Niklas Eg, Egan Bernal e Bjorg Lambrecht sul podio del Tour de l'Avenir 2017 © Tour de l'Avenir
Niklas Eg, Egan Bernal e Bjorg Lambrecht sul podio del Tour de l'Avenir 2017 © Tour de l'Avenir

Bernal ha tutto l’Avenir davanti

Il bilancio della corsa a tappe under 23: vittoria netta del colombiano, Lambrecht e la sorpresa Eg sul podio. Niente gioie per un’Italia sfortunata

Va in archivio anche l’edizione 2017 del Tour de l’Avenir, ultimo grande appuntamento a tappe riservato agli under 23. E anche ultima prova di Coppa delle Nazioni under 23; tale graduatoria viene vinta per la prima volta dalla Danimarca, che ha superato Belgio, Francia, Norvegia e Gran Bretagna. Queste federazioni si assicurano un posto in più per la prova in linea ai Campionati del Mondo di categoria a Bergen, dettaglio importante per poter gestire meglio una prova insidiosa come quella che si annuncia in terra norvegese.

Ma torniamo dunque a parlare della corsa a tappe più attesa a livello giovanile, che ha visto al via venti nazionali e due rappresentative regionali. Come non accadeva dal 2009 sono state nove le frazioni, equamente divise a livello geografico fra Bretagna, bacino della Loira e Rodano-Alpi. Parimenti vi è stata la separazione fra tappe mosse, tappe per velociste e tappe di montagna, con un giorno di riposo inserito per consentire il trasferimento verso il trittico conclusivo.

Sinceramente migliorabile la programmazione, perché assistere a quattro volate nelle prime sei giornate (e una evitata per soli 2″) mal si adatta alla storia della corsa. Una cronometro o un prologo, assenti per la prima volta in vent’anni, sarebbe stata decisamente utile per garantire un margine di incertezza in più; si è preferito invece lasciare tutta la ribalta alle tre giornate conclusive, per altro ben disegnate (anche se magari la distanza poteva essere aumentata…). Dove, a dominare, è stato un solo corridore, che si è portato a casa il titolo.

Egan Bernal, dominatore nonostante una squadra non perfetta
Era uno dei due grandi favoriti, e puntualmente si è confermato. Forte di una preparazione specifica, Egan Bernal continua la tradizione della Colombia. Sesta vittoria, la quarta in otto stagioni, per gli Escarabajos; dopo Nairo Quintana (2010), Esteban Chaves (2011) e Miguel Ángel López (2014), tocca dunque al nativo di Zipaquirá proseguire sulla strada tracciata dagli ora affermatissimi corridori del World Tour.

La superiorità del talento della Androni è stata schiacciante. Subito attento in Bretagna, dove entra nella fuga inaugurale per marcare il principale rivale, è poi inarrestabile sul suo terreno d’elezione. A Hauteluce se ne va tutto solo a circa 7 km dal traguardo; dietro, nonostante la collaborazione, arrancano rispetto a lui, pagando almeno 1′. Il giorno dopo vince a Sainte Foy Tarentaise rivince “facile”, senza dover staccare gli avversari. La frazione conclusiva è quasi una passerella; nonostante salite come il Col de la Madeleine e nonostante la debacle dei suoi pretoriani.

Già; Bernal è riuscito a far suo l’Avenir nonostante un supporto assai ridotto da parte dei propri gregari. Nel fine settimana decisivo l’ex biker si è dovuto arrangiare sin da lontano, contro la superiorità numerica di altre nazioni come Australia, Belgio e Danimarca. Daniel Martínez, Cristian Muñoz e Iván Ramiro Sosa erano i deputati ad accompagnare il leader sulle Alpi; missione non riuscita, e tutti mandati dietro la lavagna. Oltre alle due gioie con Bernal, gli uomini di Jaramillo hanno conquistato un’ulteriore frazione; merito di Álvaro Hodeg, interessantissimo sprinter in orbita Quick Step, che ha fatto sua la tappa di Saint Armand Montrond.

