Fedeli festeggia a Valgrisenche © Rodella
Fedeli festeggia a Valgrisenche © Rodella

Fedeli si esalta alla festa di Sivakov

Al veronese della Colpack l’ultima frazione a Valgrisenche. Il russo trionfa ancora dopo il Giro d’Italia

Dal nostro inviato

Dopo i fuochi d’artificio di ieri, il Giro della Valle d’Aosta ha vissuto quest’oggi il suo epilogo con la Aosta-Valgrisenche di 103 chilometri, con un traguardo estremamente spettacolare posto sopra la diga dell’omonima località, in uno scenario da favola. Effettivamente una conclusione realmente favolosa quest’oggi c’è stata: dapprima per la Colpack, che dopo aver vissuto una difficile giornata ieri a Cervinia, con Giovanni Carboni spodestato dal comando della generale, si è presa una splendida rivincita andando a bersaglio con Alessandro Fedeli. Il corridore veronese, ottimo passista e prezioso uomo-squadra, è stato abile ad inserirsi nella fuga di giornata riuscita a giungere fino in fondo e, grazie ad un bell’attacco orchestrato nell’ultimo chilometro, è andato a conquistare la prima vittoria stagionale; per Pavel Sivakov, che dopo la fantastica cavalcata solitaria di ieri ha potuto finalmente mettere in carniere anche la classifica generale di questo Valle d’Aosta.

Per il russo finora il 2017 si è rivelato a dir poco favoloso, con i successi nella Ronde de l’Isard, del Giro d’Italia Under 23 ed ora anche del Valle d’Aosta, dando dimostrazione di una crescita esponenziale e di una solidità glaciale, che gli hanno permesso di gestire al meglio anche gli eventuali momenti di difficoltà. Appare dunque scontato vedere nel professionismo un simile talento, a cui ora per completare il grande slam stagionale resta solo il tentare l’assalto al successo nel Tour de l’Avenir. Complessivamente comunque l’intera BMC si è rivelata formazione molto solida e capace di controllare al meglio la corsa, dando il via anche ad azioni imprevedibili come quella di ieri. Ci ha provato il belga Bjorg Lambrecht a contrastare il russo e il suo entourage ma la buona volontà non gli ha permesso di andare oltre la piazza d’onore. In linea generale un bel Giro anche per i corridori italiani, che hanno portato a casa ben 3 successi di tappa su 5 frazioni, confezionando vittorie di pregevole fattura.

Una fuga ben assortita per l’ultima fatica

Con i giochi di classifica inevitabilmente condizionati dall’impresa di Sivakov di ieri, era prevedibile che una fuga da lontano potesse svilupparsi fin dalle prime battute e così, dopo una manciata di chilometri dalla sede di partenza di Aosta (foglio firma posto dinanzi allo splendido Arco di Augusto) è nata subito l’azione che avrebbe finito per caratterizzare l’intera frazione, con ben 16 uomini a comporre il drappello di testa: al comando si sono ritrovati Andrea Cacciotti e Gabriele Giannelli (Hopplà), Jeremy Defaye ed Eugene Richardot (Bourgogne), Edoardo Affini e Hartthijs De Vries (SEG Academy), Matteo Fabbro (Cycling Team Friuli), Harm Vanhoucke (Lotto), Alexandre Delettre (La Pomme Marseille), Sergio Samitier (Lizarte), Jonas Wilsly (Nazionale danese), Joan Bou (Polartec), Alessandro Fedeli (Colpack), Anton Kuzmin (Astana City), Scott Davies (Team Wiggins), Kent Main (Dimension Data).

Per loro un vantaggio massimo di 4’36” nei confronti di un gruppo tirato principalmente dagli uomini della BMC di Sivakov (per il leader anche un piccolo problema meccanico nelle prime fasi di gara). Al francese Defaye e ad Affini invece sono andati rispettivamente il traguardo volante di Arvier e il primo GPM a La Palud di Courmayeur.

Il drappello si sfalda sull’ultima salita, Fedeli anticipa la discesa e trionfa
I fuggitivi hanno continuato a godere di un buon margine anche sulla seconda e decisamente più dura ascesa di Cerellaz, su cui è passato per primo il belga Vanhoucke davanti a Davies e Wilsy, lasciando così che fosse l’ascesa finale verso Valgrisenche a dare l’ultima parola. A 20 chilometri dalla conclusione il vantaggio del drappello, che cominciava a perdere unità, era di 2’50” nei confronti del gruppo ma, prevedibilmente, subito dopo le prime rampe è iniziata la bagarre. Il primo ad attaccare è stato lo spagnolo Samitier, riuscito a guadagnare una manciata di secondi su Fedeli, Vanhoucke, Wilsly, Davies, Cacciotti e Fabbro.

