Un'altra vittoria solitaria per Van Der Poel a Nommay © Photo News
Un'altra vittoria solitaria per Van Der Poel a Nommay © Photo News

Anche la Coppa è cosa fatta per Mathieu

Altro assolo dopo una partenza incerta per il campione europeo, alla sua prima Coppa. Donne: dominio Compton, Arzuffi prova a seguirla e chiude sesta

Diciamo la verità, la stagione 2017-18 di Ciclocross non è di quelle che ricorderemo a lungo. O meglio, non ricorderemo le singole gare, le emozioni, i duelli, le sportellate. Ricorderemo solo una cosa: il dominio da formula uno di Mathieu Van Der Poel, che praticamente senza soste durante queste stagione, è riuscito a imporsi in quasi ogni evento ufficiale al quale ha preso parte: 25 vittore su 30 prove finora, due secondi, due terzi e un quarto posto. Questo dominio porta a Van Der Poel un vantaggio, quello di poter chiudere la sua prima (suona strano, ma è così) Coppa del Mondo élite da vincitore con un turno d’anticipo, non che cambi molto visto che la prova di casa di Hoogerheide per lui non è mai stata una semplice passerella. Ma gli dà sicuramente la possibilità di prepararsi con più serenità verso l’altra prova di casa, quel duro mondiale di Valkenburg che potrebbe farlo soffrire un pelino più di altri percorsi…staremo a vedere se sarà effettivamente così.

Mathieu, il meccanico è là! Il rischio più grosso è la squalifica
Eppure, la partenza di Van Der Poel non è stata delle più fresche e scoppiettanti di questa stagione. Anzi, a pensarci bene, è stato proprio in partenza che il campione europeo ha rischiato di complicarsi la vita, per un errore davvero banale: il terreno di Nommay è amabilmente fangoso, come in ogni santa gara di ciclocross di un certo livello dovrebbe essere, e gli atleti sono costretti a cambiare la bici praticamente ad ogni giro. Al primo però, complice la confusione, Mathieu si perde il suo meccanico e passa avanti: glielo ricorda uno sportivo Toon Aerts, al suo fianco autore di un’ottima partenza così come Tim Merlier, e con estrema tranquillità Van Der Poel si ferma e torna indietro a recuperare la bici pulita, per evitare una squalifica. Wout Van Aert non se lo fa dire due volte, e accelera al massimo per cercare di guadagnare più terreno possibile in solitaria, ma la difficoltà di Van Der Poel  è effimera: al termine del secondo giro si è già riportato sulle code del campione del mondo, con un Toon Aerts già annaspante e costretto a staccarsi.

E al quarto giro la gara è già finita
Si consuma quindi il duello Van Der Poel-Van Aert, ma dura appena due giri: dopo una partenza molto incerta Van Der Poel riprende il suo passo consueto, e mette in difficoltà Van Aert su un tratto in salita, dove a dire la verità è soprattutto il campione del mondo a sbagliare i tempi, cercando vanamente di tenere lo stesso passo del rivale e piantandosi. Se al terzo giro Van Der Poel prende un lieve a margine, al quarto fa già il vuoto; e così la gara può dirsi conclusa, col duello per il terzo posto tra Toon Aerts e Laurens Sweeck che si consuma anch’esso abbastanza brevemente, ed il leone della Fidea che ipoteca un altro piazzamento importante sul podio, consapevole che se tutto va bene questo potrebbe essere anche il risultato del mondiale. Destino opposto invece per il compagno di squadra Lars Van Der Haar, che arriva addirittura a ritirarsi al quinto giro, totalmente insoddisfatto della sua prova.

