Michael Albasini vince a Lissone © Pisoni
Michael Albasini vince a Lissone © Pisoni

L’Alba non tramonta mai

Coppa Agostoni, il veterano Albasini supera la pattuglia italiana. Sul podio Canola e Gavazzi, bella prova di Bernal e Padun

Si allunga ancora il periodo di astinenza di vittorie delle squadre Professional italiane nelle corse italiane che compongono il calendario della Ciclismo Cup: il dato di zero vittorie fin qui nel 2017 non cambia neanche al termine della 71esima edizione della Coppa Agostoni che è stata conquistata dall’esperto Michael Albasini, 36enne elvetico che per l’occasione ha gareggiato con la maglia della Nazionale della Svizzera. Per Albasini si tratta della terza vittoria stagionale, la seconda in carriera conquistata in prove del Trittico Lombardo dopo la Tre Valli Varesine del 2014: alcuni giorni fa era in Canada dove ha disputato le prove World Tour di Québec e Montréal, il lungo viaggio tuttavia non lo ha scombussolato e si è preso di forza un successo che non che dare fiducia a dieci giorni dal Mondiale.

Sette corridori in fuga da lontano
Erano ben 191 in rappresentanza di 25 squadre i corridori che questa mattina di sono ritrovati a Lissone ai nastri di partenza di questa Coppa Agostoni: 200 i chilometri totali da percorrere ed un circuito con Sirtori, Colle Brianza e Lissolo da ripetere quattro volte prima di un finale pianeggiante. Per assistere alla prima vera fuga di giornata si è dovuto attendere il primo passaggio da Lissone, circa 40 chilometri dopo il via ufficiale della gara: a prendere vantaggio nei confronti del plotone sono stati Shane Archbold (Bora-Hansgrohe), Mark Padun (Bahrain-Merida), Pierre Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro), Luca Wackermann (Bardiani-CSF), Ángel Madrazo (Delko Marseille), Samuel Mugisha (Dimension Data for Qhubeka) e Matthias Krizek (Tirol Cycling Team).

Nel giro di una ventina di chilometri i sette attaccanti hanno preso un margine di vantaggio superiore ai sei minuti. Con l’inizio delle prime difficoltà altimetriche, tra i fuggitivi è iniziata anche un minimo di selezione: il primo a perdere contatto è stato il giovanissimo 19enne ruandese Samuel Mugisha che ha probabilmente pagato l’eccessiva esuberanza per l’emozione della prima corsa in Europa. Nei primi due giri del Lissolo, la situazione di corsa è rimasta pressoché stabile: il vantaggio della fuga si è stabilizzato attorno ai cinque minuti mentre in gruppo erano l’Androni Giocattoli e la Nazionale Italiana a dettare un ritmo regolare.

L’Androni gestisce la corsa
Nel corso del terzo giro, in particolare sulla salita del Colle Brianza, la corsa si è finalmente accesa. In testa alla corsa sono rimasti Pierre Luc Périchon (Fortuneo), Ángel Madrazo (Delko) ed uno scatenato Mark Padun (Bahrain-Merida), molto convincente alla prima corsa da stagista: l’ucraino della Colpack, uno dei migliori dilettanti in Italia, non ha mostrato alcun timore reverenziale contro professionisti più esperti, anzi è stato lui stesso in prima persona a provocare la selezione nel gruppetto di testa.

In gruppo invece è stata l’Androni ad accelerare sensibilmente l’andatura con tutti gli uomini schierati in testa: l’obiettivo degli uomini di Gianni Savio non era di far esplodere, ma di favorire la volata finale di Francesco Gavazzi togliendogli di mezzo tutti i velocisti puri che sulla carta avrebbero avuto la meglio sul valtellinese in uno sprint. Missione riuscita in piena, ed al giro successivo è stata di nuovo l’Androni a fare la sua mossa: sullo slancio di un bel forcing di squadra, il giovane talento colombiano Egan Bernal ha staccato tutti sul Colle Brianza e si è messo ad inseguire da solo la testa della corsa che a quel punto, a circa 50 chilometri dal traguardo, era ormai a meno di un minuto di distanza.

