Il momento dell'attacco di Richie Porte a Willunga Hill © Santos Tour Down Under
Il momento dell'attacco di Richie Porte a Willunga Hill © Santos Tour Down Under

Porte fa le pentole, Impey gliele scoperchia

Tour Down Under, Richie vince per il quinto anno di fila a Willunga Hill. Ma Daryl è secondo e lo beffa (per la somma dei piazzamenti) in classifica

Il Nostradamus dei vostri stivali di cui state leggendo queste amichevoli cronache del Tour Down Under ieri aveva sentenziato: dopo due secondi posti, per Daryl Impey non ci saranno altre chance di successo fino a fine corsa, ma la stagione è comunque lunga e bla bla bla. Certo il sudafricano della Mitchelton-Scott resterà con ogni probabilità a secco di traguardi parziali, ma come lo vogliamo considerare il vincere direttamente il TDU? Vale come chanche di successo?

Sicuro che vale. E vale anche come primo risultato a sorpresa della stagione 2018. Perché va bene che il ragazzone si trovava molto su in classifica (secondo a 2″ da Peter Sagan), e ciò era dovuto alla fruttuosa raccolta di abbuoni nei giorni scorsi; ma pensare che potesse fornire su Willunga Hill una prestazione non lontana da quella di colui che della salita detiene le chiavi e probabilmente anche qualche quota azionaria (ovvero Richie Porte), e che riuscisse così a issarsi al comando della generale, era abbastanza imprevisto.

Anche dallo stesso Porte, che – l’avete letto nel titolo – ha vinto come al solito la tappa, ma ha evitato di sprintare fino all’arrivo, concedendosi di rallentare per esultare negli ultimi 10 metri. Mai avrebbe immaginato che poco dietro Impey stesse emergendo prepotente su tutti gli altri, per provare a difendere i 12″ di vantaggio che in classifica aveva sullo stesso Richie. Il distacco al traguardo è stato di 8″ tra primo e secondo. A questi 8″ aggiungiamo 4″ di abbuono in favore del vincitore (10″ in totale per lui, 6″ per il piazzato), ed ecco che la somma è proprio di 12. E per la somma dei piazzamenti chi ti va a vestire la maglia ocra? Impey, per l’appunto!

 

In fuga si vede anche Thomas De Gendt
Il sole non più a picco ma leggermente velato da un cielo non limpidissimo, le temperature finalmente scese a livelli di guardia (nel senso che fino a ieri erano ben oltre…), ed ecco che la quinta tappa del Tour Down Under 2018, quella decisiva, partita da McLaren Vale e con traguardo in cima a Willunga Hill (per un totale di 151.5 km), si è potuta svolgere in condizioni un po’ più accettabili rispetto all’arrosto misto dei giorni scorsi. Evidente l’intercessione di Adam Hansen, rappresentante degli atleti per il CPA (il sindacato internazionale), presso le divinità locali: più che altro l’highlander australiano si è reso conto di quanto sia più facile disputare 20 grandi giri di fila rispetto al contemperare le proteste (anche legittime, in questo caso) dei suoi colleghi pedalanti, vestendo (lui) un ruolo istituzionale.

La tappa è partita con la solita fuga (Nicholas Dlamini della Dimension Data e Scott Bowden della UniSA potevano mancarla? Ovvio che no), ma oltre ai due forzati in questione ci sono stati altri atleti, interessati a mettere chilometri nel motore in questa fase di rodaggio stagionale. Zakkari Dempster (UniSA) anche lui l’abbiamo già visto in azione nei giorni scorsi. In più si sono mossi Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin) e – presenza prima o poi inevitabile – Thomas De Gendt (Lotto Soudal). Questi i 5 che si sono incamminati al primo chilometro; poco dopo sono rientrati anche Fumiyuki Beppu (Trek-Segafredo) e Nuno Bico (Movistar), e la fuga ha preso la composizione ufficiale.

