La tiratissima volata fra Warren Barguil e Rigoberto Urán a Chambéry © ASO - Alex Broadway
La tiratissima volata fra Warren Barguil e Rigoberto Urán a Chambéry © ASO - Alex Broadway

Sconquasso sul Giura, a Urán l’ultima parola

Tour de France, Aru attacca, Bardet lo fa meglio. Thomas e Porte si rompono, Froome resiste bene in giallo. Contador a picco, Nairo quasi

Cataclisma sulle Alpi, classifica rivoltata come un calzino nella nona tappa, quella che portava la carovana del Tour de France 2017 sulle salite più dure del percorso, e alla fine della fiera chi c’è in giallo? Chris Froome!

Nella giornata in cui salutiamo la prima vittoria francese di Rigoberto Urán, tornato a ottimi livelli dopo un paio di annate veramente negative, salutiamo pure diversi protagonisti della corsa: per problemi fisici in seguito a cadute, purtroppo, lasciano la Boucle – variamente fratturati – Richie Porte e Geraint Thomas; altri (vedi alla voce Alberto Contador) sono pesantemente rimbalzati, a conferma di un declino fisico da tempo annunciato e oggi palese.

Altri ancora sono invece ancora lì, e fa piacere che il primo contender dell’implacabile britannico sia Fabio Aru, ora secondo della generale e sempre a pochi secondi di distanza dal primo. Col sardo, anche Romain Bardet conferma che sarà un osso durissimo da piegare da parte della maglia gialla. La quale, va detto, non fa davvero più la differenza di un tempo in salita; ma nonostante ciò resta lassù, difficile da buttar giù dal trono della gara che ha già conquistato tre volte in carriera.

Oltre ai riscontri tecnici, va aggiunto che la tappa alpina di oggi lascia un’eredità di scorie il cui portato potremo valutarlo nei prossimi giorni: il fatto che Aru abbia attaccato Froome nel momento di un guaio meccanico di quest’ultimo sarà interpretato nelle maniere più varie, ma sarebbe da ingenui pensare che un simile accadimento non sia destinato ad avere un codazzo.

 

Maxifuga in una delle tappe più attese
Una delle tappe più attese del Tour de France, partenza a Nantua, arrivo a Chambéry e in mezzo 181 km con 7 Gpm di cui tre posti in cima a salite durissime: Col de la Biche, Grand Colombier e soprattutto Mont du Chat. La partenza in salita ha subito messo le ali ai piedi agli attaccanti di giornata, i primi sono stati Tim Wellens (Lotto Soudal), sollecitato dal vedere la strada bagnata (pioveva a tratti sul percorso, e il belga ama particolarmente il maltempo) e Thibaut Pinot (FDJ); ma poi dietro ai due, nell’andare della salitella (anzi, dopo il primo Gpm, superato il quale si continuava a salire verso il secondo), si sono mossi altri 38 uomini, e anche oggi – come ieri – evitiamo di scrivere un papiro per elencare tutti gli attaccanti.

Citiamo allora gli italiani: Alessandro De Marchi (BMC). Stop. Allora diciamo che nell’azione c’erano ben 5 Sunweb, tra i quali Michael Matthews (interessato al traguardo volante posto al km 126) e Warren Barguil, già all’attacco ieri; nomi da maglia a pois come Thibaut Pinot (FDJ) e Pierre Rolland (Cannondale-Drapac); e corridori destinati a fungere da punto d’appoggio per i rispettivi capitani: tre AG2R La Mondiale per Romain Bardet; due Movistar (tra cui Carlos Betancur, il più vicino alla maglia gialla coi suoi 3’40” di ritardo in classifica) per Nairo Quintana; due Astana per Fabio Aru, due Trek-Segafredo per Alberto Contador, due BMC per Richie Porte…

La fuga ha preso un buon margine perché la Sky, al contrario di quanto fatto ieri, ha lasciato il guinzaglio un po’ più lento. Il vantaggio massimo sarebbe stato di 6’40” (per i primi fuggitivi) sulla discesa del Col de la Biche, allorché – come vedremo – l’AG2R ha iniziato a fare il diavolo a quattro davanti (ma pure dietro).

