Complimenti reciproci tra Tom Dumoulin e Chris Froome a Bergen © Bettiniphoto
Complimenti reciproci tra Tom Dumoulin e Chris Froome a Bergen © Bettiniphoto

Grazie, prego, scusi… Tournerò!

Dumoulin schianta Froome (solo terzo) e rilancia la sfida per i GT: a Bergen un gran Mondiale a cronometro. Secondo l’ottimo Roglic, sesto un super Moscon

Una cronometro spettacolare e avvincente come poche altre se ne ricordano in tempi recenti ha incoronato Tom Dumoulin come nuovo Campione del Mondo delle prove contro il tempo: il 26enne olandese ha vinto meritatamente per quanto visto durante tutta la stagione e rispettando i pronostici che lo vedevano come primo favorito per la prova odierna, ma se possibile lo ha fatto in maniera molto più netta di quanto ci si potesse aspettare. Questa è la prima maglia iridata in carriera per Tom Dumoulin ma è anche il primo successo olandese nel Campionato del Mondo a cronometro categoria Élite: prima di oggi i risultati migliori erano stati quelli di Stef Clement e dello stesso Dumoulin che avevano conquistato una medaglia di bronzo a testa, il primo a Stoccarda nel 2007 ed il secondo a Ponferrada nel 2014.

Una cronometro insolita ma spettacolare
Gli organizzatori di questi Campionati del Mondo di Bergen hanno fatto discutere proponendo un percorso assolutamente insolito per la prova a cronometro e magari poco adatto agli specialisti puri della disciplina: i passistoni erano certamente svantaggiati oggi, ma va detto che Tom Dumoulin quest’anno sarebbe stato quasi sicuramente l’uomo da battere con qualsiasi tipo di tracciato. Diversi erano gli elementi sotto il bersaglio delle critiche: uno era la lunghezza della gara di appena 31 chilometri, un altro senza dubbio più importante era il fatto che la corsa si concludeva oggi in cima ad una salita di 3.4 chilometri al 9.1% di pendenza media con l’UCI che ha addirittura predisposto una sorta di pit lane proprio ai piedi dello strappo dove poter cambiare la bicicletta per passare da quella a cronometro ad una tradizionale per affrontare al meglio le dure rampe del Mount Fløyen.

La risposta del pubblico norvegese è stata straordinaria con decine di migliaia di tifosi, calorosi ma allo stesso tempo estremamente composti, assiepati lungo il percorso ed in particolare sui tornanti della salita finale. Ma anche per chi era davanti al televisore, la prova deve essere stata piacevole da seguire perché i vari elementi hanno contribuito a creare una sorta di incertezza che teneva tutto aperto fin sulla linea del traguardo: oltre ad un discorso di gestione delle energie, c’era infatti anche la curiosità di vedere chi avrebbe optato per il cambio di bicicletta e se questa scelta avrebbe dato i suoi frutti in termini di secondi guadagnati. E poi ci si è mezzo di mezzo anche il meteo: la crono è infatti partita senza pioggia ma con la strada bagnata che con il passare delle ore si è asciugata quasi completamente; per gli ultimi a partire, i principali favoriti, ha iniziato di nuovo a piovere con intensità sempre maggiore e creando anche alcuni problemi.

Dumoulin più forte di pioggia e salita
Pioggia o non pioggia, però, Tom Dumoulin oggi è stato di gran lunga superiore alla concorrenza. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia ha optato per una partenza controllata e al primo intermedio dopo 3200 metri era terzo a poco meno di 3″ di distanza dallo sloveno Primoz Roglic e dietro anche al belga Yves Lampaert che però aveva completato da tempo la sua prova ed era molto calato nella seconda parte del tracciato. Da lì in avanti Dumoulin ha spalancato il gas e non ce n’è più stato per nessuno: l’olandese è passato in testa a tutti gli intermedi e ha fatto segnare anche i parziali più veloci nel secondo, quarto e quinto settore di corsa.

