Uno stanco Chris Froome taglia il traguardo a Peyragudes © ASO - Pauline Ballet
Uno stanco Chris Froome taglia il traguardo a Peyragudes © ASO - Pauline Ballet

È abbastanza forte questo Froome per questa Sky?

Il britannico perde a sorpresa la maglia gialla a Peyragudes, dopo una nuova dimostrazione di forza della propria squadra

Romain Bardet sembra ad un picnic, seduto per terra a gambe larghe, con il viso all’insù ed il sorriso stampato in faccia. Ma è asfalto quello sui cui è seduto, non erba, ha appena vinto la dodicesima tappa del Tour de France ed è a 25″ da Fabio Aru, che lì vicino festeggia la prima maglia gialla della sua carriera.

Qualche metro più in là le gambe di Chris Froome stanno fondendo, dopo che ha appena preso quella che è la sua peggiore bambola da quando corre per vincere il Tour de France, come altrimenti definire venti secondi persi in trecento metri? Quello che però non sappiamo è cosa stia pensando il britannico in quei momenti, se cupi pensieri inizino ad addensarsi, offuscandogli la visione di lui in giallo a Parigi per la quarta volta. Oppure tutt’altro, se zitto zitto sia persino contento, contento di averla sfangata dopo una giornata nella quale avrebbe potuto prendere un’imbarcata colossale.

Froome non ne ha: passaggio a vuoto momentaneo o sintomo di altro?
Sì, perché è facile dare come vincitori di giornata Bardet e Aru; di fatto lo sono, al primo la tappa, al secondo la maglia, ma forse non sono stati gli unici. Esaltati sul podio dal sorriso un po’ sghembo di Fabio e illuminati dalla compostezza da intellettuale di Romain, terrorizzati poco prima dal terribile Spider-Froome, che si disarticola sulla bici, va a zig-zag, si rende insomma dal punto di vista stilistico ancor più brutto di quello che normalmente è. Gli appassionati in maniera fin tropo scontata danno ai due giovani il punto, ma forse oggi il britannico ha tenuto in piedi una baracca che al primo soffio avrebbe potuto cedere. Peccato che di lupi non se ne siano visti e il porcellino così non è diventato porchetta (per ora).

Su arrivi come quello di oggi, dritto come un fuso, molto pendente (attorno al 16% gli ultimi 500 metri), dopo più di 200 km di gara più che la specializzazione contano le gambe, e se Froome è arrivato dopo tutti gli altri la spiegazione è molto semplice: ne aveva meno degli altri. È possibile che gli si sia spenta la luce solo allora, certamente, ma è molto più probabile che fosse in riserva già da un bel po’, il tutto per (de?)merito della sua squadra, e non degli avversari.

Molto forte la Sky (tranne Henao)
La capacità del Team Sky riguardo il fare la corsa è nota; lo è altrettanto l’incapacità nel variare il proprio copione. Ecco quindi come proprio nel giorno di appannamento del proprio capitano lo squadrone britannico si sia esibito in una delle sue migliori prove di forza in assoluto, con prestazioni maiuscole da parte di Kwiatkowski, Nieve e Landa su tutti, ma anche degli altri (fatta eccezione per il solo Sergio Henao, nullo il suo apporto alla causa). Tirare per non essere attaccati? Forse, ma c’è modo e modo di tirare, magari lasciando ai fuggitivi il margine necessario per andarsi a giocare la frazione, appropriarsi degli abbuoni e fiaccare l’agonismo dei pretendenti alla maglia gialla.

Ma da domani si può variare il piano tattico. E Landa scalpita
Rimane comunque in piedi l’ipotesi della bambola inaspettata di Froome, che giustificherebbe anche razionalmente il precedente convinto pedalare dei suoi compagni di squadra, perché per fortuna il ciclismo non è ancora una scienza esatta, e allora si torna al solito discorso, come si coglie un avversario in castagna se non lo si attacca mai? Probabilmente condotti ad atteggiamenti più miti dalla solidità mostrata dal britannico sulle montagne del Giura né Aru né Bardet hanno provato la benché minima stilettata, forse ne sarebbe bastata solo una per fare emergere prima le difficoltà del capitano del Team Sky, forse i venti secondi sarebbero diventati il doppio, il triplo. Certo, col senno del poi è facile parlare, ma in in Tour de France dal disegno aberrante ogni occasione va sfruttata fino in fondo, per non ritrovarsi a corto di terreno per guadagnare su un Froome che ha ancora una cronometro dalla sua.

Per la fortuna dello spettacolo ora i suoi avversari sanno che è ferito, quindi ci proveranno in ogni modo, magari già a partire da domani. La classica tappa molto corta ma molto mossa, che può fare grossi danni in classifica. Sarà interessante vedere come si muoveranno un Froome per la prima volta non al comando ed un Team Sky che probabilmente patirà gli sforzi odierni, ma che per mettere alla corde un’Astana ammaccatissima potrebbe giocarsi la carta Mikel Landa, a poco meno di tre minuti dalla maglia gialla ma con una gamba in crescendo (e forse finalmente, glielo auguriamo per il suo bene, in odore di ribellione). Arroccarsi ancora attorno al proprio capitano potrebbe non essere davvero la soluzione migliore.

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