L'urlo di Pavel Sivakov sul traguardo di Cervinia © Giro della Valle d'Aosta
L'urlo di Pavel Sivakov sul traguardo di Cervinia © Giro della Valle d'Aosta

Sivakov fa il fenomeno e prende tutto

Valle d’Aosta, impresa del russo che conquista la maglia gialla a Cervinia. Lambrecht secondo, Carboni cede

Dal nostro inviato

Quando appena due giorni fa Pavel Sivakov era rimasto vittima di una caduta prima del duro finale di Scalaro, riuscendo comunque ad essere nel vivo della corsa e cedendo solamente qualche secondo al traguardo, le voci circa una sua forma non eccelsa a questo Giro della Valle d’Aosta, in cui magari poter sfruttare la difficoltà della corsa per preparare al meglio obiettivi futuri (su tutti il Tour de l’Avenir), potevano sembrare quantomeno azzardate. Già alla partenza di Valtournenche però bastava scambiare poche fugaci parole col talentuoso atleta della BMC e carpire dietro quell’apparente imperturbabilità dello sguardo la sicurezza di chi sa di bluffare alla grande e si appresta a preparare qualcosa di veramente speciale.

Così il tappone più atteso di questa edizione, con l’arrivo ormai consolidato di Breuil Cervinia, preceduto dalle ostiche ascese del Col de Champremier e del Col du Saint Panthaléon, ha finito col regalare il numero più spettacolare da parte dell’atleta più atteso, capace con un’azione devastante e scaturita da un capolavoro tattico della BMC non solo di conquistare il successo di tappa ma di far propria la maglia di leader, ponendo così una serissima ipoteca sulla vittoria finale. Del resto le risultanze cominciano ad essere per Sivakov degne davvero dei grandissimi a livello giovanile: dopo la Ronde de l’Isard in maggio e il Giro d’Italia Under 23, il russo figlio d’arte potrebbe aggiungere un’altra perla tra le più ambite della categoria, in una stagione già da incorniciare.

Per un Sivakov freddo e strapotente dominatore troviamo un Giovanni Carboni costretto purtroppo ad abbandonare qualsiasi sogno di gloria nella giornata più impegnativa, in cui al ritrovarsi a combattere completamente solo contro la BMC (eloquente la situazione di 4 contro 1 venutasi a creare dopo la Champremier, con il marchigiano che, poco dopo, si è trovato a perdere anche il prezioso apporto di Zaccanti) si sono aggiunte le difficoltà di una nuova giornata estenuante, venute decisamente a galla sull’ultima ascesa verso Cervinia. Nulla ha potuto, allo stesso modo, un indomito Bjorg Lambrecht, che ha fatto il possibile per cercare di riportarsi su Sivakov o, quantomeno, limitare i danni dallo stesso e che quindi ora si potrebbe trovare a rivivere le stesse scene già viste sulle strade francesi dell’Isard.

Attaccano in 7, Hopplà nuovamente in grande spolvero
La terza frazione di questo Giro della Valle d’Aosta 2017 aveva il suo avvio da Valtournenche, con una decina di chilometri di discesa a condurre il gruppo nel fondovalle. Proprio nelle battute iniziali una brutta caduta dell’australiano Lucas Hamilton ha suggellato per l’atleta della Mitchelton Scott una gara totalmente da dimenticare, con escoriazioni evidenti sul lato sinistro che l’hanno costretto all’abbandono alcuni chilometri più avanti. Per assistere così alla nascita della fuga di giornata sono occorsi una ventina di chilometri, ossia nel momento in cui il gruppo pedalava verso Nus dove era posto il primo traguardo volante di giornata: al comando si sono ritrovati il campione europeo Aleksandr Riabushenko della Palazzago, il francese Floryan Arnoult del VC La Pomme Marseille, il russo Evgeny Koberniak della selezione russa, Edoardo Affini della SEG Racing e la coppia del Team Hopplà già ammirata ieri, costituita da Andrea Montagnoli e Massimo Rosa. A loro poco dopo si è unito anche Mattia Bais del Cycling Team Friuli, che ha dato vita alla composizione definitiva del drappello.