Sivakov e Powless, bucato l’assalto alla generale. Ma qualcosa di buono c’è
Erano due dei principali rivali di Bernal, ma per entrambi i sogni di gloria si sono infranti ad Hauteluce. Giornataccia, la prima della stagione, per Pavel Sivakov. Il dominatore di Ronde de l’Isard, Giro d’Italia e Giro della Valle d’Aosta si è spento nel primo dei tre appuntamenti con l’alta montagna. Contribuisce al fatto il giorno di riposo precedente? Può essere, così come può trattarsi di un semplice blackout.

Il giorno dopo il russo di passaporto ma francese d’adozione (e fra poco pure di passaporto) non si lascia abbattere e prova l’azione da lontano il giorno seguente, venendo respinto dalle salite. Non così avviene domenica: va in fuga sul Col de la Madeleine, scollina in testa, e si sbarazza dell’unico avversario rimasto con lui nell’ascesa conclusiva. Tappa, con tanto di esultanza polemica, e maglia a pois in cassaforte. Chiaro, non era l’Avenir che si augurava (alla fine è 24° a oltre 20′ da Bernal). Ma la grinta mostrata dopo un momento no è parimenti significativa ad una vittoria. In casa russa buone prove per Dmitriy Strakhov e Alexander Vlasov, mentre Artem Nych, pur essendo ormai un professionista da tre stagioni, lascia sempre quel senso di incompiutezza.

Ha vissuto due giornate difficili anche Neilson Powless. Il campione statunitense giungeva con una buona forma, confermata con il quarto posto al Tour of Utah. Le Alpi sono però risultate un ostacolo per ora insormontabile per lui, che ha cercato la fuga nell’ultima tappa, venendo staccato da Sivakov nell’ascesa conclusiva. Anche per lui il futuro si chiama professionismo, da vedere però con quale casacca. Rispetto ai più giovani (di un anno) rivali, però, Powless pare già più “arrivato” a livello prestazionale e con meno margini di crescita. Ci auguriamo di sbagliare.

Australia, Belgio, Danimarca: tre paesi protagonisti
Tre nazioni sono state ben rappresentate ai piani alti della classifica. E se per due ce lo si aspettava, per un’altra lo si sperava, ma con meno certezze. L’Australia targata Mitchelton-Scott si è comportata secondo le attese: la squadra meglio attrezzata per la montagna, ma senza la punta capace di svettare. Un po’ di delusione però è inevitabile, dato che il podio non è stato centrato, così come è mancato il successo parziale. In graduatoria quindi tre nei dieci (Lucas Hamilton 4°, Michael Storer 9°, Jai Hindley 10°) ma senza aver lasciato tracce.

Meglio il Belgio, che ha dovuto far meno dell’infortunato Harm Vanhoucke. Il suo “fratellino” Bjorg Lambrecht prosegue la sua stagione monstre: vincitore della Liège di categoria e della Coppa della Pace, secondo alla Ronde de l’Isard, al Tour de Savoie, al Giro della Valle d’Aosta e ora al Tour de l’Avenir. “Mister regolarità” è quello scalatore puro che i fiamminghi attendono da troppo tempo. Ottime risposte giungono anche da Steff Cras, che ha terminato al quinto posto, e che ormai è pronto per il salto nel professionismo.

In Danimarca non c’è, di fatto, neppure una salita. Eppure ecco sfornato un nuovo arrampicatore promettente: è Niklas Eg, il cui rendimento estivo è da applausi. Secondo alla Coppa della Pace, quarto al Giro della Valle d’Aosta, secondo tra gli strappetti del Kreiz Breizh Elites e ora sorprendente terzo nella corsa più attesa tra gli under 23. Questo ventiduenne del Team Veloconcept non ha mollato un metro in salita contro avversari di maggior nome e palmares, riuscendo a batterne molti. Altri due portacolori della selezione hanno ben figurato: si tratta di Kasper Asgreen, vincitore della frazione inaugurale e leader per quattro giorni, e Jonas Gregaard Wilsly, tredicesimo in classifica e alquanto polivalente.

