Appennino 2015 tra lo stupore generale, si sta rivelando uno dei più abili cacciatori di tappe del panorama internazionale. Prima di venire al Giro, al Tour du Yorkshire aveva permesso al compagno di Pauwels di conquistare la vittoria con un numero da cineteca; a Bagno di Romagna si è permesso di mettere nel sacco un campione del mondo come Rui Alberto Faria Da Costa (5,5), che in realtà a questo giro si è fatto mettere nel sacco un po’ troppe volte, per quella che dovrebbe essere la sua caratura. Attenzione perchè il basco ha futuro anche nelle classiche delle Ardenne.

Un altro cacciatore di tappe ben messosi in evidenza dopo almeno due stagioni da dimenticare è Pierre Rolland (6,5), troppo inferiore a Landa per vestire d’azzurro ma capace di trovare il successo a Canazei, nonchè di animare diverse tappe.

Lukas Pöstlberger – 7
Ad uno sguardo distratto, l’imbucato di questa pagella, la maglia rosa per caso, autore di una delle più epiche fagianate della storia in quel di Olbia; a rendere più epico il tutto, il tentativo di ripetere la stessa fagianata più e più volte, sapendo di essere prevedibile quanto l’Over di una formazione di Zeman. In realtà il giovane austriaco è un bel corridorino, che ha saputo sgomitare quest’anno nelle classiche del Nord, ed è un po’ l’immagine di una squadra sempre vogliosa di mettersi in mostra, la Bora, una delle migliori realtà cresciute negli ultimi anni, partita come cenerentola del Giro, criticata da tutti, quando si chiama Net App, e adesso squadra del Campione del Mondo.

Fernando Gaviria – 9
Se Tom Dumoulin ha aperto un ciclo per quanto riguarda le corse a tappe, il colombiano ha dimostrato che presto sarà il punto di riferimento per quanto riguarda le volate: Sagan ha trovato qualcuno che dall’anno prossimo gli darà tanto filo da torcere per la maglia verde. Non è partito al top, ma ha ingranato in corsa, cogliendo 4 successi dei quali uno al termine di un’azione di squadra; ha indossato la rosa e portato a casa la ciclamino; finite le volate, ha cercato di lavorare per la squadra, dimostrando al mondo che non è e non resterà un semplice velocista. I colombiani hanno vinto classiche e grandi giri, che sia lui l’eletto per essere il primo a vestire l’iride?

Caleb Ewan – 7
Con un rivale del genere, il coetaneo australiano rischia e rischierà di passare sottotraccia. Tuttavia a questo Giro d’Italia Ewan non si è perso d’animo e vedendosi battuto nei confronti di forza pura, ha sfruttato l’unica occasione nel quale contava anche la destrezza (dove Gaviria non è una femminuccia, tra l’altro), ad Alberobello: spedizione italiana positiva per Ewan, che ha saputo anche mettersi a disposizione della squadra prima di abbandonare la corsa.

Giacomo Nizzolo – 6
Per il campione italiano la sfiga ci vede benissimo, quest’anno: è rimasto fermo fino ad Aprile per tendinite, ha cercato la gamba alla bene e meglio al Tour of Croatia, al Giro d’Italia lo hanno massacrato delle nuove allergie emerse quest’anno in maniera violenta, costringendolo al ritiro dopo appena 6 tappe. Nel mezzo, è stato comunque capace di mettersi in mostra, l’unica giornata di buona salute: a Cagliari lotta nel ventaglio ed è terzo alla fine. E lottare nei ventagli è da grandi corridori, in queste condizioni poi è da eroi. Il feeling col Giro per Nizzolo sarà difficile da ritrovare visti i nuovi problemi, ma quello con la bicicletta, per fortuna, sta solamente migliorando.

André Greipel – 5,5
La tappa di Tortolì ha messo a posto l’incredibile score del tedesco, a segno ormai da 12 GT consecutivi in una tappa; tuttavia non si possono ignorare le bastonate prese in tutte le tappe successive fino a Tortona, frutto forse di un certo appagamento, o dell’età che avanza. Portare lo score a 13 col Tour de France non sarà per niente facile, per il buon André.

Sacha Modolo – 2
Male, molto male. Forse non una buona idea essere al Giro d’Italia dopo aver fatto una ottima, ma logorante campagna del Nord. O forse dopo i buoni risultati, come altre volte, si è adagiato. Di fatto, il Giro 2017 di Modolo sarà ricordato solo per una querelle contro i velocisti che si attaccano alle ammiraglie, una questione più che legittima da affrontare, ma gestita da Sacha nel peggiore dei modi.

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