Se un quattordicenne diventa l’ultimo mostro

Il caso del ragazzino positivo all’antidoping: cerchiamo di ragionare e di andarci piano con gli indici puntati

“Claudio, se tua figlia che fra 2 giorni ha i campionati italiani sta male stanotte e deve prendere un farmaco per curarsi, che però ha il simbolino del doping, cosa fai?

Glielo dai per curarla e poi le fai saltare la gara?

Non glielo dai perché potrebbe risultare positiva ad un controllo?

O, come farebbe qualunque genitore che ha visto il proprio figlio/figlia fare sacrifici e sudare e allenarsi, glielo dai per farla stare meglio e poi alla gara vai lo stesso?”

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In merito alla notizia del quattordicenne trovato positivo ad un controllo antidoping, riportata con molto clamore su tutti i giornali online (e non solo…): data la delicatezza della vicenda, bisognerebbe forse andare un po’ più in là dei singoli titoli di giornale.

Il “quattordicenne” (sul sito ufficiale Nadoitalia si parla cmq di un minore, senza dire l’età) è risultato positivo ad una sostanza, il mesterolone, che è un farmaco per il trattamento dell’ipogonadismo maschile (patologia che si manifesta principalmente nell’età puberale… guarda caso l’età del ragazzo), un tipo di patologia che magari viene anche gestita con un po’ di “pudore” dall’interessato.

Il mesterolone fa parte di quella categoria di medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti, quindi non di così “facile” vendibilità e reperimento (a meno di connivenze con medici e centri).

La domande sono tante, e dovremmo porcele un po’ tutti, prima di puntare il solito indice: quanti di noi sono genitori e magari fanno svolgere ai propri figli attività sportiva, magari agonistica?

Quanti dei nostri figli (restiamo all’esempio più stupido e, purtroppo, più comune al giorno d’oggi) magari soffrono di allergie o sono asmatici e devono ricorrere all’uso di determinati farmaci (considerati dopanti ed inseriti nella lista delle sostanze dopanti)?

Quanti di noi, pur sapendo che quei farmaci sono dopanti (perché c’è scritto sulla confezione), trascurano volutamente di avviare tutto l’iter presso CONI e Nadoitalia per l’ottenimento del TUE per i nostri figli? I quali, fondamentalmente, fanno sport per divertirsi (e perché fa bene per la loro salute)?

Quanti di noi sanno cos’è un TUE?

Magari (perché fino a che non viene accertata la colpevolezza resta comunque da chiarire il tutto) questo ragazzino soffre davvero di quella patologia (che proprio simpatica non deve essere…) e né lui, né tantomeno i suoi genitori, avevano tra le priorità assolute l’avviamento di tutto l’iter procedurale presso il CONI, magari ritenendo sufficiente tutta la documentazione medica in loro possesso… (in questo caso la loro unica colpa è l’ignoranza delle procedure… la squadra ciclistica magari non è nemmeno al corrente dell’utilizzo di questo farmaco, a scopo terapeutico).

Oppure il ragazzino ha dei genitori che sono disposti a tutto e lo dopano perché pensano di avere in casa un futuro campione… con la connivenza di medici e strutture ospedaliere… o il ragazzino se li procura da solo questi farmaci, chissà come…

Quello finito in pasto alla stampa rischia di essere un caso paradigmatico: a causa dell’abuso che del doping è stato fatto nello sport professionistico, siamo finiti con l’avere regole molto stringenti che valgono anche per chi, ragazzino, lo sport lo pratica più o meno per gioco. E per una leggerezza, per una cosa che non viene percepita come così importante, il ragazzino di turno e la sua famiglia vengono dipinti come dei piccoli mostri.

Sta anche ai lettori, agli utenti dei social network, alla platea mediatica insomma, cercare di sapere un po’ di più, cercare di capire e valutare le diverse situazioni, prima di condannare un ragazzino di 14 anni, dando giudizi e facendo i soliti commenti sommari.

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