David Gaudu ancora non ci crede: sua la tappa al Tour de l'Ain © Tour de l'Ain
David Gaudu ancora non ci crede: sua la tappa al Tour de l'Ain © Tour de l'Ain

Gaudu parte col piede giusto

La top10 dei migliori neoprofessionisti della stagione 2017: brilla il transalpino della FDJ, bene anche Simone Consonni

Tanti i neo professionisti che si sono messi in luce in questo 2017 che, ormai, ci stiamo pian piano lasciando alle spalle; si spazia da predestinati come David Gaudu, a corridori, come Krists Neilands o Taco Van Der Hoorn, che hanno saputo sfruttare l’occasione datogli da squadre Professional per dimostrare il loro valore.

Prima di cominciare però è lecito citare alcuni corridori che non sono il lista, ma meritano un applauso lo stesso, quali: Jonathan Dibben, passista inglese che si è messo in mostra vincendo la cronometro del Tour of California, Fausta Masnada, terzo al recente Giro di Turchia, Elie Gesbert, secondo con vittoria di tappa al Tour du Limousin, Tao Geoghegan Hart, Amund Grøndahl Jensen e Edward Ravasi, dal quale è vero che ci si aspettava qualcosa in più, ma gli va dato merito di essere riuscito a concludere il suo primo Giro d’Italia (e primo grande giro in assoluto ovviamente), nonostante fosse tornato da un infortunio solo poche settimane prima.

10) Michal Schlegel – CCC Sprandi Polkowice
La CCC ha subito dato responsabilità importanti al passista scalatore ceco classe ’95, corridore che, nonostante la giovane età, si distingue già per una notevole solidità. E Schlegel ha saputo premiare la fiducia riposta in lui dai vertici della squadra polacca arrivando in top 10 al Tour of Croatia e nella corsa ti casa, lo Czech Cycling Tour. Inoltre ha preso parte al Giro d’Italia concludendo con un ottimo quarantacinquesimo posto che gli vale il premio di miglior neopro’ in classifica generale nella centesima edizione della Corsa Rosa.

9) Krists Neilands – Israel Cycling Academy
Dopo anni passati a correre nell’Europa orientale, tra le fila della Rietmu Delfin, Krists Neilands aveva avuto, nella stagione 2016, l’occasione, datagli dalla Axeon, per confrontarsi con il meglio del meglio della categoria under 23, e non aveva certo sfigurato, ottenendo, tra gli altri risultati, un quinto posto al Fiandre di categoria e un decimo alla Liegi. Tuttavia ciò non è bastato per fargli trovare un post nel World Tour e allora ecco che il lettone ha deciso di ripiegare sulla Israel Cycling Academy, di cui in breve è diventato uno dei migliori elementi. Vittoria in una tappa del Tour of Azerbaijan, sesto posto al Tour of Slovaquie, primo nel campionato lettone in linea e decimo, con due podi di tappa, alla Volta ao Portugal. Questi i risultati di spicco di Neilands, che ha saputo farsi trovare pronto in ogni momento della stagione

8) Rémi Cavagna – Quick Step Floors
Il secondo posto in classifica generale al Tour du Belgique, corsa in cui il giovane francese si è messo dietro corridori come Tony Martin e Philippe Gilbert, è sicuramente stato il momento più alto della sua stagione. Ma non è certo stata l’unica corsa in cui Cavagna, buon passista, forte a crono e in grado di difendersi su salite brevi, ha dimostrato di essere un corridore di qualità. Ha ottenuto anche diversi bei piazzamenti nei primi venti nelle corse di un giorno francesi e belghe, tra cui spicca il sesto posto alla Binche-Chimay-Binche.

7) Taco Van Der Hoorn – Rompoot Nederlandse Loterij
L’imponente corridore olandese quest’estate, un po’ a sorpresa, si è inventato terzo uomo tra i due re del ciclocross Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert alla suggestiva Dwars door het Hageland, una delle corse più affascinanti e spettacolari del calendario belga. Tre settimane dopo, per non farsi mancare nulla, si è anche tolto lo sfizio di vincere la Schaal Sels, portando a termine, tirando un rapporto lunghissimo, uno spettacolare inseguimento nell’ultimo km che ha visto proprio Van Aert come preda del ventiquattrenne olandese, il quale lo ha ripreso e superato negli ultimi duecento metri con una stoccata d’autore. Potente e dotato di buono spunto veloce, Van Der Hoorn è stato una costante nelle .1 belghe e olandesi nel 2017 e in un prossimo futuro ci aspettiamo di vederlo competitivo anche in corse più importanti.

6) Iván García Cortina – Bahrain Merida
Dopo un inizio di stagione che lo aveva visto protagonista solo a sprazzi, l’asturiano, il più classico dei non è solo un semplice velocista, visto che allo spunto veloce unisce una buonissima tenuta su salite brevi, ha decisamente premuto il piede sull’acceleratore tra agosto e settembre, arrivando prima in top 10 nella prova in linea dei campionati europei di Herning, e poi correndo una Vuelta a Espana da grande protagonista. Proprio nel grande giro spagnolo, nell’arrivo nella natia Gijón, ha visto sfumare la sua possibile prima vittoria di peso, beffato negli ultimi metri dal ritorno del gruppetto inseguitori capeggiato da Thomas De Gendt.