L’azione non ha avuto però buon esito e così, a circa 10 chilometri dalla conclusione è stato il belga Harm Vanhoucke a cercare di replicare il numero di due giorni prima a Les Combes. A seguirlo un prontissimo Alessandro Fedeli, mentre a circa 10 secondi il britannico Davies veleggiava in terza posizione. L’accordo del nuovo tandem al comando è stato più che buono, con il vantaggio cresciuto e arrivato a toccare una trentina di secondi. Un vantaggio rimasto costante anche nell’ultimo tratto, caratterizzato da una discesa e dall’ultimo strappo impegnativo, prima che un ripido tratto di discesa immettesse al traguardo sulla diga. Proprio in questo frangente Vanhoucke ha cercato nuovamente l’attacco, non riuscendo però nell’intento per merito di un tenace Fedeli, che ha atteso un tratto di strada più congeniale alle sue caratteristiche per allungare e affrontare così in testa il tratto finale.

Il veronese si è reso così imprendibile, andando a trionfare in perfetta solitudine sul traguardo dallo scenario impagabile. Seconda posizione a 14″ per un ancora bravissimo Harm Vanhoucke, autore di un Giro della Valle d’Aosta di ottima fattura. Terza posizione a 40″ per Scott Davies, riuscito a staccare nel finale sia il danese Wilsly (giunto a 1’15”) che un generoso Matteo Fabbro, che ha cercato di riportarsi sui primi nei chilometri conclusivi ma costretto ad accontentarsi della quinta posizione a 1’27”. Sesto posto a 2’22” per Andrea Cacciotti, esponente di un Team Hopplà sempre battagliero mentre a 3’25” Bjorg Lambrecht ha leggermente anticipato la volata dei big, con il giovane kazako Pronskiy, il russo Cherkasov e il britannico Knox a chiudere la top ten di giornata.

Per Sivakov è trionfo, sul podio Lambrecht e Storer. Carboni primo italiano
Pavel Sivakov, giunto poco più indietro, ha potuto così festeggiare il successo nella classifica generale, portando a 6 il numero di successi stagionali. Con lui sul podio sono saliti anche il belga Bjorg Lambrecht, distanziato di 2’05” e l’australiano Michael Storer, una delle rivelazioni della gara, staccato di 4’27”. A seguire il bravo danese Nicklas Eg, quarto a 5’32” e quindi i primi due atleti italiani: Giovanni Carboni si è congedato con la quinta posizione a 5’54” e con la splendida vittoria di Scalaro. Appena dietro il leader della Colpack ha chiuso l’emiliano Luca Covili della Palazzago, che ha chiuso a 7’29”. Chiudono il russo Cherkasov, settimo a 8’02”, il britannico Knox a 8’06”, il russo Vlasov a 9’24” e un ottimo Eros Colombo, decimo a 11’10”. Nelle altre classifiche è stata l’Hopplà a farla da padrone, portando a casa la maglia di miglior scalatore con Massimo Rosa e quella dei traguardi volanti con Andrea Montagnoli. Il piazzamento odierno ha invece permesso al belga Lambrecht di aggiudicarsi per un solo punto (30 a 29 su Sivakov) la maglia blu della classifica a punti. Maglia bianca di miglior giovane invece per il kazako Vadim Pronskiy, interessante atleta classe 1998.

Si è concluso così un 54esimo Giro della Valle d’Aosta che ad una gara di gran valore tecnico ha affiancato arrivi di tappa in scenari da favola, affrontando salite di notevole durezza e proponendo una frazione come quella che si è conclusa a Les Combes d’Introd che non avrebbe nulla da invidiare ad una classica belga. C’è da scommettere che nella prossima edizione non mancheranno piacevoli sorprese e che anche la start list possa richiamare alla partenza la maggior parte dei talenti, europei e non, a livello Under 23. Per noi, che abbiamo potuto assistere allo spettacolo in prima persona, l’impressione non può che essere stata molto positiva, per una realtà che continua a dimostrarsi riferimento per il nostro movimento e che gode, fortunatamente, di un ottimo stato di salute.

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