Peter Sagan alza il gomito, Mark Cavendish cade a Vittel © Bettiniphoto
Peter Sagan alza il gomito, Mark Cavendish cade a Vittel © Bettiniphoto

Espulsione dal Tour, UCI e Sagan giungono ad accordo. E dal 2018 il VAR entra nel World Tour

Nella giornata odierna, presso il TAS di Losanna, avrebbe dovuto svolgersi l’udienza relativa al caso Peter Sagan e Bora Hansgrohe contro UCI. Avrebbe, appunto, perché stamani le parti in causa hanno informato che sono giunge ad un accordo extragiudiziario per dirimere la questione.

La vicenda è quella della squalifica di Peter Sagan dal Tour de France dopo l’incidente di cui è stato protagonista nella volata della quarta tappa, conclusa a Vittel. Il corridore e la sua squadra chiesero un appello urgente al TAS in modo da permettere all’atleta di proseguire con la corsa e di sospendere la squalifica. Il TAS diede immediatamente parere contrario.

Considerando il materiale portato nelle precedenti audizioni, incluso un video non disponibile nel momento in cui la giuria escluse Peter Sagan, le parti sono giunge alla comune decisione che l’incidente è stato casuale e non intenzionale e che i commissari UCI presero la decisione basandosi su quanto a loro disposizione. Le parti hanno quindi deciso di non continuare il procedimento legale.

Il presidente dell’UCI David Lappartient commenta così la posizione della federazione internazionale: «Questo procedimento ha mostrato quanto sia importante e complesso il lavoro dei commissari UCI. Dalla prossima stagione siamo intenzionati a introdurre un commissario di supporto, con una speciale competenza nell’analisi video, come assistenza al pannello dei commissari nei principali eventi dell’UCI World Tour». In poche parole possiamo affermare che anche il ciclismo adotta il VAR.

Peter Sagan si esprime così: «Il passato è già alle spalle. Quello che importa è migliorare il futuro dello sport. Sono contento che quanto accaduto a me a Vittel abbia dimostrato come il lavoro dei commissari UCI sia veramente complesso e che l’UCI ha riconosciuto la necessità di facilitare il loro operato. Sono felice, perché il mio caso porta a benefici per il mondo del ciclismo e perché è importante che vengano prese decisioni giuste e comprensibili, anche una volta finita la gara».

Il team manager della Bora Hansgrohe Ralph Denk aggiunge: «Il nostro interesse primario era di rendere evidente che Peter non ha causato la caduta di Mark Cavendish. Quanto successo a Vittel è stata una caduta come ne avvengono molte negli sprint. Il mio lavoro come team manager è di proteggere i miei corridori e gli sponsor. E credo che siamo giunti alla conclusione che né Peter né la Bora-Hansgrohe hanno commesso alcun errore».

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