5) Ryan Gibbons – Team Dimension Data
Quello che ha colpito del ventitreenne sudafricano in questa stagione, più di tutte le altre cose, è stata l’incredibile capacità di muoversi nel traffico delle volate del Giro d’Italia. Non capita tutti i giorni di vedere un velocista neo professionista in grado di piazzarsi sempre nei primi otto negli sprint a ranghi compatti del suo primo grande giro, per di più senza nessuno a pilotarlo. Lui però non si ritiene solo uno sprinter, piuttosto un corridore completo, e le prestazioni in salita al Tour de Langkawi, di cui ha poi vinto la classifica generale, fanno pensare che non abbia tutti i torti.

4) Enric Mas – Quick Step Floors
Il pupillo di Alberto Contador, scalatore spagnolo classe ’95 nativo delle Isole Baleari, ha avuto bisogno di un po’ di mesi per ingranare, ma dopo essersi ben comportato già alla Vuelta al País Basco e al Tour of California, chiusi entrambi in quattordicesima posizione, è letteralmente esploso in agosto alla Vuelta Burgos, corsa che lo ha visto arrivare rispettivamente terzo e secondo negli arrivi in salita di Picon Blanco e Lagunas de Neila, e sempre secondo in classifica generale battuto solo da un certo Mikel Landa. Dopodiché ha preso parte alla Vuelta in cui si è reso più volte protagonista andando in fuga e ha ottenuto un terzo posto nella frazione con arrivo a Sagunt.

3) Simone Consonni – UAE Team Emirates
È mancata solo la vittoria nella bellissima prima stagione tra i pro’ del pistard bergamasco in forza alla UAE Team Emirates, il quale già tra gli under 23 aveva dimostrato di essere un prospetto di assoluto valore, sfiorando anche l’oro nella prova in linea del Mondiale di Richmond nel 2015. Quattro podi, tre top 5 e sette top 10; questo il bottino stagionale di Consonni, con la perla del terzo posto nella prima frazione della Tre Giorni di La Panne, che prevedeva l’arrivo a Zoetegem dopo 200 km di corsa con dieci muri da superare incluso il Kapelmuur, affrontato due volte, che fa pensare anche a un futuro come uomo da nord per l’ex Colpack.

2) Richard Carapaz – Movistar Team
Arrivato un po’ in sordina alla Movistar, come stagista, nell’estate del 2016, dopo l’esperienza con la Strongman-Campagnolo Wilier, l’ecuadoriano è letteralmente sbocciato nella sua prima vera stagione da professionista tra le fila del team di Eusebio Unzué. Carapaz nel 2017 ha saputo farsi valere ogni volta che ha attaccato gli scarpini ai pedali: ha sfiorato il GP Industria & Artigianato e la Route du Sud, ha finito rispettivamente quarto e sesto alla Vuelta a Castilla y León e alla Vuelta Comunidad de Madrid e si è reso protagonista di un’ottima Vuelta, rimanendo a lungo coi migliori nelle ardue ascese di Calar Alto, Sierra la Pandera e Angliru.

1) David Gaudu – FDJ
Era in assoluto il neoprofessionista più atteso, dopo le grandi vittorie nel 2016 alla Corsa della Pace e, soprattutto, al Tour de l’Avenir, dove in salita aveva dominato contro avversari di assoluto livello come Edward Ravasi, Egan Bernal e Adrien Costa. Ma nonostante la grande pressione che aveva su di sé, l’occhialuto ventenne bretone non si è scoraggiato, e anzi sin dalla Vuelta a Catalunya ha dimostrato di non avere timore reverenziale verso nessuno, rispondendo agli attacchi di Froome, Valverde e Contador e chiudendo al settimo posto nel difficile arrivo in salita di Lo Port, mettendosi dietro, tra gli altri, anche il connazionale Romain Bardet. Poche settimane più tardi è stato protagonista prima alla Flèche Wallonne, dove ha chiuso nono dopo essere stato l’unico a provare ad anticipare El Embatido sul Muro di Huy, e poi al Tour de Romandie con un decimo posto nella frazione più dura che prevedeva l’arrivo a Leysin. Scalatore puro di 1.73 cm per 53 kg (misure pressoché speculari a quelle di Marco Pantani), Gaudu si è dimostrato corridore in grado di competere anche nelle corse di un giorno; nella seconda parte di stagione ha gareggiato per lo più come luogotenente di capitan Pinot, sulla cui gentile concessione ha ottenuto il primo successo tra i professionisti al Tour de l’Ain. Quando però ha avuto carta bianca, alla Milano-Torino, solo Urán, Adam Yates, Aru e Quintana sono riusciti a metterselo dietro. Il futuro per il campioncino bretone è radioso e dal 2018 si comincerà a pensare anche alle grandi corse a tappe.

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