Bernal e Padun provano a tenere duro
Tutto solo Egan Bernal ha iniziato a superare gli ex componenti della fuga iniziale: sulla salita del Lissolo ha superato senza lasciare possibilità di appello Madrazo e Périchon, proprio in cima invece ha trovato Mark Padun, i due si sono scambiati un cenno d’intesa e subito hanno trovato un accordo per darsi cambi regolari per provare a resistere fino al traguardo. A 40 chilometri dall’arrivo le salite del giorno erano finite, restava solo discesa, falsopiano e poi tanta pianura con due giri di un circuito da 9.3 chilometro attorno a Lissone: in questa condizione non è facile difendere un minuto da un numeroso gruppo di inseguitori per due atleti che hanno nella salita il loro terreno favorito.

Alle spalle dei due uomini di testa si è formata un’altra coppia all’inseguimento composta dal russo Ivan Rovny (Gazprom) ed dal francese Anthony Delaplace (Fortuneo) che ha approfittato di un attimo di caos nel gruppo: Bernal e Padun hanno comunque tirato dritto noncuranti di ciò che stava avvenendo alle loro spalle, anche quando Delaplace e Rovny si erano riavvicinati a 25″ dalla testa della corsa. All’inizio del circuito finale a Lissone, a 18 chilometri dal traguardo, Bernal e Padun avevano 29″ su Delaplace e Rovny e 48″ sul gruppo principale tirato da Nippo-Vini Fantini e Caja Rural: pochi chilometri dopo, esattamente ai meno 12, tutti gli attaccanti sono stati ripresi.

Albasini batte tutti in volata
A quel punto il gruppo non ha avuto neanche il tempo di rifiatare e riorganizzarsi in vista dello sprint che subito ha dovuto di nuovo mettersi all’inseguimento: in contropiede sono partiti infatti Jacopo Mosca della Wilier-Selle Italia e ancora Pierre Luc Périchon che già faceva parte della fuga iniziale; la Fortuneo-Oscaro è stata protagonista di una gara molto convincente oggi e negli ultimi chilometri i francesi si sono addirittura messi a rompere i campi, prima dietro all’Androni, poi dietro alla Bardiani. Mosca e Périchon hanno iniziato l’ultimo giro da 9.3 chilometri con soli 11″ di vantaggio, ma tanto gli è bastato per mettere i brividi al plotone: la coppia italo-francese ha venduto cara la pella e solo all’ultimo chilometro è stata ripresa.

In volata l’Androni Giocattoli ha provato a fare un piccolo treno per Francesco Gavazzi che qui aveva già vinto nel 2010, ma Michael Albasini e Marco Canola hanno sapientemente giocato d’anticipo: in particolare lo svizzero è partito abbastanza lungo e con il vento in faccia, ma ha subito messo metri tra sé e tutti gli altri andando a tagliare per primo il traguardo con un margine nettissimo. Canola si è fermato al secondo posto mentre Gavazzi si è dovuto accontentare come l’anno scorso del terzo gradino del podio; a seguire si sono piazzati nell’ordine Alberto Bettiol, Simone Ponzi, Marco Tizza, Enrico Barbin, Nicola Gaffurini, Mauro Finetto e decimo lo spagnolo Jonathan Lastra.

Una vittoria avrebbe rilanciato le ambizioni nella Nippo-Vini Fantini in ottica Ciclismo Cup, ma anche l’Androni-Sidermec è andata vicina a fare un colpaccio che sarebbe potuto quasi essere da ko: invece così la classifica generale, che ricordiamo assegna una Wild Card automatica per il prossimo Giro d’Italia, rimane pressoché invariata e anzi è addirittura la Wilier-Selle Italia a recuperare qualche punticino ai ragazzi di Gianni Savio.

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