Chris Froome in maglia rossa all'ultima Vuelta © Bettiniphoto
Chris Froome in maglia rossa all'ultima Vuelta © Bettiniphoto

Chris Froome, cosa rischia e come può cavarsela

Un’analisi dettagliata del caso di doping che vede coinvolto Chris Froome con tutte le risposte ai vostri dubbi

Questa mattina un fulmine a ciel sereno ha sconvolto il mondo del ciclismo: Chris Froome è risultato positivo ad un controllo antidoping e adesso sarà soggetto ad un’indagine da parte dell’Unione Ciclistica Internazionale e potrebbe andare incontro ad una squalifica. Sulla vicenda, però, occorre fare chiarezza perché la situazione di questa possibile violazione del regolamento antidoping è molto più delicata che in altri casi: proviamo quindi ad analizzare il tutto più nel dettaglio.

Cosa è accaduto a Chris Froome?
Il controllo antidoping del capitano del Team Sky in cui sono stati riscontrati valori anomali è stato effettuato lo scorso 7 settembre al termine della 18esima tappa della Vuelta a España, una frazione di 168.5 km con partenza da Suances ed arrivo sullo strappetto di Santo Toribio de Liebana: in quell’occasione Froome riuscì a guadagnare 21″ sul rivale diretto in classifica Vincenzo Nibali, ma grazie più che altro ad una controprestazione del messinese che pagò in termini di tempo anche da diversi altri uomini di classifica. Nelle urine di Chris Froome, testato in qualità di leader della classifica generale, venne riscontrato un eccesso di Salbutamolo: gli altri test effettuati nel corso della Vuelta hanno dato tutti esito negativo.

Cosa è il Salbutamolo?
Il Salbutamolo è un composto comunemente usato come broncodilatatore per affievolire i sintomi dell’asma, una patologia di cui Chris Froome soffre fin da quando era bambino. Il regolamento dell’Agenzia Mondiale Antidoping consente l’utilizzo del Salbutamolo senza bisogno di un certificato di esenzione di uso a scopo terapeutico, a patto di restare entro certi limiti prefissati: il massimo autorizzato è di 1600 microgrammi lungo un periodo di 24 ore e non più di 800 microgrammi in 12 ore. In un test antidoping delle urine, la soglia che fa scattare la non-negatività è di 1000 nanogrammi per millilitro: nel caso di Chris Froome è stato riscontrato un valore doppio di ben 2000 ng/ml.

Come mai la notizia esce solo ora?
La positività è stata comunicata a Chris Froome e al Team Sky lo scorso 20 settembre, lo stesso giorno in cui il corridore britannico ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati del Mondo di Bergen 2017 nella prova a cronometro. Da allora sono passati poco meno di tre mesi in cui Froome ha disputato alcuni criterium non agonistici e nel frattempo ha chiesto le controanalisi sul campione B: queste hanno portato allo stesso risultato del campione A. Solo a questo punto è arrivata una soffiata a LeMonde e al Guardian che hanno lanciato la notizia in mattinata, a cui hanno fatto seguito i comunicati di Sky e UCI (evidentemente già pronti) che hanno confermato il fatto.

Perché Chris Froome non è sospeso?
È bene notare che al momento Chris Froome non risulta tra i corridori sospesi in via cautelare ed anche questo ha contribuito a ritardare l’uscita della notizia. Nella mancata sospensione non bisogna leggere una voglia dell’UCI di insabbiare il caso oppure un semplice disinteresse trattandosi di un periodo morto dell’anno in cui Froome non avrebbe dovuto gareggiare, maa è dovuta alla natura stessa della positività: il Salbutamolo, infatti, è classificato dalla WADA come “Specified Substance” e quindi la sospensione provvisoria non scatta in maniera automatica.