Intanto in gruppo si segnalavano alcune cadute: la peggio l’hanno avuta Manuele Mori (UAE Emirates) e Robert Gesink (LottoNL-Jumbo), costretti al ritiro con ammaccature varie; invece Arnaud Démare, già al gancissimo ieri, ha accusato ere geologiche di ritardo sin dalle prime salite di giornata: inutile, stavolta, l’aiuto dei fidati Ignatas Konovalovas e Mickaël Délage: il destino era quello del fuori tempo massimo.

 

Sulla discesa del Biche l’AG2R dà spettacolo e Thomas si rompe
Sul Col de la Biche si è frazionato il gruppetto al comando della corsa, ma ha iniziato a perdere tanti elementi anche il gruppo maglia gialla. Laurens Ten Dam (Sunweb) ha tirato praticamente per tutta la salita, poi al Gpm (il primo Hors Catégorie del Tour de France 2017) è stato Primoz Roglic (LottoNL-Jumbo) a transitare per primo su Alexis Vuillermoz (AG2R), Barguil e Pinot.

Ma è stata la discesa a causare i maggiori problemi a tutti, sia davanti che dietro. Il motivo? L’AG2R ha innestato il turbo, e ha messo alla frusta gli avversari: troppo chiara la volontà di Romain Bardet di fare la corsa, e che questo sia avvenuto già a 100 km dal traguardo ci ha predisposti a un prosieguo di tappa molto emozionante.

Alcuni sono caduti (davanti Jesús Herrada – Movistar – coi due Astana Alexey Lutsenko e Bakhtyar Kozhatayev; dietro Geraint Thomas della Sky, costretto al ritiro con la clavicola rotta, buttato giù da Rafal Majka della Bora-Hansgrohe: anche per il polacco ciao classifica e non si sa se ripartirà martedì), altri si sono staccati per eccesso di cautela (tra questi Alberto Contador), fatto sta che in fondo alla picchiata la nuova situazione vedeva al comando della corsa un gruppetto con tre AG2R (Vuillermoz, Jan Bakelants e Axel Domont), quindi Tiesj Benoot (Lotto Soudal), Jarlinson Pantano (Trek), Pawel Poljanski (Bora) e il solito Barguil. I primi inseguitori erano a circa un minuto.

Il gruppo maglia gialla (comprendente un attentissimo Fabio Aru), si era ridotto a una quindicina di unità, ma prima dell’attacco al Grand Colombier son rientrati da dietro un’altra quindicina di uomini, tra i quali l’atteso Contador.

 

Il momento verde di Michael Matthews
Sul Grand Colombier è rimasto al comando un quartetto con Benoot, Vuillermoz, Barguil e Pantano, dopodiché si è staccato pure Pantano, in un momento non felice per la Trek, visto che nel gruppo maglia gialla (tirato sempre dagli AG2R) è caduto Contador, tamponato involontariamente da Nairo Quintana. Per fortuna il campione madrileno non ha avuto conseguenze, ed è potuto subito ripartire.

Anche Vuillermoz non ha retto il ritmo, appropinquandosi alla cima del Grand Colombier, sicché sono scollinati in due (Gpm – anche questo Hors Catégorie – ai -90), con Barguil a fare il pieno di punti su Benoot; in discesa c’è stato però un primo ricompattamento, con Vuillermoz subito rientrato con Bauke Mollema (Trek) e Primoz Roglic.

Nel fondovalle, poi, uno straordinario Michael Matthews ha riportato sotto un altro gruppetto col compagno Simon Geschke, e con Pantano, Betancur, Daniel Navarro (Cofidis), Bakelants e Tony Gallopin (Lotto). Matthews ha così potuto centrare l’obiettivo di giornata (sarebbe stato quotato molto alto dai bookmaker) di vincere il traguardo volante di Massignieu-de-Rives, fatto che lo avvicina alla maglia verde Marcel Kittel (212 i punti del tedesco, 160 ora quelli di Bling; in mezzo ci sarebbe Démare a 180).

 

Mont du Chat, Froome ha un guaio e Aru attacca
Il gruppo, in questa fase, è stato tirato dalla Sky, o per meglio dire, da un uomo solo: Michal Kwiatkowski, che continua il suo eccellente Tour a supporto di Chris Froome, e che tutto solo è riuscito a limare oltre 2′ ai fuggitivi, nel lungo fondovalle tra Grand Colombier e Mont du Chat.

Ancor prima dell’ultima salita, tra i fuggitivi si sono avvantaggiati Gallopin e Bakelants, partiti sullo slancio del traguardo volante (ai -55), e rimasti al comando sulla salitella della Côte de Jongieux, che anticipava di poco il Mont du Chat.

