Yves Lampaert esulta per la vittoria nella seconda tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Yves Lampaert esulta per la vittoria nella seconda tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Lampaert è un lampo, Nibali una faina

Vuelta a España, il belga colpisce da finisseur a Gruissan, Trentin secondo di tappa e in classifica. Vincenzo guadagna coi buchi del finale

La tappa dall’altimetria più semplice di tutta la Vuelta, anche più della superflua passerella finale; uno spettacolo latitato per tutto il giorno, con radi e vaghi tentativi di ventaglio qua e là; addirittura l’assenza del concetto “fuga da lontano”, evento più unico che raro in una corsa di oltre 200 km; un epilogo per il quale si attendeva lo sprint e che non prevedeva alternative diverse. E allora com’è che ci ritroviamo un’altra sgranatura alla classifica, dopo quella della cronosquadre d’apertura? Com’è che il leader della corsa è cambiato, com’è che alcuni hanno guadagnato una manciata di secondi e altri li hanno persi? Il mistero del ciclismo è in fondo tutto qui.

Semplicemente è successo, nel finale della Nîmes-Gruissan, seconda tappa della Vuelta a España 2017, che una squadra – la Quick-Step Floors – abbia giocato non bene, ma benissimo sul tavolo dell’azzardo, e abbia piazzato due dei suoi ai primi due posti della tappa; e, nello stesso ordine, ai primi due posti della classifica. Yves Lampaert e Matteo Trentin sono i due protagonisti di giornata, e se il primo festeggia doppio, tappa (vinta in gran bellezza) e maglia rossa, il secondo ha il diritto di rosicare un po’, visto che si era impegnato anche al traguardo volante, e che resta invece con un pugno di mosquitos in mano.

Oltre a questi transeunti discorsi che domani saranno comunque spazzati via dalle montagne andorrane, è d’uopo citare il signor Nibali Vincenzo, il quale è stato l’unico tra gli uomini di classifica a chiudere la tappa nel primo gruppetto, al decimo posto, e ciò gli ha permesso di guadagnare secondi su tutti, ma proprio tutti i rivali. Si parla di quisquilie, questo è chiaro, dai 5 ai 13″ non possono essere definiti in maniera diversa. Ma se bisogna cercare per forza un senso in questi minisegnali, è che lo Squalo pare abbastanza ben centrato sull’obiettivo.

 

Nulla di fatto, o quasi, nel vento occitano
Nel corso della tappa è accaduto nulla o poco meno. Il vento a tratti molto contrario ha bagnato le polveri a diversi, poi semplicemente si era arrivati troppo in là perché una fuga partisse, e quindi sostanziale no contest fino alle porte di Gruissan. Con un paio di eccezioni: ai -75 la Trek-Segafredo ha provato a saggiare le forze in campo, imbastendo un attacco nel vento (la strada aveva girato in maniera favorevole, in quel tratto, a un tentativo di ventaglio), e per un attimo la cosa ha pure funzionato, visto che qualcuno a fondo gruppo ha perso contatto; ma poi Chris Froome ha avuto un problema meccanico e i suoi Sky sono andati ad intorpidire la situazione in testa al gruppo.

La seconda eccezione è da ricercare sempre nel vento, con la Katusha-Alpecin che ci ha provato a sua volta ai -31, ma anche qui non è successo granché. In mezzo, ai -61, una brutta caduta su un ponticello, con strada che si restringeva, è costata il ritiro a Javier Moreno (Bahrain Merida), mandibila rotta per lui, e ad Anass Ait El Abdia (UAE Emirates), che invece ci ha rimesso la clavicola destra. Tra gli altri caduti anche Marc Fournier (FDJ) che però ha proseguito anche se sulle prime pareva abbastanza malmesso; c’è invece un terzo ritirato ed è Michael Kolar (Bora-Hansgrohe), apparso in difficoltà sin dai primi chilometri.

Dopo i tentativi di ventagli dei Big K, la Quick-Step si è impossessata della cloche per mettere Matteo Trentin nella miglior condizione per sprintare e prendersi i 3″ di abbuono in palio per il primo: il trentino è riuscito nell’intento, e nell’occasione ha sprintato anche Daniel Oss, il quale ha conquistato 1″, utilissimo per avvantaggiarsi su tutti i compagni BMC con cui era arrivato ieri nella cronosquadre, e per diventare quindi maglia rossa virtuale a spese di Rohan Dennis.