Lo spazio lasciato dal plotone ha fatto si che i sette al comando raggiungessero un vantaggio massimo di 7’30” circa, con i ragazzi dell’Hopplà a mettersi in particolare evidenza, essendo entrambi leader delle rispettive classifiche: per Montagnoli l’obiettivo era quello d’incamerare punti per consolidare la maglia rossa dei traguardi volanti (missione compiuta sia a Nus che a Fenis, dove è transitato per primo) mentre per Rosa i punti conquistati quest’oggi potevano rappresentare il definitivo lasciapassare per la conquista della maglia a pois, cosa puntualmente verificatasi coi passaggi in vetta a Quart, Doues e poi sulla durissima Champremier. 

Nel gruppo a cercare di organizzare l’inseguimento è stata principalmente la Colpack, coadiuvata dalla BMC, non prima però di aver lasciato spazio ad altri coraggiosi di giornata che avevano tutta l’intenzione di riportarsi sui fuggitivi: dopo il GPM di Quart, con una cinquantina di chilometri di gara percorsi, ad inseguire il drappello di testa si sono portati infatti anche Eros Colombo (Palazzago), i belgi Nicolas Vergoustraete (VL Technics) e Nico Houtteman (EFC-L&R) e il kazako Anton Kuzmin (Astana City), a cui si sono brevemente uniti anche Andrea Cacciotti (Hopplà) e il danese Louis Bendixen (in gara con la propria nazionale) prima di desistere ed essere riassorbiti. L’inseguimento dei quattro però si è mostrato tutt’altro che semplice, con i primi sempre avanti di oltre 4 minuti nei loro confronti, col gruppo attestato sui 6 minuti.

La BMC attacca giù dal Champremier, poi comincia l’assolo di Sivakov
Primo snodo cruciale di giornata era sicuramente la dura ascesa al Col de Champremier, costituita da 9 chilometri di ascesa ad una pendenza media vicina al 10%. Qui l’azione più bella è stata senza dubbio quella del bergamasco Eros Colombo che, fin dalle prime rampe dell’ascesa ha staccato il drappello degli inseguitori riuscendo a riportarsi sui primi proprio in prossimità della vetta, dando così la parità numerica alla Palazzago che già poteva contare sulla presenza di Riabushenko mentre in gruppo, andato intanto ad assottigliarsi, permaneva una relativa calma.

Ciò che non ha fatto l’impegnativa ascesa l’ha invece fatto la discesa, con la BMC trovatasi compatta in testa al gruppo (mancavano ancora oltre 50 km all’arrivo) e capace d’imporre una notevole accelerata che ha sfaldato il plotone: grazie soprattutto all’azione del forte passista svizzero Patrick Müller infatti, ad inseguire i fuggitivi, riuscendo a riassorbire coloro che erano rimasti a bagnomaria, si sono ritrovati in 5 corridori con ben 4 atleti della BMC: oltre a Müller erano presenti il capitano Sivakov, il belga Cras e l’altro svizzero Hirschi, con il solo leader Giovanni Carboni capace di tenere le loro ruote. Un’azione efficace e sorprendente, che ha consentito loro di riportarsi sui fuggitivi poco prima dell’attacco del Col du Saint Panthaléon, mentre alle loro spalle Lambrecht, Zaccanti e Storer si ritrovavano già distanziati di oltre un minuto. Esaurito il gran lavoro di Müller, Sivakov si è trovato però a perdere per strada anche Cras e Hirschi, vittime di forature, ritrovandosi così improvvisamente tutto solo a dover gestire la situazione. Il russo, neanche a dirlo, ha risposto nella maniera più autorevole possibile: attaccando con veemenza proprio nei primi chilometri di salita. Sivakov ha imposto subito un ritmo molto alto alla sua azione e così, quando allo scollinamento mancavano ancora 10 chilometri scarsi, il suo vantaggio nei confronti degli inseguitori (tra cui Carboni) superava già abbondantemente il minuto, dando vita a quella che sembrava poter essere una vera e propria impresa.