Bico ha pensato bene di improvvisare una caduta, nei primi chilometri dell’azione, ma poi è stato medicato velocemente (entrambe le braccia fasciate; per il body stracciato sui glutei poco da fare, non essendo ancora previsto – ma non disperiamo per il futuro, gli organizzatori del TDU ne sanno una più del diavolo – un sarto in corsa), ed è riuscito a riportarsi sui primi; anche perché in quel momento il gruppo era ben lungi dal tenere un’andatura che potesse permettere di andare a riprendere chicchessia.

Il vantaggio massimo del drappello di 7 ha sfiorato i 5′ intorno al km 40, poi la BMC ha fatto capire che era pronta ad assumersi le proprie responsabilità (ovvero quelle derivanti dall’essere capitanata da Richie Porte, l’uomo che aveva vinto le ultime quattro tappe con arrivo a Willunga Hill), e ha piazzato Patrick Bevin a tirare il plotone. L’impegno del neozelandese ha ricondotto il gap dai battistrada fra i 3 e i 4′, e con questa situazione stabilizzata si è andati avanti per un bel pezzo.

 

Nicholas Dlamini mette al sicuro la classifica Gpm
Ci si è andati avanti diciamo fino alla prima scalata a Willunga Hill. Sulla salita simbolo del Tour Down Under, affollata da un pubblico molto numeroso e anche molto educato (vi sembrerà impossibile, eppure non c’erano cernie mascherate da draghi, o sfigati vestiti da spiderman), il gruppetto è subito esploso: Beppu e Bico sono stati i primi a lasciarci le penne, poi hanno mollato anche Schmidt e Dempster, quindi Bowden, e invece Dlamini ha tenuto benissimo insieme a De Gendt. Il belga l’ha poi staccato proprio in cima, partendo ai 150 metri e concedendosi una delle tanto amate sortite solitarie che è solito regalare al pubblico di tutto il mondo (le 758 fughe totalizzate l’anno scorso al Tour de France ce le ricordiamo tutti). Anche se non è riuscito a transitare in testa, i punti Gpm per il secondo (12) hanno comunque messo di buonumore Dlamini, che a quel punto ha iniziato a sentire come acquisita la vittoria della maglia di migliore scalatore. 48 punti per lui, Porte era ancora a 20 e per insidiarlo avrebbe dovuto raccogliere qualcosa in cima: ma non l’ha fatto.

Il gruppo è stato tirato dalla Bahrain-Merida per tutta la prima scalata, un ritmo regolare che ha comunque chiarito le buone intenzioni di Domenico Pozzovivo e degli Izagirre. In ogni caso non è successo niente tra gli uomini di classifica, i tempi non erano ancora maturi e c’era da scalare una seconda volta Willunga Hill.

Il gruppo è passato con un minuto di ritardo da TDG, in discesa abbiamo visto in azione LottoNL-Jumbo e poi Education First-Drapac, e tra le due fasi si è fatto una sgambatina davanti pure Peter Sagan, leader della classifica.

 

Porte attacca, McCarthy si illude
De Gendt è stato raggiunto a 8 km dal traguardo; dopo l’arrivo ha ricordato che questa per lui è stata la quinta fuga in questa tappa, nel corso degli anni. Gli crediamo sulla parola, anche senza andare a verificare in vecchi carteggi. Il gruppo dei migliori era sempre tirato dalla EF, e a questo punto un ospite inatteso ci ha voluto mettere la coda: il vento. Le strappate del team rosa (la cui maglia è già inconfondibile) hanno spezzato il gruppo selezionandolo più di quanto non avesse fatto la prima Willunga; quasi si faceva staccare proprio il più atteso della giornata, Richie Porte, che con uno sforzo supplementare è riuscito a riguadagnare le prime posizioni.

Un po’ di rientri hanno comunque preceduto l’attacco dell’ultima ascesa, ed è stata la Bora-Hansgrohe della maglia ocra Sagan a impostare il ritmo sulle prime rampe di Willunga. Ai -4 si è messa davanti la UAE Emirates, con una decisione tale da farci pensare chissà cosa sulle possibilità odierne di Diego Ulissi. Egan Bernal (Sky) teneva ottimamente le prime posizioni, pure Domenico Pozzovivo, mentre Peter Sagan provava a resistere in qualche modo galleggiando a centro gruppo.