Le conferme, le sorprese e le delusioni
Non si può che partire dall’altro paese scandinavo a forte trazione ciclistica, ossia la Norvegia. Più ancora che il campione del mondo Kristoffer Halvorsen, vincitore a Châteaubriant e bravissimo a concludere la corsa con la maglia verde addosso, sono stati altri due ad impressionare tra i norge. Il passistone Rasmus Tiller, sorprendente campione nazionale élite, ha stupito per la sua pedalata possente e per la sua tenacia; se un team avesse bisogno di un promettente gregarione per la pianura, il suo è il nome giusto. In salita, invece, è stato Tobias Foss a meritarsi gli applausi. Questo ventenne, di cui si dice un gran bene, conclude zitto zitto al settimo posto, rimanendo sempre a contatto in salita. Giusto uno scalatore mancava ai norvegesi: avranno trovato anche quello?

Sesto posto in classifica per il ceco Michal Schlegel, che disputa una prova secondo le attese. Però lui ci permette di aprire un altro discorso: ha senso che l’Avenir sia aperto non solo a corridori professionisti, quanto anche a professionisti che hanno già un grande giro alle spalle (nel suo caso il Giro d’Italia, chiuso con un buon 45° posto)? In casa britannica bella vittoria per il velocista Christopher Lawless a Saumur e buon risultato in classifica (8°) per James Knox; è invece mancato Scott Davies, piaciuto nelle precedenti prove del calendario.

Una vittoria per la Bielorussia; ma non con chi ti aspetti, perché Alexandr Riabushenko non è andato oltre il quarto posto a Bignan, Merito dunque di Vasili Strokau, autore nella tappa di Amboise di una bella fuga con il connazionale Ilya Volkau e l’austriaco Patrick Gamper. Quest’ultimo si è anche vestito di giallo per due giorni. L’unico vincitore di tappa non ancora menzionato è Fabio Jakobsen, che ha regalato ai Paesi Bassi il netto successo di Bignan; per gli altri oranje un’edizione non troppo convincente.

Così come per la Germania e per le tre rappresentative transalpine: fra Francia, Bretagna e Rodano Alpi zero tappe e solo due quarti posti parziali. Decisamente sottotono, nonostante il talento a disposizione fra Victor Lafay, Aurélien Paret-Peintre, Rémy Rochas e compagnia. Qualche sorriso lo strappa Valentin Madouas: il prossimo neopro’ (con la FDJ) si è ben comportato con il 15° posto finale, lui che scalatore di razza non è.

E l’Italia? Cima e Fabbro ci provano, sfortuna Conci e Romano
Marino Amadori non può tornare a casa con un sorriso pieno. Nessuna tappa e niente top 10 fubake, questi i freddi numeri. La bocciatura viene però addolcita, e di molto, analizzando nel dettaglio la situazione. Una caduta nella seconda tappa manda ko Nicola Conci, che avrebbe trovato pane per i suoi denti nelle ultime giornate. Francesco Romano va in fuga a Saint Armand Montrond e, dopo oltre 135 km di azione a due, viene ripreso a 200 metri dal traguardo.

Se Edoardo Affini e Giovanni Carboni vengono impegnati con funzioni di supporto, vi è Imerio Cima, che si comporta molto bene nelle volate. Il diciannovenne, di fatto, disputa solo due sprint piazzandosi in un caso secondo e nell’altro terzo, ottenuti contro avversari ben più abituati a lottare per traguardi importanti. Il futuro è dalla sua, come lo è dalla parte di Matteo Fabbro.

Il friulano è stato vittima quest’anno di due fratture alla clavicola che lo hanno fermato nei momenti migliori. All’Avenir vive due tappe molto buone, dove rimane sempre con i migliori, e una no; è quella di Sainte Foy Tarentaise, dove si stacca causa problema meccanico, rientra per poi perdere terreno nell’ascesa conclusiva, giungendo ad oltre 6′ dal vincitore. Il 17° posto finale non rappresenta il giusto valore del prossimo atleta del Team Katusha-Alpecin

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