Poi sull’ascesa più dura della corsa (o almeno la più dura della tappa), Gallopin è rimasto solo, ma non ha avuto tempo né ragione per festeggiare, perché a 6 km dalla vetta è stato raggiunto da Barguil, il quale poi l’ha subito staccato, involandosi in solitaria verso l’ennesimo Gpm di giornata (maglia a pois per lui a fine tappa, con 60 punti contro i 30 del secondo, Roglic).

Il gruppo è stato tirato ancora dalla Sky, segnatamente da Sergio Henao, e non è successo nulla finché Chris Froome non ha avuto un problema meccanico, a 7 km dalla vetta. A quel punto uno dei fattacci di giornata: Fabio Aru, che era poco dietro alla maglia gialla (e a ruota del compagno Jakob Fuglsang), è immediatamente scattato. Subito dopo aver visto la mano alzata del kenyano che chiamava l’ammiraglia. E non dica, Fabio, di non averla vista quella mano; poi magari un attacco era già programmato proprio per quei frangenti, e in ogni caso era legittimo che ciascuno attaccasse quando gli pareva.

Fatto sta che il sardo dell’Astana è partito, e con lui si è mosso Nairo Quintana, e poi pure Richie Porte, ma nessuno ha collaborato all’azione. La quale è un po’ scemata da sé, tanto che rapidamente si son rifatti sotto gli altri uomini di classifica. Froome è rientrato in un secondo momento, a 6 km dal Gpm, e ci ha tenuto ad andare a dare una spallata intimidatoria ad Aru; versione alternativa: Froome si è toccato con Quintana, e ha sbandato finendo su Aru; tale versione sarebbe suffragata dalle dichiarazioni post tappa dello stesso Chris, che ha assicurato di non essersi accorto dell’attacco di Aru (e di non aver quindi avuto modo di “rifarsi” con l’italiano). Poi è arrivato Babbo Natale su una slitta con Moana Pozzi e Clark Gable seduti sul sedile posteriore che distribuivano al pubblico opuscoli sulla carie delle otarie.

 

Contador, fine di un’epoca?
Di sicuro il gruppo dei big, dopo il colpo di testa di Aru, ha esibito il classico fairplay molto di moda da qualche anno in qua. A noi non piace, ma non siamo qui per fare l’elenco delle nostre preferenze, quanto per portare a termine la cronaca della tappa. E tale cronaca prosegue con un allungo di Fuglsang, partito appena Froome è rientrato. Henao si è rimesso a fare il ritmo, Jakob ha guadagnato una trentina di secondi, e intanto Barguil continuava a tenere 2′ di margine, segno che il ritmo della Sky in quel tratto non era poi esagerato.

A 5 dalla vetta (e 31 dal traguardo) Henao si è fatto da parte, lasciando l’incarico di capotreno a Mikel Nieve. In quel momento il gruppo maglia gialla era formato da 13 elementi: con Chris e Nieve (e Mikel Landa) avevamo Dan Martin (Quick-Step Floors), Nairo, Aru, Bardet, Porte, Simon Yates (Orica-Scott), Rigoberto Urán (Cannondale), George Bennett (LottoNL-Jumbo), Louis Meintjes (UAE Emirates) e Alberto Contador.

Ecco, non l’abbiamo citato per ultimo a caso, il Pistolero: ma perché in questo paragrafo ci possiamo agganciare più facilmente al suo nome per dire che di lì a poco (precisamente a 3 km dalla vetta) ha mollato la presa, staccandosi inesorabilmente dal gruppo dei migliori. Poco prima aveva perso contatto anche Meintjes, ma il fatto che costui abbia presto ripreso e staccato Alberto, la dice lunga sulla fase di scoppio fisico vissuta dal grande Contador.

 

La reazione di Froome non distrugge il Tour
Intanto il gruppetto maglia gialla continuava a riprendere corridori facenti parte in precedenza della fuga. Davanti restavano Barguil, poi a un minutino Benoot, quindi Mollema e Bakelants, sui quali si era intanto portato Fuglsang. Gli altri, tutti raggiunti e staccati da Froome e soci.

