Annemiek Van Vleuten per la prima volta in maglia iridata © Bettiniphoto
Annemiek Van Vleuten per la prima volta in maglia iridata © Bettiniphoto

Annemiek non scherza mica

Mondiale crono donne, prima maglia iridata per Van Vleuten. Sconfitta l’amica/nemica Van der Breggen

Se si ripensa all’anno scorso e ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro a tutti verrà in mente la spaventosa caduta di Annemiek Van Vleuten nella discesa di Vista Chinesa quando l’atleta olandese era sola in testa e lanciatissima verso la medaglia d’oro: attimi di terrore, ma poi nonostante la delusione per il risultato mancano tutto si risolse per il meglio e l’atleta della Orica-Scott tornò a vincere già nel 2016. Nel corso della sua carriera Annemiek Van Vleuten ha sempre dimostrato di sapersi riprendere in fretta dagli incidenti, anche quando un problema fisico ha di fatto interrotto la sua esperienza da calciatrice portandola, non più giovanissima, al ciclismo.

Ma in Brasile si era forse vista per la prima volta l’atleta che in questo 2017, a 34 anni, si è issata fino al primo posto nella classifica mondiale dell’UCI: fino a quel momento Annemiek Van Vleuten era stata un’ottima atleta per le classiche, tanto da aggiudicarsi la classifica finale della Coppa del Mondo nel 2011, ma anche una specialista delle cronometro sulle brevi distanze; poi sono arrivati i miglioramenti nelle prove contro il tempo più lunghe e anche la consapevolezza di poter rendere al top anche sulle salite vere. A questi Campionati del Mondo di Bergen, Annemiek Van Vleuten ci arrivava dopo aver dominato La Course by Le Tour de France sull’Izoard e il Boels Rental Ladies Tour, ma anche con la grande prova al Giro Rosa dove ha vinto due tappe e buttato via il successo finale per una disattenzione fatale: pur non avendo grandi trascorsi ai Mondiali passati, oggi era senza dubbio una delle favorite e ha saputo rispettare il pronostico.

Van der Breggen segna subito il miglior tempo
La cronometro iridata di Bergen della categoria donne élite si è disputata sul circuito di 21.1 km già visto nella seconda parte della prova uomini Under23 di ieri e quindi stamattina per gli uomini Juniores: il grande spauracchio era quindi rappresentato dalla salita di Birkelundsbakken, uno strappo di 1400 metri al 7.2% di pendenza media ed una massima superiore al 9% che poteva essere fatale a chi lo affrontava troppo velocemente o troppo in controllo.

Stati Uniti e Olanda avevano rispettivamente quattro e tre atlete iscritte e quindi abbiamo avuto ottimi riferimenti fin dalle prime partenze: Anna Van der Breggen, già argento di specialità a Richmond 2015, è scatta per seconda e ha subito piazzato dei parziali che nessuna delle atlete partite dopo di lei è riuscita ad avvicinare. La gara è stata caratterizzata dalla pioggia che ha bagnato il percorso solamente nella parte centrale, quella più meridionale rispetto a Bergen: la zona di partenza e arrivo è invece rimasta sostanzialmente all’asciutto e le condizioni meteo hanno quindi avuto un’influenza limitata sul regolare svolgimento.

La prova si è rianimata 50 minuti dopo la partenza di Anna Van der Breggen quando, una dietro l’altra, hanno preso il via la giovanissima americana Chloe Dygert e proprio l’altra olandese Annemiek Van Vleuten. La Dygert, dominatrice della rassegna di Richmond tra le juniores, quest’anno ha vinto il Campionato Panamericano a cronometro e qui in Norvegia ha confermato i grandi progressi stagionali: a soli 20 anni è già molto competitiva anche nella categoria superiore e ha saputo gestirsi anche con grande maturità partendo forte e poi gestendo la salita in modo da tenersi energie per scatenarsi nel finale. Addirittura la Dygert ha guadagnato circa 15″ negli ultimi 11.5 km dalla cima della salita all’arrivo.