Ai piedi della salita finale il più vicino a Tom Dumoulin era Vasil Kiryienka che però era distante ben 40″: a differenza di quelle che erano state le indicrezioni della vigilia, la “Farfalla di Maastricht” ha scelto quindi di tirare dritto ed affrontare l’ascesa del Mount Fløyen con la bicicletta da cronometro, un problema onestamente secondario per un corridore delle sue qualità. Probabilmente sulla decisione ha influito anche la pioggia: effettuare un cambio di bicicletta al volo, su un tappetino bagnato ed in tratto di pavé in leggera salita poteva comportare dei rischi oggettivamente inutili per chi si trovava già in testa con un margine di sicurezza. Alla fine, risparmiato il tempo del pit stop, Tom Dumoulin ha fatto addirittura il secondo tempo assoluto nel tratto di salita ed arrivando quasi in scia a Chris Froome che era partito esattamente un minuto e mezzo prima di lui: 44’41” il tempo finale a 41.6 km/h di media.

Il cambio di bici serve: Roglic si prende l’argento
La medaglia d’argento se l’è andata a prendere lo sloveno Primoz Roglic con una prestazione superlativa sulla salita finale. Come abbiamo già detto, il corridore della LottoNL-Jumbo era partito molto forte nel primo tratto che pure era abbastanza abbastanza impegnativo ma poi ha perso terreno quando il percorso si è fatto più filante e la velocità di crociera si è alzata: pur essendo arrivato tardi al ciclismo, negli ultimi due anni abbiamo imparato ad apprezzare le doti a cronometro del 27enne ex saltatore con gli sci, ma già l’anno scorso a Doha aveva dimostrato di soffrire un po’ i percorsi più adatti a corridori di grandissima potenza.

All’ultimo intermedio al chilometro 27.4 Primoz Roglic era solo nono a 1’02” da Tom Dumoulin: a differenza dell’olandese, Roglic ha scelto di fermarsi e passare ad una bicicletta da strada tradizionale e il risultato si è visto. Nonostante il tempo perso per il cambio, Roglic è stato il più veloce in assoluto nel tratto finale della cronometro con un tempo di 10’06” ed è riuscito addirittura a recuperare 5″ nei confronti di Tom Dumoulin: lo sloveno è stato quindi l’unico corridore a terminare la cronometro con meno di un minuto di ritardo (57″) dal vincitore ed ha regalato al proprio paese la seconda medaglia mondiale di sempre tra i professionisti dopo il bronzo su strada di Hauptman, ora ct della nazionale, a Lisbona 2001.

La medaglia di bronzo va a Chris Froome
Nonostante il rischio di sorpasso nel finale della cronometro, Chris Froome riesce comunque a prendersi la medaglia di bronzo che va ad impreziosire ancora di più una stagione già fantastica per il britannico: fino a giugno il corridore della Sky era rimasto clamorosamente a digiuno di vittorie, ma poi ha centrato il suo quarto Tour de France e dopo ha completato una storica doppietta aggiudicandosi anche la Vuelta a España riuscendo là dove aveva fallito di poco negli ultimi anni. Dopo i due bronzi olimpici di Londra e Rio, Chris Froome aggiunge quindi al proprio palmarès anche una medaglia ai Campionati del Mondo: da notare che per ritrovare una sua partecipazione alla prova iridata contro il tempo bisogna tornare indietro addirittura a Mendrisio 2009 quando ancora militava nella Barloworld, ma il percorso norvegese era un’occasione troppo ghiotta per farsela scappare.

La cronometro odierna di Chris Froome è stata un po’ una fotocopia di quello che era stato l’andamento dell’ultimo Tour de France. Il britannico infatti non ha brillato particolarmente né nei tratti più tecnici, né in quelli più veloci e neanche nella dura salita finale dove, senza cambio di bicicletta, ha fatto segnare appena il nono miglior parziale: alla fine però, grazie alla sua regolarità e solidità, la somma dei tempi lo ha portato a salire fino al terzo posto a 1’21” da Dumoulin. Certo, con questo risultato diventa ancora più interessante una lotta tra questi due giganti in un futuro grande giro: l’atteso duello avverrà già al prossimo Tour de France?