Dopo la dipartita sportiva di Contador, Aru ha capito che era il momento di dare un’altra botta, ed è scattato per la seconda volta. Subito son saltati i gregari di Froome, e hanno perso contatto pure Yates e Bennett, mentre Martin con un po’ di fatica ha chiuso il buco. Reattivi ovviamente Chris, e Quintana, Porte (meglio degli altri, lui), Bardet e Urán. Sette uomini.

Raggiunti poco prima Mollema e Bakelants, sul terzo affondo di Aru (a 1.5 dalla vetta) è stato raggiunto pure Benoot, quindi in contropiede ci ha provato Martin, quindi ancora Porte, e sempre Froome ha chiuso su tutti, abbastanza brillantemente. A questo punto della corsa Barguil aveva 1’20”.

Porte ha concesso alla platea un secondo allungo, ben tampinato da Bardet, poi Froome ha provato a salire in cattedra con una prima frullata a 1200 metri dalla vetta. Urán ha chiuso subito, poi pure Porte e Bardet. Invece Aru ha perso metri insieme a Quintana. Ma mentre il colombiano è andato in apnea e si è definitivamente staccato, Fabio ha sapure reagire alla grande, e si è riportato dentro proprio mentre il gruppetto si riportava su Fuglsang.

Da qui in avanti Froome ha sgasato altre tre volte, e anche se nella seconda occasione Aru ha nuovamente perso metri, e anche se Martin era sempre lì a fare l’elastico, tutti son riusciti a restare con la maglia gialla. Questa è una notizia, che conferma i dati emersi a La Planche des Belles Filles: Froome frulla ancora ma non fa più la differenza di un tempo, se è vero che al Gpm (a 24″ da Barguil, messo nel mirino dopo i cambi di ritmo di fine Mont du Chat) sono scollinati in 7: Froome, Porte, Aru, Bardet, Urán, Martin e Fuglsang. Quintana è passato a più di mezzo minuto dagli altri big; Contador a oltre 2′.

 

Discesa fatale per Porte, Bardet attacca
Nella temutissima discesa del Mont du Chat abbiamo assistito a una scena quasi horror, ovvero il povero Richie Porte ha sbagliato completamente una (semi)curva, l’ha tagliata all’interno sulla sinistra, ma c’era della sterpaglia, è caduto dopo essere sceso dall’asfalto ma sullo slancio è tornato in strada (che girava appunto verso sinistra), venendo investito da Martin, caduto pure lui (la sua bici in volo intanto ha impattato con quella di Urán rompendo il cambio di Rigo, che quantomeno non è caduto).

Daniel è rimontato in sella in qualche modo, al contrario di Richie che è rimasto riverso sull’asfalto, dopo essere stato catapultato sull’asse della testa dopo l’impatto con l’irlandese, e aver sbattuto pure con la schiena sul costone di roccia. Una caduta brutta brutta, ma per fortuna l’australiano non ha mai perso conoscenza, e l’esito degli esami a cui è stato sottoposto nell’ospedale di Chambéry (dove è stato trasportato dopo aver ricevuto i primi soccorsi in loco, in una lunga stasi lì sull’asfalto, nell’attesa dell’ambulanza) ci concede il classico sospiro di sollievo: si parla di “concussion” (ovvero trauma cranico, o alla peggio commozione cerebrale), ma vista la dinamica dello scontro siamo coscienti che le cose sarebbero potute andare molto peggio per lo sfortunato Porte. Oltre al colpo alla testa, però, il tasmaniano ha riportato pure fratture alla clavicola e al bacino.

Naturalmente l’aver assistito a quella scena ha abbastanza pietrificato gli altri corridori del gruppetto. Fuglsang ha perso diversi metri (anzi, secondi), Froome si è posto al comando del drappello volendo disegnare per sé le traiettorie (a un certo punto è parso pure allungare, ma Bardet ha chiuso subito); lo stesso Bardet, atteso a un attacco, ha aspettato forse quel paio di chilometri di troppo prima di muoversi.

Sia come sia, dopo aver chiuso su Chris, Romain è passato in testa e a quel punto – mancavano 17.5 km all’arrivo, e poco più di 5 alla fine della picchiata – ha sì allungato. Il capitano della AG2R ha subito guadagnato una decina di secondi, poi dietro hanno rallentato (tanto che ai -14 è pure rientrato Fuglsang), e allora il margine di Bardet è arrivato a 20″. Barguil ce l’aveva ormai nel mirino, e l’ha raggiunto proprio alla fine della discesa, a 12 km dal traguardo.