Van Vleuten controlla e poi si scatena
Per scalzare Anna Van der Breggen dalla poltrona della leader ci è voluta proprio la sua connazionale Annemiek Van Vleuten che ha fatto la differenza tra il secondo ed il terzo intermedio. Al primo rilevamento, infatti, la differenza tra le due olandesi era appena di 77 centesimi di secondo a vantaggio dell’atleta della Boels-Dolmans, un gap che poi è aumentato a 3″81 in cima allo strappo: nella discesa il trend si è ribaltato a favore della 34enne della Orica-Scott che con il lungo rapporto si è portata in vantaggio di 12″, un margine poi rimasto invariato negli ultimi 4400 metri che portavano fino al traguardo.

A quel punto mancavano ancora 18 atlete che dovevano concludere la loro prova e quindi la cronometro era ben lontana dall’essere chiusa, anche se la sensazione era che sarebbe stato difficile scalzare le due olandesi dai primi due posti. Ma a rendere reale quella che era solo una sensazione è bastato già il primo intermedio della cronometro: Linda Villumsen e Katrin Garfoot avevano già 14″ di ritardo dopo appena 3.2 km, Lisa Brennauer ed Ellen Van Dijk addirittura 26″ e ancora peggio avevano fatto due specialiste come Olga Zabelinskaya e la campionessa uscente Amber Neben.

Tra le ultime brilla solo Garfoot
L’andamento negativo delle ultime a parte è continuato anche nei settori successi al primo tranne che per l’australiana Katrin Garfoot, 35enne della Orica-Scott che si è avvicinata al ciclismo da pochissimi anni e che già l’anno scorso era stata terza a cronometro a Doha. Dopo una partenza forse fin troppo controllata, la Garfoot ha poi viaggiato su tempi molto simili a quelli di Annemiek Van Vleuten e già sulla salita di Birkelundsbakken era suo il terzo tempo provvisorio: all’arrivo l’australiana nata in Germania si è inserita al terzo posto a soli 18″ dalla vincitrice, con 14″ persi tutti nel breve tratto iniziale.

Sul podio abbiamo quindi avuto l’Olanda ai primi due posti mentre il terzo gradino è andato all’Australia; molto buono il quarto posto della statunitense Chloe Dygert a soli 38″ che ci dicono che quest’atleta nei prossimi anni potrebbe puntare a fare grandi cosa come la sua mentore Kristin Armstrong. Ellen Van Dijk e Linda Villumsen si sono un po’ riprese nel finale, ma il quinto e sesto posto non può soddisfarle anche per un distacco che è stato superiore ai 50″; a chiudere la top10 di giornata troviamo nell’ordine Ashleigh Moolman, Lauren Stephens, Hannah Barnes e Cecilie Uttrup Ludwig, mentre la prestazione più negativa è stata quella della russa Olga Zabelinskaya che ha fatto segnare solamente il 22° tempo.

Italia lontana dalle prime posizioni
Per l’Italia c’erano in gara Elisa Longo Borghini e Lisa Morzenti che non hanno saputo ripetere le belle prestazioni che c’erano state da parte degli alfieri azzurri nelle altre prove a cronometro, ma questo ce lo si poteva aspettare. Al traguardo Elisa Longo Borghini si è piazzata diciottesima a 2’07”, un risultato non positivo per l’atleta piemontese: ovviamente non stiamo parlando di una specialista delle prove contro il tempo ma ci si immaginava che i 33″ che l’anno separata dal decimo posto potessero essere un po’ di medio. La gara di Elisa Longo Borghini comunque non era questa che comunque, da campionessa italiana in carica, ha voluto comunque mettersi in gioco forse convinta anche da un percorso che facilissimo non era ma che alla fine ha portato comunque ad una media di 43.8 km/h per la vincitrice.

Giudizio diverso invece per quanto riguarda la prestazione di Lisa Morzenti, convocata nonostante sia al primo anno nella categoria élite: la 19enne bergamasca l’anno scorso era stata campionessa europea e vicecampionessa del mondo tra le juniores e quindi il ct Dino Salvoldi ha deciso di portarla a Bergen per iniziare a farle fare un po’ di esperienza senza alcune pressione addosso. Al traguardo Lisa Morzenti ed il commissario tecnico possono dirsi assolutamente soddisfatti del suo 24° posto a 2’31” da Annemiek Van Vleuten perché significa che c’è del potenziale molto interessante su cui lavorare in ottica futura.

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