 

La Quick-Step apparecchia per il capolavoro di Lampaert
Ma gli ultimi chilometri hanno completamente cambiato le carte in tavola, annacquando i sogni rossi di Oss. Ai -9 la Sky ha assunto con decisione il comando delle operazioni, e le sue frustate hanno sfilacciato parecchio il gruppo, causando anzi un vero e proprio ventaglio e facendo salire a mille l’aderenalina del finale.

Solo che l’azione dei nerazzurri si è presto assopita, e ai -5 la prima parte del gruppo si era di nuovo appallata. Ai -2 la Quick-Step ha invece trovato tutt’altra efficacia nel suo aumentare l’andatura con un paio di uomini forti là davanti. La sferzata del team belga ha parcellizzato il gruppo in tanti pezzettini, e tra i pochissimi rimasti davanti (cinque o sei, non di più) con qualche metro sui primi inseguitori, Yves Lampaert ha deciso di partire ai 900 metri.

Il suo colpo è stato un montante assestato benissimo. Il ragazzo, già a segno in marzo alla Dwars Door Vlaanderen, e molto promettente sulle pietre delle classiche, dimostra di saper anche vincere alla maniera dei migliori finisseur. Ha tenuto ottimamente quei 3-4″ di margine conquistati con la sua sparata, ed è arrivato in gran parata, mentre alle sue spalle era proprio il compagno Matteo Trentin a controllare la situazione, pronto a intervenire qualora il belga fosse stato ripreso.

Trentin si è dovuto accontentare di arrivare secondo di giornata, davanti ad Adam Blythe (Aqua Blue Sport), Edward Theuns (Trek-Segafredo), Sacha Modolo (UAE), Michael Schwarzmann (Bora), Tom Van Asbroeck (Cannondale-Drapac), Daniel Oss (BMC), Patrick Konrad (Bora) e Vincenzo Nibali (Bahrain): tutto qui il primo gruppetto, 10 uomini tondi tondi.

 

Nibali in classifica guadagna su tutti i rivali
A Nibali il giochino di restare agganciato ai primi è venuto davvero bene, se è vero che in questo modo ha guadagnato 5″ su Esteban Chaves (Orica-Scott), 8″ su Chris Froome (Sky), Fabio Aru (Astana), Rui Costa (UAE), Rafal Majka (Bora), Carlos Betancur (Movistar), Adam Yates (Orica) e Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale); 13″ su Warren Barguil (Sunweb), Romain Bardet (AG2R), Ilnur Zakarin (Katusha), Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo), Miguel Ángel López (Astana), Alberto Contador (Trek), Bob Jungels (Quick-Step), Simon Yates (Orica), Louis Meintjes (UAE) e l’ex leader Rohan Dennis (BMC).

La nuova classifica risulta quindi così strutturata: grazie ai 10″ di abbuono per la vittoria, Yves Lampaert vola al comando con 1″ soltato su Matteo Trentin; a 3″ troviamo Daniel Oss, quindi a 17″ un altro terzetto BMC con Tejay Van Garderen, Nicolas Roche e Rohan Dennis (per il team americano molto staccato Damiano Caruso, che quindi rinuncia alle ambizioni di classifica). A 18″ troviamo Julian Alaphilippe (Quick-Step) e Wilco Kelderman (Sunweb); a 21″ Chris Froome e Wout Poels della Sky.

Uscendo dalla top ten, troviamo a 23″ Barguil e Jungels, a 26″ Chaves, a 29″ Adam Yates, a 33″ Majka, a 34″ Simon Yates, a 35″ Nibali, a 36″ Betancur, a 50″ Zakarin, a 52″ Contador, a 53″ Aru, a 57″ Kruijswijk, a 58″ Pozzovivo e López, a 59″ Rui Costa, a 1’03” Bardet, a 1’04” Meintjes.

Bricioline di distacchi che domani – come dicevamo in premessa – verranno totalmente spazzati via nella terza frazione, la Prades-Andorra La Vella di 158.5 km, primo appuntamento con le salite: negli ultimi 45 km il Coll de la Rabassa e l’Alto de Comella chiameranno i big all’azione, e sospettiamo che a quel punto non conterà tanto il secondo in più o in meno; occhio però a prendere per oro colato pure i risultati andorrani: manca talmente tanta Vuelta da qui a Madrid che tutto è ancora da vedere e da dimostrare.

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