Gran cuore Chainel, in top ten; Bertolini ventiquattresimo
E dato che la gara non ha avuto più nulla di tecnicamente interessante da proporre nella seconda metà, saltiamo direttamente all’ordine d’arrivo: Mathieu Van Der Poel si aggiudica la prova di Nommay con 33″ di vantaggio su Wout Van Aert (ma il vantaggio aveva toccato i 50″), ed il consueto abisso su tutti gli altri: 2’09” su Toon Aerts, poi quarto Tim Merlier che ha vinto la lotta per la medaglia di legno contro Michael Vanthourenhout, Laurens Sweeck e Michael Boros. All’ottavo posto il fratellone David Van Der Poel, mentre al nono ritroviamo, è il caso di dirlo, un atleta che fino a due settimane fa era scomparso dai radar: il neo-campione francese Steve Chainel, il quale sull’onda dell’emozione dell’inatteso e bramato successo ha corso una prova da urlo, così come il connazionale Fabien Canal (12esimo), sprintando per il nono posto davanti ad uno spento Kevin Pauwels.
E gli italiani? Decisamente mai in gara. Gioele Bertolini è partito nelle retrovie, ed ha recuperato qualche posizione, finendo comunque dietro corridori del suo calibro, al 24esimo posto a 6’44”. Molto peggio la prova dei gemelli Braidot, finiti nella rete dei doppiaggi, con Luca 39esimo e Daniele 44esimo. Non un buon viatico in vista dei mondiali, nei quali magari le possibilità di medaglia sono prossime allo zero, ma quelle di fare una gara tra i migliori sembravano più concrete un mese fa.

Donne: Arzuffi all’attacco, domina Compton e Cant vince la Coppa
Anche la Coppa del Mondo donne si conclude con un turno d’anticipo, sebbene qui più di una dominatrice dovremmo parlare di una protagonista che riesce, meglio delle altre atlete, ad essere sempre nel vivo delle gare di ciclocross durante tutta la stagione. Stiamo parlando di Sanne Cant, che oggi a Nommay ha tuttavia subito una delle sue giornate peggiori in quest’annata, finendo nelle retrovie per colpa di un incidente meccanico nel primo giro. Con le unghie e con i denti, la belga è comunque riuscita a strappare il 12esimo posto, che le vale la matematica certezza di vincere per la terza volta la Coppa del Mondo di specialità, potendo così concentrarsi sulla conferma mondiale. A Valkenburg probabilmente dovrà temere le americane, in grande spolvero oggi: Katie Compton ha corso alla Van Der Poel, come quasi mai capita tra le donne, partendo al primo giro senza essere avvicinata. Al suo inseguimento ha provato a lanciarsi una gagliarda Alice Arzuffi, insolitamente riuscita a partire benissimo, la quale però si è “cotta” nell’inseguimento solitario, venendo prima sopravanzata da Kaitlin Keough, che chiudendo a 55″ dalla Compton ha permesso la doppietta americana, e poi da Hellen Wyman, Christine Majerus e Pauline Ferrand-Prevot, con la campionessa francese che è poi riuscita a prendersi il podio a 1’20”. Alice ha quindi chiuso sesta ad 1’42”, davanti ad Eva Lechner settima a 2’04”: la gara dell’altoatesina, come quella della Cant, è stata fortemente condizionata da una caduta al primo giro, causa uno scivolone di Loes Sels appena davanti a lei. La Lechner non ha potuto evitare la belga ed è dovuta correre in rimonta, arrivando fin dove le avversarie non avevano già preso il largo.  C’erano anche Francesca Baroni, 29esima a 4’53”, e Chiara Teocchi, 41esima a 7’48”: europeo a parte, la stagione della bergamasca rappresenta finora un notevole passo indietro rispetto a quando sembrava prossima al livello di Arzuffi e Lechner.

Ad Hoogerheide si decideranno le categorie giovanili
Se le coppe élite sono già decise, saranno le prove giovanili a destare più interesse nell’ultima tappa di Coppa olandese, che sarà tra una settimana. A dire la verità, la corsa under23 è stata snobbata da diversi talenti di categoria come Thomas Pidcock, Adam Toupalik ed Eli Iserbyt, quest’ultimo in cerca della forma migliore in Spagna. Vittoria allora per Thjis Aerts, che ha tarpato le ali ai talenti francesi, battendo per 3″ Yan Gras e per 17″ Joshua Dibau. Dorigoni è andato bene all’inizio, calando poi nel finale e chiudendo in 12esima posizione a 2’05”. Stefano Sala ha concluso 17esimo a 2’47”, Matteo Vidoni 28esimo a 5’16”, Antonio Folcarelli 29esimo a 5’45”.
Tra gli juniores lotta aperta fino all’ultimo come sempre. Il ceco Tomas Kopecky, terzo oggi,  è adesso leader ma dovrà sudarsi il titolo, visto che alle spalle ha due olandesi: uno di loro, Mees Hendrikx, ha vinto oggi sul belga Ryan Cortjens. Non c’era Filippo Fontana, c’erano invece Federico Ceolin, 21esimo a 3’42”, e Tommaso Della Valle, 29esimo a 4’30”.

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