Mark Padun esulta per il successo di Forlì © Giro d'Italia under 23
Mark Padun esulta per il successo di Forlì © Giro d'Italia under 23

Anche a Forlì l’Est va in estasi

Giro d’Italia under 23, Mark Padun vince la tappa, Pavel Sivakov conquista la maglia rosa. Bel quarto posto di Matteo Fabbro

Le frazioni appenniniche inserite in una gara a tappe sono contraddistinte da due elementi imprescindibili: imprevedibilità e timore. Imprevedibilità poiché possono bastare anche tre o quattro salite sapientemente collocate per poter dar vita ad un’azione dagli esiti molto importanti; timore poiché trovare una giornata di crisi o comunque poco brillante in una frazione del genere potrebbe mandare a monte mesi e mesi di lavoro finalizzato al raggiungimento del massimo obiettivo, vale a dire la vittoria o un posto sul podio.

La Bagnara di Romagna-Forlì, terza fatica di questo quarantesimo Giro d’Italia Under 23 conteneva tutto questo: salite ostiche collocate in sequenza e quella capacità di sparigliare le carte che avrebbe inevitabilmente portato ai primi sconquassi nella corsa rosa. Indubbiamente abbiamo capito che in queste ultime giornate la bilancia sembra pendere in maniera decisa dalla parte dell’Est Europa, dal momento che in Romagna hanno trovato motivi per sorridere sia Ucraina che Russia, in rapporti non troppo idilliaci nella geopolitica mondiale degli ultimi anni (se ci mettiamo che la corsa era nata sotto il segno degli Stati Uniti per merito di Neilson Powless potremo vedere, per mero gusto della contesa, ulteriori significati d’internazionalità in questa gara).

Ha vinto Mark Padun e con lui esulta finalmente anche la Colpack, che dalla scorsa stagione ha deciso di puntare sulle sue qualità e che finora non è rimasta certamente delusa. Pazienza se chi si sarebbe aspettato faville soprattutto dai talenti nostrani finora può non essere rimasto del tutto soddisfatto ma d’altronde le indicazioni arrivate nelle precedenti settimane, in cui erano arrivate due belle vittorie nel Giro del Compitese in Toscana e soprattutto al Trofeo Piva in Veneto, oltre ad un bel podio nella Fleche du Sud al cospetto di diversi atleti professionisti, erano state abbastanza eloquenti. Mettiamoci pure che determinate garanzie di tenuta erano state ottimamente offerte già dal Giro della Valle d’Aosta dello scorso anno (terminato in terza posizione) e ci rendiamo conto di essere di fronte ad uno degli atleti più coriacei del gruppo.

Esulta l’Ucraina quindi ma anche la Russia può sorridere in maniera convinta quest’oggi grazie a Pavel Sivakov: l’atleta della BMC Development Team era considerato alla vigilia come uno dei favoritissimi, se non il principale favorito, per il successo finale della corsa e l’essere riuscito a cogliere perfettamente l’attimo (provando anche l’assolo), entrando nell’azione decisiva ed impossessandosi del simbolo del primato, ha ricordato a tutti che forse un reale padrone questa gara potrebbe averlo. Ha pagato dazio Powless assieme a tanti altri, è uscita sicuramente ridimensionata da questa frazione la nazionale colombiana, che vede tutti i suoi atleti con ritardi più o meno consistenti (il solo Paredes si tiene ancora un po’ a galla) mentre di contro gli australiani della Mitchelton Scott sembrano promettere fuoco e fiamme anche nelle prossime giornate. L’Italia? La nota più lieta si chiama sicuramente Matteo Fabbro, unico esponente nostrano presente nell’azione decisiva, che ha mostrato di aver già ritrovato un ottimo colpo di pedale dopo la frattura alla clavicola patita nelle scorse settimane. Non sarà un atleta troppo appariscente o eccessivamente pubblicizzato ma possiamo star certi che più di un pensierino alla top ten finale lo faccia eccome.

Savini non riparte, in tanti cercano la fuga buona
Da Bagnara di Romagna a Forlì il menù prevedeva 140 chilometri di tappa caratterizzati da varie difficoltà soprattutto nella parte centrale: in successione Calbane, Casale, Trebbio, Centoforche e Rocca delle Camminate per sminuzzare decisamente il plotone e decidere se in quel di Forlì ad aver ragione sarebbero stati i fuggitivi o i maggiori pretendenti al successo del Giro. La corsa rosa però si è ritrovata a perdere un altro protagonista: Daniel Savini, il talentuoso atleta toscano della Maltinti, è stato infatti costretto a gettare la spugna dopo i postumi della caduta nella prima giornata, che l’avevano condannato già ieri ad una giornata di calvario (oltre 10 minuti accusati all’arrivo). Stop forzato quindi e testa che si sposta quindi al recupero in vista della seconda parte di stagione.