Chris Froome ha speranze di uscirne indenne?
La risposta è sì; anzi, tecnicamente al momento non si può neanche parlare di violazione del regolamento antidoping vera e propria. È infatti il regolamento stesso a spiegare che in presenza di una concentrazione di Salbutamolo nelle urine superiore ai 1000ng/ml l’atleta potrà provare a dimostrare, attraverso uno studio farmacocinetico, che il risultato anormale non sia dovuto all’uso oltre i limiti della sostanza attraverso l’inalatore: questo è ciò che proveranno Chris Froome ed il Team Sky. L’obiettivo quindi è di raccogliere le prove che Froome non abbia superato il dosaggio consentito (1600mcg in 24 ore, 800mcg in 12 ore), ma che l’elevata concentrazione nelle urine sia dovuta ad altri fattori fisiologici che posso aver influito sul metabolismo e l’escrezione della sostanza come ad esempio l’interazione con cibi o farmaci particolari, la disidratazione o la tempistica dell’assunzione prima del test.

Cosa rischia Chris Froome?
In questo caso è oggettivamente molto difficile pensare che Chris Froome possa aver consapevolmente esagerato nel dosaggio di Salbutamolo nel suo inalatore, per in presenza di sintomi di asma molto acuti che possono in parte spiegare il ritardo di 42″ accusato il giorno precedente nei confronti di Vincenzo Nibali sulla durissima salita di Los Machucos; essendo in maglia di leader, Froome sapeva che quel giorno sarebbe passato dall’antidoping ed in ogni campione viene sempre cercata la presenza di Beta-2 Agonisti come appunto il Salbutamolo. Nel peggiore dei casi, quindi, si potrà parlare di una positività per negligenza che limiterà l’eventuale squalifica: vista la particolarità del caso, in caso di sanzione potrebbe anche riuscire a mantenere almeno la medaglia di bronzo al Mondiale.

Come sono terminati altri casi di positività al Salbutamolo?
Nel ciclismo si ha memoria di diversi altri casi di positività al Salbutamolo, anche perché l’intensità degli sforzi richiesti durante gare e allenamenti può causare problemi respiratori: il più recente è quello che ha visto coinvolto Diego Ulissi al Giro d’Italia 2014, nelle urine del toscano venne trovata una concentrazione di 1920ng/ml (leggermente inferiore a quella di Froome) e si beccò nove mesi di squalifica. Uno stop di due mesi toccò anche a Matteo Trentin quando era ancora dilettante (2007), mentre i casi di Alessandro Petacchi e Leonardo Piepoli al Giro d’Italia 2007 ebbero esito diverso: entrambi assolti dalla federazione, sul velocista spezzino (1320ng/ml, molto meno di Froome) piombò poi un ricorso del CONI al TAS di Losanna che portò ad una squalifica di un anno con cancellazione di diversi risultati. Andando indietro nel tempo sono molti i casi di assoluzione totale, sia tra corridori italiani che stranieri; allargando lo sguardo ad altri sport si registra anche il caso del norvegese Martin Johnsrud Sundby (sci di fondo) che si è visto togliere la vittoria al Tour de Ski 2015 mentre la squalifica è stata di due mesi da scontare in estate.

La partecipazione di Froome al Giro d’Italia è in pericolo?
Tutto dipenderà da se, ed eventualmente per quanto tempo e a partire da quando, verrà squalificato. Il controllo incriminato risale al 7 settembre, quindi se a Froome venisse inflitto uno stop di sette mesi con decorrenza da quel giorno avrebbe ancora la possibilità teorica di essere in Israele il 4 maggio alla partenza della corsa rosa, e magari anche con qualche corsa di preparazione nelle gambe: in quel caso il Giro d’Italia potrebbe diventare la corsa del riscatto per Froome, ovviamente più l’eventuale squalifica sarà breve e meno incidenza avrà nelle prestazione del keniano bianco al rientro alle corse. Nel caso in cui invece la sanzione sia di nove mesi, come è stato l’ultima volta per Ulissi: la sospensione (sempre calcolando dal 7 settembre) della stella del Team Sky terminerebbe infatti all’inizio di giugno, in tempo per correre il Delfinato e quindi anche il Tour de France. Ma considerando che Froome non è sospeso al momento, la squalifica potrebbe scattare anche da una data successiva (per tenere così le medaglie dei Mondiali) ma è impossibile dire ora in che modo ci si regolerà in caso di stop.

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