Sivakov completa lo show conquistando tappa e maglia, crolla Carboni
L’azione martellante di Sivakov è proceduta per tutto il Saint Panthaléon, in cui il vantaggio nei confronti degli inseguitori si è mantenuto stabile: in vetta il russo è transitato con 1’15” su un volenteroso Lambrecht, che nel frattempo aveva riguadagnato terreno, e su Storer, con Carboni e Kobernyak a seguire. Le cose per il marchigiano hanno così cominciato a complicarsi e a rappresentare un’ulteriore tegola è sopraggiunto il ritiro di Filippo Zaccanti, costretto ad arrendersi giù dalla discesa per problemi intestinali.

Restava così d’affrontare solamente l’ultima lunga ascesa verso Breuil Cervinia, dove Sivakov ha continuato a spingere ma controllando anche la propria azione per evitare di pagare dazio mentre alle sue spalle Bjorg Lambrecht ha tentato il tutto per tutto, piantando il resto della compagnia e lanciandosi tutto solo all’inseguimento. L’azione del belga per alcuni chilometri è apparsa assolutamente efficace, col gap ridottosi a meno di un minuto, prima che l’azione di Sivakov riprendesse vigore negli ultimi 5 chilometri, in cui il vantaggio del russo è iniziato nuovamente a salire. Nel mentre le energie hanno iniziato ad abbandonare Giovanni Carboni, che non è più riuscito a mantenere le ruote degli inseguitori, proseguendo col suo passo verso il traguardo. Ben più efficace invece la pedalata dell’atteso Luca Covili, che proprio sull’ultima ascesa ha ritrovato vigore anche se non è riuscito a recuperare molto terreno dai primi.

Sul traguardo è così giunto trionfante Pavel Sivakov, che con grinta ed anche un pizzico di rabbia ha esultato a braccia alzate, decidendo di risolvere la contesa per dispersione: al secondo posto infatti il pur valido Lambrecht ha pagato ben 1’26” mentre ancora più distanziati sono stati tutti gli altri. Il terzo posto è stato appannaggio del danese Nicklas Eg, che ha coronato il buon lavoro del proprio team chiudendo a 3’05” . Quarta posizione invece per un bravo James Knox del Team Wiggins, emerso anche lui nel finale, che ha preceduto con una volata potente il russo Evgeny Koberniak, unico dei fuggitivi di giornata a resistere al comando: per loro 3’14” di distacco sul traguardo. A 3’18” hanno invece concluso l’altro russo Nikolay Cherkasov assieme all’australiano Storer mentre a 3’41” ha concluso la propria fatica Covili, ottavo e miglior italiano al traguardo. Dopo Aleksandr Vlasov, terzo russo della selezione nazionale in top ten, che ha tagliato il traguardo a 4’59”, è giunto finalmente all’arrivo Giovanni Carboni, visibilmente provato, che ha portato a termine la propria fatica a 5’59” assieme al bravo Eros Colombo, abbandonando così dopo due giorni la maglia gialla.

Inevitabilmente la tappa odierna ha provocato un vero e proprio terremoto in classifica generale, con lo sfortunato Cras (giunto a 27’46”), l’austriaco Brkic (21’43” pagati oggi da lui), l’olandese Inkelaar (8’27”) e Matteo Fabbro (11’13” di ritardo per lui) usciti dalla top ten della generale.

Sivakov comanda saldamente, domani ultimo atto a Valgrisenche
Grazie all’impresa di quest’oggi Pavel Sivakov ha conquistato la maglia gialla di leader e ora comanda con ben 2’07” su Bjorg Lambrecht e 4’22” su Michael Storer e sembra ormai lanciatissimo alla conquista del successo finale. Quarto posto per il danese Eg a 5’25” mentre Carboni è scivolato in quinta posizione a 5’52”, davanti proprio a Luca Covili, riuscito comunque a risalire fino al sesto posto a 7’22”. Tra i Palazzago premiata anche la bella prova di Colombo, ora decimo a 10’55”.

Con questo scenario, il Giro della Valle d’Aosta si prepara ad affrontare l’ultima frazione, distribuita attraverso 103 chilometri che condurranno il gruppo da Aosta allo spettacolare scenario che si aprirà dinanzi alla diga di Valgrisenche, al termine di un’ascesa lunga e impegnativa. Pensare di spodestare questo Sivakov appare un’impresa davvero ardua, tuttavia non si escludono ancora possibili colpi di scena, in una gara che ha fornito in ogni giornata vincitori di tappa di altissimo livello.

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