Prevedibilmente una tappa dal simile profilo altimetrico faceva gola a molti e così, dopo un rapido avvio, sono stati in molti a cercare l’azione da lontano: dapprima un drappello comprendente, tra gli altri, Lizde, Burchio, Onesti, l’argentino Tivani, il colombiano Hodeg e il belga Leysen, quindi proprio mentre la corsa si apprestava a scalare il Monte Calbane (primo GPM di giornata) si è costituito via via un drappello di 12 corridori, composto da Emanuele Onesti e Lorenzo Fortunato (Hopplà Petroli), Filippo Zaccanti (Colpack), Riccardo Lucca (Zalf), Luca Covili (Palazzago), Raffaele Radice (Delio Gallina), Marco Molteni (Unieuro), Giacomo Garavaglia (Viris Maserati), l’inesauribile Mattia Bais (Cycling Team Friuli), l’australiano Robert Stannard (Mitchelton Scott), il sudafricano Nickolas Dlamini (Dimension Data), titolare della maglia verde e l’olandese Pascal Eenkhoorn (BMC Development), con quest’ultimo transitato in testa al GPM mentre al colombiano Hodeg, rientrato momentaneamente in pianura, è andato l’Intergiro di Brisighella.

Un’azione indubbiamente interessante, in cui soprattutto la presenza di Fortunato (distante appena 19” dalla maglia rosa) Covili e Stannard (il cui ritardo ammontava a 36”), oltre al fatto che praticamente tutte le formazioni più importanti eccetto Axeon e Colombia erano rappresentate, consigliava al gruppo una certa prudenza. Cosicché, superata anche l’ascesa al Monte Casale (su cui è transitata per prima la maglia verde di Dlamini) e toccata una punta massima di 2’50”, il gruppo ha operato una decisa reazione, rimescolando le carte proprio sulle rampe del Monte Trebbio, ascesa più dura del giorno.

Sul Trebbio tutto da rifare, su Centoforche e Rocca delle Camminate si decide la corsa

Proprio sul terzo GPM di giornata, ascesa di prima categoria in cui il sudafricano Dlamini, transitando nuovamente in testa, è riuscito ad incrementare il proprio bottino nella classifica per la maglia verde, il gruppo ha iniziato a ridursi sensibilmente, con non più di 30-40 unità a comporre il drappello comprendente Powless e tutti i favoriti per il successo.

L’attacco di Filippo Zaccanti ha poi aperto la successiva fase di gara mentre ci si apprestava ad affrontare la quarta ascesa, ovvero quella al Colle Centoforche: sull’atleta lombardo si sono riportati ancora una volta l’australiano Stannard e il trentino Bais (quest’ultimo probabilmente l’atleta più combattivo finora ammirato in corsa), seguiti dal britannico Scott Davies del Team Wiggins, dal belga Aaron Verwilst della Lotto Soudal, da Giacomo Giuliani del Delio Gallina e da Giuseppe La Terra della Rappresentativa Multiregione. Per loro un vantaggio che ha sfiorato il 1’15” col belga Verwilst primo sul GPM ma con l’ascesa a Rocca delle Camminate che si frapponeva come ultimo decisivo ostacolo tra i battistrada e i sogni di vittoria.

Proprio la presenza di Verwilst e Stannard obbligava quel che restava del gruppo ad una nuova reazione e così, sull’ultima salita di giornata, l’azione è stata annullata. Proprio in questo frangente però la corsa è letteralmente esplosa: dopo un attacco del belga Planckaert, a prendere l’iniziativa sono stati proprio Pavel Sivakov della BMC e il duo australiano della Mitchelton costituito da Lucas Hamilton e Jay Hindley, a cui si sono accodati prontamente Mark Padun della Colpack, Scott Davies (unico superstite del precedente tentativo) e un ottimo Matteo Fabbro del Cycling Team Friuli.