Ai 3 km ecco di nuovo la BMC, che ha messo in campo una trenata di Rohan Dennis destinata a durare un chilometro e mezzo. Ai -2 Sagan ha capito di aver finito le cartucce, ha salutato tutti e si è sfilato, abbandonando ufficialmente il simbolo del primato. Ai 1500 metri ecco l’atteso attacco di Richie Porte: il tasmaniano della BMC è partito come al solito forte, e Jay McCarthy (Bora) ha avuto l’ardire di seguirlo, mentre Bernal mancava l’aggancio e restava a metà strada tra i due e il resto del gruppetto.

Tenere Porte quando attacca non è impegno di poco conto, e McCarthy se n’è accorto abbastanza presto: è durato 400 metri alla ruota di Richie, poi una nuova accelerazione di quest’ultimo ha chiarito le idee al più giovane connazionale: “Dove credi di andare, fratello?”. “A piantarsi”, sarebbe la risposta, infatti una volta che è stato staccato, il buon JMac è andato in debito d’ossigeno, venendo superato nel finale da non meno di venti corridori.

 

Richie va a vincere, ma ecco la sorpresa Impey
Nessuno ha avuto alcunché da oppore a Porte, nessuno ha più avuto la possibilità di piombare su di lui, nessuno (neanche Gorka Izagirre o Robert Gesink, che pure hanno provato a fuoriuscire) è riuscito a fare la differenza. Anche Bernal ha rinculato, e la strada per Porte (e per la quinta vittoria consecutiva a Willunga Hill) è rimasta spianata. Tappa e maglia, come nelle migliori giornate delle corse a tappe? Richie era abbastanza convinto che la magica combo fosse già nelle sue mani, ha rallentato ed esultato – come abbiamo accennato in apertura – e questo gli è costato probabilmente un secondino che sarebbe stato invece preziosissimo, se non altro per dargli la possibilità domani di puntare allo 0-0, con l’aiuto della squadra e una sapiente gestione dei traguardi volanti, al fine di impedire a Daryl Impey di prendere abbuoni. Ma bisogna anche capire la gioia del 32enne, al primo successo dopo il lungo stop figlio della paurosa caduta all’ultimo Tour de France.

Impey invece non ha avuto tentennamenti, sapeva di dovere spingere fino all’ultimo centimetro e così ha fatto, con una straordinaria volata che nei 200 metri finali gli ha permesso di staccare tutti isolandosi al secondo posto a 8″ esatti da Porte. Abbiamo già scritto in apertura che i tempi tra i due in classifica si parificano, e che per i piazzamenti la spunta il sudafricano. Domani gli basterà tenere gli occhi aperti e il TDU sarà suo.

A 10″ da Porte è arrivato un gruppetto con Tom-Jelte Slagter (Dimension Data), Dries Devenyns (Quick-Step Floors), Bernal, Gorka Izagirre (Bahrain) e, settimo, Diego Ulissi. A 14″ un drappello più nutrito con Robert Gesink (LottoNL-Jumbo), Ion Izagirre (Bahrain), Ruben Guerreiro (Trek-Segafredo, interessante top ten) e altri tra cui Pozzovivo (13esimo).

0″ in classifica tra Impey e Porte, il terzo è Slagter a 16″, quarto Ulissi a 20″, stesso distacco di Devenyns, Bernal e Gorka Izagirre; a 24″ Gesink, il suo compagno di squadra George Bennett e Ion Izagirre completano la top ten; con lo stesso distacco Pozzovivo, 12esimo.

Domani il classico circuito di 4.5 km da ripetere 20 volte (per un totale di 90 km) concluderà ad Adelaide il 20esimo Tour Down Under, e sarà un’altra volata dopo due giorni dedicati alla classifica. Chissà se Elia Viviani si regalerà un’altra giornata da protagonista.

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