Gianni Moscon sorprende con un grande sesto posto
Alle spalle dei primi tre la lotta è stata serratissima con un terzetto di corridori che si è giocato la quarta posizione per questione di centesimi: tra loro anche l’unico azzurro in gara, un fantastico Gianni Moscon che si è reso protagonista di una prestazione che è andata ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Il giovane talento trentino del Team Sky è il campione italiano della specialità, ma onestamente questo vuol dire poco in una prova come i Campionati del Mondo: pur in assenza di altri riscontri stagionali affidabili in prove contro il tempo, la sensazione che Moscon potesse fare molto bene c’era in virtù del grande stato di forma mostrato durante l’ultima Vuelta a España e del particolare tracciato norvegese.

Paradossalmente, però, è stata proprio la salita finale del Mount Fløyen il tratto in cui Gianni Moscon ha sofferto maggiormente: l’italiano è infatti partito molto bene fin dall’inizio e dal secondo al quinto intermedio è sempre stato terzo e quindi in piena lotta per una medaglia che avrebbe avuto del miracoloso a soli 23 anni. Ai piedi della salita finale Moscon era a 40″ da Tom Dumoulin e solo un decimo di secondo alle spalle del bielorusso Vasil Kiryienka: lo strappo affrontato con la bicicletta da cronometro, unito alla fatica accumulata nei chilometri precedenti, ha fatto retrocedere l’azzurro al sesto posto a 1’29” da Tom Dumoulin e quindi a soli 8″ dalla medaglia di bronzo del compagno di squadra Chris Froome. Alla fine per un’inezia il piazzamento di Moscon non è stato anche migliore: Nelson Oliveira, protagonista di un grande recupero in salita dopo un lentissimo cambio alla bici tradizionale, ha chiuso quarto davanti al trentino per appena 97 centesimi ed in mezzo ci si è infilato anche Kiryienka appena 74 centesimi più avanti rispetto all’azzurro.

Una caduta priva Rohan Dennis del podio
Tra chi ha scelto di cambiare bicicletta per la salita si segnala la buona prestazione di Wilco Kelderman, settimo all’arrivo e sesto nel tratto del Mount Fløyen, ma anche quella dello sloveno Jan Tratnik che con il quarto miglior parziale ha recuperato fino al decimo posto assoluto, e quella di Nicolas Roche, non certo uno specialista ma che ha chiuso 12° anche lui con un ottimo tempo sulla salita. Dopo le polemiche dei giorni scorsi invece Tony Martin non è andato oltre la nona posizione: il campione uscente e quattro volte iridato era secondo dopo 19.4 chilometri ma con già 32″ di ritardo rispetto a Tom Dumoulin; il tedesco ha poi iniziato a perdere parecchio terreno già prima dell’ultima salita ma alla fine ha comunque contenuto il distacco a 1’39”. Giornata negativa invece per Castroviejo e Campenaerts, campioni europei del 2016 e 2017, il norvegese Edvald Boasson Hagen non ha trovato i frutti sperati dal partire con bicicletta tradizionale con appendici da crono e ruota lenticolare mentre il francese Alexis Gougeard è andato molto forte nei primi 27.6 chilometri per poi perdere terreno nel finale (era 4°, ha chiuso 13°) anche a causa di un problema meccanico a circa un chilometro dall’arrivo.

Chi però ha sicuramente tanto da rammaricarsi è l’australiano Rohan Dennis che ancora una volta ha buttato via la possibilità di ottenere un grande risultato per colpa di una scivolata. Dennis probabilmente non avrebbe potuto insidiare Tom Dumoulin, ma al completamento del primo giro da 16.1 chilometri la differenza tra i due era di appena 9″: poi l’australiano è stato vittima di una caduta che gli ha lasciato un ginocchio sanguinante, ma che soprattutto – vedendo i vari parziali – gli ha fatto perdere almeno una quarantina di secondi. Al traguardo Dennis ha chiuso in ottava posizione a 1’37” da Dumoulin: la matematica ci dice quindi che il forte specialistica della BMC aveva oggi nelle gambe la possibilità di lottare per la medaglia d’argento; Roglic e Froome ringraziano, a lui restano i rimpianti.

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