Senza neanche pensarci troppo, Romain ha staccato subito il collega e connazionale, accingendosi a coprire in solitaria gli 11 km finali della durissima tappa. A quel punto aveva 30″ e qualche fondata speranza di riuscire nell’impresa.

 

Inseguimento alla morte, ciao sogni per Romain
Anche perché dietro non mancavano i problemi: Urán si è accorto di non avere più la funzionalità del cambio, e non l’avrebbe più riacquisita, disponendo solo della possibilità di spostare la catena dalla corona del 53 a quella del 39, davanti, con l’11 fisso dietro.

Comunque Bardet era un uomo che faceva evidentemente molta paura anche all’Astana, se è vero che il team kazako (soprattutto con Fuglsang) ha dato grande impulso all’inseguimento. Urán ha fatto quel che ha potuto, col suo cambio bizzarro; Barguil, ripreso dal quartetto ai -11, non ha fatto proprio nulla, se non restare in ultima ruota a provare a recuperare il recuperabile in vista della possibile volata finale.

L’impresa di Bardet è parsa abbastanza presto piuttosto proibitiva: salvare quei 30″ in 11 km, resistendo al ritorno dello scatenato Froome e degli altri, era qualcosa che andava al di là delle capacità del bravo francese nell’esercizio della cronometro (quello era diventata la tappa alla fine: solo che Romain era da solo, gli altri potevano darsi bei cambi).

Il battistrada ha fatto di tutto per conservare un pur minimo vantaggio, ma il suo tutto non è stato abbastanza, e a 2.1 km dal traguardo è stato ingloriosamente raggiunto. Sarebbe stata volata a 6.

 

Urán al fotofinish sul commovente Barguil
Aru è rimasto inopinatamente in ultima ruota quando il sestetto è approdato all’ultimo chilometro, e prima Froome ha quasi tentato una fagianata (stoppata da Rigo), poi quando sembrava che Fabio potesse dar luogo a un tentativo d’anticipo, il suo compagno Jakob è stato ancor più anticipatore, ed è partito in progressione ai 400 metri.

Il danese non ha però avuto la forza necessaria per portare la sua azione fino alla linea d’arrivo, ed è stato risucchiato. Bardet per un attimo ha dato l’impressione di poter azzardare la volata vincente, ma al centro è uscito di prepotenza Urán, con Froome a ruota; all’esterno è riemerso chissà da dove Barguil, che è andato a contendere a Rigoberto la vittoria fino all’ultimo centimetro. E tanto gliel’ha contesa, da convincersi pure d’aver vinto, e da esultare di conseguenza, con tanto di calde lacrime di felicità.

Atroce la sua delusione nel momento in cui l’esito del fotofinish ha assegnato la vittoria al legittimo proprietario, ovvero Urán, che centra così il primo successo al Tour de France. Warren è secondo (si consola con la maglia a pois e con la certezza di poterci riprovare nei prossimi giorni), Froome terzo e quindi premiato pure da 4″ di abbuono. Giù dal podio nell’ordine Bardet, Aru e Fuglsang.

A 1’15” dai primi è arrivato il secondo gruppetto, con – nell’ordine – Bennett, Landa, Martin, Quintana e Yates; a 3’32” ecco Benoot, Nieve e Meintjes; a 4’19” un gruppetto con tra gli altri Damiano Caruso e Alberto Contador.

La classifica che esce da Chambéry vede Chris Froome sempre in maglia gialla, e sempre con un vantaggio esiguo sul secondo, che ora è Fabio Aru, a 18″ dal primo. Bardet è terzo a 51″, Urán quarto a 55″, poi abbiamo Fuglsang a 1’37”, Martin a 1’44”, Yates a 2’02”, Quintana a 2’13”, Landa a 3’06”, Bennett a 3’53”. Subito fuori dalla top ten Meintjes (5′ tondi il suo ritardo) e Contador (5’15”); Caruso, che diventa capitano della BMC, è al momento 16esimo a 6’58” e da qui in avanti lavorerà per sé e per l’obiettivo di agguantare una non impossibile top ten.

Domani il Tour osserva il primo turno di riposo, ci si rivede su questi schermi martedì con una delle tante tappe inutili della Boucle 2017, la decima, da Périgueux a Bergerac, 178 km per velocisti, in attesa di avvicinare i Pirenei l’indomani (arrivo di Pau) e di approdarci poi mercoledì per una due giorni ancora decisiva.

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