Nel gruppo invece situazione in continuo divenire ma primi segnali eloquenti: Neilson Powless, già costretto a fare i conti con un team ridimensionato dagli stop forzati, non ha avuto più le forze per seguire i primi ed ha iniziato a perdere terreno. Stessa cosa è successa, con un po’ di sorpresa, al campione europeo e vincitore di ieri Aleksandr Riabushenko, secondo della graduatoria, e all’intera nazionale colombiana, con Martinez decisamente in difficoltà e i soli Paredes e Muñoz che cercavano di restare aggrappati all’inseguimento. Fabbro si è aggiudicato il GPM davanti a Sivakov e Padun, ad una ventina di secondi un gruppetto comprendente Nicola Conci e Luca Raggio ha cercato di rifarsi sotto mentre era già prossimo al minuto il ritardo di Neilson Powless, che vedeva il proprio primato scivolare via inesorabilmente.

Il sestetto arriva, trionfa Padun e Sivakov va in rosa. Domani probabile spazio ai velocisti

L’ottimo e variegato sestetto al comando, con un Sivakov in bella evidenza, è filato via velocissimo grazie al perfetto accordo trovato e così il vantaggio è sensibilmente cresciuto, raggiungendo il minuto e superandolo man mano che la distanza si riduceva. A quel punto era ormai certo che il successo in quel di Forlì sarebbe stato esclusivo affare per i sei al comando, con la Mitchelton che poteva vantare, tra l’altro, la superiorità numerica.

Nessun tentativo d’anticipo però è andato a buon fine e così è stata volata, con Mark Padun uscito con decisione e riuscito quindi ad agguantare un bel successo di tappa in una frazione insidiosa e che potrebbe avere il suo peso nel prosieguo della gara. Seconda posizione per Pavel Sivakov, alla seconda piazza d’onore consecutiva ma che, grazie all’abbuono, può consolarsi con la conquista della maglia rosa. Terzo posto per Lucas Hamilton, seguito dal bravissimo Matteo Fabbro, Scott Davies e Jai Hindley. Il primo gruppo inseguitore è giunto invece sul traguardo con un distacco di 1’36”, regolato nello sprint per la settima posizione dall’interessante belga Jasper Philipsen della BMC, che ha preceduto Stannard, il bravo Garavaglia e il connazionale Verwilst per chiudere la top ten.

Hanno concluso nel medesimo drappello Giacomo Zilio (11esimo), Lorenzo Fortunato (13esimo) e Nicola Conci (16esimo), leggermente più attardato Luca Raggio (19esimo a 1’39”). A questo punto occorre fare la conta dei principali sconfitti di giornata: a parte il colombiano Paredes, giunto nel gruppo a 1’36”, la maglia rosa Powless è giunto sul traguardo con 1’59”; peggio è andata a Riabushenko, Covili (che comunque ci aveva provato in precedenza) e al colombiano Muñoz, giunti a 2’59” dai primi mentre già fuori dai giochi appaiono i due attesi colombiani Sergio Martínez e Jhon Rodríguez, che hanno accusato rispettivamente 5’09” e 7’26” (medesimo distacco, quest’ultimo, accusato anche dal britannico Knox).

Inevitabilmente rivoluzionata la classifica generale, con Pavel Sivakov (già titolare della maglia bianca) che si è impossessato della maglia rosa ed ora guida con appena 2” su Mark Padun mentre gli australiani Hamilton e Hindley inseguono a 8” e 12”. La bella prestazione odierna ha fatto risalire Matteo Fabbro fino alla sesta posizione (a 23”) mentre Giacomo Zilio e Lorenzo Fortunato occupano l’ottava e la nona posizione, entrambi distanziati di 1’48”, stesso distacco di Nicola Conci (tredicesimo). Invariate le classifiche della maglia rossa (resta a Powless), verde (ancora in possesso di Dlamini) e azzurra (sulle spalle del francese Turgis) mentre a vestirsi di nero è Marco Ranieri della Cipollini Iseo.

Domani la quarta frazione da Forlì a Gabicce Mare di 155,5 chilometri (la più lunga di questa edizione) potrebbe dare finalmente spazio alle ruote veloci presenti alla gara. Non sono però esclusi a priori colpi di mano, visto che l’ascesa paesaggisticamente splendida a Gabicce Monte, posta a 18 chilometri dall’arrivo, potrebbe stimolare la fantasia di alcuni, compresi alcuni dei delusi dalla frazione odierna. In ogni caso di scontato a questo Giro Under 23 non sembra esserci mai nulla.

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